• Comunicazione

09.03.2020 - Beata Maria Cristina: esempio per chi è nelle condizioni di poter aiutare i poveri

“Benché io sia sana, ricca e bella – e poi?

E che io possegga argento ed oro – e poi?

E che io comandi molti servi – e poi?

E d’ingegno e saper sia sola – e poi?

E di fortuna in alto posta – e poi?

E che mille anni il mondo goda – e poi?

Presto si muore, e nulla resta – e poi?

Servi a Dio solo, e tutto avrai dappoi

(S.M. la Beata Maria Cristina, Regina delle Due Sicilie).

S.M. la Beata Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie.

La Beata Maria Cristina Carlotta Giuseppa Gaetana Efisia di Savoia, Regina delle Due Sicilie (Cagliari, 14 novembre 1812 – Napoli, 31 gennaio 1836) ha saputo trasformare la sua bellezza, come strumento per avvicinare la gente e per aiutare i più bisognosi. Modello di sposa e di madre, il suo esempio ci ricorda che la vocazione alla santità è per tutti. Il popolo napoletano è stato ed è sempre attento e devoto a chi si prodiga per esso e sa scegliere le persone che meritano questa fiducia. Maria Cristina è stata una grande donna, guida giusta di un popolo. For conoscere le virtù di questa beata potrebbe essere di esempio a chi è nelle conduzioni di poter aiutare i bisognosi.

Prima di tutto, come sposa è stata un ponte tra due dinastie italiane e questo fu un problema nel valutare la sua causa di beatificazione per i suoi contemporanei, divisi dalla retorica risorgimentale in due schieramenti. Da un lato quello che considera l’esito positivo della causa di beatificazione di colei che era la moglie del Re delle Due Sicilie Ferdinando II e la madre del suo successore e ultimo Re delle Due Sicilie Francesco II, uno schiaffo alla retorica risorgimentale italiana. D’altro lato quello che fu spinto da speculazioni molto semplicistiche della storia e spesso da vere e proprie bufale confezionate ad arte, che da anni aveva riversato odio nei confronti dei Savoia, come il male assoluto. In mezzo si trovarono i tanti credenti e devoti, che erano invece uniti per giungere a chiudere la causa di beatificazione.



Ventiquattro anni appena di vita e tre anni di regno sono stati sufficienti per lasciare un’impronta indelebile nella storia: settentrionale per carattere e abitudini, tuttora venerata come santa del Mezzogiorno, a testimonianza del profondo legame fra lei e il popolo del Sud, che fece suo.

Morì ancora giovane, tra l’unanime compianto della famiglia reale e del popolo napoletano, dopo aver dato alla luce il primogenito Francesco II, che ereditò dalla madre una forte devozione religiosa e un’indole assai sensibile.

Maria Cristina nacque il 14 novembre 1812 a Cagliari, mentre la corte sabauda con i suoi genitori, Vittorio Emanuele I di Sardegna e Arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Este, era in esilio, essendo il Piemonte divenuto parte dell’Impero francese di Napoleone Bonaparte. La Regina sua madre la consacrò subito a Maria Santissima, consacrazione che fu poi rinnovata da Maria Cristina stessa, appena fu in grado d’intendere e volere. Ricevette dai pii genitori una solida formazione cristiana.

Nel 1815 le quattro sorelle, Maria Beatrice, le gemelle Marianna e Maria Teresa e Maria Cristina raggiunsero Torino insieme alla madre, dove il Re aveva fatto ritorno un anno prima, dopo la Restaurazione. Le principesse crescevano a corte in un ambiente molto religioso, guidate dalla Regina e dal padre confessore, l’olivetano Giovan Battista Terzi. Maria Cristina, come le sorelle, si formò in una cultura consona ad una principessa, unita a una profonda spiritualità.

Ebbe nove anni, quando suo padre dovette rinunciare al trono a favore del fratello Carlo Felice e, dopo un periodo d’esilio a Nizza, si stabilì con tutta la famiglia a Moncalieri, dove morì dopo tre anni, nel 1824.

Maria Cristina partecipò insieme alla madre ed alla sorella Marianna ai riti d’apertura del Giubileo del 1825 a Roma. La paterna benevolenza di Papa Leone XII, la solennità delle sacre funzioni, la visita alle chiese, ai monasteri e alle catacombe fecero accrescere d’intensità la fede di Maria Cristina.

Al ritorno, dopo una breve sosta a Modena, si stabilì con la madre e la sorella Maria Anna, che diverrà Imperatrice d’Austria, a Palazzo Tursi in Genova, riducendo le sue attività alla formazione e alla conduzione della casa. Quand’ebbe vent’anni le morì anche la madre. Lasciò Genova, sola ed affranta, per disposizione di Re Carlo Alberto, che la invitò a raggiungere Torino.

A sorreggerla e confortarla in tanto succedersi di lutti e distacchi, insieme alle incomprensioni in cui si venne a trovare a corte, la fecero molto soffrire, non le rimase che la sua salda e forte fede; così forte, che avrebbe desiderato divenire monaca di clausura. Ma Carlo Alberto, la Regina Maria Teresa di Toscana e l’entourage di Corte cercarono di dissuaderla, ricordandole le ragion di Stato. Infine, Padre Terzi fece cadere ogni sua resistenza: sapeva infatti che suo zio Carlo Alberto desiderava per lei un matrimonio che potesse rafforzare il debole Stato subalpino (la cui scarsa forza militare era appena stata messa in evidenza dall’invasione francese) con un’alleanza matrimoniale che legasse la sua famiglia a qualche potente dinastia. E Ferdinando II di Borbone, discendente di una delle famiglie più prestigiose d’Europa ed erede del trono più importante d’Italia, sembrava (ed in effetti era) un ottimo partito. Dunque, Maria Cristina accettò la richiesta di matrimonio e la ragion di Stato come volontà di Dio: “Ancora non capisco come io abbia potuto finire, col mio carattere, per cambiare parere e dire di sì; la cosa non si spiega altrimenti che col riconoscervi proprio la volontà di Dio, a cui niente è impossibile”.


Il matrimonio di Re Ferdinando delle Due Sicilie con Maria Cristina di Savoia.

Il 21 novembre 1832 nel Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta, presso Veltri, furono celebrate le nozze (forzate, però anche felici, perché Maria Cristina seppe farsi profondamente amare dal marito e dalla nuova famiglia) con il Re Ferdinando II. Il 26 novembre, gli sposi s’imbarcarono per Napoli, dove giunsero il giorno 30: sotto una pioggia torrenziale, furono accolti da una folla festante ed entusiasta.

Maria Cristina iniziò il suo regno accanto al ventiduenne Ferdinando, che già regnava da tre anni. Non si occupò del governo dello Stato, ma il suo pur breve periodo di regno (1833-36) fu ottimo, non pensava di riformare lo Stato, ma la sua benefica azione cristiana agiva, per forza di cose, sul marito, che con coraggio si oppose alle idee risorgimentali e liberali. Riguardo i ministri di corte disse: “Ferdinando sta attento, perché questi ti rendono nemici i popoli; perciò, prima di ascoltarli, raccomandati alla Madonna”. “Cristina mi ha educato”, soleva dire Ferdinando II, avvezzo all’uso di espressioni talvolta indecenti, ed ella divenne la sua preziosa consigliera, trasformandosi nel suo “Angelo”, come egli stesso la chiamava. Maria Cristina ottenne per molti condannati a morte la grazia e fra questi persino Cesare Rosaròll, il quale cospirò per uccidere Ferdinando II.

Fu donna di intelligenza non comune, colta ed esperta in discipline come la fisica e la classificazione delle pietre preziose.


S.M. la Beata Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie.

La sua fede cattolica non fu un sentimento, ma un fatto di vita: ogni giorno assistette a tre Santa Messe durante la mattina, all’Adorazione eucaristica e al Rosario nel pomeriggio; le sue letture quotidiani furono la Bibbia e l’Imitazione di Cristo; partecipò intensamente agli esercizi spirituali; fermò la carrozza, ogni qual volta incontrasse il Santo Viatico per via e si inginocchiò anche quando vi fosse fango; in cappella tenne lungamente lo sguardo sul Tabernacolo per meglio concentrarsi su Colui ch’era padrone del suo cuore. Affidò la protezione della sua esistenza a Maria Santissima e donò il suo abito da sposa al Santuario di Santa Maria delle Grazie a Toledo, dove tuttora si conserva con venerazione.

Tra altro era Protettrice della Real Arciconfraternita e Monte di San Giuseppe dell’Opera di Vestire i Nudi a Napoli, in quanto Regina consorte del Regno delle Due Sicilie.

Agiva anche sul suo regale consorte, che se non poteva seguire l’intensa vita religiosa di Maria Cristina, almeno partecipava quotidianamente alla prima Messa e al Rosario. Oltre al re ed alla Corte (alla messa mattutina e al Rosario venivano invitati tutti i famigliari), anche i sudditi del Regno seguivano l’esempio della “Reginella santa”: si parlava più decorosamente, le donne vestivano meno scollacciate e si praticava maggiormente la fede.

Cristina Siccardi, studiosa specializzata in biografie di santi e di beati, basandosi in gran parte sull’epistolario della Regina Maria Cristina e sui ricordi quotidiani di dame di compagnia e di cameriere, è riuscito con una bella biografia (“«Sono Maria Cristina». La beata Regina delle Due Sicilie, nata Savoia”, San Paolo 2016, da cui ho attinto) a dare una visione dei sentimenti che provava e della vita effettiva che conduceva, lontano quindi dal distacco della storiografia ufficiale e soprattutto dalle calunnie della propaganda liberale, che negò l’amore di Re Ferdinando II per la sua consorte, sia il benefico influsso che ella ebbe su di lui, inventando una serie di calunnie volte a screditarlo, facendolo passare per un villano ed inetto alla politica. Calunnie di cui la biografia di Cristina Siccardi fa piena giustizia: l’amore coniugale di Ferdinando – peraltro perfettamente coetaneo di Maria Cristina ed anch’egli nato in un esilio isolano, a Palermo, a causa dell’invasione francese – fu sincero ed altrettanto sincera fu la sua adesione alle pratiche religiose, che la consorte propose alla corte napoletana.

Le eccezionali esperienze mistiche e di estasi arricchirono il profondo cammino spirituale di Maria Cristina. Inoltre, la sua umiltà e la sua carità erano immense e conquistarono i napoletani. Provvide, in accordo con il Re, che una parte del denaro destinato ai festeggiamenti per le loro nozze fosse utilizzato per donare una dote a 240 spose e per riscattare un buon numero di pegni depositati al Monte di Pietà.

Vera Regina dei poveri, seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo, per la cui promozione ideò ardite opere sociali. La carità verso i bisognosi, l’occupò in pieno: si dice che Padre Terzi avesse presso di sé un baule pieno di ricevute di chi aveva avuto un beneficio. Inviava denaro e biancheria, dava ricovero agli ammalati, un tetto ai diseredati, assegni di mantenimento a giovani in pericolo morale, sosteneva economicamente gli istituti religiosi e i laboratori professionali, togliendo dalla strada gli accattoni. L’opera più grande legata al suo nome fu la “Colonia di San Leucio”, con una legislazione ed uno statuto propri, dove le famiglie avevano casa, lavoro, una chiesa ed una scuola obbligatoria. L’attività produttiva era basata sulla lavorazione della seta che veniva esportata in tutta Europa.


S.M. la Beata Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie.

Dopo tre anni da sposa, la mancanza di un figlio che non veniva, faceva molto soffrire Maria Cristina, che pregava incessantemente per questa ragione. Finalmente, nel 1835, si accorse di aspettare un bambino. Passò gli ultimi mesi di gravidanza nella Reggia di Portici per stare più calma.

In attesa dell’erede scrisse: “Il Re ed io siamo i soli che non ci affliggiamo che non sia ancora successo ciò che tutti smaniano ma che noi lasciamo tutto in mano di Dio”; alla cameriera Rosa Borsarelli: “Mi affretto a scriverti ancora una volta prima di questa gran faccenda per dirti che preghi Iddio e la Madonna per me, affinché mi aiutino, e mi facciano la grazia di mettere al mondo una creatura sana e forte, la quale, crescendo sia buona e col tempo si faccia santa”; ad una nobildonna: “Non ti pare curioso che io vada a diventare mamma? Quanto mi piacerebbe farti conoscere quel piccolo marmocchio!”.

Ma aveva una sorta di presentimento. Scrisse: “Oh, quanto è meglio stare in Paradiso che non su questa terra!”. E all’avvicinarsi del parto, scriveva alla sorella, la Duchessa di Lucca: “Questa vecchia va a Napoli per partorire e morire”.

Il 16 gennaio 1836 nacque Francesco II, il futuro e ultimo Re delle Due Sicilie, che verrà deposto dalla nefasta impresa massonica garibaldina. Già il 29 Maria Cristina era morente per complicazioni sopravvenute. Prendendo in braccio il tanto atteso erede e porgendolo al Re suo marito, disse: “Tu ne risponderai a Dio e al popolo… e quando sarà grande gli dirai che io muoio per lui”.

Era il 31 gennaio 1836 e le campane suonarono il mezzogiorno, quando Maria Cristina, in piena comunione con Dio, si addormentò per sempre fra la costernazione generale. Era poco più che ventitreenne ed era stata regina per appena tre anni.

Rivestita del manto regale, adagiata nell’urna ricoperta da un cristallo, venne trasportata nella Sala d’Erede per l’esposizione al pubblico. Per tre giorni il popolo sfilò in mesto pellegrinaggio per rivedere per l’ultima volta la “Reginella Santa”, come ormai tutti la chiamavano.

I solenni funerali furono celebrati l’8 febbraio 1836, ma il suo corpo rimase fino al 31 gennaio 1858 nella stanza dei depositi reali, insieme ai resti degli altri membri della Casa Reale di Borbone delle Due Sicilie. Le autorità ecclesiastiche, a fronte della fama di santità che già in vita aveva circondato la regina Maria Cristina, disposero la ricognizione del corpo e la sua traslazione nella cappella dedicata a San Tommaso Apostolo nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.

In seguito, anche per via delle grazie che il popolo napoletano attribuiva alla sua intercessione, per la “Reginella santa” fu iniziata l’iter di beatificazione. L’Arcivescovo metropolita di Napoli, il Venerabile Cardinale Sisto Riario Sforza, avviò nel 1852 il Processo sulla fama di santità, virtù e miracoli. In seguito, con l’introduzione della Causa della Beatificazione a opera del Beato Papa Pio IX, il 9 luglio 1859 iniziò la fase romana. Il 6 maggio 1937 Papa Pio XI firmò il decreto con cui Maria Cristina veniva dichiarata Venerabile.

La Causa subì un rallentamento negli anni seguenti a causa della Seconda Guerra Mondiale, che causò anche il bombardamento di Napoli e la distruzione del complesso monumentale di Santa Chiara. In seguito, fu proclamata la Repubblica in Italia e Re Umberto II di Savoia andò in esilio.

Nel 1958, in seguito ai lavori di restauro di Santa Chiara, fu disposta una ricognizione del corpo della Venerabile, che fu trovato intatto e riconoscibile, nonostante il trascorrere del tempo e la situazione d’incuria in cui era stato rinvenuto. A quel punto, Umberto II domandò di riattivare la Causa di beatificazione. Uno sviluppo notevole si ebbe con la costituzione dei Convegni di Cultura Maria Cristina, che si resero nuova parte attrice della causa: a quel punto, venne nominato anche un nuovo postulatore.

È significativo, per il risvolto ecclesiale e pastorale che ne assume, che il percorso finale della Causa di beatificazione, sia stato sostenuto da una associazione del laicato cattolico. Proprio un gruppo ecclesiale di laici se ne è fatto promotore, per offrire alla Chiesa l’opportunità di venerare un modello di santità laicale poco usuale: quello di una regina che vive eroicamente il Vangelo nell’ambito della famiglia, del matrimonio, della corte e delle molteplici relazioni del suo rango, animando cristianamente la realtà secolare a lei contemporanea.

Tra le numerose grazie attribuite all’intercessione della Venerabile Maria Cristina, venne presa in esame dal nuovo postulatore una della quale fu possibile rinvenire la documentazione processuale, conservata nell’Archivio della Postulazione generale dei Frati Minori. Si trattava dell’asserita guarigione di Maria Vallarino, malata dal giugno 1866, da tumore maligno scirroso al secondo stadio alla mammella destra e tumore incipiente anche alla mammella sinistra. La datrice di lavoro della donna, la Marchesa Antonia Carrega, la fece visitare da due specialisti di Genova, che le diedero diagnosi negativa. Dopo aver rifiutato un’operazione, che comunque non avrebbe risolto la situazione, Maria si affidò all’intercessione della Regina Maria Cristina, ingerì un frammento di tessuto a lei appartenuto e invocò il Signore: “Gesù, o buon Gesù, glorificate questa vostra Serva”. Il male regredì subito e, dopo una settimana, fu dichiarato scomparso. Maria Vallarino morì 39 anni dopo e non ebbe alcuna recidiva.

La “Positio super miraculo”, che riportava i documenti dei processi svolti negli anni 1872-1888 presso la Curia di Genova, venne esaminata dai Medici nella Consulta del 29 ottobre 2009, dai Teologi nel Congresso del 26 maggio 2012 e infine dai Cardinali e Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi il 9 aprile 2013. Infine, il 2 maggio 2013, Papa Francesco autorizzava la promulgazione del decreto che dichiarava miracolosa e ottenuta per intercessione della Venerabile Maria Cristina di Savoia la guarigione esaminata.

Il rito della beatificazione si è svolto il 25 gennaio 2014 nella Basilica di Santa Chiara a Napoli, in un solenne pontificale concelebrata dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre, insieme al Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo metropolita di Napoli e a Monsignor Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari . La memoria liturgica della nuova Beata è stata fissata al 31 gennaio, giorno della sua nascita al Cielo.

“Cristina, la nostra Reginella Santa, ha trasformato la nobiltà di censo in nobiltà di Grazia”. Riesce a stento a concludere il solenne pontificale Cardinale Sepe, che lo scroscio d’applausi rende difficile la prosecuzione della suggestiva cerimonia di beatificazione della “reginella poverella” di tutti i Napoletani. Non esiste quartiere di Napoli che non abbia pensato ad un affettuoso epiteto per la regina fanciulla affratellando, oggi come ieri, “Regno Sardo e Regno della Due Sicilie”.

Preghiera

O Dio, che hai ornato

di sollecita e sapiente carità

la beata Maria Cristina,

perché con la sua testimonianza

contribuisse all’edificazione del tuo regno,

concedi anche a noi, sul suo esempio,

di operare il bene

attingendo alla vera ricchezza del tuo amore.

Per sua intercessione ottienici la grazia . . .

che con fiducia invochiamo.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

Notizie di grazie e favori vanno comunicate alla Postulazione della Causa di canonizzazione, via Santa Maria Mediatrice 25, 00165 Roma – Email.

Fonti: Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini, Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia; Cristina Siccardi, “«Sono Maria Cristina». La Beata regina delle Due Sicilie, nata Savoia”, San Paolo Edizioni 2016; Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie.


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