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23.04.2020 - Messaggio del Cappellano Capo della Delegazione di Roma e Città del Vaticano

Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio Delegazione di Roma e Città del Vaticano Messaggio del Cappellano Capo


Cari Confratelli, la festività di S. Giorgio quest’anno ci vede costretti a casa per l’emergenza sanitaria in corso nel nostro Paese e nel Mondo, per cui non è stato possibile celebrare insieme la festa del nostro santo Patrono, S. Giorgio, e pregare per il Gran Maestro e la Sua Augusta Famiglia. S. Giorgio, secondo le tradizioni più antiche fu un soldato della Cappadocia, martirizzato ai tempi della persecuzione dell’imperatore Diocleziano, presumibilmente intorno all’anno 303 d.C. a Lydda in Palestina. I racconti del suo martirio tramandano che fosse stato ucciso diverse volte e fosse sempre miracolosamente risuscitato. Due elementi vengono offerti alla nostra riflessione da queste tradizioni antiche: prima di tutto la forza/fortezza del soldato di Cristo e la rinascita dello stesso S. Giorgio dopo la morte. Da qui discendono due aspetti della nostra spiritualità costantiniana, e cioè la forza e il coraggio della testimonianza cristiana e poi la fede nella resurrezione di Cristo, che in questo periodo pasquale è celebrata da tutta la Chiesa. Non è facile essere testimoni di Cristo e non è facile portare il nostro mantello fregiato della croce costantiniana, se non abbiamo la speranza e la fiducia nel Signore Gesù Cristo. Chiediamo a Lui nelle nostre preghiere salute e pace per il mondo intero, per il nostro Gran Maestro e la Sua Augusta Famiglia, per le nostre famiglie e per noi stessi. In questo stesso giorno, eleviamo le nostre preghiere anche per il Santo Padre, Papa Francesco, di cui ricorre l’onomastico, perché possa confermare la nostra fede sotto la guida di Nostro Signore Gesù Cristo. Le immagini delle celebrazioni pasquali nella Basilica Vaticana vuota sono ancora dinanzi ai nostri occhi e, se da un parte possono generare una certa tristezza, dall’altra devono spronarci a non perdere la speranza che il mondo tornerà a vivere nella sua normalità, magari meglio di quanto non fosse prima di questa pandemia. Le seguenti parole di Papa Francesco per la Santa Pasqua mi sembrano molto significative per la nostra spiritualità: «Signore Gesù, aiutaci a vedere nella tua Croce tutte le croci del mondo […]. Signore Gesù, ravviva in noi la speranza della resurrezione e della tua definitiva vittoria contro ogni male e ogni morte. Amen». Penso, infine, ora a tutti voi, cari cavalieri della Delegazione di Roma e della Città del Vaticano, sperando di poter, nel prossimo autunno, rivederci per le S. Messe mensili, a cui raccomando la vostra presenza, e per le diverse attività della nostra Delegazione. Mi faccio interprete dei sentimenti di affetto verso tutti voi anche da parte del nostro Delegato, il Principe D. Flavio Borghese, e del Coordinatore della Delegazione, Prof. Giuseppe Schlitzer. Vi benedico tutti affidandovi alla protezione della Santa Vergine del Rosario di Pompei e del nostro Patrono S. Giorgio, nell’attesa di rivedervi presto. Roma, 23 Aprile 2020 Mons. Carlo dell’Osso Cappellano di Giustizia

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