Presentazione del libro “La rana e lo scorpione” di Pietro Massimo Busetta a Palermo

Sabato 3 giugno 2023 la Delegazione della Sicilia Occidentale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha tenuto presso la...

Sabato 3 giugno 2023 la Delegazione della Sicilia Occidentale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha tenuto presso la Società Canottieri Palermo la presentazione del libro di Pietro Massimo Busetta La rana e lo scorpione. Ripensare il Sud per non essere né emigranti né briganti (Rubbettino 2023, 198 pagine), titolo emblematico che si rifà ad una famosa favola attribuita a Esopo, nella quale il sud viene rappresentato dalla rana ed il nord dallo scorpione.

Un appello alla mobilitazione civile e democratica per evitare che il Paese si spacchi. La metafora dantesca dei gironi infernali usata per classificare le responsabilità o irresponsabilità di Enti e persone. Senza sconti per nessuno e senza peli sulla lingua si chiamano in causa i tanti che a voce si dichiarano a favore del Mezzogiorno. Tra passato, presente e futuro si mette in evidenza come l’approccio verso le problematiche del Mezzogiorno sia stato sempre “leggero”. Uno sguardo alla prospettiva del Mediterraneo, una forte critica a una pubblicistica nazionale mirata a far sentire i meridionali inferiori.

Il Presidente della Società Canottieri Palermo, il Cav. Eduardo Traina, ha aperto la riunione ringraziando gli ospiti e facendo una disamina del libro e delle considerazioni in esso contenute, affermando che sono «assolutamente condivisibili perché dettate dai numeri e dalle statistiche pubblicate dall’ISTAT e da altri indicatori pubblici».

A seguire ha preso la parola il Cav. Salvatore Glorioso, che ha letto un passo della Prefazione di Massimo Villone [1]: «Questo non è un libro nato per una rilassante lettura sotto l’ombrellone in riva al mare. È una chiamata alle armi per una nuova classe dirigente che si impegni in una battaglia meridionalista. Per cogliere l’occasione – forse l’ultima – di rendere l’unità della Repubblica voluta dalla Costituzione del 1948 una realtà e non un miraggio che sfuma in un orizzonte sempre più lontano. La riflessione dell’Autore assume i dati, certificati da fonti molteplici, di un divario tra Nord e Sud che ha radici nella storia e che ha visto in anni recenti le diseguaglianze accrescersi di molto. La novità della lettura offerta non è tanto nelle cifre del divario – già in larga parte note – quanto nella considerazione della dimensione della realtà meridionale. L’Autore osserva che il Sud, se fosse separato dal resto dell’Italia, sarebbe per popolazione il sesto Paese in Europa. Ben dodici Paesi europei sono più piccoli della sola Campania, e nove della Sicilia. Una dimensione territoriale che con ogni evidenza non regge soltanto analisi quantitative – che peraltro l’Autore svolge – ma si presenta anche come dato eminentemente politico».

Poi, Enrico La Loggia [2], comunicando la difficoltà del percorso alla luce dell’elevatissimo costo per l’attuazione dei L.E.P. (Livelli Essenziali delle Prestazioni) in tutto il territorio nazionale, che di fatto è il maggiore ostacolo alla approvazione del testo legislativo essendovi un enorme divario tra nord e sud. Per spiegare meglio il dato, La Loggia ha raccontato un aneddoto verificatosi in commissione, quando uno dei costituzionalisti presenti chiedeva lumi sulla differenza tra L.E.A. (Livelli Essenziali di Assistenza) e L.E.P. , mettendo a paragone due realtà a caso: Reggio Emilia con Reggio Calabria: «Se io mi ferisco gravemente in un incidente stradale naturalmente qualcuno chiama la Croce Rossa per il soccorso e se abito a Reggio Emilia l’ambulanza che arriva dopo cinque minuti mi salva la vita; se abito invece a Reggio Calabria e l’ambulanza arriva dopo un’ora sono morto. In entrambi i casi sono soddisfatti i livelli di assistenza perché l’ambulanza è arrivata, ma certamente non i livelli di prestazioni per le conseguenze già citate. Ecco il vero problema, colmare il divario infrastrutturale ed è solo il primo passo».

Quindi, il Cav. Salvatore Glorioso ha letto e commentato il passo della pubblicazione nel quale si evidenzia che un’area, l’attuale Sud dell’Italia, Regno di Sicilia, di Napoli e delle due Sicilie, che è stato per circa sette secoli, dal 1100 al 1860, il più grande, potente e importante “Stato” in Italia, una Nazione con una sua identità anche più antica legata alla civiltà greca e poi latina e cristiana, con una cultura radicata, profonda e comune tra i suoi abitanti e con una città, Napoli, tra le poche a mondo a dare il suo nome a un Regno intero. «Per cui a qualcuno potrebbe venire in mente che un collegamento diretto con l’Unione Europea potrebbe essere vantaggioso per un Sud, che potrebbe trattare le condizioni, di volta in volta, direttamente, sia con gli organismi europei che con quelli internazionali. Oggi il Mezzogiorno, inserito nella grande Italia, conta meno di Malta, che ha un 46º della sua popolazione e la 39ª parte del suo territorio».

Infine, ha preso la parola l’Autore, Pietro Massimo Busetta, marcando le considerazioni di Villone: «Infatti, se il Mezzogiorno fosse uno Stato dell’Unione Europea, scrive Busetta, sarebbe tra quelli più popolosi. L’Unione Europea ha 448 milioni di abitanti, con una media per nazione di 17 milioni. Il Mezzogiorno, se fosse uno Stato, sarebbe il sesto Paese, per dimensione demografica, dopo Germania, Francia e Italia del Nord, che sarebbe ridimensionata ovviamente a 40 milioni e diventerebbe la quarta dopo la Spagna. Poi verrebbe la Polonia che sarebbe con i suoi 38 milioni la quinta e poi il Mezzogiorno che sarebbe il sesto Paese con 20 milioni e poi la Romania con 19 milioni e i Paesi Bassi con 17,5. Subito dopo gli altri 19 Paesi europei, molti dei quali, 12, sono più piccoli della sola Campania, nove della sola Sicilia». Tutti questi dati per avere idea della dimensione comparativa di un’area che invece non riesce ad avere una sua forza all’interno del Paese di appartenenza.

L’Autore si è soffermato, oltre che sulla errata distribuzione dei fondi del PNRR, sulla mancata infrastrutturazione del meridione, che già fin dagli anni 50 è stato pensato sempre come una colonia, ricordando che l’autostrada del sole venne concepita da Milano a Salerno, che l’alta velocità venne progettata da Milano a Roma poi a Napoli, scelte vergognose che oggi paghiamo con il mancato sviluppo di una area: il Mezzogiorno, fatto che pregiudica la crescita di tutto l’intero Paese.

Poi, l’Autore ha fatto riferimento al progetto del ponte sullo Stretto di Messina e ha precisato che non è una infrastruttura che servirà per far incontrare più facilmente i Calabresi con i Messinesi, ma che appena realizzata, farà crescere l’economia siciliana di tantissimi punti di PIL, perché permetterà alle grandi navi container di preferire Augusta porto naturale per attraccare andando a contrastare altri porti del nord Europa facilitando la distribuzione delle merci e facendo risparmiare alle navi containers migliaia di miglia nautiche per raggiungere quella destinazione con abbattimento di costi e inquinamento.

L’Autore ha concluso che ancora oggi, nonostante siano passati 162 anni dalla unificazione, non si è raggiunta la unificazione economica del Paese.

Nella Postfazione Gaetano Savatteri [3] scrive: «La suggestione letteraria, usata strumentalmente nella storia repubblicana, finisce per combinarsi a quanto Pietro Massimo Busetta cerca di contestare in questo libro, allineando dati, confrontando parametri, censurando carenze. Ma la vulgata diffusa da molti complici più o meno consapevoli e in malafede conia l’ultima impostura, convincendo gli stessi meridionali della sua fondatezza: “Il più grande torto che è stato inflitto a un Mezzogiorno in ginocchio – scrive Busetta – è stato quello di convincerlo che la situazione in cui si trova non dipende da una mancanza di visione, dal fatto che le infrastrutture non sono state fatte, che la sanità è stata finanziata meno, che la formazione è stata carente ma dalla incapacità dei suoi abitanti, ai quali va la responsabilità del loro sottosviluppo”. Busetta indica altre responsabilità, additando una classe dirigente ed economica a prevalente propulsione settentrionale e una classe dirigente meridionale «estrattiva», cioè orientata a produrre vantaggi per sé stessa e per i suoi circoli di interesse. Potrebbe apparire una visione rivendicativa o vittimistica, ma le sue pagine offrono una realtà inquietante, densa di interrogativi sul passato e sul futuro. E chiedono ancora oggi perché il Sud sia così pronto a costruire o fidarsi delle imposture con un miraggio di fantasia che produce antichi e nuovi inganni. Forse è tempo di cominciare a spazzarli via?».

Alla fine, il Cav. Salvatore Glorioso ha ringraziato i Cavalieri e le Dame per la loro presenza, anche a nome del Delegato, il Nob. Prof. Salvatore Bordonali, Cavaliere di Gran Croce di Giustizia, ricordando con grande gioia che il Re Carlo III gli ha conferito l’onorificenza di Ufficiale (OBE) nella divisione civile dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (The Most Excellent Order of the British Empire) per i servigi resi alla Chiesa d’Inghilterra in Italia nel collaborare alla stipula dell’Intesa tra il Governo Italiano e l’Associazione Chiesa d’Inghilterra [QUI].

A conclusione della presentazione, il Presidente Traina ha invitati i convenuti ad un aperitivo rinforzato sulla terrazza attigua.


[1] Massimo Villone
, emerito di Diritto Costituzionale presso l’Università Federico II di Napoli, autore di saggi e monografie, membro della direzione di Costituzionalismo.it e del comitato scientifico di Astrid, oltre che socio fondatore di Mezzogiorno Europa.


[2] Enrico La Loggia
, costituzionalista, avvocato, professore universitario, già ministro nei governi Berlusconi II e III, nella sua relazione ha esposto il suo pensiero sull’attuale situazione che lo vede tra l’altro componente della Commissione per il regionalismo differenziato.


[3] Gaetano Savatteri
è nato a Milano nel 1964, da genitori di Racalmuto. A dodici anni è tornato, con la famiglia, in Sicilia, proprio a Racalmuto, il Paese di Leonardo Sciascia. E qui, assieme ad altri giovani, nel 1980 ha fondato il periodico Malgrado tutto, piccola testata giornalistica, che nel primo numero presentava un articolo di Sciascia. Nel 1984 Savatteri comincia a lavorare come cronista nella redazione di Palermo del Giornale di Sicilia. In seguito si trasferisce a Roma, prima come inviato dell’Indipendente, poi come collaboratore del Tg3. Dal 1997 è giornalista al Tg5. Dal 2012 al 2020 è stato direttore artistico di “Trame, Festival dei libri sulle mafie”. Dal 2021 è direttore artistico di “Una Marina di libri”.

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