04.09.2021 - La Delegazione della Tuscia e Sabina alle solenni celebrazioni in onore di Santa Rosa

I Viterbesi, suoi devoti concittadini, ogni anno fin dal lontano 1258 onorano la loro amata Santa Rosa, con dei festeggiamenti che uniscono popolo e autorità in una unica voce e in un unico sentimento di fede. Però, a causa dei limiti imposti dalla pandemia, anche quest’anno non ha avuto luogo a Viterbo la tradizionale processione con il Cuore di Santa Rosa, a cui i Cavalieri Costantiniani hanno sempre partecipato in gran numero.

Comunque, su invito della Diocesi, la Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, in ossequio alla tradizione, sabato 4 settembre 2021 nella Chiesa di Santa Rosa ha presenziato ai solenni Secondi Vespri e alla Santa Messa, presiedute da Don Luigi Fabbri, Vicario Generale della Diocesi di Viterbo.

Al termine della liturgia eucaristica il celebrante ha ringraziato pubblicamente i Cavalieri Costantiniani per la loro devota partecipazione e per l’aiuto prestato in più circostanze al Monastero di Santa Rosa, soprattutto in questo periodo di difficoltà economica per le Comunità religiose.

Successivamente il Delegato, il Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce Jure Sanguinis e i Confratelli si sono raccolti in preghiera ai piedi dell’urna che custodisce il corpo incorrotto della Patrona di Viterbo.

Rosa nasce a Viterbo nell’anno 1233, il contesto storico entro cui la giovane Santa opera vede l’Imperatore Federico II impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa. In quel periodo le strade della città si prestano da scenario a cruenti combattimenti tra fazioni rivali (guelfi e ghibellini), con assedi, eserciti e trattati di pace non rispettati.

I genitori di Rosa, Caterina e Giovanni, hanno modeste origini ed educano la bambina nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi.

La casa dove vive la giovane con i propri genitori è situata vicino al Monastero delle Clarisse dove Rosa cerca di entrare, ma provenendo da una famiglia povera, questo le viene negato, decide allora di operare tra le vie di Viterbo come terziaria, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati. Rosa professa apertamente la pace girando per le vie della città di Viterbo, con il Crocifisso e con altri segni di pietà. Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divide gli animi dei cittadini.

Così, l’Imperatore decide di bandirla con tutta la sua famiglia. Rosa durante l'esilio vive prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano e rientra a Viterbo solo dopo la morte di Federico II, nel 1250.

Rosa nasce con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno, sostituito dalla natura da un piastrone fibroso, malattia oggi denominata “agenesia totale dello sterno”, che di solito porta il soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita, in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo. La giovane Rosa, invece, muore nel 1251 all’età di 18 anni.

Viene sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla sua tomba per pregare, guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi.

Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla sua povera tomba ed il clamore sempre più crescente per i prodigi ed i miracoli ottenuti dai fedeli, le Autorità Cittadine ed il Clero chiedono al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa. Il Pontefice acconsente ed ordina la riesumazione del corpo disponendone la preventiva e canonica ispezione, secondo gli usi del tempo. Il Corpo della Santa appare miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, apparvero ancora fresche e profumate. Viene allora deciso di darle più onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimane per sei anni. Nel 1254 il Papa, Alessandro IV, non sentendosi più sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie in lotta per il predominio sul territorio, decide di trasferire la Sede Papale a Viterbo, cosa che realizza nel 1257. Dopo qualche tempo dalla sua venuta sogna Rosa per ben tre volte. In queste apparizioni la giovane dice al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare. Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, il Papa, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa e considerando l’evento straordinario, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferisce il corpo incorrotto di Rosa nella vicina Chiesa delle Clarisse, affidandone a loro la custodia ed il culto.

Il corpo della giovane viene chiuso in una preziosa urna con un’anta apribile in modo tale che i fedeli possano baciare la sua mano. Nel 1357 a causa di una candela caduta, scoppia un incendio all’interno della cappella dove è custodita la giovane. L’urna viene completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che sono lì conservati, ma il suo Corpo rimane assolutamente indenne, solo annerito. Dopo più di 750 anni dalla Sua morte, recandosi nel bellissimo Santuario dedicato a Santa Rosa, è possibile vederla, perché il suo prezioso Corpo, custodito con amorevole cura dalle suore del Monastero è tutt’ora incorrotto. Sono ben conservati il Sacro Cuore, gli organi interni, le masse muscolari e lo scheletro con ossa tutte in connessione anatomica.

Avviso Per motivo della prossimità con la festa di Santa Rosa, la celebrazione della Santa Messa mensile alla Chiesa della Trinità è stata spostata a domenica 12 Settembre 2021, ore 11.30.

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