05.12.2020 - Riflessione dei Cappellani dell'Ordine Costantiniano per la meditazione nell'Avvento


Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio Real Commissione per l’Italia Delegazione Lombardia


Riflessione dei Cappellani dell'Ordine Costantiniano che invitano alla meditazione in questo periodo d’Avvento


La testimonianza è l’impegno che i Sacerdoti appartenenti alla Sacra Milizia si sono assunti in questo periodo di pandemia per confermare ai Cavaliere, alle Dame e ai Postulanti la spiritualità dell’Ordine Costantiniano.

La liturgia della seconda domenica di Avvento è caratterizzata da un annuncio e da un personaggio forte, Giovanni il Battista.

L’annuncio è quello di una consolazione imminente: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata» (Is 40,1-2).

Valeva per gli ebrei esuli a Babilonia dopo il 586 a. C., vale per noi esuli da noi stessi per le nostre fragilità e le nostre mancanze, dai nostri affetti e dai legami più usuali, dalla vita sociale cui eravamo abituati a causa di questa pandemia che non ci vuole lasciare.

Giovanni Battista ci dice a quali condizioni è possibile accogliere l’annuncio perché non venga di fatto svuotato: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri» (Mc 1,2-3).

Osservava infatti il grande teologo protestante statunitense Karl Paul Reinhold Niebuhr (1892 –1971) che «niente è tanto incredibile quanto la risposta a una domanda che non si pone».

L’annuncio di consolazione che Isaia proclama rimarrebbe insignificante per noi se non riconoscessimo di avere bisogno di essere consolati, se non avessimo in noi un’inquietudine, una domanda di felicità che urge una risposta piena e che non si accontenta di soluzioni parziali fintamente tranquillizzanti. Se non c’è la domanda la risposta è incredibile, la fede non accade, dice Niebhur.

Il grido di Giovanni Battista dunque, ci spinge a raddrizzare i sentieri del Signore nel senso di metterci in ascolto del livello più profondo della nostra umanità per coglierne i desideri più autentici, i bisogni più veri, quelli che stanno sotto un cumulo di sogni ingannatori indotti dalla società in cui viviamo.

A questa condizione potremo riconoscere la risposta offerta alla nostra libertà che è il Figlio di Dio, il Verbo che «si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi» (Gv 1,14), realizzando il desiderio del Padre di abitare in mezzo agli uomini che Egli ama.


Don Maurizio Ormas

Cappellano di Merito con Placca

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