06.03.2022 – Solenne Celebrazione con il Calice profanato dai militanti dell’ISIS a Taranto

Aggiornamento: 12 mar

Come annunciato [QUI], dal 26 febbraio al 6 marzo 2022, l’Arcidiocesi di Taranto ha avuto in custodia presso la Parrocchia di San Pasquale Baylon il Calice Pellegrino, un calice che fu profanato nel 2014 dai militanti dell’ISIS, proveniente dalla basilica di Al-Tahira (Immacolata Concezione) di Qaraqosh in Irak, per una serie di celebrazioni che hanno introdotto la comunità diocesana all’inizio della Santa Quaresima.

La Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre ha portato il Calice in Italia, insieme ad altri oggetti sacri profanati dall’ISIS, per pregare insieme per i fratelli aggrediti dai terroristi islamici e per la conversione dei persecutori.

Domenica 6 marzo 2022 alle ore 18.30, presso la chiesa parrocchiale di San Pasquale Baylon a Taranto, la Rappresentanza di Terra d’Otranto della Delegazione di Puglia e Basilicata del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ha ricevuto l’alto onore di essere invitata a presenziare alla Solenne Celebrazione Eucaristica conclusiva dell’evento, che è stata presieduta dall’Arcivescovo Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico, Cappellano Gran Croce di Merito dell’Ordine Costantiniano, alla presenza del parroco Fra Vincenzo Chirico, OFM con la comunità parrocchiale.


L’Arcivescovo Pezzuto, partito dalla sua residenza di Squinzano in provincia di Lecce, è stato accompagnato a Taranto dal Cav. Daniele Cocciolo e accolto all’ingresso della chiesa parrocchiale da una delegazione della Rappresentanza di Terra d’Otranto, composta dal Responsabile della Comunicazione della Delegazione di Puglia e Basilicata, il Cav. Andrea Nicoletti e dal Pro Rappresentante Fiduciario per Taranto, il Cav. Cap. di Vasc. Giuseppe Giacovazzo. Inoltre, erano presenti alla Cerimonia i Cavalieri Alfredo Turi e Otello Giusti.

Il solenne servizio liturgico è stato assicurato dai ministranti della Parrocchia di San Pasquale Baylon, con il Cav. Daniele Cocciolo, che ha assistito Mons. Pezzuto nella funzione di Cerimoniere. La celebrazione è stata impeccabilmente animata dalla Corale “Madonna della Fiducia”, diretta da Daniela Quaranta. Il servizio fotografico è stato curato da Maria Rosaria Suma.

Durante la sua omelia, Mons. Pezzuto ha ricordato la centralità di una riflessione profonda sul Mistero Pasquale per ritrovare Dio come vera e unica fonte di virtù, in questo momento storico particolarmente doloroso e sconfortante: «In forza di cosa siamo diventati nuovo popolo di Dio, dev’esserci stato nella nostra storia qualche evento grandioso che ha risvegliato in noi la presenza dei legami che ci uniscono e la missione da compiere insieme nel mondo.

Per l’antico Israele il punto di riferimento è stata l’epopea degli eventi dell’Esodo, per noi Cristiani il punto di riferimento è la Pasqua di Gesù, che è vera e decisiva epopea che ha dato un senso definitivo alla Storia umana, aprendola alla Speranza e alla Vita, riscattandola dalla Schiavitù del male e della morte. Noi Cristiani pertanto siamo il popolo della speranza e della vita. E la nostra missione consiste nel diffondere la speranza e la vita nel mondo. È una missione importante, importantissima specialmente nelle circostanze attuali, tanto da sembrare una missione impossibile. Ma nulla è impossibile a Dio e nulla è impossibile per coloro che si affidano a Dio.

Abbiamo iniziato la Quaresima il mercoledì delle Ceneri, e il centro della Quaresima è proprio la Pasqua di Gesù. La penitenza, le pratiche ascetiche e il digiuno, pur utili, non costituiscono la sostanza della quaresima. Sostanza della quaresima è l’immergersi profondamente a livello personale, a livello ecclesiale, nell’epopea della Pasqua di Gesù, della sua morte e risurrezione, che noi definiamo Mistero Pasquale.

Così riusciamo ad aprire gli occhi e il cuore alla realtà sostanziale e fondamentale del Cristianesimo, che è quella che può farci comprendere la morte e la risurrezione di Cristo, ossia che Dio ci ama per primo, è lui che fa il primo passo verso di noi. Occorre quindi comprendere che è dall’unione con Cristo che emergono il bene, la carità, il desiderio di compiere opere buone. Con questa predisposizione, ci addentriamo, come Gesù e con Gesù, nel deserto, e ci lasciamo rapire dal colloquio segreto e intimo con il Padre, e nel Silenzio della mente e del cuore, abbiamo l’opportunità di incontrare di Dio, come secondo la parola del profeta Osea “la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2,16). Se infatti nel deserto troviamo Dio, nel deserto certamente troveremo noi stessi, capiremo noi stessi».

La Celebrazione si è conclusa con la corale preghiera davanti al Calice Pellegrino, presieduta da Mons, Pezzuto. Un momento particolarmente significativo e suggestivo, perché quel Calice piegato, profanato da altri conflitti, non poteva che risuonare, soprattutto in questi giorni, come forte monito e richiamo alla riflessione e alla preghiera per la Pace.


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