10.04.2020 - Liturgia della Passione del Signore nella Basilica Santa Maria della Quercia in Viterbo

Il Venerdì Santo è uno dei giorni più importanti prima della Pasqua e fa parte del cosiddetto Triduo Pasquale. La Chiesa, con la meditazione della Passione del Cristo e con l'Adorazione della Croce, commemora la sua origine dal fianco del Signore, che sulla Croce intercede per la salvezza di tutto il mondo. In questo giorno non si celebra l'Eucaristia. Il sacerdote e i ministri si recano all'altare in silenzio, senza canto né musica, fatta la riverenza all'altare, si prostrano in terra. Questa prostrazione, come rito proprio di questo giorno, assume il significato di umiliazione dell'uomo terreno e partecipazione alla sofferenza di Cristo.



Soprattutto noi Cavalieri Costantiniani, che annoveriamo fra i nostri fini statuari l’Esaltazione della Santa Croce, dobbiamo sforzarci di comprendere il senso e il valore della liberazione acquisita e conquistata proprio attraverso la Croce. La legge mosaica non esiste più; una nuova alleanza subentra all’antica. Gesù Cristo, con la sua Croce, ci ha liberato dal peccato e dalla morte (cfr Rm 8,2). Di qui la definizione: segno di Croce, simbolo d’amore e di speranza, sigillo del cristiano. L’apostolo Paolo lo ripete instancabilmente: “Avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso” (Ef 1,13). Instancabilmente tracciamo su di noi e imprimiamo nei nostri cuori questo segno: protezione efficace per ogni impresa terrena e parola d’ordine per entrare nel cielo.

Quasi a voler evidenziare questa speciale "vocazione" dei Cavalieri Costantiniani per l'Esaltazione della Santa Croce, la Diocesi di Viterbo ha invitato una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina a prestare il Servizio all'altare in occasione della Liturgia della Passione del Signore, che verrà celebrata venerdì 10 aprile 2020 alle ore 16.00 nella Basilica Santuario di Santa Maria della Quercia in Viterbo. A presiedere il sacro rito sarà Don Massimiliano Balsi, Cappellano di Merito della Sacra Milizia.



Per seguire la diretta tramite la pagina Facebook della Parrocchia Basilica Santuario di Santa Maria della Quercia in Viterbo: QUI. La Croce è al centro di questo giorno e della celebrazione: la Croce, infatti, è narrata nella liturgia della Parola, mostrata e celebrata nell'Adorazione del Legno e ricevuta, quale mistero di salvezza, nella Comunione eucaristica. La Celebrazione della Passione di Cristo fa emergere proprio questa ricchezza del simbolo della Croce: morte e vita, infamia e gloria. Tre aspetti, tra gli altri, possono essere oggetto di particolare cura. 1. La Liturgia della Parola di questo giorno ci fa capire come il Venerdì santo non è un giorno di lutto, ma di amorosa contemplazione dell'amore del Dio Padre, per purificare e rinnovare nel suo sangue l'alleanza sponsale. Nella prima lettura ascoltiamo il IV canto del servo del Signore, disprezzato e reietto dagli uomini. Ma è più di tutto nel racconto della Passione del Signore secondo il Vangelo di Giovanni, che emerge la glorificazione di Cristo, la sua esaltazione sulla Croce, il compimento dell'Ora in cui la nuova alleanza viene sancita in modo definitivo da Dio nel sangue del vero Agnello pasquale. 2. La Preghiera Universale in forma tradizionale "per il significato che essa ha di espressione della potenza universale della passione del Cristo, appeso sulla croce per la salvezza di tutto il mondo". La salvezza per l'uomo credente, tribolato ed oppresso, è proprio il frutto che pende dall'albero della Croce. 3. L'Adorazione della Croce da svolgersi "con lo splendore di dignità che conviene a tale mistero della nostra salvezza". In questa articolata sequenza rituale la Croce è al centro dell'attenzione: non è semplicemente un'immagine da guardare, ma in quanto portata, velata e svelata, contemplata e baciata, entra in contatto con i corpi e i vissuti dei fedeli. Un'esecuzione veloce e maldestra di questo momento impedirebbe quel coinvolgimento totale della persona che si qualifica come autentica professione di fede, espressa nella pluralità dei linguaggi.

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