10.09.2022 - La raccomandazione dei Confratelli defunti a San Nicola da Tolentino a Viterbo

Sabato 10 settembre 2022 ricorre la festa di San Nicola da Tolentino (1245-1305), celebrata da secoli con particolare solennità presso la Chiesa della Santissima Trinità in Viterbo.

Nella cappella di fondo al braccio sinistro fu fatta edificare nel 1795 dal Priore Bellisini uno splendido altare al cui centro è inserita la grande pala raffigurante la "Madonna col Bambino, San Nicola da Tolentino e le anime purganti", opera del viterbese Francesco Maria Bonifazi.

Al grande santo agostiniano i fedeli si rivolgono in particolare per la sua potente intercessione infavore delle anime del Purgatorio. Da parte loro, i Cavalieri della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano raccomanderanno in special modo a San Nicola da Tolentino i loro cari defunti e i Confratelli ritornati alla Casa del Padre: Silio Scheller, Carmelo Sandomenico, il Vescovo di Civitavecchia-Tarquinia, Mons. Carlo Chenis ed il loro cappellano, Padre Renato Maria Saveri.

Al termine della Santa Messa delle ore 18.30, officiata dal parroco, Padre Giuseppe Cacciotti, O.S.A., verràdistribuito a cura dei Padri Agostiniani il pane benedetto.

Il servizio d'onore e d'ordine verrà prestato dagli stessi Cavalieri Costantiniani.

San Nicola da Tolentino nacque nel 1245 a Sant'Angelo in Pontano, vicino Fermo. La leggenda della sua vita, rappresentata da un ignoto pittore giottesco detto Maestro della Cappella di San Nicola, narra come i suoi genitori, ormai anziani, si fossero recati a Bari su consiglio di un angelo in pellegrinaggio alla tomba di San Nicola di Mira per ottenere la grazia di un figlio. Ritornati a Sant'Angelo ebbero il figlio desiderato e, ritenendo di aver ricevuto la grazia richiesta, lo chiamarono Nicola.

Il giovane si distinse subito per viva intelligenza ed impegno nello studio. Ascoltando un giorno la predica di un frate agostiniano sulla frase latina nolite diligere mundum, nec ea quae sunt in mundo, quia mundus transit et concupiscenzia ejus (non amate il mondo, né le cose che sono del mondo, perché il mondo passa e passa la sua concupiscenza), avvertì la chiamata alla vita religiosa. Chiese allora di essere ammesso nell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino ed i suoi genitori acconsentirono con gioia. Fece i voti solenni a meno di diciannove anni e nel 1269 fu ordinato sacerdote.

Dopo la sua ordinazione, predicò soprattutto a Tolentino, dove fu trasferito intorno al 1275. Nel convento di Sant'Agostino della cittadina marchigiana sarebbe rimasto fino alla morte, avvenuta nel 1305. Trascorse gli ultimi 30 anni della sua vita predicando quasi ogni giorno. Dagli agiografi vengono soprattutto evidenziate la mitezza, la semplicità e la scrupolosa osservanza dei voti religiosi.

Il processo di canonizzazione iniziò nel 1325 sotto Papa Giovanni XXII, ma si concluse soltanto nel 1446 sotto Papa Eugenio IV. Tuttavia fin dalla metà del '300 veniva già raffigurato con l'aureola (come si vede ad esempio nel cappellone della Basilica di Tolentino). Con la Bolla Splendor paternae gloriae del 1º gennaio 1390, Papa Bonifacio IX concesse l'indulgenza plenaria a chi visitasse la sua tomba, com'è riportato dalle cronache di Gaetano Moroni.

È considerato un santo mariano poiché sostenne di avere la visione degli angeli che trasportavano la Santa Casa di Loreto nella città marchigiana il 10 dicembre 1294.

La sua protezione è invocata dai devoti in particolare per le anime del Purgatorio. Il singolare carisma del grande taumaturgo agostiniano è interpretato egregiamente dal pittore viterbese Giovan Francesco Bonifazi (XVII sec.) nella grande tela “San Nicola e le Anime purganti”, che si può ammirare nel transetto sinistro della chiesa della Santissima Trinità in Viterbo.

San Nicola fu anche un famoso esorcista e uno dei pannelli della sua vita affrescati nel Cappellone di Tolentino lo mostra proprio nell’atto di liberare una donna posseduta dal demonio. Questa sua facoltà rimase integra anche dopo la sua morte visto che numerosi ex voto lo indicano come guaritore di indemoniati.

Il suo corpo, dopo il fortunato ritrovamento nel 1926, è esposto alla venerazione dei fedeli nella cripta sotterranea, edificata nel 1932, sotto il pavimento del Cappellone della Basilica di Tolentino.

I “panini di San Niola”

Celebri sin dal medioevo sono i cosiddetti “panini miracolosi di San Nicola”, legati ad un episodio della sua vita. San Nicola, gravemente malato, ottenne la grazia della guarigione per intervento della Vergine Maria, che, apparsa in visione, gli aveva assicurato: «Chiedi in carità, in nome di mio Figlio, un pane. Quando lo avrai ricevuto, tu lo mangerai dopo averlo intinto nell’acqua, e grazie alla mia intercessione riacquisterai la salute». Il santo non esitò a mangiare il pane ricevuto in carità da una donna di Tolentino, riacquistando così la salute. Da quel giorno, San Nicola prese a distribuire il pane benedetto ai malati che visitava, esortandoli a confidare nella protezione della Vergine Maria per ottenere la guarigione dalla malattia e la liberazione dal peccato.

I “panini di San Nicola” sono confezionati con farina di grano ed acqua, senza lievito, cotti al forno. Sono un segno sacramentale della Chiesa, come lo è per esempio l’acqua santa, ed operano grazie nella nostra vita in misura della fede nel Signore.

Prima di mangiare i panini, deve essere recitata la preghiera che segue, per confidare nel Signore ed accettare la sua volontà di salvezza. La richiesta di grazie va unita all’impegno a progredire in un autentico cammino di fede, speranza e carità, verso Dio e i fratelli:

O Dio onnipotente e misericordioso, con fiducia a te rivolgiamo la nostra preghiera, interponendo l’intercessione di San Nicola, tuo servo fedele e nostro particolare protettore: soccorri con prontezza e benevolenza quanti invocano forza nella prova e conforto nel dolore.

O San Nicola, tu che durante la tua vita hai condiviso le sofferenze dei più bisognosi e ti sei prodigato nel consolare afflitti e malati, vieni in nostro aiuto: presenta al Padre buono e provvidente, la nostra richiesta di guarigione nel corpo e nell’anima, in modo che ci sia donata una nuova occasione di gratitudine per i benefici dispensati in virtù dei meriti infiniti di Gesù Cristo, nostro Salvatore. Amen.

Pater, Ave, Gloria.

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