12.09.2021 - La Delegazione di Napoli e Campania celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce

Aggiornato il: 3 giorni fa

Domenica 12 settembre 2021, la Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha celebrato nella Basilica Pontificia di Santa Croce a Torre del Greco la festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce. La Santa Messa è stata officiata dal viceparroco Don Antonio Germano su invito del parroco Don Giosuè Lombardo, con la partecipazione di fedeli e Cavalieri Costantiniani.

La Basilica Pontificia di Santa Croce fu costruita agli inizi del XVI secolo. Rappresenta il cuore religioso della città e custodisce le spoglie mortali di San Vincenzo Romano, ivi parroco dal 1795 al 1831, a cui si deve l’attuale forma dell’imponente struttura, ricostruita dopo la totale distruzione avvenuta il 15 giugno 1794 a seguito dell’eruzione del Vesuvio.

L’antica chiesa, dedicata all’Invenzione della Santa Croce di Gesù [*], fu eretta per sostituire la precedente chiesa madre di Santa Maria Maggiore, diventata ormai troppo piccola per il crescente numero di fedeli. La Basilica era così composta: una navata centrale con 5 arcate su ogni lato, poggiate su solidi pilastri di pietra nera; l’altare maggiore di marmi pregiati con il quadro dell’Invenzione della Santa Croce di Francesco De Mura; la navata sinistra con il fonte battesimale; le Cappelle di San Giuseppe con tela di Paolo De Matteis, di San Nicola di Bari, di San Candida e il transetto con l’altare dell’Esaltazione della Croce e la Cappella del Crocifisso; la navata destra con l’ingresso alla Sagrestia, le Cappelle dell’Annunziata, della Madonna della Speranza, del Cristo morto e il transetto con l’altare marmoreo di San Gennaro eseguito da Lorenzo Vaccaro, tela di Francesco Solimena e con la Cappella dell’Immacolata. Tutte queste opere purtroppo sono andate distrutte con l’eruzione del 1794, che rase al suolo l’intera struttura.

La Cappella della Santa Croce.

Dopo i lavori di ristrutturazione che terminarono nel 1827, l’attuale struttura si presenta simile alla prima ma più imponente, con la facciata sempre rivolta al mare, adornata dalle statue di San Gennaro (Patrono della città) e di Sant’Elena.

La Cappella dell’Immacolata Concezione.

La storia della Basilica di Santa Croce è un esempio di come si può ricostruire, se c’è la volontà, sulle macerie; non a caso la Basilica è il simbolo più visibile e potente di una città che ha per motto: “Post fata resurgo”.

Nella sua omelia Don Antonio ha introdotto al mistero della Croce di Cristo, data la vicinanza della festa dell’Esaltazione della Croce, che viene celebrata il 14 settembre. L’Evangelista Marco, molto attento ad ogni sfumatura, dice che nel brano del Vangelo Pietro aveva preso in disparte Gesù avvisandolo della possibilità della Sua morte. Il dolore, la Croce, la morte fa paura a tutti, si tende ad evitare il pericolo. Gesù rivolgendosi agli apostoli rimproverò duramente Pietro, dicendo queste parole dure: “Va dietro a me Satana, perché ragioni al modo umano e non divino? Gesù usa questa espressione per far capire che chi pensa alla sofferenza come punizione di Dio, è vero Satana nel pensiero e nella vita. La morte, il donarsi agli altri, non è una sconfitta, non è una delusione, non è una battaglia persa, ma una vittoria.

Il mistero della Croce di Cristo, come pure la Sua morte, ha un valore infinito perché con essa ci redime dalla condizione di peccato per donarci la Sua grazia. La Croce ha un valore di redenzione. Seguire Gesù è prendere la Croce, è donare la vita per gli altri, è uscire fuori da una visione di chiusura per aprirsi all’amore, alla gioia del dono. San Giacomo apostolo ci aiuta a comprendere questa vocazione di servire e donarsi, di passare dal dire al fare, dalla fede teorica a quella pratica, che si fa carità e disponibilità verso gli altri. L’apostolo infatti rammenta: ”A che serve fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo? Assolutamente no! Per cui se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti di cibo e uno di voi dice: “andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morte”. Non si può solo proclamare, annunciare ed insegnare, è necessario agire ed operare per il bene degli altri!

A conclusione della Celebrazione Eucaristica e prima della benedizione finale, il Cerimoniere, Sig. Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito, ha ringraziato a nome della Delegazione di Napoli e Campania il parroco ed il viceparroco per la bellissima accoglienza.

A seguire, il Delegato di Napoli e Campania, Nob. Manuel de Goyzueta dei Marchesi di Toverena e Trentenare ha recitata la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

Hanno partecipato, oltre al Delegato e al Cerimoniere - a cui vanno i complimenti per l’organizzazione della celebrazione -, i Cavalieri di Merito P.A. Prof. Antonio De Stefano e Dott. Gesualdo Marotta; i Cavalieri di Merito Avv. Alessandro Franchi e Avv. Raffaele Grilletto; i Cavalieri di Ufficio, Ing. Nicola Annunziata, Arch. Carlo Iavazzo, Avv. Roberto Russo, Dott. Nicola Carifi, Prof. Valerio Stefano Sacco, Sig. Antonio Caputo e M.llo Francesco Saverio Barbato Romano; il Postulante Ing. Michele Todino. Inoltre, erano presenti anche familiari e amici della Sacra Milizia.

[*] Due sono le feste della Santa Croce ricordate dalla tradizione romana: il 3 maggio il calendario liturgico celebra la festa dell’inventio crucis, il ritrovamento (Invenzione) della Santa Croce da parte di Sant'Elena, madre dell'Imperatore Costantino nel 327 e il 14 settembre il calendario liturgico celebra il suo trionfale ricupero dalle mani dei persiani (Esaltazione) per opera dell'Imperatore Eraclio nel 628. Il lignum crucis, il legno della Croce di Cristo che così tanta importanza riveste non solo nel culto cristiano ma nell’intero immaginario occidentale, è una reliquia strettamente legata al fenomeno dei pellegrinaggi in Terrasanta. La tradizione della sua leggenda ha un’origine ben precisa, che si colloca nel pieno del medioevo latino. La storia è narrata dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine che, come egli stesso afferma, la raccoglie da altri autori precedenti. Elena, giunta a Gerusalemme, chiese alle autorità se conoscevano il luogo nel quale si trovava la Croce della Passione di Cristo. Solo un tale di nome Giuda lo sapeva e dopo che fu costretto a rivelarlo si scavò nel luogo da lui indicato dove vennero fuori tre croci che furono consegnate all’Imperatrice. A quel punto, continua la Legenda, non sapendo come distinguere la Croce di Cristo da quelle dei ladroni, le misero tutte in mezzo alla piazza di Gerusalemme aspettando che si manifestasse la gloria del Signore. Ed ecco che venne portato un giovane morto: furono posate sul corpo senza vita prima una croce, poi un’altra e il giovane non risorse, ma appena gli fu avvicinata la terza croce il morto tornò in vita.



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