12.09.2021 - La Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta celebra l’Esaltazione della Santa Croce

Domenica 12 settembre 2021, Cavalieri, postulanti e volontari della Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, alla presenza del Delegato Vicario Cav. Dott. Mario Rodolfo Baschirotto, Cavaliere di Merito con Placca, si sono ritrovati nella sempre emozionante cornice della Cappella dei Banchieri e dei Mercanti del capoluogo piemontese, per partecipare al rito sacro officiato da Padre Enzo Azzarello, C.S.I., su iniziativa del Referente per la Città di Torino, Cav. Dott. Massimo Trasforini, Cavaliere di Merito con Placca.

Anticipando di qualche giorno la festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce, i Cavalieri si sono stretti intorno a ciò che è vanto e fierezza della propria Fede: la Croce di Cristo. Il giorno dell’Esaltazione della Santa Croce ricorda il trovamento della vera Croce da parte di Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, fondatore del glorioso Ordine Costantiniano e Primo Gran Maestro, avvenuto il 14 settembre 320.

Come ha precisato Padre Enzo nella sua omelia, è stata una felice “coincidenza” aver anticipato a questa domenica l’Esaltazione della Croce. Infatti, nel Vangelo di Marco, che la liturgia propone all’attenzione dei fedeli in questo giorno, Cristo presenta la Croce come elemento distintivo dei veri discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (cfr Mc 8, 27-35). I veri Cristiani non si vergognano della Croce. Al contrario, essa è per loro motivo di vanto poiché, da umiliante strumento di supplizio, essa diviene mezzo di Redenzione mediante la Resurrezione. Richiamando le parole del profeta Isaia in riferimento al Messia, Padre Enzo ha sottolineato come Cristo, essendo datore di vita, non poteva essere vinto dalla morte. Infatti, con la Sua Resurrezione, la sua diviene “morte redentiva”. Alla luce di ciò, risuona oggi ancor più forte l’invito rivolto da Padre Enzo a volgere lo sguardo alla Croce che la Sacra Milizia ha assunto come proprio vessillo: essa concentra in sé l’identità storico-religiosa dell’Ordine Costantiniano ed al contempo il valore redentivo che le è proprio. Le sue radici costantiniane ci riportano, infatti, alla visione che l’Imperatore avrebbe avuto nell’anno 312, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio ed alla promessa di vittoria racchiusa nelle parole in hoc signo vinces, che accompagnarono quell’evento. Le prime lettere di quelle parole sono, ancora oggi, impresse sui bracci della Croce Costantiniana, poste a corona del monogramma greco XP, Christòs, colui che è Datore di Vita, principio e fine, alfa ed omega. Proprio queste due lettere, rispettivamente prima ed ultima dell’alfabeto greco, impresse nella croce dell’Ordine, ricordano ad ogni cavaliere ed al mondo che tutto è riconducibile a Lui e come Lui ogni discepolo non è destinato alla morte, ma alla Resurrezione. Ecco, chiarisce quindi Padre Enzo, la missione alla quale è chiamato oggi il Cavaliere Costantiniano: combattere il male con il bene, testimoniare con coerenza la Fede in Cristo nella vita di ogni giorno, dato che “chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà” (Mc 8, 27).

Arricchiti dalle parole del Vangelo e dalle riflessioni condivise da Padre Enzo, i presenti hanno partecipato all’Eucarestia, durante la quale, invitati dal celebrante, hanno pregato proprio per i membri della Sacra Milizia e per la loro missione nel mondo.

Al termine della celebrazione, il Referente per la Città di Torino, Cav. Dott. Massimo Trasforini, ha recitato la Preghiera del Cavaliere a nome di tutti i Cavalieri. Il Delegato Vicario, Cav. Dott. Mario R. Baschirotto, ha infine ringraziato la Congregazione di San Giuseppe per aver ospitato la Delegazione, presentando l’Ordine Costantiniano ai fedeli, tratteggiandone i cardini fondamentali rappresentati dalla Propagazione della Fede, la Glorificazione della Croce e il contributo attivo nelle opere di assistenza sociale ospedaliera e, auspicando un pronto ritorno a quella normalità delle relazioni umane tanto messe alla prova dall’emergenza sanitaria attuale.


"Quanto a me non ci sia altro vanto

che nella Croce del Signore“ (Gal. 6,14).

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