Santa Messa e Meditazione in preparazione alla Santa Pasqua della Delegazione Roma e Città del Vaticano

La Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio si è riunita per l’ultimo appuntamento prima della Settimana Santa, mercoledì 20 marzo 2024 presso la Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio in Roma.
Foto di gruppo

La celebrazione della Santa Messa mensile della Delegazione è stata presieduta da Mons. Juan Ignazio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Vescovo titolare di Civitate, Segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, concelebranti il Cappellano Capo della Delegazione, Mons. Carlo dell’Osso, Cappellano di Giustizia; il Parroco di San Valentino ai Parioli, Don Maurizio Modugno, Cappellano di Merito; e Padre Fracois Kouao, sacerdote della parrocchia di Santa Croce al Flaminio.

Tra i presenti all’incontro, il Curatore della Basilica Magistrale, Nob. Lorenzo de Notaristefani, Cavaliere Gran Croce di Giustizia; il Marchese Marco Leone di Cusano, Cavaliere di Giustizia; il Delegato Vicario Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce di Merito; ed alcuni componenti del Consiglio di Delegazione: il Referente per la Sezione dei Castelli Romani, Dott. Franco Iacobini, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Tesoriere, Nob. Dott. Antonio Fioravanti Cinci Agricola, Cavaliere de Jure Sanguinis; il Referente per le Attività Caritatevoli, Prof. Luca Mazzola, Cavaliere di Ufficio. Presenti inoltre dei Cavalieri appartenenti sia alla Sezione dei Castelli Romani, tra cui il Sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, sia alla Rappresentanza presso l’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina.

Dopo la Concelebrazione Eucaristica, Mons Arrieta ha tenuto una meditazione in preparazione della Santa Pasqua. Tra altro, Mons Arrieta ha ripreso alcune riflessioni di San Tommaso D’Aquino (ex Collatiónibus sancti Thomæ de Aquíno, presbýteri), che illuminano sul perché occorra agire secondo il modello di Gesù Cristo: «Era necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Certamente sì, e per due motivi facili da dedurre: uno, per rimediare ai nostri peccati; l’altro, per darci un esempio di come dobbiamo agire. Per rimediare ai nostri peccati, sì, perché nella passione di Cristo troviamo il rimedio a tutti i mali che ci colpiscono a causa del peccato. Anche la seconda ragione è importante, perché la passione di Cristo è sufficiente a fungere da guida e modello per tutta la nostra vita. Perché chi vuole condurre una vita perfetta non deve fare altro che disprezzare ciò che Cristo ha disprezzato sulla croce e desiderare ciò che Cristo ha desiderato. Sulla croce troviamo l’esempio di tutte le virtù. Se cercate un esempio di amore: Non c’è amore più grande di questo: che un uomo dia la vita per i suoi amici. Questo è ciò che Cristo ha fatto sulla croce. E, quindi, se ha dato la sua vita per noi, non dobbiamo considerare gravoso qualsiasi male che dobbiamo soffrire per lui. Se cercate un esempio di pazienza, troverete il migliore di essi nella croce. Due sono le cose che ci danno la misura della pazienza: soffrire pazientemente grandi mali o soffrire, senza evitarli, mali che potevano essere evitati. Ora Cristo, sulla croce, ha sofferto grandi mali e li ha sopportati con pazienza, perché nella sua passione non ha pronunciato minacce; come un agnello condotto al macello, è rimasto in silenzio e non ha aperto bocca. Grande è stata la pazienza di Cristo sulla croce: corriamo la corsa che è nostra, senza indietreggiare, con gli occhi fissi su colui che ha iniziato e completa la nostra fede: Gesù, che, rinunciando alla gioia immediata, ha sopportato la croce, disprezzando l’ignominia.
Se cercate un esempio di umiltà, guardate al crocifisso: lui, che era Dio, ha voluto essere giudicato sotto il potere di Ponzio Pilato e morire. Se cercate un esempio di obbedienza, imitate colui che si è fatto obbediente al Padre fino alla morte: se per la disobbedienza di uno – cioè Adamo – tutti sono diventati peccatori, così per l’obbedienza di uno tutti diventeranno giusti. Se cercate un esempio di disprezzo per le cose terrene, imitate Colui che è il Re dei re e il Signore dei signori, nel quale sono racchiusi tutti i tesori della conoscenza e della saggezza, nudo sulla croce, deriso, sputato, flagellato, flagellato, coronato di spine e infine dato da bere fiele e aceto. Non siate amanti delle vesti e delle ricchezze, perché le mie vesti furono divise; né degli onori, perché subì scherni e flagellazioni; né delle dignità, perché gli misero una corona di spine che avevano intrecciato; né dei piaceri, perché per la mia sete mi diedero l’aceto».

Mons. Dell’Osso ha ringraziato il Vescovo Arrieta per la disponibilità e per i preziosi spunti offerti dalla sua meditazione, invitando tutti, soprattutto i Cavalieri e le Dame della Sacra Milizia, ad osservare i precetti durante la Settimana Santa.

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