13.03.2022 – La Delegazione Tuscia e Sabina sostiene le claustrali benedettine di Montefiascone

La Rappresentanza dell’Abbazia di Casamari della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Prof. Padre Pierdomenico Volpi, O.Cist., Cappellano di Merito della Sacra Milizia, si è recata nel monastero di San Pietro in Montefiascone per portare aiuti alimentari alle claustrali benedettine dell’Adorazione Perpetua, in difficoltà economiche a motivo della pandemia.

La benemerita iniziativa si inserisce a pieno titolo nel programma di soccorso alle comunità religiose di vita contemplativa portato avanti da alcuni anni dalla Delegazione della Tuscia e Sabina, su indicazione di Mons. Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo.

Nel corso dell’incontro, a cui si è unito il Delegato, Nob. Avv. Roberto Saccarello, i confratelli e volontari Costantiniani sono stati ammessi dalla Madre Priora a visitare le parti più interessanti del monastero sotto il profilo storico-artistico, in particolare il coro, la biblioteca, l’archivio, i sotterranei e le stanze dove sono conservate le reliquie della Serva di Dio Madre Abbadessa Cecilia Baij, monaca professa dell’Ordine di San Benedetto vissuta nel XVIII secolo, di cui è stato aperto recentemente il processo canonico per il riconoscimento delle virtù eroiche.

Cecilia Baij nacque a Montefiascone il 4 gennaio 1694 da Carlo, originario di Milano, e dalla nobildonna viterbese Clemenza Antonini. Le pagine della autobiografia ci fanno conoscere una bambina pronta, vivace, ma fin dai primi anni irresistibilmente attratta dalla preghiera. Giovanissima, decise definitivamente di darsi a Dio ed entrò nel Monastero delle Benedettine di Montefiascone il 12 aprile 1713.

Dopo essere stata Maestra delle Novizie e Vicaria, fu eletta Abbadessa il 10 luglio 1743, e tenne la carica quasi ininterrottamente per un ventennio. Attraversò, come tutti i mistici, ogni sorta di prove intime ed esterne, dalle persecuzioni sottili delle monache all’asprezza dei confessori, che ora la trattavano da illusa, ora la rassicuravano da parte di Dio. E venne sempre fuori con una umiltà e un distacco di sé che sono da soli una buona raccomandazione nei confronti della sincerità delle sue opere. Intanto riportava la pace fra le dissenzienti, elevava il tono spirituale della Comunità, si offriva di espiare per quelli che la offendevano.

Moriva a 71 anni, il 6 gennaio 1766. Il Cristo sofferente, durante la sua vita, volle associarla alla Sua Passione e a questo scopo, ne purificò il cuore con dure prove, rendendola degna di ricevere grazie e favori eccezionali.

Gli importanti scritti che la Serva di Dio ci ha lasciati, e ricevuti per illuminazione divina, fanno di lei un’apostola e una messaggera dell’amore di Dio, nonché una grande mistica del secolo XVIII. Scrisse in particolare tre opere considerate pietre miliari della storia della mistica di tutti i tempi: “Vita interna di Gesù Cristo”, “Vita interna di S. Giuseppe” e “Vita interna di S. Giovanni Battista”, che sono il frutto di locuzioni interiori che la pia monaca riceveva e fedelmente scriveva in obbedienza al confessore.

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