14.07.2022 – La Delegazione della Tuscia e Sabina onora San Bonaventura a Bagnoregio

La Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è stata invitata dalla Diocesi di Viterbo a partecipare giovedì 14 luglio 2022 alle solenni celebrazioni in onore di San Bonaventura, che si sono svolte il 14 e 15 luglio a Bagnoregio.

I Cavalieri Costantiniani hanno prestato scorta d'onore all'insigne reliquia, il Santo Braccio, del Santo Dottore della Chiesa nella tradizionale processione serale, ripresa dopo due anni di interruzione a causa della pandemia.

Nato nell’attuale “città che muore” di Bagnoregio, vicino Viterbo, Giovanni Fidanza è figlio di un medico. Presto si rende conto di non voler seguire la strada del padre; secondo una leggenda che spiegherebbe anche l’adozione del suo nome religioso, determinante sarebbe stato l’incontro con San Francesco d’Assisi che quando era piccolo lo avrebbe guarito da una grave malattia segnandolo in fronte con la croce ed esclamando: “O bona ventura!”. A 18 anni va a studiare a Parigi e qui entra nell’Ordine dei Frati Minori e termina gli studi nel 1253, diventando magister e ottenendo quindi la licenza di insegnare teologia.

Però, nel frattempo è scoppiata una terribile lotta intestina tra i maestri secolari e i maestri appartenenti agli ordini mendicanti, che per un certo periodo non sono riconosciuti dalle università. La disputa ha origini nell’Alto Medioevo, quando nel XII secolo la Chiesa aveva inizialmente condannato come eretici i movimenti religiosi pauperistici, fino a quando Papa Innocenzo III li incluse all’interno del corpo ecclesiale alle dirette dipendenze del Papato. La tensione torna alta nel 1254 con la pubblicazione di un’opera che profetizza l’avvento di una nuova Chiesa fondata solo ed esclusivamente sulla povertà e che avrebbe dovuto concretizzarsi entro il 1260.

Intanto, nel 1257 Fra’ Bonaventura diventa Ministro generale dei Frati Minori e questo nuovo incarico lo costringe a lasciare l’insegnamento e a compiere viaggi in tutta Europa. Nel 1260 scrive una nuova biografia di San Francesco, la Legenda Maior, che rimpiazza tutte le biografie esistenti e si pone l’obiettivo di rinsaldare l’unità dell’Ordine – che conta ormai 30mila frati – minacciata sia dalla corrente spirituale, sia dalle tendenze mondane. A quest’opera s’ispirerà Giotto per dipingere il ciclo delle Storie di San Francesco.

Nel 1271 torna a Viterbo e offre il suo contributo per la risoluzione del famoso conclave, il più lungo della storia, che alla fine eleggerà un suo amico, Gregorio X. Proprio questo Papa due anni dopo lo elegge Vescovo di Albano e lo crea cardinale, affidandogli il compito di organizzare a Lione un Concilio per l’unità tra la Chiesa latina e quella greca. Proprio durante questo Concilio, dopo aver tenuto due interventi, il 15 luglio 1274 Bonaventura muore.

Nel 1588 Papa Sisto V lo annovera tra i Dottori della Chiesa – che all’epoca sono sei – accanto a San Tommaso d’Aquino, distinguendo i due come dottore serafico Bonaventura e dottore angelico Tommaso. Il suo contributo alla dottrina teologica è importantissimo: innanzitutto, partendo dal pensiero di Sant’Agostino, esprime la necessità di subordinare la filosofia alla teologia, in quanto l’oggetto di quest’ultima è Dio. La filosofia, allora, può solo aiutare la ricerca umana di Dio riportando l’uomo alla propria dimensione interiore – l’anima – da ricondurre appunto a Dio. San Bonaventura inoltre sostiene che Cristo è la via per tutte le scienze e che solo la Verità rivelata può potenziarle e unirle verso l’obiettivo perfetto, l’unico obiettivo che è sempre la conoscenza di Dio. Perciò il Santo, che difende la tradizione patristica e combatte l’aristotelismo, giunge alla conclusione che l’unica conoscenza possibile sia quella contemplativa.

Sempre di derivazione agostiniana, molto importante è anche l’elaborazione della teologia trinitaria di San Bonaventura. In pratica egli evidenzia come il mondo sia una sorta di libro in cui emerge la Trinità da cui è stato creato. Dio, quindi, uno e trino, è presente come “vestigia”, o impronta, in tutti gli esseri animati e inanimati; come “immagine” nelle creature dotate d’intelletto come l’uomo; come “similitudine” nelle creature giuste e sante, toccate dalla Grazia e animate dalle virtù di fede, speranza e carità che le rendono figlie di Dio.

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