18.06.2022 - Ringraziamento per il 40° di sacerdozio del Cappellano Don Vincenzo Vollero a Napoli

Sabato 18 giugno 2022 una rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Delegato, il Nob. Manuel de Goyzueta di Toverena, dei Marchesi di Toverena e di Trentenare, Cavaliere di Giustizia, ha partecipato presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli alle Croci, in via della Veterinaria 2 a Napoli, alla solenne Santa Messa in occasione del 40° di sacerdozio del Cappellano della Chiesa Magistrale in Napoli, Don Vincenzo Vollero, Cappellano di Merito. Concelebranti Mons. Domenico Felleca e Don Corrado Maglione, insieme ad alcuni prelati, tra cui il Postulante Don Valentino De Angelis

Particolarmente toccante è stato l’intervento di Don Corrado Maglione, subito dopo l’omelia, che ha ripercorso tutti i 40 anni di sacerdozio di Don Vincenzo, molti dei quali vissuti insieme. Al termine del Sacro Rito, Don Vincenzo ha ringraziato tutti i presenti e l’Ordine Costantiniano per questo per lui importante giorno. uniti in questa importante celebrazione di ringraziamento.

I festeggiamenti si sono conclusi con un rinfresco nei giardini della Basilica.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli alle Croci è l’unica chiesa napoletana in cui spicca l’assenza del colore, in segno di rispetto della Povertà dei Riformati. Sta ubicata all’apice di una strada che, sfruttando la pendenza del monte, vi giunge con forte dislivello da via Foria, dalla quale, tra l’altro è possibile avere piena visione del chiostro e della facciata. Il chiostro oggi è uno spazio inglobato all’interno della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi Federico II di Napoli.

La facciata ricorda il motivo della serliana, arco al centro e due elementi di destra e di sinistra architravati e sul portale domina la statua di San Francesco d’Assisi, attribuita a Cosimo di Fanzago, che l’avrebbe scolpita per la chiesa di Santa Maria La Nova ai Banchi Nuovi, ma, da un manoscritto del XVII secolo, si evince che la statua forse sarebbe stata scolpita da Padre Grisanto Gagliucci da Cilento, e fatta portare sul posto per volere di Fra’ Giovanni da Napoli, colui il quale, sempre stando a sentire il manoscritto sopracitato, sarebbe il responsabile di aver spogliato molte chiese dell’Ordine minoritico napoletano.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli alle Croci fu descritta da Carlo Celano nel 1692 come ”allegrissima chiesa di vaghissima forma”, sul colle medio da e per la chiesa di Sant’Eframo Vecchio, nel punto esatto in cui la dorsale orientale del borgo dei Vergini, piega a sud sotto l’Osservatorio Astronomico e culmina nel fosso dei Miracoli.

È chiamata "alle Croci", perché ai lati della strada che la raggiunge dal basso di via Foria, furono fatte allestire delle croci da Padre Francesco Ignazio Savino, a monito per tutti i pellegrini che passassero di lì, affinché ricordassero quant’era difficile arrivare alla sommità, più o meno come su di un Calvario. Durante la metà dell’Ottocento, queste croci vennero rimosse in luogo di lavori pubblici per la sistemazione del piano stradale e per quell’occasione l’ingresso alla stessa chiesa fu arricchito dall’attuale scalinata.

Il Ministro generale dell’allora Ordine degli Osservanti, poi confluiti nei Minori di Santa Chiara di Spaccanapoli, Fra’ Giovanni da Napoli, incaricò, scrive il Celano, Cosimo Fanzago alla sistemazione barocca dell’immobile, incurante dell’enorme impressione suscitata dallo sfarzo a cui giunse il lavoro posto in opera dall’architetto per quel che avrebbe dovuto esser solo una chiesetta extramoenia. Il rinnovamento attuato per la chiesa si colloca durante il Viceregno di Medina de Las Torres e di tutti gli uomini di quella corte, piuttosto interessati a manifestare, con lo splendore delle chiese strappate all’architettura sacra, la posizione di potere sociale raggiunta primo tra i tanti, persino lo stesso Cosimo Fanzago, che per fama accresciuta, nel mentre dei lavori a Santa Maria degli Angeli alle Croci, offrì il proprio ingegno anche per la Certosa di San Martino sul colle più alto del Vomero, al Cappellone di San Giacomo della Marca, alle due Chiese del Gesù Vecchio e Nuovo, a San Lorenzo Maggiore ai Tribunali, a San Giorgio dei Mannesi a Forcella, e fino anche al Palazzo Donn’Anna a Posillipo.

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