19.12.2021 – Iniziativa di beneficienza della Delegazione di Napoli e Campania

Domenica 19 dicembre 2021 una rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha partecipato ad una solenne Celebrazione Eucaristica nel centro storico di Napoli, presso la basilica di San Giovanni Maggiore, che possiede un peculiare carattere costantiniano.

I Cavalieri Costantiniani, guidati dal Delegato, il Nob. Manuel de Goyzueta di Toverena, dei Marchesi di Toverena e di Trentenara, Cavaliere di Giustizia, sono stati accolti dal parroco Don Salvatore Giuliano, che nel breve incontro prima dell’inizio del Sacro Rito, come anche nella sua omelia, ha ringraziato il Delegato e i componenti della Rappresentanza per l’adesione della Delegazione di Napoli e Campania ai progetti assistenziali a favore dei senza fissa dimora nel territorio parrocchiale.

Da sinistra a destra: Don Salvatore Giuliano tiene l’omelia; i Cavalieri Costantiniani durante la Santa Messa; il Delegato recita la Preghiera del Cavaliere Costantiniano al termine delle Celebrazione.

La parrocchia sta conducendo questi progetti grazie al forte impulso di quanti cooperano con il parroco nell’ambito del territorio parrocchiale, che ha caratteristiche molto peculiari. Infatti, in questa zona dell’antico centro storico napoletano sono presenti realtà sociali critiche e disagiate, che convivono con la sede principale della “Orientale”, una delle più rinomate università italiane, che attira giovani studenti da ogni parte d’Europa oltreché studiosi di primario livello nelle discipline umanistiche e linguistiche, grazie anche a un continuo susseguirsi di convegni e incontri.

Tra le attività avviate dalla Delegazione di Napoli e Campania di concerto con il parroco di San Giovanni Maggiore, vi è il “Progetto Docce”, patrocinato dall’Arcidiocesi di Napoli, a favore dei senza fissa dimora della zona.

La Delegazione di Napoli e Campania, impegnata a seguire e condurre questo ed altri progetti futuri della parrocchia, ha colto l’occasione di carattere spirituale e pre-natalizio, per consegnare al parroco una prima dotazione di materiale per sostenere il progetto.

Sono stati donati 200 teli doccia, 100 guanti monouso, 3.150 asciugamani, 500 dose doccia-shampoo monouso e 500 saponette.

«Chi fa la carità al povero fa un prestito al Signore

che gli ripagherà la buona azione» (Proverbi 19,17).


La basilica di San Giovanni Maggiore è una delle più antiche della città di Napoli, visto che la sua costruzione risale al 324, come immediata conseguenza della libertà di culto promulgata dall’Imperatore Costantino con il suo editto del 313, che rese possibile la costruzione di luoghi di culto all’aperto. Diverse leggende motivano le finalità di costruzione della basilica, tra cui la più accreditata è legata a un gesto di ringraziamento dello stesso Costantino per sua figlia Costanza scampata a un naufragio.

Il tempio ha visto diversi passaggi storici, che sono sintetizzati nell’epigrafe marmorea posta sull’architrave.

Una prima ampia ristrutturazione fu realizzata nel VI secolo ad opera del Vescovo Venanzio. Costruita al tempo della dominazione bizantina di Belisario, probabilmente la basilica era ricca di mosaici e cupole e fu rimaneggiata in epoca normanna prima ed angioina poi. A quest'ultimo periodo, quello più ricco di trasformazioni che modificarono integralmente lo stile paleocristiano del tempio, risale l'allargamento delle navate laterali e il rifacimento completo del transetto. I secoli successivi videro ulteriori trasformazioni del tempio, ma anche lunghi periodi di chiusura dovute essenzialmente agli eventi sismici che hanno periodicamente flagellato Napoli.

La facciata è in tufo giallo con sul fianco sinistro un monumentale campanile che si caratterizza per un'associazione cromatica nei materiali impiegati, il tufo giallo e il piperno grigio scuro. Originario del XV secolo, rappresenta un unicum artistico della Città di Napoli, essendo le sue forme tipiche dell'arte gotica-durazzesca. L'ingresso è decorato da un sontuoso portale ogivale gotico, in marmo bianco e piperno datato al 1415.

Nella seconda metà del Settecento la chiesa fu interessata da lavori di rifacimento dell'interno, commissionati da Giuseppe Pappacoda.

Negli anni settanta del secolo scorso si avviarono importanti programmi di restauro che nel 1978 portarono alla luce l'abside paleocristiana sotto il coro ligneo seicentesco, che fu spostato nell'oratorio dei LXVI Sacerdoti. La chiesa si è aggiunto pertanto all'elenco di quelle che a Napoli ancora conservavano al loro interno testimonianze del periodo paleocristiano.

Nel gennaio 2012 la basilica è stata riaperta grazie anche all'intervento dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli. Dalla sua riapertura, oltre ad essere tornata luogo di culto consacrato, la basilica è spesso adoperata per ospitare eventi culturali. Nel 2020, anniversario della sua fondazione, il tempio è stato restituito alla comunità parrocchiale.

Uno dei luoghi altamente suggestivo e ricco di testimonianze di arte medievale è la Cappella Pappacoda, adiacente all’ingresso della basilica e facente parte delle sue pertinenze. La cappella, dedicata anch'essa come la basilica a San Giovanni Evangelista, fu commissionata nel 1415 da Artusio Pappacoda, esponente di una delle famiglie del Patriziato Napolitano, Consigliere e Siniscalco di Re Ladislao I d'Angiò.

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