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May 18, 2018

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S. Messa e Conferenza del Cappellano Rev. Prof. Don Maurizio Ormas

"Umanesimo cristiano e modernità"

 

Nel consueto appuntamento mensile i Cavalieri della Delegazione della Lombardia hanno assistito alla celebrazione eucaristica officiata dal Cappellano Prof. Don Maurizio Ormas, docente presso la Pontificia Università Lateranense  e dal Cappellano Rev. Don Federico Gallo, Direttore della Biblioteca Ambrosiana. Al termine della funzione religiosa  il Segretario Cav. Prof. Giuseppe Resnati ha consegnato i Diplomi per le nuove nomine al Cav. Dott. Giuseppe Leoni ed al custode del complesso di San Sepolcro Cav. Giuseppe Fringuelli. Successivamente hanno preso parte alla conferenza del Prof. Don Ormas nell’ambito del Ciclo di presentazione dei Confratelli sul tema “Umanesimo cristiano e modernità”, all’interno del programma culturale curato dal Responsabile il Cav. Prof. Edoardo Teodoro Brioschi, in presenza del Presidente della Real Commissione per l’Italia, Balì Gran Croce di Giustizia, S.E. Duca don Diego de Vargas Machuca e del Delegato Vicario Cav. Ing. Gilberto Spinardi.

 

 

Il Prof. Don Ormas ha insegnato per quasi 40 anni nei licei e successivamente all’Università: Docente di Magistero Sociale presso la Pontificia Università Lateranense a Roma, ed etica sociale presso la facoltà teologica dell’Emilia Romagna a Bologna.

E’ storico del pensiero politico medioevale. Ha approfondito la tematica Chiesa e Stato da un punto di vista pluridisciplinare (teologico, storico, filosofico, giuridico). In ambito di questi studi si è occupato delle radici cristiane dell’Europa ed in particolare di come fra il tardo antico e il Rinascimento, in occidente, il dualismo dei poteri abbia favorito il nascere e l’affermarsi di libertà di diritti personali e sociali sconosciuti nel resto del mondo.

 

La Dottrina Sociale della Chiesa – spiega Don Ormas - è il frutto del giudizio che il Vangelo dà sulle situazioni della vita dei cristiani e sulla situazione del mondo stesso.

Fin dall’inizio della sua storia, il cristianesimo ha difeso i poveri, gli affamati, gli stranieri, denunciato le ingiustizie, predicato la carità, il perdono e promosso opere per rispondere ai bisogni dell’uomo.

Tutta questa esperienza di umanità e carità è confluita nel magistero contenuto nell’enciclica sociale “Rerum novarum” che sancisce l’inizio della Dottrina.

Il Magistero raccoglie le esperienze dei cristiani e li stimola a sua volta a compierne di nuove, come ad esempio il diritto naturale per l’uomo e per il lavoratore in particolare, di associarsi e dare vita ai sindacati.

 

Le prime elaborazioni esplicite di un magistero sociale si possono individuare presso l’Università di Salamanca in Spagna ad opera delle riflessioni di grandi Ordini Religiosi come i Domenicani, Gesuiti, Francescani nella quale hanno avuto modo di confrontarsi e di formulare, per la prima volta, un pensiero sui diritti dell’uomo (i diritti umani degli Indios americani) con l’appoggio e l’eredità culturale della Regina Isabella di Castiglia e Papa Alessandro VI Borgia: i principi cristiani hanno il compito di attuare l’evangelizzazione del nuovo mondo, non di depredarlo.

 

Di notevole rilevanza è la Bolla “Sublimis Deus” nella quale si contesta la convinzione pericolosamente e interessatamente diffusasi, che il cristianesimo fosse solo per i bianchi.

 

Il Prof. Don Ormas analizza dettagliatamente le encicliche sociali dalla “Rerum novarum” (1891) alla “Laudato sii” (2015) e ne individua le acquisizioni.

 

- La DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA, la sua libertà, la sua responsabilità. Persona umana intesa come capace di relazioni sociali con l’altro e proprio per queste relazioni capace di raggiungere il suo pieno compimento.

 

la possibilità di associarsi facendo valere i propri diritti mediante associazioni.

Nel medioevo c’era addirittura il diritto alla resistenza nei confronti del potere politico, fino alla deposizione.

Il potere, per tutto il medioevo cristiano, viene dal popolo, in base alla Lex Romana. Essere Re fino al 1500 significava ricevere il potere dal popolo sancito da Dio e il Re era responsabile di fronte a Dio. Fino al 1500 Dio, il Popolo e il Re sono relazionati tra loro: il Re deve rendere conto a Dio e un po’ al Popolo; il Popolo deve obbedire al Re e a Dio; Dio deve essere garante dell’equità.

Dopo il 1500 l’esercizio del potere è insindacabile.

 

Questa partecipazione per il cristiano deve basarsi su dei principi di riflessione (come recita la “Octogesima Adveniens” di Papa Paolo VI) che sviluppano criteri di giudizio da cui derivano orientamenti per l’azione.

 

La comunità cattolica nel suo insieme ha offerto nel corso dei secoli un proprio contributo che si è tradotto in un arricchimento per tutti.  Ad esempio l’idea di fraternità e di solidarietà; l’idea di pace come frutto della giustizia e non della sopraffazione (la difesa degli Indios); il tema dei diritti dell’Uomo e della sua dignità con l’idea che non ci si possa fare giustizia da soli (il rifiuto del duello); l’equità come fondamento della giustizia e della legalità.

Nel medioevo e nella tradizione cristiana – specifica Don Ormas - l’equità è quella convenienza delle cose per cui in pari condizioni vengono riconosciuti uguali diritti, quindi in condizioni diverse i diritti sono diversi. La giustizia invece è dare a ciascuno il proprio.

Era chiara l’idea che se praticavi la legalità in maniera assoluta, violavi l’equità e quindi calpestavi i diritti di qualcuno, ovvero l’equilibrio fra equità giustizia e legalità.

L’equità è solo di Dio. Noi inseguiamo l’equità ricercando la giustizia con la virtù della giustizia mentre il diritto è lo strumento provvisorio mediante il quale cerchiamo di essere giusti inseguendo, senza raggiungerla mai, l’equità che è solo di Dio.

 

Oggi la questione è molto complessa perché da questa idea di equità di giustizia, di diritto naturale – puntualizza il Reverendo -, nasce la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948): si ritiene necessario trovare un fondamento su cui tutte le Nazioni si possano ritrovare nel predicare e affermare i diritti dell’uomo.

Purtroppo però, negli anni ’50 questa idea viene superata in quanto prende il sopravvento la posizione del giurista tedesco Hans Kelsen che afferma la positività del diritto e che non c’è nessun diritto naturale ma esiste solo il diritto positivo, ovvero chi ha l’autorità di formulare il diritto può dire qualsiasi cosa…

 

Dall’esame compiuto di tutte le encicliche sociali svolto nel suo volume, il Prof. Don Ormas fa emergere che nell’insegnamento sociale sono presenti elementi con un carattere permanente ed elementi con un carattere transitorio. Quelli permanenti sono il contributo che la Chiesa cattolica ha dato alla civilizzazione del mondo (Umanesimo Cristiano) che però – specifica il Reverendo - vanno continuamente riproposti.

 

E’ sorprendente scoprire come molti quesiti che ci poniamo oggi sulla moderna idea di libertà e sulla sua compatibilità con il cristianesimo, trovino risposta nel Medioevo, l’epoca in cui il cristianesimo ha espresso, in modo più rilevante nell’Europa Occidentale, la sua influenza sulla società.

 

Solo uno studio rigoroso e approfondito poteva consentire di vincere i pregiudizi esistenti e riconoscere nella cultura cristiana le radici di quelle libertà individuali e collettive, politiche ed economiche che costituiscono il patrimonio del nostro vivere civile e distinguono l’Europa, almeno fino al Cinquecento, da tutto il resto del mondo.

 

 

 

A cura del Cav. Luca Di Francesco

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