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May 18, 2018

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Milano - La ricaduta ecumenica interreligiosa dell’incontro tra San Francesco e il Sultano d’Egitto

S. Messa e conferenza del Prof. Antonio Angelucci 

 

Prosegue la serie di conferenze finalizzate a celebrarel’ottavo centenario dell’incontro di San Francesco con il Sultano d’Egitto, organizzate dal Promotore delle Attività Culturali, il Cav. Prof. Edoardo Teodoro Brioschi, Docente all’Università Cattolica di Milano.

 

Il relatore di questa conferenza è il Prof. Antonio Angelucci, docente di Diritto Canonico all’Università del Piemonte Orientale e di Diritto Islamico alla Facoltà di Teologia di Lugano. Lavora con il MIUR, con il Ministero dell’Interno e con Don Giuliano Savina presso l’Ufficio ecumenico e dialogo interreligioso nel gruppo Islam, sostituendo quest’ultimo in questa occasione, essendo impossibilitato a partecipare a causa di un importante impegno.

 

Il Prof. Angelucci ha esposto la sua visione in merito al tanto dibattuto incontro di San Francesco con il Sultano d’Egitto, analizzando essenzialmente lo spirito con cui è avvenuto e le ricadute di oggi, arrivando ad esaminare lo stesso spirito che ha portato papa Francesco ad Abu Dhabi a ricalcare le sue orme 800 anni dopo, componendo il documento sulla fratellanza umana. Si è soffermato inoltre sul dialogo interreligioso che ha interessato gli ultimi tre Papi negli ultimi 30 anni.

 

Di notevole importanza innanzitutto – spiega il relatore – è il ritrovamento di una epigrafe che attesta da parte araba la presenza di San Francesco alla corte del Sultano, confermando le numerose fonti francescane nelle quali Francesco annuncia ad al-Malik al-Kamil la propria fede in Cristo.

 

Il Prof. Angelucci desidera prima di tutto spiegare che quell’incontro è avvenuto tra due persone sicuramente umili e miti. Una base di condivisione di qualcosa che innanzitutto è profondamente umano e che rende possibile l’incontro. Uno spirito recuperato da Giovanni Paolo II (il primo ad Assisi nel 1986 a riunire 200 rappresentanti di 12 professioni religiose) e dai suoi successori, diventando un modello cui la Chiesa si sta ispirando per improntare un cammino verso la pace, con umiltà e mitezza, necessari innanzitutto per conoscersi.

 

Sono state commentate le dichiarazioni dei Papi rilasciate in occasione di questi incontri, alcune delle quali ancora oggi dibattute. Tuttavia – specifica il Prof. Angelucci, riferendosi in particolare al recente documento sulla fratellanza umana di Papa Francesco ad Abu Dhabi –  l’interpretazione non può che essere sempre finalizzata ad una conversione più autentica cogliendo l’invito alla “fratellanza fra tutti i credenti e non credenti e fra tutte le persone di buona volontà”. Una vocazione universale quindi, che va oltre il rapporto tra Chiesa cattolica ed Islam a dispetto di chi invece vuole oggi lo scontro di civiltà, strumentalizzando la religione. E’ facile – prosegue il relatore – trovare l’espediente delle divisioni religiose, delle guerre di religione, (come è già accaduto in passato) per affermare che la religione non serva. Ed è forse quello che vuole chi si pone in un’ottica di divisione per togliere la religione dalla sfera pubblica.

 

Notevole scalpore fece inoltre il gesto di Papa Giovanni Paolo II quando baciò il Corano. Segno questo – specifica il relatore – di quella mitezza, umiltà, carità, dialogo ed esigenza di conoscere l’Altro.

Nelle sue dichiarazioni si legge: “Dobbiamo diffondere la consapevolezza che i problemi di oggi non si risolveranno se non ci conosceremo e rimarremo isolati gli uni dagli altri”.

Non tutti sanno, a tal proposito, che la tradizione islamica conserva un grande rispetto per la memoria di Gesù considerato il più grande profeta, più grande dello stesso profeta Muhammad - conclude il Prof. Antonio Angelucci - e per Maria sua vergine Madre, la cui verginità è affermata nello stesso Corano (elementi, sottolineati più volte da Papa Wojtyla, che accomunano la religione cristiana a quella islamica).

 

Viene comunicata in conclusione la data di un nuovo importante incontro a livello CEI previsto a Roma il 29 giugno, al quale parteciperà l’Imam Yahya Pallavicini (relatore in una nostra conferenza tenutasi nel 2017) come rappresentante della comunità islamica. Questo riferimento, che ha messo d’accordo nell’ultimo convegno tutti i musulmani e le rappresentanze presenti, è di grande rilievo e per nulla scontato perché frutto di quell’unità che raramente si trova all’interno delle stesse comunità musulmane (motivo principale della mancata intesa con lo Stato italiano) e che fa ben sperare in un dialogo proficuo.

 

 

A cura

Cav. Mo. Luca Di Francesco

Addetto alla comunicazione

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