Benedizione dell’antico Crocifisso a Castellammare di Stabia

Sabato 25 febbraio 2023 alle ore 18.30 presso la Concattedrale di Maria Santissima Assunta e San Catello di Castellammare di Stabia, una...

Sabato 25 febbraio 2023 alle ore 18.30 presso la Concattedrale di Maria Santissima Assunta e San Catello di Castellammare di Stabia, una rappresentanza di Cavalieri e Postulanti della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha partecipato alla solenne Santa Messa nella vigilia della I Domenica di Quaresima, presieduta da Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, concelebrante il Parroco Don Antonio De Simone, assistiti da due diaconi.

Al termine del Sacro Rito, Mons. Alfano ha benedetto l’antico Crocifisso con il volto della Sacra Sindone, che fu il più grande tra quelli donati a Castellammare di Stabia da Re Ferdinando IV, tornato sul trono di Napoli dopo la rivoluzione napoletana del 1799, ad espiazione dei sacrileghi “alberi della libertà” della “religione” rivoluzionaria, che furono imposti dagli invasori francesi e dai giacobini locali nelle città e nei paesi del Regno di Napoli. Riscoperto grazie all’interessamento del Dott. Luigi Esposito, che ne ha ricostruito la storia, è stato poi restaurato con il contributo della Delegazione di Napoli e Campania.

Nella sua omelia, commentando il Vangelo secondo Matteo (4,1-11), Mons. Alfano ha parlato di Gesù nel deserto che lotta con le tentazioni del diavolo. «La tentazione è il momento della prova, della scelta. Gesù ha vissuto questo tempo nel deserto condividendo l’esperienza che più lascia smarriti ogni persona. Vuol dire che ogni esperienza, anche la più dura, può essere un incontro con Dio. Nel Vangelo si dice che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato. Anche nel Padre Nostro diciamo: “Non ci indurre in tentazione”. Ma allora è il Signore che ci conduce in tentazione? Dio è sempre dalla parte dell’uomo. Ma, allora, perché Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato? Se la tentazione è il momento in cui nella vita quotidiana siamo messi difronte alla scelta e possiamo dire un sì più profondo e maturo a Dio, la tentazione è l’occasione in cui il Signore è dinanzi a noi per sostenerci, per farci crescere. Non è Dio che vuole le tentazioni, ma in tutto c’è un disegno di Dio, che legge la nostra storia sempre come una occasione di crescita. Lo Spirito è il dono che Dio ci fa per superare la tentazione. È un messaggio, allora, molto positivo: non bisogna aver paura di andare fino in fondo nelle cose, perché il Signore, attraverso il suo Spirito, ci aiuta. La tentazione non si supera facilmente. Innanzitutto bisogna smascherare l’inganno perché occorre saper chiamare per nome le difficoltà che abbiamo davanti. Cristo ha vinto le tentazioni perché si è sentito sempre sostenuto dal Padre. Gesù, ascoltando Dio, attraverso le sue Scritture, può smascherare il male. La Parola di Dio Gli apre una prospettiva nuova. Le tentazioni ci accompagnano sempre per tutta la nostra vita, come è successo a Gesù, che è stato tentato fino alla Croce. E di fronte alle tentazioni dobbiamo scegliere sempre il bene, scegliere Dio!».

Al termine della Concelebrazione Eucaristico, il Cav. Dott. Giancarlo de Goyzueta di Toverena ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.

Infine, l’Arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia ha benedetto l’antico Crocifisso nel nartece della concattedrale, dove – completato l’importante intervento di restauro – giovedì 18 novembre 2021 ha ritrovato il suo originario alloggiamento, rivolto verso la piazza principale di Castellammare di Stabia, a protezione ideale dell’intera città. Così, dopo tanti anni di oblio, fu restituito alla venerazione dei fedeli con il beneplacito di Mons. Francesco Alfano; di Don Antonino D’Esposito, l’allora Parroco della concattedrale, oggi parroco a Sorrento (a cui è succeduto Don Antonio De Simone, che ha fatto il suo ingresso canonico il 16 ottobre 2022); e Don Pasquale Vanacore, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali, Cappellano di Merito.

La Rappresentanza di Cavalieri e Postulanti della Delegazione di Napoli e Campania era guidata dal Delegato, Nob. Manuel de Goyzueta di Toverena, dei Marchesi di Toverena e dei Marchesi di Trentenare, Cavaliere di Giustizia; dal Segretario Generale, Nob. Ing. Patrizio Giangreco, Cavaliere Jure Sanguinis MP; dal Tesoriere, Nob. Dott. Giancarlo de Goyzueta di Toverena, dei Marchesi di Toverena, Cavaliere di Giustizia; dal Consigliere di Delegazione, Avv. Alessandro Franchi, Cavaliere di Merito; e dal Cerimoniere, Domenico Giuseppe Costabile, Cavaliere di Merito. Ospiti molto graditi il Nob. Prof. Gianandrea dei Baroni de Antonellis e Signora, e il Dott. Luigi Esposito. Erano presenti il Principe Don Ernesto Capece Minutolo, Principe di Canosa, Patrizio Napolitano, Cavaliere di Giustizia; Don Vittorio Talamo de Vargas, Cavaliere di Giustizia; i Cavalieri di Merito con Placca Prof. Antonio De Stefano e Dott. Gesualdo Marotta; i Cavalieri di Merito Dott. Antonio Steardo, Ing. Attilio Montefusco, Arch. Carlo Iavazzo e Dott. Valerio Massimo Miletti; i Cavalieri di Ufficio Avv. Roberto Russo, Ing. Nicola Annunziata, Prof. Valerio Stefano Sacco e Rodolfo Armenio; i Postulanti Dott. Antonino Giunta e Luigi Scarano.

Durante la Rivoluzione francese i repubblicani piantarono il primo “albero della libertà” nel 1790, a Parigi. Gli “alberi della libertà” vennero successivamente piantati in ogni municipio di Francia e in altri Paesi. Andando indietro nella storia apprendiamo, che gli invasori francesi e le repubbliche giacobine imposero ovunque. Durante la rivoluzione napoletana del 1799 gli invasori francesi e i giacobini locali imposero anche nelle città e nei paesi del Regno di Napoli, gli “alberi della libertà” della “religione” rivoluzionaria. Nelle intenzioni dei rivoluzionai avrebbero dovuto soppiantare il Cristianesimo. Questi simboli paganeggianti furono piantati generalmente nelle piazze principali, spesso provocatoriamente di fronte alla chiesa principale delle città e dei paesi. I rivoluzionar giacobini volevano che l’albero sostituisse ovunque il Crocifisso.

Gli odiati simboli dell’oppressione ideologica giacobina venivano abbattuti dalla popolazione, non appena le milizie francesi, unico reale sostegno del governo giacobino, abbandonavano il paese o la città. Al ritorno dei governi legittimi, nei luoghi dove erano stati eretti tali alberi, vennero posti Crocifissi, in origine in segno di riparazione con “funzione redimente o di bonifica religiosa”. Quindi, lo scopo originario era il risanamento dell’offesa giacobina sgradita al clero e al popolo. Da quel momento in poi, i Crocifissi divennero un vero e proprio punto di riferimento e oggetto di culto per la popolazione stabiese.

S.M. Ferdinando IV, ritornato sul trono di Napoli, donò in tutto il Regno vari Crocifissi, a grandezza naturale, fatti dipingere su legno, da erigersi ad espiazione dei sacrileghi “alberi della libertà”. Il documento che lo attesta, custodito nell’Archivio Storico della chiesa del Purgatorio, è una delibera in data 14 luglio 1799. In essa si attesta che a Castellammare di Stabbia vi fu una imponente processione durante la quale furono piantate dei Crocifissi «nei luoghi ove v’erano piantati l’Infami Alberi della perfida e sedicente Repubblica (…), sì per rendere ringraziamento al Signore Iddio per la grazia fatta (…), sì per ratificare l’attaccamento all’amabilissimo (…) Sovrano, per inneggiare infine al Santo Protettore per aver ottenuto da Dio di non morire abbruggiati dal fuoco del cannone e Bombe minacciavano li perfidi infami Giacobini».

Il Crocifisso più grande tra quelli donati da Re Ferdinando IV a Castellammare di Stabia, giaceva in un deposito della concattedrale. Fu riscoperto grazie all’interessamento del Dott. Luigi Esposito, Socio corrispondente dell’Accademia di Scienze Forestali, che ne ha ricostruito la storia.

Nel 2021, il Dott. Esposito ha mobilitato un gruppo di volenterosi fedeli stabiesi per la raccolta dei fondi necessari al restauro, a cui si è aggiunta il contributo della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Delegato, il Nob. Manuel de Goyzueta dei Marchesi di Toverena e di Trentinara, Cavaliere di Giustizia, unitamente all’interessamento del Nob. Prof. Gianandrea dei Baroni de Antonellis.

Questo sforzo e buona volontà ha portato al recupero di un’opera così particolare spiritualmente e storicamente significativa, con il restauro conservativo effettuato dalla Dott.ssa Maria Consiglia Stile, collaboratrice della Soprintendenza alle Belle Arti.

Il Dott. Esposito ha spiegato che «circola voce che l’artigiano che lo dipinse volle rifarsi a misure e fattezze della Sacra Sindone della quale all’epoca cominciavano a circolare delle raffigurazioni. Se ciò fosse vero, così come parrebbe dai bozzetti, questo Crocefisso avrebbe un valore mistico anche superiore a quello che si stimava, che era di entità storica ed evocativa di una battaglia per il cristianesimo che continua ai nostri giorni, anche con l’impegno che è stato profuso per questo restauro e il suo riposizionamento all’ingresso della concattedrale di Castellammare di Stabia».

Sulla targa che è stata posta il 11 ottobre 2022 ai piedi del Crocifisso è scritto Regnavit a ligno Deus (Dio regnava da un legno). È un verso tratto dal Vexilla regis, l’inno le cui parole sono tratte dal poemetto composto da Venanzio Fortunato in occasione dell’arrivo della reliquia della Vera Croce a Poitiers. Viene principalmente cantato il Venerdì santo in onore della Santa Croce, nella ricorrenza della festa, ormai soppressa, della Invenzione della Croce (3 maggio), e nella celebrazione della Esaltazione della Santa Croce (14 settembre). L’inno ha sempre avuto una grande importanza nella storia della musica. Veniva tradizionalmente cantato nelle processioni precedute dalla Croce. Celebre l’esecuzione con coro a cappella, che accompagna la processione del Santo Legno e del Cristo Morto il venerdì santo a Mola di Bari, e del Cristo Morto e della Pietà a Molfetta, e a Barcellona Pozzo di Gotto. Il Vexilla Regis è stato anche l’inno dell’Esercito Reale e Cattolico che nel 1793 combatté i rivoluzionari in Vandea.

Regnavit a ligno Deus significa che la Croce è il trono dal quale Dio regna. Il nostro Dio non è un re che governa le nazioni con la violenza, la forza, l’intimidazione o la punizione, ma con la fragilità e la debolezza dell’amante. Chi ama è debole e si lascia possedere, si consegna all’amato e alla sua libertà, si lascia tradire. Il verbo tradire infatti significa consegnare. “Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte ed alla morte di croce. Per questo, Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e negli inferi; ed ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore” (Fil 2,8-11).

Ecco qui il mandato che viene dalla Croce. Se dalla Croce Dio regna con la legge dell’amore gratuito, così è la consegna fatta a noi: se io che sono Maestro e Signore vi ho lavato i piedi così fate anche voi gli uni agli altri. Per salvare il mondo e per salvare noi stessi è necessaria proprio la nostra croce. Specialmente in questa nostra epoca, caratterizzata dalle guerre in tutte le parti del mondo, sono necessari il messaggio e l’esempio della mortificazione e del sacrificio che sta in ginocchio. Oggi è tempo della necessità del Vangelo risplende con forza, della Verità tutta intera. Oggi è tempo dei cercatori della Verità che non si riempiono la bocca di stupidità mediatica, ma cercano il linguaggio di Dio, nel quotidiano cammino dietro a Gesù. Lui dalla Croce regna, noi nella sua Croce viviamo la gioia del Vangelo: Signore tu sai che ti amo.

Come meritato riconoscimento dell’opera svolta, dopo la benedizione del Crocifisso, il Delegato ha conferito un Encomio di Benemerenza al Dott. Luigi Esposito e ha consegnato al Parroco degli Elogi di Benemerenza destinati a Don Pasquale Vanacore e Don Antonino D’Esposito.

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Per ulteriori informazioni e fotografie è possibile consultare l’articolo Il Crocifisso col volto della Sacra Sindone. Dono di Ferdinando IV di Borbone a Castellammare di Stabia di Vik van Brantegem del 12 ottobre 2022 nel Blog dell’Editore su Korazym.org [QUI] (da cui sono state tratte le informazioni qui riprese).

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