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25.12.2022 – Auguri di Natale del Gran Maestro e del Presidente della Real Commissione per l’Italia

Riportiamo i biglietti degli auguri di Natale 2022, rispettivamente del Gran Maestro e del Presidente della Real Commissione Commissione per l'Italia, accompagnata da una Nota sul significato profondo della Festa di Natale per i Cavalieri cristiani. Segue una spiegazione dei dipinti presentati in ambedue i biglietti:

  • il dipinto di Pieter Paul Rubens San Giorgio e il drago, che ritrae il Santo patrono dell’Ordine Costantiniano mentre affronta il mostro, come viene raccontato nel testo di Jacopo da Varagine;

  • il dipinto di Jacopo Robusti detto il Tintoretto L'Adorazione dei pastori, con un'iconografia diversa da quella tradizionale, poiché l'opera non è presentata in un blocco unico, ma è collocata su due piani.


Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Real Commissione per l’Italia

Il Presidente


Carissimi Confratelli, Consorelle, Amici

auspico che per tutti noi il Natale che ci apprestiamo a celebrare sia motivo di gioia, di pace, di serenità, di speranza. È davvero importante che viviamo bene questa festa.

Come Cavalieri cristiani, non possiamo certo banalizzare il Natale, come è purtroppo costume diffuso nella nostra società secolarizzata, riducendolo ad un mero scambio di auguri e regali. Non svuotiamo il Natale riducendolo a una fiaba per bambini.

Il Natale è infatti la memoria di un evento storico: la nascita di Gesù, avvenuta a Betlemme nel 753 anno di Roma, sotto l’imperatore Cesare Augusto, quando in Giudea era re Erode il Grande e il governatore della Siria era Quirinio, come annota l’evangelista Luca all’inizio del suo Vangelo (Lc 2,1).

Con l’incarnazione Dio ha voluto condividere la nostra natura umana. Viviamo allora i valori umani e cristiani che Gesù viene a portarci: il valore dell’amore e della condivisione, perché il Natale pervada di gioia profonda tutta la nostra vita.

Attraverso i miei continui contatti con le Delegazioni ho potuto costatare quanto sia ammirevole l'impegno profuso dai Confratelli nella difesa e conservazione dei valori cristiani e in iniziative di solidarietà; in occasione della Natività del Signore intensifichiamo le nostre attività in guisa che il messaggio di salvezza si diffonda sempre di più.

E in questo tempo funestato dalla guerra preghiamo intensamente per il ristabilimento della pace nel mondo!

Intanto, nella luce dell'Incarnazione, mi confermo

Milano, addì 13 Dicembre 2022

Duca Don Diego de Vargas Machuca

Balì Gran Croce di Giustizia dec. del Collare


Pieter Paul Rubens, San Giorgio e il drago, 1606-1608, olio su tela, 309x257 cm, Museo del Prado, Madrid.

Il biglietto degli auguri per il Natale del Signore 2022 del Gran Maestro, S.A.R. il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria, Conte di Caserta, Capo della Real Casa delle Due Sicilie, presenta il dipinto di Pieter Paul Rubens San Giorgio e il drago, che ritrae il Santo patrono dell’Ordine Costantiniano mentre affronta il mostro, come viene raccontato nel testo di Jacopo da Varagine.

San Giorgio alza la spada per abbattere il drago al quale ha già assestato un colpo di lancia. Infatti il legno della lunga arma è spezzato e conficcato nella bocca dell’animale. Il drago ha un aspetto mostruoso e sgrana i grandi occhi nella foga dell’aggressione. Con le zampe anteriori poi afferra la lancia nel tentativo di liberarsi. La principessa impaurita rimane sullo sfondo a sinistra e in disparte. La giovane indossa abiti ricchi ed eleganti che indicano la sua nobile nascita. Con la mano sinistra stringe una pecora destinata al sacrificio con lei. Il cavallo mostra la sua eccitazione dovuta allo scontro con il drago dalla schiuma che esce dalla bocca.

Jacopo da Varagine nel suo testo agiografico intitolato Legenda aurea riportò la vicenda di San Giorgio. Il cavaliere arrivato a Silca, città della Libia, scoprì la terribile usanza del posto. Gli abitanti di Silca per ammansire un terribile drago del lago sacrificavano due pecore e le davano ogni giorno in pasto all’animale. Iniziarono poi a sacrificare gli abitanti estraendoli a sorte. Toccò anche alla giovane figlia del re che però fu salvata da Giorgio che uccise l’animale. Il re e i sudditi come ringraziamento si convertirono al cristianesimo.

Rubens dipinse il momento decisivo nel quale San Giorgio affronta il drago alzando la spada. Il pittore fiammingo rappresenta San Giorgio come il comandante di un esercito romano rivelando la sua ispirazione alla statuaria classica.

Il riferimento all’arte classica per Rubens non fu solamente una componente formale ed estetica. Piuttosto rappresentò l’indicazione di un universo di valori al quale fare riferimento. L’artista infatti interpretò un episodio religioso raffigurandolo con una scena eroica di ispirazione classica. Infatti l’incontro tra mondo religioso cristiano-cattolico e mondo antico pagano fu una delle intenzioni dell’artista per arricchire i contenuti di entrambe.

Il cavallo occupa una gran parte dello spazio nella superficie del dipinto. Inoltre il suo corpo genera una robusta diagonale compositiva intorno alla quale si articolano gli altri elementi della scena. A questa direttrice, che sale da sinistra a destra, si contrappone quella obliqua del corpo inclinato di San Giorgio. Le due diagonali si incrociano così in prossimità del centro dell’opera. La figura obliqua del cavallo contribuisce così a rendere la composizione dinamica e a sottolineare l’azione accompagnandosi al braccio levato di San Giorgio.

Tintoretto, Adorazione dei pastori, 1579-1581, olio su tela, 542x455 cm, Scuola Grande di San Rocco, Venezia.

Il biglietto degli auguri per il Natale del Signore 2022 del Presidente della Real Commissione per l’Italia, S.E. il Duca Don Diego de Vargas Machuca, Gentiluomo di Sua Santità, Bali Gran Croce di Giustizia decorato con Collare, presenta il dipinto di Jacopo Robusti detto il Tintoretto L'Adorazione dei pastori, appartenente al ciclo dei "Dipinti per la Scuola Grande di San Rocco", che decora le pareti della sala superiore.

Il Tintoretto in questo dipinto presenta un'iconografia diversa da quella tradizionale, poiché l'opera non è presentata in un blocco unico, ma è collocata su due piani, l'uno soprapposto all'altro, orizzontalmente divisa in due zone uguali da una sorte di soppalco. Si tratta di una soluzione abitativa molto frequente nelle stalle dei contadini dell’epoca: la parte inferiore era riservata agli animali che con il loro calore riscaldavano la parte superiore, adibita ad abitazione della famiglia. Questo permette di osservare la scena dal basso verso l’alto e di far convergere le linee verso la Madonna e il Bambino Gesù, attribuendo ad essi il ruolo di protagonisti, nonostante il gruppo sia collocato in una posizione più distanziata.

Nel soppalco, su un mucchio di fieno, a destra, la Sacra Famiglia viene adorata da due donne collocate sul lato sinistro, una delle quali ha il seno scoperto. Questo dettaglio ci fa supporre che si tratti delle due balie, Zabel e Salomé, di cui parlano i Vangeli. Esse offrono a Gesù i doni che passano loro i personaggi collocati in basso. La Madonna si volge verso le due donne, sollevando un lembo del tessuto per mostrare il Bambino, mentre Giuseppe osserva la scena con un fare pensoso. Su di loro piove, dal tetto rotto, la luce di Dio che tutto rischiara.

Sotto, distinguiamo un gruppo di pastori con i loro semplici doni (del pane delle uova) e sullo sfondo il bue, una gallina e una scala che permette di salire al piano superiore. Essi sono illuminati sia da una luce artificiale che proviene dal fondo della mangiatoia che da un chiarore esterno. La luce avvolge ogni cosa e crea dei sapienti chiaroscuri e un cromatismo che spazia dal marrone chiaro al marrone scuro, dal giallo luminoso, quasi bianco a un beige. I protagonisti della scena sono delle persone umili e fra di essi c’è posto anche per gli animali, come esseri viventi che fanno naturalmente parte della famiglia. I gesti sono teatrali, ma la religiosità che traspare è popolare, senza implicazioni teologiche o che rimandano alle Sacre Scritture. I pastori parlano, quindi, un linguaggio semplice, quello della fede e sono uniti da una coralità di intenti (tutti i pastori si aiutano per offrire i doni al Bambino Gesù), come se l’artista volesse sottolineare la vicinanza di Dio ai poveri. È ovvio che in una rappresentazione simile non ci sia spazio per l’opulenza dei Re Magi con i loro ricchi doni.

La scena è dominata dalla presenza degli angeli, posti al di sopra delle travi. Essi tendono a confondersi con la luce e le linee prospettiche convergono tutte sulla figura della Vergine Maria, intesa come centro della rappresentazione.

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