La Delegazione della Tuscia e Sabina all’accesa della Madonna del Rosario a Piansano

La tradizionale accesa della Madonna del Rosario nella chiesa parrocchiale di Piansano. "Evviva Maria!" Il grido alto e forte si leva al...

La tradizionale accesa della Madonna del Rosario nella chiesa parrocchiale di Piansano. “Evviva Maria!” Il grido alto e forte si leva al cielo verso la Beata Vergine del Rosario. È venerdì 29 settembre 2023. La gente del Paese è tutta in chiesa. È una festa importante, non solo a Piansano.

La Madonna guarda il suo popolo, la sua gente, i fedeli che la venerano e si affidano a Lei. Davanti all’altare i bambini. Poi le autorità: il Prefetto, il Questore, il Sindaco, altre Autorità civili e militari, la Confraternita del Santissimo Sacramento, l’Accademia Internazionale Mauriziana, i portantini, le associazioni. Ai lati del presbiterio, in un posto distinto, la Rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

E tutti si inchinano alla Vergine. La cerimonia, presieduta dal Vescovo di Viterbo, Mons. Orazio Francesco Piazza, non ha un inizio preciso. È spontanea, come l’amore che lega un popolo alla sua protettrice. Intenso e partecipato il Rosario animato dal Parroco Don Andrea Mareschi, intime le preghiere, tradizionali i canti, illuminata la chiesa per una festa che reca in sé storia, fede, cultura e, appunto, tradizione.

Dopo la recita del Rosario, si leva il canto delle litanie lauretane; e tutti volgono lo sguardo lassù, verso l’alto, sulla sommità dell’altare dove è già posizionata la splendida “macchina” che accoglierà la Madonna, un antico e fastoso baldacchino in legno impreziosito da lacche e intarsi colorati. C’è aria di attesa, di preghiera, di festa. Gli addetti alla macchina intanto proseguono le operazioni: dispongono obliquamente sull’altare due lunghe travi di legno che vanno a incastrarsi con quelle che in alto sorreggono il baldacchino. I fedeli accompagnano ogni momento della preparazione della struttura sulla quale la macchina scenderà, fino a posarsi dolcemente a terra. Si invoca la Vergine con le espressioni di fede, poesia e spiritualità che generazioni di musicisti, autori, poeti hanno elaborato e i nostri avi tramandato. Il Sindaco si commuove alla lettura delle poesie. Si intona anche Mira il tuo popolo oh bella Signora…, invocazione di aiuto, protezione e intercessione, che si usa cantare in molti borghi durante le processioni.

Ecco la macchina si muove, lentamente inizia la discesa, dapprima quasi impercettibile. Quando la macchina – accesa da lampadine – si posa lievemente a terra, la cerimonia entra nella sua fase di più intensa partecipazione. Una breve processione di ecclesiastici, guidata dal Vescovo, scende dal presbiterio e, percorrendo la navata centrale, si dirige verso la piccola sacrestia nei pressi dell’ingresso della chiesa. La processione è preceduta dai “Sacramenti”, ovvero gli accoliti della Confraternita del Santissimo Sacramento nel loro tradizionale saio bianco legato in vita e mozzetta rossa con scudetto argenteo. Giunti davanti alla sacrestia, “i Sacramenti” si dispongono di lato per aprire la strada agli ecclesiastici che entrano. Seguono istanti di palpitante attesa.

Il Vescovo si è raccolto in preghiera con i soli sacerdoti all’interno della piccola sacrestia intorno alla sacra effige. Un momento intimo e privato dove il Vescovo ha pregato la Madonna per alcune intenzioni personali.

Dopodiché è avvenuto il momento culminante della festa con l’ascesa della Madonna sulla tradizionale macchina fra canti, acclamazioni e preghiere. Un momento unico che ogni anno apre il mese di ottobre che la Chiesa dedica alla preghiera del Santo Rosario.

La Madonna del Rosario accoglie benigna i suoi fedeli e sale verso il Cielo. E tutti la salutano:” Evviva Maria!”. Il Vescovo impartisce la benedizione, ma la festa non è finita. Proseguirà nei prossimi giorni. In nome di Maria. Domani, domenica 1° ottobre, il Cardinale Fortunato Frezza presiederà la Santa Messa e la solenne processione per le vie del Paese.

L’attuale statua della Beata Vergine del Rosario fu commissionata da Don Nicolò Fanti nel 1711.

Il corpo è di legno imbottito mentre la testa e le mani sono di cartapesta. Nell’interno della testa vi è una iscrizione che attesta che il lavoro fu eseguito da Suor Maria Regina Conelli, con l’aiuto di Suor Maria Serafini, sua zia, entrambe monache del monastero di Santa Maria Maddalena a Monte Cavallo a Roma.

Nel gennaio 1863 il Vicario Foraneo Don Vincenzo Fabrizi, guarì miracolosamente da un ictus dopo che si era rivolto alla Beate Vergine del Rosario. Sollecitato dal popolo e da Cardo Parracciani Clarelli, già Vescovo di Montefiascone (1844-1854), inoltrò istanza al Vescovo Luigi Jona supplicandolo di provvedere affinché il Capitolo Vaticano, in conformità a quanto disposto dal Conte Alessandro Sforza, concedesse l’onore della corona aurea alla Madonna del Rosario. Il Conte Sforza aveva lasciato la somma di 71.000 scudi a titolo di legato alla Basilica Vaticana affinché, con i frutti prodotti da tale capitale, ogni anno si incoronasse una immagine miracolosa della Beatissima Vergine. Fu così che il l4 ottobre 1863 la Sacra Immagine venne incoronata, con le corone auree donate dal Capitolo Vaticano e dal primo Vescovo di Montefiascone, Mons. Luigi Jona, al termine di una solenne Santa Messa, che vide radunato tutto il popolo di Piansano.

In tale occasione, per la processione, venne inaugurata la nuova macchina processionale dalle linee gotiche. Il Cardinale Nicola Parracciani Clarelli trasmise al parroco Don Fabrizi la Bolla, con la quale in Papa Pio IX concedeva l’indulgenza plenaria in occasione dell’incoronazione.

Il 14 marzo 1867 lo stesso Papa Pio IX, accogliendo le istanze del clero e del popolo di Piansano, elevava la festa al grado di “solennità di prima classe con ottava”.

È ampiamente documentato dagli ex-voto e dai donativi preziosi, la profusione di grazie elargite dalla Madonna del Rosario ai suoi figli. Grazie non solo di ordine materiale, evidenti nelle guarigioni, ma anche e soprattutto spirituali. Sono testimonianze che ci parlano del profondo legame che si è instaurato tra la comunità piansanese e la Madre Celeste e che in tale vincolo rafforza e ritrova la propria identità comune e rinsalda la fede e il sentimento religioso.

La parola “Rosario”, da cui prende il nome la preghiera in onore della Vergine, deriva dal latino “rosarium” che significa “giardino di rose, roseto”.

In epoca medioevale era assai diffusa l’usanza di metter una corona di rose sulle statue della Vergine quale simbolo delle preghiere a Lei rivolte dai devoti.

Nei conventi dell’epoca, e soprattutto nei monasteri irlandesi del IX secolo, i fratelli laici, spesso illetterati, dispensati dalla recita del Salterio per la scarsa familiarità con il latino, integravano le loro pratiche di pietà con la recita di 150 Pater Noster o Ave Maria in sostituzione dei 150 salmi che non potevano imparare a memoria.

San Beda il Venerabile aveva suggerito l’adozione di una collana di grani infilati in uno spago per facilitare il conteggio e guidare la meditazione e la preghiera. Questa “collana” di grani chiamata, non a caso, corona, assurse a simbolo di un mistico serto di fiori offerto, in preghiera, alla Madonna.

Questa devozione fu resa popolare da San Domenico che, secondo la tradizione, nel 1214 ricevette il primo Rosario dalla Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, come un mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori.

Nel XIV secolo il certosino Enrico di Kalcar ne propose la suddivisione in 15 decine separate da un Pater Noster (solo nel 1613 si aggiunse, a completamento, il Gloria.

Intanto, alla contemplazione insita nella preghiera vocale, si aggiunse quella meditativa basata sulla evocazione di momenti della vita di Cristo, opportunamente enunciati con frasi e denominati “misteri”.

Nel 1470 Alano de la Roche distinse le tre cinquantine in rapporto a tre cicli meditativi incentrati sull’Incarnazione, la Passione, la Gloria di Cristo e di Maria (misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi). È in questa epoca che il Salterio mariano comincerà a chiamarsi “Rosario della Beata Vergine Maria”.

Nel 1478 il Papa Sisto IV promulga la Bolla Pastor aeterni in cui si afferma che il Rosario della Beata Vergine Marina è composto da 150 Ave Maria e 15 Pater Noster.

Nel 1571, anno della battaglia di Lepanto, il Papa Pio V chiese alla Cristianità di pregare con la recita del Rosario per chiedere la liberazione dell’Europa Cristiana dalla minaccia turco-ottomana e allontanare il pericolo dell’invasione. La vittoria della flotta cristiana, avvenuta il 7 ottobre, venne attribuita all’intercessione della Vergine Maria invocata con il Rosario.

Il 17 marzo 1572 il santo Papa Pio V, con la Bolla Salvatoris Domini istituiva la Commemoratio Beatae Virginis de Victoria.

Nel 1573 il suo successore, Papa Gregorio XIII, con la Bolla Monet apostolus istituisce la festa solenne della Madonna del Rosario, fissandola alla prima domenica di ottobre.

Nel 1913 un decreto del santo Papa Pio X riporterà tale festa alla data storica del 7 ottobre.

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