Riflessioni sulle letture festive – Solennità Santissima Trinità: Dio Padre, Figlio e Spirito, tre persone in una sola ed identica comunione di vita

La Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, nell’obiettivo di fornire una formazione continua ai propri Cavalieri, Dame e Postulanti, con la Domenica delle Palme 2024 ha iniziato la pubblicazione sul proprio canale YouTube dei podcast con delle riflessioni sulle letture festive, a cura dal Referente per la Formazione, Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere di Merito con Placca d'Argento. È stata pubblicata la Meditazione sulle letture della Solennità della Santissima Trinità, 26 maggio 2024.
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Podcast 26 maggio 2024 – Solennità della Santissima Trinità: Dio Padre, Figlio e Spirito, tre persone in una sola ed identica comunione di vita [QUI]

La collocazione della solennità della Santissima Trinità dopo il grande evento pasquale, non intende essere la celebrazione di un particolare mistero Cristiano, ma vuole orientarci al dato fondativo del nostro stesso essere creature viventi. Intende riconoscere, per adorare e ringraziare, il protagonista della salvezza: Dio che è Padre, Figlio e Spirito, tre persone in una sola ed identica comunione di vita.

Con questa definizione di Dio non si intende chiudere ogni possibilità alla ragione di comprendere il nostro Dio. Infatti, se intendessimo la sua essenza trinitaria come un mistero imperscrutabile, nulla potremmo affermare di lui. In realtà Mistêrion viene dal greco che significa “chiudere la bocca, restare ammutoliti”.

Nella letteratura Cristiana il mistero corrisponde al pensiero stesso di Dio riguardante il disegno eterno della salvezza. Quello che viene sottolineato, non è l’aspetto impenetrabile alla ragione, ma l’aspetto di rivelazione. Il mistero trinitario, appunto, in una prospettiva esistenziale e relazionale, ci rivela il mistero assoluto della relazionalità di Dio “ad intra”, cioè in se stesso, e ciò sicuramente supera i limiti della ragione umana, ma ci illumina su quella “ad extra”, cioè sulla sua relazionalità con tutto il Creato e con noi esserli umani in particolare. E questo è un mistero “relativo” perché ci è stato rivelato dal Figlio mediante lo Spirito Santo.

Padre Joseph Ndoum, dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, parlando della Trinità, diceva: “Ogni persona divina rivela se stessa rivelando le altre due: per esempio, il Padre si manifesta quando proclama che Gesù è il Figlio diletto e invia su di lui il Suo Spirito; o il Figlio si manifesta quando invoca il Padre con il dolce nome di Abba e Gli rende lode “esultando nello Spirito”.

I primi Cristiani avevano, quindi, scoperto che le tre persone divine erano in pieno amore e comunione tra loro, e avevano preso l’iniziativa di coinvolgere nel loro amore anche le creature umane. I Christifideles hanno allora lasciato che la Trinità invadesse la loro vita: pensiamo al segno della croce che apre e chiude ogni preghiera; al Gloria; o al Credo; il Battesimo, primo Sacramento, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Siamo così chiamati a lasciarci coinvolgere dall’ amore delle persone della Santissima Trinità. Dio-amore, nella Sua dimensione trinitaria, si vuole modello delle famiglie e della nostra società umana. Il Cristiano che crede di vivere questo mistero di amore, rigettando ogni egoismo individualistico, ogni ripiegamento su se stesso; deve diventare l’immagine autentica di un Dio che è relazione e comunione di persone. Come dice Sant’ Agostino, “puoi avere tutto ciò che vuoi. Ma se ti manca l’amore il resto non ti serve a nulla”. Dio ci ha amati per primo inviandoci Suo Figlio come fratello, amico e salvatore. Siamo ormai inseriti in questa spirale di amore, quindi dobbiamo amare Dio e i fratelli con lo stesso amore. È quest’amore di Dio che infatti fonda l’amore fraterno, il quale a sua volta, come dice Paolo, deve autenticare la fede” (Padre Joseph Ndoum). L’amore innerva e anima la vita di Dio e la vita dell’uomo, è condivisione e unità avvolgente. Infatti, “la carità, dal cuore di Dio attraverso il cuore di Gesù Cristo, si effonde mediante il Suo Spirito sul mondo, come amore che tutto rinnova” (Papa Benedetto XVI). Con la sola mente umana noi conosciamo poco di Dio; ciò che sappiamo di Lui ce l’ha rivelato Gesù. Egli non ha usato concetti o formule, ma ci ha raccontato la Sua esperienza personale e che cosa Dio ha fatto per noi. Ci ha raccontato di un Dio-Papà che ama tutti, perdona chi ha sbagliato, rialza chi è caduto; ci ha raccontato della Sua intimità come Figlio, nella preghiera prolungata e nella sofferenza; della presenza amica dello Spirito consolatore che ci guida e ci dà forza. Per Gesù la Trinità non è un mistero da spiegare, ma da incontrare, da abbracciare e vivere.

Sulla base di un Dio unico comune a tutti, è possibile anche tessere un’intesa fra i popoli, ma noi Cristiani siamo chiamati ad offrire al mondo un messaggio che ha contenuti di novità e obiettivi di maggior portata. Per il Cristiano, infatti, non è sufficiente fondarsi su un Dio unico. Il Dio Cristiano è uno, unico, ma non solitario. Il Vangelo che noi annunciamo al mondo, apre all’immenso e sorprendente mistero di Dio, che è comunione di Persone. “Per penetrare nel mistero di Dio i Musulmani hanno il Corano, dal quale ricavano i 99 nomi di Allah; il centesimo rimane indicibile, perché l’uomo non può comprendere tutto di Dio. Gli Ebrei scoprono il Signore attraverso gli avvenimenti della loro storia di salvezza, meditata, riscritta e riletta per secoli, prima di essere consegnata, molto tardi, nei libri santi. Per i Cristiani il libro che introduce alla scoperta di Dio è Gesù Cristo. Egli ‘è il libro aperto a colpi di lancia’, è il Figlio che, dalla croce, rivela che Dio è Padre e dono d’Amore, Vita, Spirito” (Ferdinando Armellini, biblista e sacerdote dehoniano).

Infatti, il Dio rivelato da Gesù è soprattutto Dio-amore (cfr. Gv 3,16; 1Gv 4,8). Tendenzialmente, il dio delle religioni non Cristiane è spesso lontano, vive nel suo mondo, per cui bisogna renderselo propizio con pratiche religiose e sacrifici di ogni genere. Invece, il Dio della Bibbia si rivela a noi soprattutto come Dio pietoso e “ricco di misericordia” (Ef 2,4); un Dio amico e protettore, che ama vivere in relazione, un Dio vicino, presente (vedi I lettura, dal Libro del Deuteronomio 4,32-34;39-40), che si è impegnato a fianco del Suo popolo con segni e prodigi. Non è un dio geloso o rivale dell’uomo, ma un Dio che vuole che “sia felice tu e i tuoi figli”. C’è di più: è un Dio che ci chiama a Sé, ci fa Suoi figli ed eredi, ci coinvolge nel suo piano, donandoci il Suo Spirito (vedi II lettura, dalla Lettera ai Romani 8,14-17).

Questo è il vero volto di Dio che tutti i popoli hanno il diritto e il bisogno di conoscere secondo il comando di Gesù: Andate, fate discepoli, battezzate, insegnate… (dal Vangelo secondo Matteo 28,16-20). Per questo, il Concilio afferma: “La Chiesa pellegrinante è missionaria per sua natura, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il progetto di Dio Padre” (Decreto conciliare sulla attività missionaria della Chiesa Ad gentes 2). Il dono del Dio vero, uno e trino, è per tutte le nazioni: è una novità che arricchisce tutte le culture, è un tesoro che i Cristiani hanno il diritto e il dovere di condividere con tutti. Per amore! “La Chiesa si sviluppa per ‘attrazione’: come Cristo ‘attira tutti a sé’ con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce, così la Chiesa compie la sua missione” (Papa Benedetto XVI).

Dopo l’espressione di tutta la nostra gratitudine per l’immenso amore riversato su di noi dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo che si legge nell’Antifona d’ingresso è l’orazione Colletta, che ci introduce nel mistero della Santissima Trinità: “O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa’ che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone”. Da questa invocazione trinitaria deriva anche quella al Dio altissimo, che nelle acque del Battesimo ci ha fatto tutti figli nel suo unico Figlio: “Ascolta il grido dello Spirito che in noi ti chiama Padre, e fa’ che obbedendo al comando del Salvatore, diventiamo annunziatori della salvezza offerta a tutti i popoli”. E ancora nel Prefazio affermiamo con fede: “Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo. E nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina”.

Da sempre Dio ci ha scelti, ci ama, ci parla; è vicino a noi, è con noi; Egli prosegue il Suo piano di salvezza, è fedele e chiede agli uomini fedeltà, fiducia ed affidamento. Sono i temi, della prima presa di coscienza che Israele fa della storia della sua salvezza: “Dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra” (I lettura Dt 4,32-34;39-40). Israele, salvato dalla schiavitù, educato dalla parola di Dio, si è sentito oggetto della Sua elezione, ha ricevuto da Dio una legge di saggia convivenza umana e di intimità con Lui; ripensando a tutto questo, Israele intuisce che dalle origini la sua storia è  nelle mani di Dio, che Dio vi interviene per salvare il Suo popolo e condurlo a una patria di benessere e di felicità.

Questa è anche la nostra storia: dobbiamo prenderne coscienza. Dio si è impegnato per noi, ci ha dato la Sua parola, ci mette in mano dei fatti, ci dà garanzia nel Suo amore e nella Sua elezione, perciò chiede affidamento, fiducia e fedeltà, perché Egli stesso mostra fiducia nell’uomo e gli è fedele, gli si affida cercando “adoratori in spirito e verità” come ci dice Giovanni nel suo Vangelo. Se vi pensassimo, ci renderemmo conto di tutto questo, sentiremmo che Dio con la Sua forza di salvezza si mette alla radice degli avvenimenti, per orientarli al bene, nonostante che gli uomini troppo spesso li volgano al male, anzi proprio per questo.

Non c’è bisogno di falsi dèi. Il vero Dio non tace; Egli ci parla perché ci ama e vuole salvarci da ogni schiavitù; forse siamo noi che non sappiamo ascoltare. Apriamo il Vangelo, la Bibbia, guardiamo la natura, leggiamo nella nostra storia. Quel popolo che Dio ha scelto e ama, siamo noi ai quali chiede di essere di salvezza per gli altri. Tutto questo ci schiude una reale speranza; ma soltanto nella misura della nostra fede, noi sentiremo viva questa speranza e sapremo comunicarla agli altri. Per gli antichi pagani, ossessionati dal destino, dal fato, pensato inesorabile ed imperscrutabile, scandalizzati dagli dèi e dalle dee peggiori degli uomini, che sollievo venire a conoscere che vi è un solo Dio, santo, onnipotente, ma non padrone, despota, ma “Padre”. Noi troviamo lo stupore gioioso di questa scoperta nella letteratura dei primi Cristiani. È il messaggio che Paolo ha richiamato ai Romani (II lettura Rm 8,14-17), coinvolgendo in un unico e ormai meraviglioso destino di famiglia, il Padre, Cristo, lo Spirito Santo e gli uomini figli di Dio. L’uomo non è più schiavo, perché Dio l’ha liberato dal peccato, e non deve più rendersi schiavo di nessuno e di nulla. Per questo, il Padre ha dato all’uomo per guida il suo stesso Spirito di amore, perché si comporti con amore verso tutti. Allora sentirà la gioia di chiamare Dio col nome di “Padre” e persino di “Papà” (Abbà). In ciò è nuovamente aperta agli uomini una sicura speranza. Dio ha avuto l’iniziativa della salvezza degli uomini, che non vi pensavano; la conduce avanti, anche se non vi pensano e la ostacolano; Egli sa volgere a bene, a strumento di salvezza anche la sofferenza umana, come ha fatto per la sofferenza e la croce del Suo Figlio che si è fatto nostro “Fratello” per salvarci e renderci suoi coeredi. Tutto ciò che Gesù ha compiuto, i poteri che ha mostrato e che dona anche a noi, sono dati a Cristo dal Padre, e tutti li corona il dono di comunione che è lo Spirito di amore.

Gli uomini che hanno preso coscienza che la loro è una storia di salvezza, e sentono profondamente di avere Dio per Padre e Fratello, sono spronati a comunicare al mondo questo messaggio, a fare “discepoli” di Cristo tutti i popoli perché anch’essi entrino in questo dinamismo di salvezza per cui Dio conduce fra noi vita umana nella fraternità, nella solidarietà, nella collaborazione.

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