Ritiro spirituale della Delegazione Lombardia alla Certosa di Garegnano in preparazione della Santa Pasqua

Con l’approssimarsi della Santa Pasqua la Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio organizza il consueto ritiro spirituale che si terrà, quest’anno, alla Certosa di Garegnano, sabato 23 marzo 2024.
Certosa di Garegnano

Il ritiro spirituale si svolgerà come da seguente programma:
Ore 09.30-10.00: Ritrovo dei partecipanti presso l’ingresso della Certosa
Ore 10.00: Visita guidata della Certosa
Ore 1100-12.30: Meditazione presieduta dal Cappellano di Delegazione Mons. Federico Gallo, Cappellano de Jure Sanguinis, alla presenza del Cappellano Capo per il Nord Italia, Don Fabio Fantoni
Ore 13.00: Pranzo presso il ristorante “dal RE”
Ore 16.00: Santa Messa e distribuzione degli ulivi benedetti
Ore 17.00: Saluti e congedo

Durante il ritiro spirituale i Cappellani Costantiniani saranno disponibili per le confessioni.

La Certosa di Garegnano fu fondata nel 1349 da Giovanni Visconti, Arcivescovo e Signore di Milano. Amata dal Petrarca, fu ospite dei monaci nell’estate del 1357 e trovò nel cenobio di nuova costruzione, domus nova sed nobilis, un rifugio quieto e fresco lontano dall’agitata vita di corte, diversorium amenissimum saluberrimumque.

La Certosa di Garegnano fu interessata nell’età post-tridentina da una rimodellazione che incise radicalmente sul volto architettonico e figurativo del complesso, cancellando quasi completamente (a differenza di quanto si verificò per l’altra grande Certosa lombarda di Pavia) le preesistenze gotiche e rinascimentali.

Per l’attuale assetto architettonico della chiesa e degli edifici conventuali annessi – questi ultimi profondamente modificati dopo la soppressione del 1782 (è andato interamente distrutto il “chiostro grande”, fiancheggiato su tre lati dalle celle-casette dei monaci) – alla tradizionale assegnazione a Pellegrino Tibaldi di origine seicentesca, gli studi moderni hanno sostituito i nomi dell’Alessi e del Seregni, e il secondo sembra il più convincente sulla scorta di numerosi documenti e disegni che attestano il suo prolungato coinvolgimento nel cantiere.

La nuova consacrazione della chiesa risale al 1562. Sopra il portale maggiore è incisa l’anno 1608, pur se il decorso dei lavori, tanto per la parte architettonica quanto per gli apparati plastici e pittorici della facciata e dell’interno, si estese oltre quella data.

Come ha bene osservato Mina Gregori (1973), la congiuntura storico-religiosa era profondamente mutata rispetto alla prima fase decorativa post-tridentina della Certosa milanese, di cui era stato protagonista il Peterzano, durante l’episcopato di Carlo Borromeo: “La riorganizzazione della Chiesa dal punto di vista istituzionale aveva rinnovato e fortificato gli Ordini religiosi”, e conseguentemente la narrazione della vita di San Bruno (fitta di episodi immaginosi, talora persino melodrammatici, come quella Resurrezione di Raimondo Diocrès che nella versione di Daniele Crespi conobbe straordinaria fortuna in età romantica, suscitando fra l’altro l’ammirazione di Byron, condotto a Garegnano da Stendhal durante il suo soggiorno milanese nell’autunno del 1816), congiunta alla presentazione dei santi, dei beati e dei martiri certosini, mirava “a rafforzare ed esaltare lo spirito dell’Ordine e a compiere un’opera di edificazione mediante la rappresentazione degli esempi di virtù, dei miracoli e, in una nuova estensione del concetto di santità, delle visioni”.

Nel ciclo di Garegnano, uno dei massimi vertici del Seicento lombardo, “una nuova didascalica leggibilità basata sul classicismo naturalistico delle forme” (Bora, 1989) si combina con una forte carica espressiva, in cui affiorano memorie della tradizione leonardesca, caratteri che confermano la sintonia di Daniele Crespi con gli indirizzi di Federico Borromeo, di cui Daniele fu “il più fedele interprete […] nella breve meteora di una vita tutta all’interno dell’età federiciana, stroncata dalla peste del 1630” (Rosci, 1999).

Nella seconda metà del Settecento, la storia artistica della Certosa di Garegnano si conclude con l’ultimo capitolo degli interventi di Biagio Bellotti da Busto Arsizio nella Sala Capitolare e nella cappella dell’Annunciazione, o del Santo Rosario. L’insieme è contraddistinto da un’assoluta coerenza stilistica, frutto della riuscita integrazione fra pittura di figura, quadrature (assegnate al milanese Antonio Agrati, collaboratore del Bellotti in altre occasioni) ed elementi architettonici ed ornamentali, che avvicina la cappella, vero e proprio Gesamtkunstwerk, alle migliori creazioni del rococò internazionale.

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