«Certamente la tua legge punisce il furto, Signore, e così la legge scritta nel cuore degli uomini, che neppure la loro ingiustizia può cancellare. Non a caso non c’è ladro che si lasci derubare senza batter ciglio! Neppure se è ricco e l’altro ruba per sfamarsi. E io volli commettere un furto, e lo commisi senza essere in miseria: o forse sì, povero com’ero di giustizia, che avevo a noia, e straricco di iniquità. Rubai quello che avevo in abbondanza e di qualità molto migliore, e del resto non era per goderne che volevo rubarlo, ma per il furto stesso, per il peccato. C’era un pero nelle vicinanze della nostra vigna, carico di frutti non particolarmente invitanti all’aspetto o al sapore.
Era una notte fosca, e noi giovani banditi avevamo tirato così in lungo i nostri scherzi per le strade, secondo un’abitudine infame: e ce ne andammo a scuotere la pianta per portare via le pere. Ce ne caricammo addosso una quantità enorme, e non per farne una abbuffata noi, ma per gettarle ai porci – e se anche ne assaggiammo qualcuna fu solo per il gusto della cosa proibita. Ecco il mio cuore, Dio, ecco il cuore che in fondo all’abisso ha suscitato la tua pietà. E questo cuore ora ti deve dire che cosa andava cercando laggiù: volevo fare una cattiveria gratuita, senza avere altra ragione d’essere malvagio che la malvagità. Era brutta, e l’ho amata: ho amato la mia morte, il venire a mancare – e non l’oggetto di questa mancanza, no, ma la mia mancanza stessa ho amato, anima vergognosa che si schioda dal tuo fondamento per annientarsi, e non per qualche bruttura particolare, ma per il suo desiderio del brutto» (Sant’Agostino, Confessioni 2,4,9).

A scuola con i genitori
e il furto delle pere
L’episodio del furto delle pere è stato illustrato in diverse stampe seicentesche, tra queste lo troviamo nell’incisione A scuola con i genitori e il furto delle pere, che fa parte di un ciclo agostiniano di 22 incisioni ad opera di Johannes Wandereisen, un celebre incisore di Nuremberg, commentate ciascuna in un fascicolo di 15 pagine da Padre Wilibaldus Mair, Canonico Agostiniano Regolare, nel libro Vita Aurelii Augustini Ecclesiae doctoris, Iconibus olim illustrata, rudiori nunc calamo explicata (La vita di Aurelio Agostino, Dottore della Chiesa, un tempo illustrata con icone, ora spiegata con una penna più rozza), che f u pubblicato nel 1631 a Ingolstadt per i tipi di Wilhelmus Eder e dedicato al Vescovo di Regensburg Alberto con data al 27 giugno.
La scritta nell’incisione A scuola con i genitori e il furto delle pere riporta: «Tunc bene de pueri spera pater indole si non ingenio abfuerint virga, magister, amor» (Allora, padre, abbi fiducia nel carattere del bambino se non nel suo talento, mancano la disciplina, il maestro e l’amore). L’incisione compare con la seguente spiegazione: «AVGVSTINI infantilis aetas. Litterarius ludus. orum depravatio. Intellectus ac disciplina» (L’età infantile di Agostino. Il dramma letterario. La corruzione delle cose. Intelletto e disciplina).
In alto a sinistra c’è l’allegoria dell’intelletto, mentre a destra troviamo la disciplina, due virtù necessarie allo studio. Nel riquadro centrale in primo piano c’è Agostino giovane che è accompagnato dai due genitori a scuola dove l’attende un anziano maestro. Si nota sul fondo una grande aula dove si trovano numerosi scolari, che seguono la lezione più o meno attentamente. Sullo sfondo della scena troviamo una città con un impiccato accanto ad una ruota, e una campagna con dei bambini che stanno giocando con dei bastoni e delle corde ed altri che stanno rubando o hanno rubato delle pere da un albero vicino.
La complessa incisione illustra il processo di educazione, con un particolare focus sulla musica e sulla formazione morale. È una mappa concettuale che spiega come l’educazione (dalla musica ai giochi, dallo studio alla disciplina) serva a trasformare un bambino in un adulto virtuoso sotto lo sguardo di Dio.
Le diverse lettere sparse nella scena fungono da legenda visiva, tipica dei manuali didattici o delle opere filosofiche dell’epoca.
1. La scena centrale: formazione e disciplina)
Lettera B (il padre/tutore): al centro, un uomo in abiti nobili (indicato dalla “B”) tiene la mano sulla testa di un bambino (C), presentandolo a un maestro o a una figura autorevole (D). Questo simboleggia l’affidamento del giovane all’istruzione. Lettera F (attività ludiche/fisiche): sullo sfondo a destra, vediamo giovani impegnati in giochi e attività fisiche, indicando che l’educazione comprendeva anche il corpo.
2. La musica come elevazione
Lettera A (il coro/musica): in alto a sinistra, un gruppo di persone canta seguendo uno spartito. In questo periodo, la musica era considerata fondamentale non solo come arte, ma come riflesso dell’ordine divino e dell’armonia dell’anima. Lettera G (figura in alto a sinistra): rappresenta probabilmente una delle arti liberali, forse la musica stessa o la grammatica, che presiede allo studio.
3. Simbolismo spirituale e morale
Lettera E: un angelo tra le nuvole indica l’ispirazione divina o la guida celeste necessaria per il successo intellettuale e morale. Lettera H (giustizia/prudenza): in alto a destra, una figura femminile regge una bilancia e una spada, simboli della giustizia, a indicare che il fine ultimo dell’istruzione è vivere con rettitudine. Lettera L: sovrasta l’intera composizione, probabilmente riferendosi a “lux” (Luce) o “lex” (Legge), i principi guida dell’intelletto.
4. Elementi naturali e lavoro
Vigna e agricoltura: i tralci d’uva ai lati e le figure che lavorano la terra in basso rappresentano la metafora classica della “coltivazione” della mente: come un campo va arato e curato per dare frutti, così l’anima va educata.
La vita di Sant’Agostino
nelle stampe di Johannes Wandereisen
Nel libro Vita Aurelii Augustini con le stampe di Johannes Wandereisen, ogni incisione viene spiegata in dettaglio da Padre Wilibaldus Mair, indicando le fonti della sua erudizione. Nel prologo avverte il lettore che la struttura delle incisioni sono in realtà un’idea di Padre Georg Berreider.
La scelta degli episodi rivela la dipendenza dell’autore dall’Historia Augustini del XV secolo piuttosto, che dalle innovazioni cinquecentesche o dai miracoli di origine spagnola. Nella serie compare il solo miracolo della guarigione di pellegrini sciancati operata da Agostino presso la sua tomba a Pavia.
L’incisore ha illustrato le scene utilizzando a piene mani le allegorie bibliche e profane con una frenesia intellettuale che origina spesso immagini confuse e veri e propri enigmi. Mostri, serpenti, squali sono abbondantemente utilizzati a servizio di una macabra ispirazione. Il desiderio di comunicare tante cose assieme nuoce alla chiarezza e alla profondità degli spazi e dei paesaggi, poiché genera immagini confuse, una specie di enigmi che non immediatamente spiegati dal testo di Mair. Nel complesso l’artista ha saputo dare vita ai suoi personaggi: egli li anima di movimenti e sa mettere nel giusto contrasto luci ed ombre. Non trascura alcun dettaglio.
Questa Vita Aurelii Augustini senza dubbio è stata commissionata dai Canonici Agostiniani: lo rivelano le scene dove Agostino è attorniato da Canonici che partecipano alla sua vita monacale, alle discussioni, alla sua morte. Agostino, a partire dalla scena che descrive la morte della madre Monica, è vestito come un Canonico e tale resta il suo abbigliamento in alternanza con quello da vescovo.
Le prime incisioni ci mostrano Agostino con il capo scoperto, con lunghi capelli che gli cadono sulle spalle. I baffi e una barba appena accennata gli conferiscono l’aspetto di un nobiluomo contemporaneo all’artista. Calza stivali e di solito indossa un vestito corto e un cappotto di cui un lato è fermato da una cintura. Anche le figure allegoriche indossano abiti seicenteschi, così come il mobilio riflette l’interno delle case tedesche dell’epoca.
Una scena è stata dedicata all’ordinazione di Agostino, che è piuttosto straordinario, perché di solito veniva omessa dagli altri artisti. Altri episodi non meno importanti invece sono stati trattati in secondo piano, come è gli episodi del tolle lege o del furto delle pere.
