La Casa della Pace “Don Tonino Bello”

Dichiarato Venerabile da Papa Francesco il 25 novembre 2021, è in corso il processo di beatificazione di Don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Pastore, poeta e profeta di pace, è ricordato per il suo instancabile impegno verso i poveri, la promozione della nonviolenza, la fondazione della rivista Mosaico di Pace e la diffusione di una cultura della sobrietà e della solidarietà.
La Casa della Pace “Don Tonino Bello” è ospitata nei locali della Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo, in via Ignazio Falconieri 42 a Napoli. Gli ambienti, già sede di un “riformatorio per minori”, e successivamente di una scuola e del gruppo AGESCI, sono stati valorizzati e ristrutturati per l’accoglienza.
La struttura è stata inaugurata il 29 luglio 2022 dall’Arcivescovo metropolita di Napoli, S.Em.R. il Signor Cardinale Domenico Battaglia, alla presenza del Sindaco di Napoli, Ing. Gaetano Manfredi, con il coordinamento di Suor Marisa Pitrella. In occasione dell’inaugurazione, nella chiesa parrocchiale, il Cardinal Battaglia ha presieduto la celebrazione della Santa Messa e affidata formalmente la guida della Casa al Parroco Don Salvatore Melluso, concelebrante.
Il complesso parrocchiale dei Santi Giovanni e Paolo, situato al termine di via Arenaccia verso Calata Capodichino, nello slargo di piazza Ottocalli, sulla quale si affaccia, comprende l’aula liturgica, la casa canonica, l’ufficio parrocchiale, aule destinate al catechismo, un teatro, la struttura di accoglienza e servizi igienici.
Piazza Ottocalli è una particolare piazza del centro di Napoli, dove confluiscono quattro arterie principali della Città. Si trova nel popoloso rione San Giovanniello del quartiere San Carlo all’Arena, che fa parte della Terza Municipalità di Napoli.
Il segreto della carità Cristiana:
prima di essere per gli altri,
essere con gli altri,
in una condivisione
basata sulla fraternità.
Il Circolo Nazionale dell’Unione

Evolutosi nel tempo, il Circolo Nazionale dell’Unione è divenuto simbolo della vita culturale e sociale di Napoli. Oggi il Circolo continua a essere un faro di cultura, ospitalità e dialogo, rafforzando il proprio ruolo di emblema della città. Per il suo prestigio e per le sue tradizioni, su richiesta delle massime autorità istituzionali, il Circolo ha sempre messo a disposizione le proprie strutture, contribuendo allo svolgimento di solenni eventi della vita partenopea.
Il Circolo Nazionale dell’Unione, nato nel 1947, trova spazio negli ambienti erano stati creati ad uso della Corte Borbonica dall’architetto Antonio Niccolini allorché questi, per volere del Re Ferdinando I, riedificò il Teatro distrutto dall’incendio del 13 febbraio 1816. Insediatosi sul trono, Francesco I concesse le sale ad una Associazione denominata Accademia delle Dame e dei Cavalieri.
La Real Basilica di Santa Chiara

La Real Basilica di Santa Chiara ha il suo ingresso su via Benedetto Croce (Decumano inferiore), sorgendo sul lato nord-orientale di piazza del Gesù Nuovo, di fronte alla chiesa omonima ed adiacente a quella delle Clarisse.
La costruzione del Complesso Monumentale di Santa Chiara – che sorse per munificenza di Sancia di Maiorca, seconda moglie di Roberto d’Angiò – ebbe inizio nel 1310 e si concluse nel 1328, diventando la chiesa della regalità e della nobiltà napoletana.
Nella Real Cappella dei Borbone all’interno della basilica riposano i Sovrani di Napoli e delle Due Sicilie, da Ferdinando I a Francesco II, ultimo Re delle Due Sicilie, insieme a sua moglie Maria Sofia e alla loro figlia Maria Cristina.
San Giorgio Megalomartire
Patrono e Protettore
dell’Ordine Costantiniano

San Giorgio (Cappadocia, oggi Turchia, 275-285 circa – Lidda o Nicomedia in Palestina, oggi Lod presso Tel Aviv in Israele, 23 aprile 303) è venerato da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi, da Oriente a Occidente, fin dall’antichità, almeno dal IV secolo. Megalomartire (dal greco μεγαλομάρτυς, “grande martire”) ai tempi di Diocleziano, riposa nel santuario a lui dedicato a Lod e la sua memoria liturgica è celebrata il 23 aprile nei riti romano, ambrosiano, siro e bizantino. Pochi santi vantano un culto così diffuso e duraturo, come testimoniano le innumerevoli chiese a lui dedicate e i numerosi Paesi e regioni di cui è patrono.
Per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti Costantiniani, mai come oggi, in un tempo in cui molti cristiani si vergognano della loro fede, dimenticano Cristo o Lo tradiscono, risultano attualissimi il coraggio e la testimonianza del loro celeste Patrono e Protettore.
Le poche notizie pervenute su San Giorgio si trovano nella Passio Georgii, classificata dal Decretum Gelasianum del 496 tra le opere apocrife. Tradotta dal greco in latino, copto, armeno, etiopico e arabo per l’uso liturgico, essa consente di ricavare alcuni dati storicamente plausibili, essenzialmente la sua appartenenza alla classe militare e la sua condanna a morte per essersi dichiarato cristiano quando l’Imperatore Diocleziano (243-313), con l’editto di Nicomedia del 303, diede inizio alla persecuzione dei cristiani in tutto l’Impero.
Secondo il racconto della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (†1293), che tanto ha influenzato l’iconografia cristiana e il culto popolare, la tradizione raffigura San Giorgio come un cavaliere che, presso la città di Silene in Libia, affronta un drago: emblema della ragione che vince sulla bestialità e della fede intrepida che trionfa sul male. Un esempio celebre è il dipinto riprodotto qui sopra: San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, olio su tela (57×73 cm), datato circa 1460 e conservato presso la National Gallery di Londra. L’opera raffigura il cavaliere nell’atto di trafiggere con la lancia lo spaventoso drago a difesa della principessa; sullo sfondo la grotta, antro del drago, e un sereno paesaggio sormontato da un turbine di nuvole, simbolo del vigore guerriero del santo. Dopo aver ferito il drago, San Giorgio invita la principessa a legarlo con la sua cintura, affinché lo segua in città come «una mansuetissima cagna». Gli abitanti, terrorizzati, furono rassicurati da Giorgio: «Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago. Abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderò il mostro». Il re e la popolazione si convertirono e San Giorgio uccise il drago.
La Preghiera a San Giorgio Megalomartire
O glorioso San Giorgio,
che sacrificaste il sangue e la vita
per confessare la fede,
otteneteci dal Signore la grazia
di essere disposti a soffrire per amor suo
qualunque affronto e qualunque tormento,
anziché perdere una sola delle cristiane virtù.
Fate che, in mancanza di carnefici,
sappiamo da noi stessi mortificare la nostra carne
con esercizi di penitenza,
affinché, morendo volontariamente
al mondo e a noi medesimi,
meritiamo di vivere in Dio in questa vita
per essere poi con Dio nei secoli eterni.
Amen.
Sabato della III Settimana di Pasqua
Il 25 aprile 2025, Sabato della III Settimana di Pasqua, ricorre la festa di San Marco Evangelista, nella cui liturgia sono ricordati alcuni capisaldi del carisma Costantiniano.
Dalla Prima Lettura (1 Pt 5, 5-14):
«Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo. E il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete sofferto un poco, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!»
Canto al Vangelo:
«Noi annunciamo Cristo crocifisso: potenza di Dio e sapienza di Dio».
Dal Vangelo (Mc 16, 15-20):
«In quel tempo [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. […] Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”».

Foto di copertina: Carlo Crivelli, San Giorgio che uccide il drago, 1470, tempera e oro su tavola, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston.
Il dipinto faceva parte del Polittico di Porto San Giorgio (foto sopra), smembrato nel XIX secolo e venduto in lotti separati, con tavole disperse tra musei europei e americani. Quest’opera – esempio emblematico della rapacità del mercato collezionistico tra Settecento e Ottocento – si trovava originariamente nella chiesa di San Giorgio a Porto San Giorgio, in provincia di Fermo. Il polittico fu temporaneamente riunito in occasione della mostra monografica sull’artista tenutasi a Venezia nel 1961. Oggi, a Porto San Giorgio, ne esiste una copia che ne ricostruisce le forme originarie.
