La voce di Amos
contro una religiosità separata dalla vita
Il profeta Amos si rivolge al Regno d’Israele in un’epoca nella quale la prosperità economica convive con profonde ingiustizie sociali. Dietro il benessere e la sicurezza dei gruppi dominanti, la sua parola mette in luce la condizione dei poveri, lo sfruttamento dei deboli e l’abitudine a considerare accettabile ciò che offende la dignità dell’uomo.
Amos non appartiene originariamente all’ambiente dei profeti: è un mandriano e un coltivatore di sicomori, chiamato dal Signore a lasciare la propria attività per annunciare la sua parola (cfr. Am 7,14-15). La sua denuncia raggiunge una società nella quale il lusso dei pochi – i palazzi d’avorio, i letti preziosi e i banchetti – contrasta con la miseria di quanti vengono privati dei propri diritti. Il riferimento ai poveri venduti «per un paio di sandali» esprime con particolare forza questa riduzione della persona a merce (cfr. Am 2,6).
La critica del profeta investe anche la presunzione di poter ottenere il favore divino attraverso l’osservanza religiosa, lasciando immutati comportamenti e rapporti fondati sull’oppressione. La fede interpella l’intera esistenza e chiede coerenza tra ciò che si celebra e ciò che si compie.
«Non si prega da lontano»
l’ascolto che diventa prossimità
Le parole scelte per il corso, «Non si prega da lontano», invitano a riconoscere che la preghiera coinvolge anche il nostro modo di guardare le sofferenze altrui. L’incontro con Dio apre gli occhi sulle ferite delle persone e rende più attenti alle responsabilità che nascono dalle relazioni quotidiane.
Nel libro di Amos, il Signore respinge le feste, le offerte e i canti di un popolo che continua a praticare l’ingiustizia (cfr. Am 5,21-23). È un richiamo severo alla verità del culto: la celebrazione domanda una vita disponibile alla conversione, alla misericordia e al rispetto del prossimo.
«Pregare da vicino» significa allora riconoscere le situazioni di sofferenza, ascoltare chi non trova spazio e assumere la propria parte di responsabilità. Significa lasciare che l’adorazione di Dio orienti anche l’uso dei beni, le scelte professionali e il servizio nella comunità.
In questa prospettiva, gli Esercizi Spirituali guidati dal Cardinal Battaglia offriranno un tempo nel quale esaminare la qualità del proprio ascolto e riconoscere quelle forme di indifferenza che possono insinuarsi anche in una vita apparentemente ordinata e religiosa.
Dove la Fede diventa giustizia
Il cuore del messaggio di Amos è un appello alla conversione personale e comunitaria: «Piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne» (Am 5,24).
L’immagine dell’acqua richiama un bene essenziale alla vita. Il diritto e la giustizia sono necessari perché ciascuno possa vivere nella dignità e trovare tutela, soprattutto quando si trova in una condizione di debolezza. La continuità del torrente suggerisce inoltre un impegno perseverante, capace di attraversare la quotidianità e di incidere sui rapporti sociali.
L’ascolto del profeta sollecita alcune domande concrete: quali conseguenze producono i nostri stili di vita? Il culto che celebriamo si traduce in scelte di solidarietà? Chi sono oggi le persone la cui dignità viene sacrificata al profitto, alla convenienza o all’indifferenza? Quali voci rischiamo di non ascoltare?
Sono interrogativi che riguardano la famiglia, il lavoro, l’economia e la partecipazione alla vita pubblica. Per i Confratelli, le Consorelle e gli amici della Sacra Milizia, costituiscono anche un invito a rinnovare la coerenza tra il cammino spirituale e il servizio, affinché l’impegno caritativo sia espressione di una Fede vissuta e di un’autentica attenzione alla persona.





Ad Assisi, presso la Porziuncola
Il Centro di Spiritualità “Barbara Micarelli” si trova a Santa Maria degli Angeli, a pochi minuti a piedi dalla Basilica che custodisce la Porziuncola e a breve distanza dagli altri santuari francescani.
La casa offre un ambiente nel quale fermarsi e ritrovare un ritmo favorevole alla preghiera, all’ascolto e al discernimento. La vicinanza ai luoghi di san Francesco accompagna questo tempo di raccoglimento, richiamando alla semplicità evangelica, alla fraternità e alla cura dei più fragili.
Gestita dalle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino, la struttura accoglie pellegrini e gruppi per ritiri, incontri di formazione, capitoli religiosi e assemblee ecclesiali. Il servizio di ospitalità si ispira all’invito di Gesù: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (Mc 6,31).
Barbara Micarelli
e il carisma dell’accoglienza
La famiglia religiosa delle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino nasce dall’intuizione di Barbara Micarelli, giovane abruzzese che avverte la chiamata a dare vita a una fraternità dedita al «sollievo delle umane miserie», seguendo le orme di san Francesco.
L’Istituto sorge il giorno di Natale del 1879, quando Barbara riceve l’abito francescano e assume il nome di suor Maria Giuseppa di Gesù Bambino. Il riferimento al mistero di Betlemme diventa centrale nella sua esperienza spirituale e nell’identità delle sorelle: contemplare, vivere e testimoniare l’amore di Dio che si fa piccolo e vicino all’uomo.
Anche l’accoglienza presso la Porziuncola esprime questo orientamento. Nelle parole di Barbara Micarelli: «L’opera di questa nostra comune casa… presso la Porziuncola… dovrà essere conforto, salute, ristoro… di quelli che visiteranno questi santi luoghi. Insieme desideriamo offrire un clima sereno ed accogliente affinché il vostro spirito, dopo la fatica, possa concentrarsi ai piedi di Gesù…».
La sosta ad Assisi potrà così aiutare i partecipanti a ritrovare, nell’ascolto della Parola e nella preghiera, le radici di un servizio cristiano attento alle necessità del prossimo.
Per partecipare

Tutte le indicazioni, le informazioni pratiche e le modalità di iscrizione al Corso di Esercizi Spirituali, che si svolgeranno dal 25 al 29 gennaio 2027 a Santa Maria degli Angeli, sono disponibili nel documento predisposto per la partecipazione.
