















Alle ore 17.30, il Vescovo di Terni-Narni-Amelia, S.E.R. Mons. Francesco Antonio Soddu, ha presieduto la solenne celebrazione del Pontificale, animata dai canti liturgici eseguiti dal coro della Vicaria di Amelia-Valle Teverina, concelebranti i sacerdoti della Vicaria di Amelia e Valle Teverina, e del Capitolo della concattedrale.

Nella sua omelia, Mons. Soddu ha fatto con forza riferimento alla drammaticità dei conflitti che affliggono diversi popoli nel mondo, ricordando che la pace non si riduce al solo cessate il fuoco, ma nasce da un percorso difficile, segnato dal dolore delle popolazioni colpite e dalla necessità di ricostruire legami spezzati. “Il tempo che stiamo vivendo è costellato, intriso di paure – ha detto Mons. Soddu – dalle quali spesso non si riesce ad uscire oppure quando capita se ne vien fuori ma pagando un caro prezzo. Pensiamo ad esempio alle guerre. Si arriva a una sorta di compromesso tra le parti dopo aver seminato morte e raccolto semi di morte, i quali prima o poi causeranno ulteriori conflitti. È questo solo un esempio, se ne potrebbero fare degli altri. Ma chiediamoci quale sia o quali siano le strade per raggiungere gli obiettivi prefissati o i desideri che si vogliono raggiungere in merito. Chiediamoci se veramente la ricerca del bene che si desidera, che tutti desideriamo, è guidata dal desiderio di cercare il Signore?”
Mons. Soddu ha richiamato l’esempio luminoso di Santa Fermina, modello di mitezza, carità e pace, invitando tutti a seguirne i valori e a vivere la propria testimonianza cristiana con profondità e sincerità. “Santa Firmina ci insegna che senza questa ricerca e senza questo incontro con il Signore, la vita si riempie di non senso. Certo potremmo dire si continua a vivere anche senza Dio, certo che si può come di fatto avviene. Ma una cosa è vivere respirando soltanto ed anche mangiando, e per di più anche guadagnando. Altro invece è vivere avendo con sé e in sé il senso profondo dell’esistenza che va oltre il respirare, il mangiare il guadagnare”.
Poi, ha aggiunto: “Santa Firmina ci insegna che la vita va sì consumata ma come la candela, come i ceri che voi avete offerto in questa solennità. Una vita che si consuma diffondendo luce, senso, chiarore. Firmina, la giovane Firmina è esempio fulgido per tutti, ma specialmente per i ragazzi e i giovani è esempio di luce, di luce che nasce dalla ricerca ed incontro col Signore Gesù e dal coraggio di essere testimone credibile di speranza di vita. Per capire tutto questo è necessario saper distinguere il bene dal male, le cose buone dalle cattive. Oggi se non stiamo attenti l’obiettivo non è più quello della manipolazione delle coscienze quanto piuttosto quello della decoscientizzazione ossia quello di eliminare la percezione della coscienza; di addomesticarla, di renderla impassibile. Ciò equivale all’annullamento o per lo meno addomesticamento di quel sacrario interiore proprio di ogni individuo che gli consente di fare delle scelte responsabili. L’umanità sarà in grado di utilizzare l’intelligenza artificiale con i criteri dell’intelligenza naturale che si orienta al bene mediante la buona coscienza? Santa Firmina ci insegna a preservare questo dono prezioso, a formarlo ed educarlo con i criteri della fede, al fine di essere capaci di mettere in pratica le scelte giuste, quelle buone, ed essere così artefici attivi nella costruzione dell’unica autentica civiltà, quella dell’amore, capace di progredire e far crescere tutti”.
Mons. Soddu ha anche ricordato la giornata dedicata alla gioventù Cristiana celebrata il 23 novembre, invitando i giovani e le loro famiglie a custodire la speranza e a trovare nella Fede il fondamento autentico per la propria crescita umana e spirituale.









Alla celebrazione hanno partecipato i Sindaci di Civitavecchia, Amelia, Alviano, Attigliano, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina e Penna in Teverina, i partecipanti del corteo storico delle contrade di Amelia e alla tradizionale Staffetta della Fiamma dedicata a Santa Fermina, i rappresentanti della Capitaneria di Porto di Civitavecchia, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

A conclusione della celebrazione, che si è svolta in un clima di grande partecipazione e devozione, Mons. Soddu si è intrattenuto cordialmente con i Cavalieri Costantiniani, esprimendo gratitudine per la loro presenza e per il servizio reso alla Chiesa locale. Quindi ha posato per una foto con la rappresentanza della Delegazione dell’Umbria.

L’omelia del Vescovo di Terni-Narni-Amelia
Carissimi fratelli e sorelle, ancora una volta la parola di Dio in occasione della festa della nostra Patrona Santa Firmina, ci dona delle piste da seguire perché la nostra vita sia sempre più orientata verso Dio e sia sempre più spesa per il bene personale, familiare e sociale.
Accompagnati dal versetto del salmo responsoriale abbiamo pregato con le parole: “ho cercato il Signore: da ogni paura mi ha liberato”.
Carissimi fratelli e sorelle, il tempo che stiamo vivendo è costellato, intriso di paure dalle quali spesso non si riesce ad uscire oppure quando capita se ne vien fuori ma pagando un caro prezzo. Pensiamo ad esempio alle guerre.
Si arriva a una sorta di compromesso tra le parti dopo aver seminato morte e raccolto semi di morte, i quali prima o poi causeranno ulteriori conflitti. È questo solo un esempio, se ne potrebbero fare degli altri.
Ma chiediamoci quale sia o quali siano le strade per raggiungere gli obiettivi prefissati o i desideri che si vogliono raggiungere in merito. Ecco, la parola di Dio ci ripete: Ho cercato il Signore….
Carissimi fratelli e sorelle chiediamoci se veramente la ricerca del bene che si desidera, che tutti desideriamo, è guidata dal desiderio di cercare il Signore?
Santa Firmina ci insegna che senza questa ricerca e senza questo incontro con il Signore, la vita si riempie di non senso. Certo potremmo dire si continua a vivere anche senza Dio, certo che si può come di fatto avviene.
Ma una cosa è vivere respirando soltanto ed anche mangiando, e per di più anche guadagnando. Altro invece è vivere avendo con sé e in sé il senso profondo dell’esistenza che va oltre il respirare, il mangiare il guadagnare. Lo abbiamo sentito dalla parola di vita del Vangelo, dalla parola di Gesù (Mt 16,24-27) “Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?”
Una siffatta vita equivale al suo consumo, si consuma la vita senza che questa produca alcun frutto.
S. Firmina ci insegna che la vita va sì consumata ma come la candela, come i ceri che voi avete offerto in questa solennità.
Una vita che si consuma diffondendo luce, senso, chiarore. Firmina, la giovane Firmina è esempio fulgido per tutti, ma specialmente per i ragazzi e i giovani è esempio di luce, di luce che nasce dalla ricerca ed incontro col Signore Gesù e dal coraggio di essere testimone credibile di speranza di vita.
Carissimi fratelli e sorelle per comprendere, capire tutto questo è necessario saper distinguere il bene dal male, le cose buone dalle cattive ecc.
Quanto appena detto sembra ovvio eppure non lo è e non lo è perché per poter far questo è necessario avere dei criteri interni alla nostra persona che solo la coscienza può dare.
Un tempo –lo ricorderanno i meno giovani- vi erano le varie fazioni, più o meno di parte, che cercavano di manipolare le coscienze, ossia di fornire alle persone dei criteri di valutazione in merito… Oggi se non stiamo attenti l’obiettivo non è più quello della manipolazione delle coscienze quanto piuttosto quello della decoscientizzazione ossia quello di eliminare la percezione della coscienza; di addomesticarla, di renderla impassibile.
Ciò equivale all’annullamento o per lo meno addomesticamento di quel sacrario interiore proprio di ogni individuo che gli consente di fare delle scelte responsabili.
Annullando l’uomo interiore è molto facile la depersonalizzazione degli esseri e il conseguente utilizzo e la strumentalizzazione di una massa amorfa di persone, da parte di chi detiene qualsiasi tipo di potere.
L’umanità sarà in grado di utilizzare l’intelligenza artificiale con i criteri dell’intelligenza naturale che si orienta al bene mediante la buona coscienza?
Santa Firmina ci insegna a preservare questo dono prezioso, a formarlo ed educarlo con i criteri della fede, al fine di essere capaci di mettere in pratica le scelte giuste, quelle buone, ed essere così artefici attivi nella costruzione dell’unica autentica civiltà, quella dell’amore, capace di progredire e far crescere tutti./
L’ inizio della seconda lettura di questa celebrazione contiene una esortazione molto importante che s. Paolo rivolge all’amico Timoteo e quindi attraverso s. Firmina arriva fino a noi: “ricordati di Gesù Cristo”, con tutto ciò che ne consegue. Carissimi fratelli e sorelle ricordare Gesù significa certo tenere a mente, ma soprattutto portare nell’animo e nel cuore, di modo che ogni pensiero e scelta di vita sia orientata al bene assoluto.
La conclusione di questa pericope val la pena ripeterla: “Tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati”, se da una parte ci riempie di sgomento, e ci spinge ad abbandonare questa via, dall’altra ci conferma ulteriormente quanto abbiamo sentito nel Vangelo: “Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?”
Il disastro sarebbe guadagnare tanto e perdere tutto.
La vita bella e buona del Vangelo, l’esempio di santa Firmina ci guida a saper investire bene tutti i talenti che ci sono stati affidati e ci garantisce che il guadagno sarà vero, tanto sulla terra come anche abbondante in Cielo.
Carissimi fratelli e sorelle, cari giovani, s. Firmina ci ricorda che noi siamo fatti per il Cielo ossia per la comunione definitiva con Dio e che questa comunione necessita di essere coltivata e incrementata attraverso la comunione tra di noi e con tutti, sin qui sulla terra. Non smarriamo pertanto la via del Cielo! Sarebbe una rovina per i singoli, per le comunità e per l’umanità intera.
Cara santa Firmina, tu che hai respirato l’aria dell’Amerino, fa’ che possiamo, col tuo patrocinio, respirare la stessa aria purificata e santificata dalla tua presenza.
Fa’ che nelle nostre famiglie non si spenga mai la lampada della fede e della speranza ma che siano alimentate dall’olio della carità.
Ottieni a chi si è allontanato dalla via della fede o pensa di aver perso ogni possibilità di riscatto, la grazia e il coraggio di aprire il proprio cuore alla misericordia del Padre Celeste, l’unico che può riconciliare e concedere la pace del cuore.
Cara santa nostra Patrona, tra le varie tempeste della vita sii tu con la tua presenza, porto sicuro ove poter approdare. Sicuri che per la tua intercessione saremo ancorati, con Maria Santissima e tutti i santi alla santissima Trinità, a cui va la nostra lode e tutto il nostro ringraziamento.
Amen.
