






Hanno concelebrati il Vicario Generale Mons. Salvatore Ferdinandi, il Parroco di San Valentino Padre Josline Peediakkel, i vicari foranei ed episcopali, e il clero diocesano.
Oltre alla rappresentanza della Delegazione dell’Umbria del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, hanno partecipato delle rappresentanze dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, del mondo del lavoro e delle associazioni di categoria, della scuola, delle associazioni, gruppi giovanili e Scout d’Europa, Terni 9 e Terni 2, e movimenti della Diocesi.
In rappresentanza delle istituzioni civili hanno partecipato il Prefetto di Terni Antonietta Orlando, il Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il Vicepresidente della Provincia di Terni Francesco Maria Ferranti, il Procuratore della Repubblica di Terni Antonio Laronga, il Presidente del Consiglio Comunale di Terni Sara Francescangeli, Assessori e Consiglieri della Regione Umbria, Consiglieri del Comune di Terni, Sindaci dei Comuni del comprensorio diocesano, autorità militari provinciali e regionali.
L’animazione liturgica è stata curata dal Coro Diocesano diretto da Don Sergio Rossini e da un gruppo strumentale del liceo musicale “F.Angeloni” di Terni e dagli studenti dell’Itt di Terni, che hanno composto ed eseguito un canto a San Valentino.
La festa del patrono della Città San Valentino, è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di San Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore.

Nella sua omelia, il Vescovo Francesco Antonio Soddu ha richiamato la figura di San Valentino quale testimone di fede e riferimento per la comunità cristiana, invitando alla testimonianza evangelica, alla carità e alla responsabilità personale e sociale: «San Valentino si presenta a noi come esempio fulgido da seguire sulla via della umanità e della santità. Egli emerge per quella sapienza del cuore che coincide con l’amore di Dio. La sua norma di vita è stata aderire al Vangelo. Intelligenza, legge e cuore in Valentino sono pienamente in sintonia e connesse per formare l’ossatura robusta della persona e del santo. Egli ha vissuto una vita buona perché ha nutrito la sua esistenza con il vangelo che è il bene sommo, il cibo sano per la vita sana. Tra le tante opportunità di una esistenza nociva e a buon mercato ha saputo scegliere e coltivare questo bene e non lo ha barattato con nient’altro. In un periodo, quello di Valentino, in cui l’odio per la fede portava al disprezzo stesso per la vita fino a inculcare il male in tutte le sue dimensioni facendolo passare per ottima cosa e utile per la crescita degli individui, egli si oppose risolutamente, testimoniando una ovvietà che anche oggi necessita d’esser presa in seria considerazione: se a una persona o a qualsiasi essere vivente viene somministrato del veleno, questi si ammala e inesorabilmente è destinato a perire.
Soprattutto per i ragazzi e giovani Valentino porge la sua esperienza di vita affinché ogni suo tratto possa esser utilizzato come fondamento nella composizione intelligente dei vari tasselli e opportunità di crescita sulla via del bene. Di questo c’è tanto bisogno nella società di oggi! Valentino sia accolto perciò nella vita di ciascuno, nelle famiglie, nei gruppi, nelle scuole, nei posti di lavoro o di svago come il lievito buono e fecondo per la crescita integrale della persona».
Commentando i brani alla Liturgia della Parola, che focalizza l’attenzione sui comandamenti, Mons. Soddu ha sottolineato come «l’osservanza dei comandamenti non solo non è fine a sé stessa ma addirittura, nella misura in cui tu osservi ciò che il Signore ti dice, questo sarà utile per la custodia della tua vita. Tutto ciò però è veicolato dalla libera volontà delle persone di scegliere il bene o il male. Da qui ha origine il senso pieno della felicità, della beatitudine: “Beato chi cammina nella legge del Signore”. La Parola di Dio insegna che per poter aderire in pienezza a tutto questo è necessaria una particolare sapienza la quale va oltre quella che comunemente si ritiene essere tale. Si tratta della sapienza di Dio che, prefigurata in tutta la storia della salvezza. Pertanto il modo di agire del discepolo del Signore deve superare la sapienza e giustizia stabilite e confrontarsi con il suo compimento, ossia con Gesù e il suo insegnamento. Più di una volta il Signore ritorna su questo argomento. A lui non interessano le indagini demoscopiche o il numero di coloro che lo seguono, quanto piuttosto sta a cuore la risposta ed adesione personale alla buona notizia del Regno. Gesù scioglie i vincoli di qualsiasi contenimento del bene posto da un limite umano e così proiettare la persona verso la libertà assoluta che proviene da Dio. Tale libertà coincide pienamente con l’amore».
Testo integrale dell’omelia di Mons. Francesco Antonio Soddu.


All’inizio del Pontificale, il Presidente del Consiglio Comunale Sara Francescangeli ha pronunciato l’atto di affidamento della città al Santo Patrono e accesa la lampada votiva secondo la tradizione cittadina, segno di devozione e della disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni della comunità e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune. Inoltre, le 40 parrocchie della città di Terni hanno offerto il cero al Santo Patrono.






La Processione cittadina, con i partecipanti al solenne Pontificale, ha accompagnato l’urna del santo patrono per il rientro nella basilica di San Valentino, passando davanti al palazzo Comunale, la chiesa del Sacro Cuore a città Giardino e quella di Santa Maria del Carmelo, fino al colle dove si trova il santuario che custodisce le reliquie e la memoria di San Valentino.
Sul sagrato della basilica, il Presidente dell’Azione Cattolica diocesana Rita Pileri ha pronunciato la Preghiera: «Vorremmo chiederti aiuto per essere adulti capaci di testimoniare che una vita ispirata al Vangelo è una vita bella e possibile. Vorremmo invocarti perché il tuo esempio sia sprone per le giovani e i giovani ad essere coraggiosi, a vivere pienamente la loro vita, anche quando è difficile, anche quando tutto nel mondo sembra gridare il contrario. Ricorda loro che la vita si può spendere per gli altri; che la vita si può donare per rendere questo mondo più giusto; che la pace è possibile, perché l’umanità non è solo disumana; che la compassione e la fratellanza non sono parole dimenticate, ma atteggiamenti ai quali ci si può educare; che la diffidenza si supera con il dialogo e la conoscenza reciproca».
Il testo integrale della Preghiera.
Al termine il Vescovo Francesco Antonio Soddu ha impartito la benedizione conclusiva ai presenti. Quinti, l’urna di San Valentino è stata riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.

La Delegazione dell’Umbria è stata rappresentata – in vece del Delegato ad interim per l’Umbria, S.E. l’Ambasciatore Alfredo Bastianelli, Gentiluomo di Sua Santità, Cavaliere Gran Croce de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, Luogotenente per l’Italia Centrale della Real Commissione per l’Italia – dal Responsabile della Comunicazione, Emiliano Santinelli, e dal Responsabile dei Rapporti con le Autorità civili, Dott. Vincenzo Maglione, Cavalieri di Ufficio, accompagnati dai Postulanti Cristian Montagnola e Gian Paolo Gallo.
Il duomo di Terni
L’attuale cattedrale di Santa Maria Assunta, chiesa madre della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, è il risultato di una serie di costruzioni ed interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli.

La prima cattedrale, corrispondente alla cripta, fatta edificare su resti di un tempio pagano romano, sorse probabilmente intorno al X secolo accanto al sepolcro di Sant’Anastasio, che avrebbe ricoperto la carica vescovile nel VI o VII secolo, periodo in cui si distinse per la tenacia profusa per difendere una città ancora profondamente scossa dai danni inferti dalla guerra gotica e dall’invasione dei Longobardi, estinguendo inoltre gli ultimi retaggi dell’eresia ariana. I lavori di consolidamento effettuati tra 1932 e 1937 su progetti di Marcello Piacentini hanno portato alla luce, nella zona della cripta, tre absidi interrate e resti di un rosone con bifore laterali.
Il sepolcro del santo era protetto da un sacello poligonale, di cui oggi rimangono solo alcuni resti nel pavimento del portico accanto ad una fitta serie di tombe, che confermano l’usanza Cristiana di farsi seppellire vicino al corpo di un martire o, come nel nostro caso, di un confessore, al fine di accaparrarsi la sua speciale tutela celeste. In prossimità del sacello di Sant’Anastasio si trova la fenestrella confessionis, un’apertura rettangolare strombata, delimitata da una cornice romboidale modanata con una testa di ariete, antico simbolo Cristiano di forza e fecondità del pastore che consumò dà la sua vita per il gregge.
La prima chiesa di Santa Maria sorse, quindi, sull’area prima occupata dal sacello di Sant’Anastasio e per tale motivo l’ubicazione della cattedrale, contrariamente a quanto accade solitamente altrove, appare oggi insolita per il fatto di occupare un’area topograficamente decentrata rispetto alla piazza principale.
Nel IX secolo, a causa della posizione interrata in cui si venne a trovare la cripta, furono eseguiti lavori di ristrutturazione della cripta e della cattedrale, lavori ripresi ancora nel XII secolo. Della cattedrale romanica oggi restano pochi resti, a causa dei lavori d’ammodernamento, secondo i gusti dell’epoca, messi in opera nel XVI e XVII secolo: innalzamento della navata centrale, rifacimento della tribuna e del campanile, edificazione del fonte battesimale e delle cappelle laterali, e soprattutto la sistemazione definitiva in chiave barocca della cattedrale e della piazza antistante su progetti di Gian Lorenzo Bernini del XVII secolo.
San Valentino vescovo e martire

Dal VI-VII secolo è conosciuto e venerato a Terni un vescovo martire Valentino.
San Valentino, uno dei santi più venerati nel mondo, fu cittadino di Terni in Umbria e subì il martirio per decapitazione con tutta probabilità sulla via Flaminia in prossimità di Terni nel 347 d.C.
Diverse sono le fonti ricordano il santo e tra queste la prima a menzionarlo è il Martirologio Geronimiano, composto tra la prima metà del V secolo e la prima metà del seguente, da cui si desume l’elogio fissato al 14 febbraio.
L’esistenza di una “basilica beati Valentini episcopi et martyris” a Terni è confermata nel Liber Pontificalis (Vita di Zaccaria), come luogo dello storico incontro avvenuto, nel 742, tra Papa Zaccaria e il Re longobardo Liutprando e, nella Vita di Papa Niccolò I (858-867), compresa nello stesso testo, si menziona un “monasterium Sancti Valentini” nei pressi di Terni.
La Passione del santo (BHL 8460) fu composta forse a Terni nel VI secolo. A Roma, un importante intellettuale di origine e cultura greca, Cratone, ha un figlio afflitto da una malattia neurologica, rara e terribile, che lo paralizza completamente. Il ricorso ai medici è inutile (essi non sanno dare nemmeno un nome al tipo di infermità). Da un amico Cratone apprende che, a Terni, il fratello del Tribuno Fonteio, afflitto dalla stessa patologia, è stato guarito dal Vescovo cittadino, Valentino. Manda allora a chiamare il presule ternano e lo prega di intervenire anche a favore di suo figlio, Cerimone. Valentino chiede a Cratone di convertirsi al cristianesimo. Ma Cratone tituba, soprattutto perché non capisce come sia possibile che uno si salvi per mezzo delle preghiere di un altro (nel suo caso: del padre per il figlio) e come sia possibile che della semplice acqua possa mondare i peccati degli uomini. Ma Valentino gli spiega da un lato l’efficacia dell’intercessione altrui, dall’altra il mistero del battesimo (è lo Spirito Santo che agisce nell’acqua). Cratone accetta la conversione e Valentino di occuparsi del ragazzo. Si chiude allora con lui in una stanzetta, per tutta la notte, recitando delle orazioni secondo un rituale ben stabilito. All’alba, Cerimone esce dalla stanza completamente guarito e veramente rinato: Cratone e tutta la sua famiglia si convertono ipso facto al cristianesimo e con loro gli allievi di Cratone, tra cui i giovani Procolo, Efebo e Apollonio; insieme a loro si converte Abbondio, che è nientemeno che il figlio del prefetto di Roma, Furio Placido. Dietro Abbondio, si converte una moltitudine di scholastici, cioè di intellettuali.
Il Senato di Roma a questo punto interviene: il Prefetto fa arrestare di notte e di nascosto Valentino, e lo fa giustiziare. Procolo, Efebo ed Apollonio ne recuperano il corpo e lo seppelliscono a Terni, poco fuori la città. Il Magistrato romano di Terni, Lucenzio, replica contro i tre giovani l’operazione segreta di polizia effettuata dal Prefetto a Roma: fa arrestare e uccidere i tre giovani in totale segreto, fuggendo poi dalla città. Abbondio ne raccoglie i corpi e li seppellisce accanto a quello di Valentino.
Studi assai recenti hanno portato a una completa rivalutazione storica della figura e dell’opera di San Valentino di Terni. Spazzata via la “questione dei due Valentini” (che vedeva il Valentino ternano offuscato dall’ombra di un omonimo – e quello sì tutto leggendario – prete romano), si è finalmente accertata la vera cronologia del personaggio: vissuto non già nel III secolo, come finora acriticamente ripetuto, bensì nel IV: Valentino infatti muore con tutta probabilità nel 347, vittima (occulta: l’esecuzione capitale viene eseguita di nascosto!) degli ultimi colpi di coda dell’aristocrazia senatoria romana, ancora tutta pagana, pur ad oltre trent’anni dall’Editto di Tolleranza di Costantino.
A partire dal V secolo il sepolcro di Valentino diviene gradualmente meta di pellegrinaggi. Ben presto venne costruita una chiesa documentata già nel VI secolo accanto alla quale si trovava un monastero Benedettino – a difesa della stessa – che nel 1218 fu restituito da Papa Onorio III al Vescovo Rainerio, in occasione del solenne ripristino della Diocesi di Terni, che a partire dal 598 era stata abolita, e il territorio inglobato nelle Diocesi di Narni prima e di Spoleto poi. La chiesa fu visitata alla fine del Cinquecento dal Cardinale Paolo Camillo Sfrondato il quale, da grande collezionista di reliquie qual’era, entrò in contatto con il Vescovo locale Giovanni Antonio Onorati e gli procurò la licenza papale per avviare una campagna di scavi alla ricerca delle reliquie di San Valentino e dei suoi fedeli discepoli che difatti furono trovate nei pressi dell’altare. L’evento diede il via alla costruzione di una nuova basilica completata nella metà del Seicento dopo la dichiarazione di san Valentino a patrono unico della città di Terni. Da quella data la festa del santo è gradualmente tornata ad essere solennizzata.

Migliaia di fedeli e pellegrini visitano ogni anno la basilica, a circa due chilometri dal centro storico di Terni, e tra questi si distinguono numerose coppie di fidanzati o di giovani coppie di sposi che chiedono la benedizione di San Valentino. Questa tradizione trae origine dall’Alto Medioevo, periodo in cui il culto valentiniano si diffuse gradualmente in Europa attraverso i Benedettini. In Francia e Inghilterra sorse parallelamente nei confronti del santo uno speciale patronato sui fidanzati per una coincidenza calendariale. La festa cade infatti in un periodo particolare dell’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni del risveglio dal letargo invernale. Verso la metà del mese di febbraio il sole comincia a riscaldare la terra facendo sbocciare alcune gemme, come le violette, o addirittura fiorire mandorli e noccioli in certe zone del Sud Europa: sicché San Valentino si trasformò a poco a poco nel precursore della primavera imminente. Riferimenti letterari, proverbi e tradizioni popolari che si legano al risveglio della primavera e degli amori, supportano l’ipotesi che l’attribuzione di “Santo degli innamorati” sia un’eredità del mondo anglosassone. Un filone critico riconoscerebbe la responsabilità della diffusione di tale patronato a Geoffrey Chaucer, lo scrittore inglese, autore dei celeberrimi Canterbury Tales, che dal 1372 al 1380 soggiornò in Italia. Chaucer è autore del The Parliament of Fowls, poema allegorico composto presumibilmente durante il soggiorno italiano, considerato dagli studiosi una delle prime testimonianze letterarie in cui San Valentino è chiamato a sovrintendere al risveglio del creato. Il suo culto come protettore degli innamorati, è da considerarsi totalmente laico e per certi aspetti pagano, laddove il santo assume il ruolo di personaggio mitologico, fiabesco, allegorico, come icona del culto dell’amore preconiugale che non ha nulla a che fare con la sua vera dimensione sacrale di santo taumaturgo – invocato in talune zone europee contro l’epilessia ed altre malattie neurologiche – e martire Cristiano.

Oggi la festa di San Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di San Valentino devono essere considerati anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.
A San Valentino
Patrono di Terni
O nostro protettore San Valentino, che fosti in vita esempio di virtù, pastore vigilante, padre dei poveri e martire di Gesù Cristo, ora che risiedi glorioso nel cielo soccorrici con la tua celeste protezione.
Proteggi la nostra città, affinché da essa allontanata ogni disgrazia, vi risieda la benedizione di Dio, la pace fraterna e la fede di Gesù Cristo.
Guarda i giovani che da te attendono aiuto e protezione, ottieni loro la grazia del discernimento necessario, dell’impegno e della serietà nel cammino intrapreso e del rispetto reciproco.
Dà alle nostre famiglie l’amore di Gesù Cristo perché sappiano rendere grazie a Dio nella gioia, ritrovarsi nelle difficoltà, perdonarsi nella debolezza, sostenersi nella fatica del cammino che porta alla vita eterna di Dio da cui ognuno è venuto.
Amen.
