La Delegazione Lombardia celebra la Santa Messa mensile e svolge le Conferenza “Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana e la realtà italiana moderna” a Milano

Il 5 marzo 2026, Giovedì della II Settimana di Quaresima, alle ore 19.00 nella basilica di San Vittore al Corpo in via San Vittore 25 a Milano, una rappresentanza della Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha partecipato alla celebrazione della Santa Messa mensile.

A seguire è stata svolta la Conferenza dal titolo Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana e la realtà italiana moderna, introdotta dal Promotore delle Attività Culturali della Delegazione della Lombardia, Prof. Edoardo Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito, e tenuta dallo studioso e saggista, esperto di storia e natura delle istituzioni equestri e delle distinzioni onorifiche preunitarie, Dott. Alessandro Scandola, Cavaliere di Merito, Responsabile delle Attività Culturali della Delegazione del Triveneto ed Emilia.

La Conferenza è risultata molto interessante, perché le onorificenze in esame vengono direttamente messe in rapporto con la realtà che ci circonda. Poi, grande e approfondita è l’esperienza del Relatore, autore fra l’altro di volumi riguardanti l’Ordine di Malta, l’Ordine Costantiniano e nonché del saggio Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana. Fulcro prezioso, attorno al quale ruota quest’ultima pubblicazione, è la riproduzione dei rapporti conclusivi e di documenti riguardanti gli studi delle Commissioni consultive istituite presso il Governo Italiano, che ancora oggi costituiscono le linee guida per l'attività del Ministero, qui riprodotti integralmente. Il Relatore ha proposto un quadro chiaro e documentato sull’evoluzione delle onorificenze granducali, analizzandone il significato storico, simbolico e il loro posto nel contesto italiano contemporaneo, offrendo una spiegazione delle basi e delle ragioni che hanno portato la Repubblica italiana ad autorizzare l’uso delle onorificenze granducali.
San Vittore al Corpo

La Santa Messa

La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal Primo Cappellano della Delegazione, Prof. Don Maurizio Ormas, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, alla presenza di Don Mauro Viganò, Cappellano di Merito, e il Delegato per la Lombardia, Dott. Ing. Gilberto Spinardi, Cavaliere Gran Croce di Merito.

Il Vangelo (Lc 16,19-31 – Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti) è stato proclamato da Don Mauro Viganò.

Nella sua omelia, Don Maurizio Ormas ha esplorato le differenze tra la risposta Cattolica e quella Protestante alla Riforma, evidenziando come il contesto storico e teologico abbia influenzato l’arte, l’architettura e la spiritualità delle rispettive tradizioni.

Ci sono due principali posizioni sulla predestinazione: quella di Erasmo da Rotterdam che sosteneva un libero arbitrio limitato, con l’uomo che può dire sì o no a Dio e quella di Lutero che affermava che la predestinazione è un mistero divino, e che la salvezza o dannazione sono predeterminate.

Relativamente al concetto del Mistero prima della Riforma il Mistero significava verità intellegibile con l’aiuto di Dio, dopo Lutero il Mistero si trasforma in un enigma inaccessibile, un enigma che riguarda la maestà divina.

Inoltre il colore è un simbolismo tra Riforma e Controriforma, il Protestantesimo predilige bianco ed il nero, indicando semplicità e mistero, mentre la Controriforma si affida a colori vivaci e rococò per affermare la libertà umana e la presenza della grazia.

Il divario tra il mondo dell’uomo e quello di Dio per la Chiesa è percepito come un segreto dei cuori, non un’istituzione visibile. La realtà terrena (bellezza, verità, bontà) è distinta dal divino, che non si mostra direttamente.

La risposta Cattolica mette al centro la bellezza come ruolo dell’arte e dell’architettura. La ricchezza dell’arte barocca simboleggia che il regno di Dio è già iniziato, la bellezza terrena è un anticipo sacramentale della vita eterna.

Don Ormas ha spiegato che il significato teologico del barocco esprime il desiderio di affermare la libertà dell’uomo di fronte a Dio. La presenza reale di Gesù nell’Eucaristia rende già presente il regno divino sulla terra. La vita sacramentale e la presenza di Cristo sono operative (già), ma si completano nella piena realizzazione (non ancora).

Sottolineando l’importanza dell’interiorità, Don Ormas ha sottolineato che il Vangelo invita a un dialogo di cuore a cuore con Gesù: le azioni esteriori devono essere accompagnate dalla sincerità del cuore.

Infine, Don Ormas ha offerto una riflessione sulla Quaresima, come tempo di riscoperta, un momento per ritrovare la relazione con Dio e riconoscere la sua presenza già tra noi, la chiamata ad un non ancora, alla speranza di pienezza futura. Ha sottolineato come la Fede Cristiana coinvolga tanto l’interiorità quanto la realtà visibile, con l’arte e i sacramenti come strumenti di un ponte tra il già presente e il non ancora, tra la terra e il cielo.

La Conferenza

A conclusione della Santa Messa, Dott. Alessandro Scandola ha tenuta la Conferenza dal titolo Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana e la realtà italiana moderna”, introdotto dal Prof. Edoardo Teodoro Brioschi.

Il Relatore si è concentrato sulle onorificenze e gli ordini cavallereschi delle dinastie preunitarie italiane, con particolare attenzione alla Casa Granducale di Toscana e al loro riconoscimento nella realtà moderna italiana. Ha sottolineato che queste onorificenze sono uniche al mondo per il loro status e riconoscimento ufficiale nel contesto della Repubblica italiana.

Nel XVI secolo, eventi come la migrazione dei Cavalieri di San Giovanni a Malta e la battaglia di Lepanto sono fondamentali nella storia cavalleresca. La Toscana, sotto Cosimo I de’ Medici (1569), istituisce l’Ordine di Santo Stefano, con un ruolo cavalleresco e religioso, consolidato con le Bolle papali del 1562.

La dinastia de’ Medici e successivamente gli Asburgo-Lorena tengono come caratteristica il Gran Magistero ereditario, legato alla sovranità, non alla semplice gestione dinastica. La storia si estende anche alle riforme socio-economiche, come il Codice leopoldino che abolì la pena di morte e la tortura.

Dopo l’Unità, la proliferazione di ordini cavallereschi illegittimi portò all’emanazione della Legge 3 marzo 1951 n. 178, che ordina e regola l’uso delle onorificenze e delle decorazioni cavalleresche in Italia. La legge vieta ai cittadini Italiani di portare onorificenze non autorizzate, conferite da ordini esteri o privati, e disciplina l’autorizzazione tramite il Ministero degli Esteri. È riconosciuto che gli ordini dinastici, come quelli della Casa Savoia, persistono come entità dinastiche indipendenti dalla sovranità nazionale, e sono considerati ordini non nazionali.

Gli Ordini non nazionali comprendono Ordini araldici, familiari e di merito, di origine storica o patrimoniale delle dinastie ex regnanti. La definizione si basa sulla natura ereditaria del Gran Magistero e sulla loro appartenenza al patrimonio familiare o araldico. Gli Ordini religiosi e di collana, come Santissima Annunziata, sono rappresentati come esempi di Ordini con fondate radici canoniche e storiche, in particolare, gli Ordini come Santo Stefano e San Giuseppe sono considerati istituzioni secolari, legate alle dinastie e riconosciute come Ordini non nazionali.

La presenza e il riconoscimento di questi Ordini si basano su atti diplomatici e accordi internazionali, compresi trattati di diritto internazionale. La legislazione garantisce che solo le onorificenze fondate su leggi e autorizzazioni ufficiali siano legittime e portabili in Italia. La magistratura e le commissioni ministeriali hanno svolto un ruolo chiave nel tutelare la legittimità e regolamentare la materia.

Le commissioni, come quella Leanza, hanno analizzato e regolamentato l’uso delle onorificenze, includendo anche verifiche storiche e legali. La digitalizzazione degli atti e la raccolta di documenti storici sono state fondamentali per chiarire il quadro normativo e storico. Figure come Roberto Leanza hanno dato un contributo significativo nel rendere questa materia più chiara e regolamentata, portando avanti un lavoro di ricerca e analisi approfondito.

Il riconoscimento delle onorificenze delle dinastie preunitarie in Italia rappresenta un fenomeno unico, regolamentato da una normativa severa e da un sistema di commissioni specializzate. La storia, la legge e il diritto internazionale si intrecciano per mantenere vivo il patrimonio storico e culturale di queste istituzioni, che si confermano come parte integrante della tradizione cavalleresca e nobiliare ancora oggi riconosciuta e tutelata.

La basilica di San Vittore al Corpo

La basilica di San Vittore al Corpo, Parrocchia prepositurale, ha una storia molto antica, che inizia nel IV secolo quando veniva denominata Porziana, dal nome di Porzio, suo antico fondatore, che la edificò forse ampliando un tempio imperiale già esistente (intitolato a Ercole, divinità protettrice di Massimiano).

Vittore era un soldato appartenente alla guardia del corpo dell’Imperatore Massimiano, il quale piuttosto che abiurare preferì affrontare tutti i supplizi, fino alla decapitazione e alla dispersione delle sue spoglie (qualcuno sostiene a Lodi, qualcun altro a Milano). Le ossa del martire furono restituite ai Cristiani in un secondo momento e sistemate dapprima nell’antica basilica, da cui la dedicazione “San Vittore ad Corpus”, poi spostate in un saccello: San Vittore in Ciel d’Oro, vicino all’attuale Sant’Ambrogio, unitamente al corpo di Satiro e Ambrogio stesso. Infine la reliquia ritornò in San Vittore, per merito dei Benedettini, da allora non fu più spostata se non per trovare sede definitiva nell’altare della ricostruita basilica olivetana nel 1576.

La basilica di San Vittore viene anche denominata vetus per la sua antichità, o ancora extramurana per la sua ubicazione fuori della cinta muraria della città.

La definizione di San Vittore al Corpo, oltre che per la presenza delle spoglie trova ulteriore interpretazione forse anche per la vicinanza con la rotonda che ospitava il mausoleo di San Gregorio.

È solo nel 1507, quando viene ceduta (per il ridotto numero a soli due monaci Benedettini nel 1466) agli Olivetani, che ne entrano definitivamente in possesso nel 1542, che ha inizio la sua grande stagione come importante centro di raccolta per i fedeli e per la storia artistica della città.

Beato Bernardo Tolomei fu il fondatore – tra il 1313 e il 1319 – dell’Ordine degli Olivetani che iniziò dalla casa madre di Monte Oliveto Maggiore (Siena) per propagarsi poi in Lombardia (Santa Maria di Baggio) intorno al 1400.

L’arrivo degli Olivetani a San Vittore segnò un importante rinnovamento della vita spirituale e culturale ruotante intorno alla basilica, in linea con una produzione artistica fortemente debitrice del Rinascimento i monaci vollero adeguare il nuovo monastero al loro gusto e alla grandiosità che l’importanza della Congregazione a quel tempo imponeva.

La chiesa fortemente in rovina necessitava di essere ricostruita. La posa della prima pietra risale al 1560 e il grande monastero risulta compiuto nel 1598. La ricchezza dell’Ordine Olivetano diede rapido compimento e rese il nuovo edificio sacro ammirato scrigno d’arte oltre che di culto, seppur non mancarono i rimpianti per l’antica basilica e il sacrificio della vicina rotonda di San Gregorio che alla fine fu rasa al suolo.

Le onorificenze
della Casa Granducale di Toscana
nella moderna realtà italiana

Il saggio Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana/The Honours of the Grand Ducal House of Tuscany in a contemporary Italian context (DueGi 2025, 152 pagine, 17×24 cm, edizione in italiano e in inglese – EBAY) di Alessandro Scandola è pubblicato con il Patrocinio dell’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano; con la Prefazione di S.A.I. e R. l’Arciduca Sigismondo d’Asburgo Lorena, Capo della Casa Granducale di Toscana, Granduca titolare di Toscana, e con l’Introduzione di S.E. l’Ambasciatore Nob. Paolo dei Conti Borin, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, Luogotenente per l’Italia Settentrionale della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Il volume si configura come un’opera storiografica, ma anche come un importante contributo giuridico e istituzionale alla comprensione di un fenomeno unico nel panorama mondiale: la persistenza di un sistema premiale dinastico, riconosciuto entro i confini di uno Stato repubblicano. Una riflessione che unisce passato e presente, in nome della memoria storica e della continuità delle tradizioni.

Un approfondito trattato, ricco di illustrazioni e documenti, che ripercorre la storia del sistema onorifico dell’Imperiale e Reale Casa Granducale di Toscana, ne illustra il valore simbolico, giuridico e identitario nel contesto italiano contemporaneo, e le basi e le ragioni che hanno condotto la Repubblica italiana, attraverso il Ministero degli Affari Esteri in applicazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, ad autorizzare l’uso nel territorio italiano delle onorificenze granducali, cioè il Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire e l’Ordine del Merito sotto il Titolo di San Giuseppe, che assieme all’Ordine del Merito Civile costituiscono il sistema premiale della Reale Casa Granducale di Toscana, ossia Ordini definiti “non nazionali”, riferiti alle dinastie preunitarie d’Italia, fatto che si può dire costituisca un unicum nel mondo.

«Trattare della Casa Granducale di Toscana e del suo sistema premiale consente un affascinante viaggio nella storia. Le dinastie che si sono succedute nel governo di quei territori, dai Medici ai Lorena agli Asburgo-Lorena, ciascuna con caratteristiche peculiari, hanno tutte straordinariamente contribuito a fare “grande” la Toscana. Oltre a immagini d’archivio e fotografie contemporanee, particolare interesse nel libro riveste la vasta sezione, corredata di documentazione inedita, delle Commissioni consultive in tema di Ordini cavallereschi istituite in passato presso il Governo Italiano. Organismi chiamati anche a emettere pareri e valutazioni sull’eventuale autorizzabilità delle onorificenze degli Ordini “non nazionali”, di cui è stato presidente l’On. Alberto Lembo (al quale è dedicato questo libro), e il suo concetto di “sovranità affievolita”» (Alessandro Scandola).

Questo fondamentale concetto stabilisce che “i poteri residui di un sovrano già regnante (e non abdicatario) e, dopo la sua morte, del suo successore come capo della dinastia sono unanimemente riconosciuti dalla dottrina prevalente; essi sono solo quelli relativi alla sua qualità di fons honorum, con un forte affievolimento della sovranità ma non la totale scomparsa e di una residua particolare soggettività ‘extranazionale’”.

«Dunque non un lavoro incentrato sulla storia di questo specifico gruppo di ordini cavallereschi, neppure sui loro ordinamenti o sulla loro faleristica, ma – con una scelta del tutto originale e per questo di particolare interesse – sul percorso che ha portato alla loro autorizzabilità da parte delle Repubblica Italiana – una configurazione giuridica senza eguali nelle altre nazioni» (Raffaele Coppola, Notiziario Araldico).

Il futuro della Casa Granducale di Toscana sotto S.A.I.R. l’Arciduca Sigismondo, Granduca di Toscana, riflette continuità e determinazione nel guardare al futuro. Radicata in secoli di gestione culturale, la Casa esprime oggi la sua missione attraverso la conservazione del patrimonio, l’impegno caritatevole e le tradizioni viventi degli Ordini di Santo Stefano e San Giuseppe. Piuttosto che esistere solo come storia, funge da ponte tra passato e presente, dimostrando come l’eredità dinastica possa ancora contribuire in modo significativo alla società.

Alessandro Scandola

Per molti anni, Dott. Alessandro Scandola ha collaborato con l’On. Alberto Lembo, esperto delle scienze araldico-cavalleresche, realizzando pubblicazioni, ricerche e conferenze su tematiche relative alla giurisprudenza delle onorificenze cavalleresche trattata dal Ministero degli Affari Esteri in base alla legge 3 marzo 1951, n. 178. Si è occupato in particolare dell’evoluzione delle Commissioni governative istituite in materia, dei criteri adottati per l’autorizzazione all’uso delle insegne degli Ordini “non nazionali” e di altri aspetti connessi alla disciplina premiale italiana.

Nell’ambito del progetto “Archivi politici vicentini” della Biblioteca Bertoliana di Vicenza, ha curato la classificazione e la digitalizzazione dell’intero archivio documentale delle tre Commissioni per gli Ordini cavallereschi “non nazionali” e le onorificenze istituite presso il Governo italiano (2001–2014): la prima presieduta dal Prof. Aldo Pezzana, la seconda e la terza dall’On. Alberto Lembo.

È autore di volumi dedicati agli Ordini cavallereschi – origini, storia, sistema di governo e struttura territoriale, rapporti con la Repubblica Italiana, procedure autorizzative. Tra le sue opere più recenti figurano Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana, L’Ordine Costantiniano di San Giorgio, Il Sovrano Ordine di Malta e l’Italia e Dottrina e giurisprudenza in materia di onorificenze cavalleresche. L’Archivio Lembo.

Ha pubblicato numerosi articoli su riviste specializzate riguardanti le onorificenze cavalleresche, i segni d’onore e i sistemi premiali.

È membro del Comitato Scientifico dell’Enciclopedia Nobiliare Italiana, contribuendo con una consolidata esperienza nel campo cavalleresco. È socio della Società Italiana di Studi Araldici di Torino (SISA), organismo volto a promuovere e valorizzare il ruolo dell’araldica nelle scienze umane, oltre a far parte di altre associazioni culturali attive nello stesso settore.

Cura inoltre la rubrica online Gli Ordini cavallereschi e la legge 3 marzo 1951, n. 178, dedicata all’analisi delle principali categorie di istituzioni cavalleresche direttamente o indirettamente collegate all’Italia.

Si avvicina all’affascinante mondo della pittura attraverso dipinti prima a tempera su tela e su carta e in seguito ad olio su tela, paesaggi, nature, figure umane, ecc. Trasferisce le tecniche della pittura ad olio su tavole di legno precedentemente incise e tele di juta passando, in ultimo, ai colori acrilici su tele di cotone doppia altezza. Dal 2002 sperimenta la diversa combinazione di materiali e colori come smalti, tinte per tessuti, per vetro, acrilici, farine, gomma, pasta leggera, sabbia, e di tecniche per ottenere effetti sempre nuovi e brillanti.

Indice

Prefazione di S.A.I. e R. l’Arciduca Sigismondo d’Asburgo-Lorena, Granduca titolare di Toscana, Capo della Casa Granducale di Toscana
Introduzione di S.E. l’Ambasciatore Paolo Borin
Dai Medici agli Asburgo-Lorena
Casa Asburgo-Lorena, Granduchi di Toscana
L’Ordine di Santo Stefano
L’Ordine di San Giuseppe
L’Ordine del Merito Civile
La legittimità del Gran Magistero
Il percorso autorizzativo delle onorificenze cavalleresche
Il periodo regio
La legge 3 marzo 1951, n. 178
Le Commissioni in materia di Ordini cavallereschi
Il Gruppo di studio sugli Ordini cavallereschi “non nazionali” non statali del Prof. Leanza
Documento – Rapporto conclusivo del 18 aprile 1996
La Commissione consultiva in tema di Ordini cavallereschi “non nazionali” del Prof. Pezzana
Documento – Prime osservazioni del 4 marzo 2002
Documento – Sintesi delle conclusioni della prima fase dei lavori della Commissione consultiva sugli Ordini “non nazionali”, pre­sieduta dal Prof. Aldo Pezzana, del 28 giugno 2002
Ringraziamento finale del capo del Cerimoniale Diplomatico del­la Repubblica, Giuseppe Balboni Acqua, datato 2 dicembre 2003
Bibliografia
Fonti iconografiche

Avanzamento lettura