Riflessioni sulle letture festive – Meditazione sulle letture della Domenica delle Palme e della Passione del Signore

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il Podcast con la meditazione per la Domenica delle Palme e della Passione del Signore, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.

Questa festa segna l’inizio della celebrazione annuale della Settimana Santa, in cui la Chiesa ricorda gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo, fino alla Resurrezione della Domenica di Pasqua. In essa si narra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, acclamato come un re.

“Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: ‘Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele!’. Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: ‘Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina’” (Gv 12,12-15).

Noi la chiamiamo comunemente Domenica delle Palme, ma la definizione più corretta è Domenica della Passione del Signore, perché è l’inizio della “grande settimana”. Vi troviamo il racconto dell’arrivo di Gesù a Gerusalemme tra la folla festante: rappresenta, infatti, l’ultimo momento di gioia prima della crocifissione. Ad accoglierlo sono soprattutto i bambini, che non si chiedono chi sia, ma lo osannano suscitando l’indignazione di scribi e farisei.
Copertina

Podcast 3-41 – 29 marzo 2026 – Meditazione sulle letture della Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele! Osanna nell’alto dei cieli (Mt 21,9).

Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione.

Lode e onore a te, Signore Gesù! Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome. Lode e onore a te, Signore Gesù! (Fil 2,8-9).

Prima lettura: Is 50,4-7 – Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso. Salmo responsoriale: Sal 21 – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Seconda lettura: Fil 2,6-11 – Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò. Vangelo: Mt 26,14- 27,66 – La passione del Signore.

La Domenica delle Palme
e della Passione del Signore

Questa domenica è conosciuta come Domenica delle Palme, dal modo in cui gli abitanti di Gerusalemme accolsero Gesù nella Città Santa: una folla festante lo accompagnava stendendo rami di palma e di ulivo sulla strada, mentre il Signore passava cavalcando un puledro d’asina.

Accogliamo anche noi l’invito a seguirlo nel suo pellegrinaggio, proclamandolo come fece la folla: Figlio di Davide, Salvatore, Signore, Re. Egli è il Messia, non solo Figlio di Davide, ma Figlio di Dio, l’unico che dona la salvezza. Il popolo però si aspettava un Messia “secondo le Scritture”, o almeno, secondo la sua interpretazione di esse: un Re guerriero, violento, crudele, vendicatore, sterminatore come erano stati i re della sua storia antica. Un liberatore, sì, ma dal giogo dei Romani, uno che riportasse Israele alla sua mitica grandezza davanti a tutti i popoli.

Dopo la festa la gente stette ad aspettare che si realizzassero i suoi sogni di gloria e iniziasse la rivolta verso i “cani” Romani e tutti i “porci” non Ebrei (gli epiteti ingiuriosi sono nel Talmud). Ma questo non accadde perché… non doveva accadere. I sacerdoti, gli scribi, i farisei, gli anziani del popolo, che già avevano deciso di far uccidere Gesù perché minacciava il loro potere usurpato e fatto passare come volontà di Dio (Cfr. Mt 23), sobillarono la gente semplice usando la falsa interpretazione delle loro Scritture, come hanno sempre fatto quei preti che si sono fatti Dio a loro immagine e somiglianza. Il popolo si è sentito tradito da Gesù proprio a motivo del veleno diabolico istillato dai capi, dal potere religioso. Da tutto questo emerge il rinnegamento paradossale del Venerdì Santo: prima gli “osanna” della Domenica delle Palme, poi i “crocifiggilo” di fronte a Pilato. Nessuno aveva voluto ricordare la profezia di Isaia, quella che aveva drammaticamente rappresentato il Messia come lo schiavo sofferente di Dio. Non faceva comodo, non era “politicamente corretto”, non “portava acqua” al potere corrotto di caste privilegiate. Ecco, quindi che, proprio dove comincia il falso riconoscimento di Gesù, inizia anche il cammino verso la sua dolorosa e gloriosa Passione.

Ecco perché questa domenica è inserita nell’unità liturgica della Settimana Santa: con essa ha inizio ogni anno la celebrazione della Pasqua del Signore, che comprende insieme i due aspetti della Passione e della Risurrezione in un circolo virtuoso, che idealmente va dalla vanagloria umana, passando per la croce, alla vera gloria, quella divina. Questo è messo in risalto rispettivamente da questa Domenica delle Palme e dal Triduo Santo – Giovedì, Venerdì e Sabato Santo – culminando nella celebrazione della Pasqua di Risurrezione del Signore.

Oggi, subito dopo i canti e la processione con i rami di ulivo, la liturgia della Parola ci presenta Gesù, nostro Salvatore, come aveva profetizzato Isaia: lo schiavo sofferente di Dio che racconta la sua passione: «Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi». Sembra una cronaca in diretta di ciò che Gesù ha subito. Ci viene presentato un Salvatore che sceglie non la via del trionfo, ma quella della testimonianza inerme di fronte ad un potere ingiusto ed idolatra: il suo profilo non è quello di un re potente, ma di un uomo umiliato e calpestato, ma non privato della sua divina e suprema dignità che rifulge, anzi, proprio nella sua completa nudità esposta al mondo sulla croce come su un trono cosmico.

Anche il celebre inno della Lettera ai Filippesi, nella Seconda Lettura, descrive lo “svuotamento” del Cristo, che dalla sua condizione divina scende fino al livello più basso dell’umanità, fino alla morte di croce, il patibolo che Roma riservava agli schiavi e ai malfattori ribelli al potere costituito.

Ma l’apostolo Paolo lascia intravedere già l’alba della Pasqua: Gesù, attraversato il tunnel oscuro della passione e della morte, ritorna nello splendore della sua gloria divina. Così veramente umanizza Dio e divinizza l’uomo.

Siamo invitati, da questa Parola e dal racconto della Passione secondo Matteo, a metterci in atteggiamento di ascolto fin da questa Domenica delle Palme, per fare memoria di questi eventi che sono il fondamento della nostra Fede. Ogni anno li riviviamo per rafforzare e far crescere la nostra vita Cristiana. La Passione e Morte di Gesù hanno sempre suscitato in noi sentimenti di compassione. Ma Gesù non ci chiede semplicemente di piangere sui suoi dolori: quei dolori appartengono ormai alla storia della salvezza. La rievocazione della Passione e le azioni liturgiche della Pasqua non sono riti consolatori né semplici ricordi: il suo corpo dato per noi e il suo sangue versato per noi non servono a commuovere, ma esigono da noi qualcosa di molto più serio e profondo. Ci chiedono non sterili commiserazioni o, peggio, ingiuste e false esaltazioni del dolore, come, purtroppo, ancora oggi un certo tipo di teologia misticheggiante vagheggia.  Ci chiedono un impegno di vita, portato fino all’estremo, fino al dono di noi stessi per la salvezza dei fratelli e delle sorelle contro il potere malsano di un mondo retto da disuguaglianze, ingiustizie, sopraffazioni contro i poveri, i piccoli, le donne, i perseguitati, i prigionieri, i malati, gli scarti, gli ultimi…

Noi Cristiani non siamo fabbricanti di croci, ma sappiamo bene che la croce si incontra ad ogni angolo della strada. La sofferenza è presente nel mondo in tante forme, e Gesù non ci chiede di distogliere lo sguardo da chi è nel dolore, ma di riconoscere in ogni fratello e sorella che soffre Lui stesso e di agire per lenire la sofferenza, non solo con le preghiere o proclami altisonanti, ma senza alcun peso pratico, ma agendo attivamente e fattivamente nel mondo seguendo la testimonianza di Gesù fino alla croce. Ce lo ha detto chiaramente: «Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me».

Alla scuola della Passione impariamo che la vita non può essere solo festa: ci sono doveri da compiere, fedeltà da custodire, rischi da affrontare, impegni da assumere. Siamo chiamati a difendere i valori, a interessarci dei problemi degli altri, a rinunciare a qualcosa per il bene altrui, a usare bene il nostro tempo, le nostre capacità e i doni che il Signore ci ha affidato.

Ascoltando il racconto della Passione, non possiamo limitarci a pensare alle ingiustizie e agli errori commessi tanti secoli fa a Gerusalemme, né possiamo considerare responsabili solo i capi Ebrei o la folla di allora. Anche noi siamo coinvolti. Senza sforzo riconosciamo in noi i falsi riconoscimenti di tanti “messia” mondani, la disillusione, la debolezza di Pilato; anche noi, tante volte, abbiamo preferito Barabba, scegliendo ciò che vale meno di Cristo. E tuttavia, quando sentiamo che Gesù promette il paradiso al buon ladrone per un semplice gesto di fiducia, dobbiamo credere che desidera fare lo stesso anche con noi, se poniamo la nostra fiducia in Lui: vuole tutti con sé nella vita eterna. È così che possiamo vivere autenticamente la Pasqua di Risurrezione.

Abbiamo davanti a noi la settimana più importante dell’anno per la nostra Fede. Impegniamoci a viverla ascoltando, contemplando e lasciando penetrare in noi i misteri di Cristo, resi presenti nelle parole e nei gesti della liturgia. Così anche noi potremo rinascere con Cristo a una vita nuova, la vita dei risorti.

Buona Domenica delle Palme.

Indice dei podcast trasmessi.

Foto di copertina: L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, un momento fondamentale della tradizione Cristiana celebrato nella Domenica delle Palme. L’opera è un affresco staccato e riportato su tela, proveniente dall’eremo di San Baudelio de Berlanga (Soria) in Spagna, datato intorno al 1125, conservato nell’Indianapolis Museum of Art. Cristo è ritratto mentre cavalca un’asina, simbolo di umiltà e pace, entrando in città. Al suo fianco si vedono gli apostoli e alcune figure che accolgono il suo arrivo stendendo rami. Lo stile è quello dell’arte romanica spagnola, caratterizzato da forme stilizzate e colori decisi.

Avanzamento lettura