La Delegazione di Napoli e Campania partecipa agli Esercizi Spirituali Decanali del 1° Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli

La Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio parteciperà agli Esercizi Spirituali Decanali del 1° Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli, sul tema Compromettersi per Cristo, che si svolgeranno dal 20 al 22 aprile 2026, dalle ore 19.00 alle 20.30, presso la Basilica di San Giovanni Maggiore in Napoli.

La basilica sorge lungo il Decumano Inferiore, nell’area delimitata a nord da vico Pallonetto a Santa Chiara, a sud da via Sedile di Porto, a ovest dalle strade Santa Chiara, Banchi Nuovi e Pendino Santa Barbara, e a est da via Mezzocannone.

La Delegazione di Napoli e Campania è stabilmente inserita nella comunità parrocchiale di San Giovanni Maggiore, insieme alle altre realtà presenti in parrocchia, secondo quanto fortemente voluto dall’Arcivescovo Metropolita di Napoli, S.Em.R. il Signor Cardinale Domenico Battaglia, al fine di radicarla sempre più nel tessuto sociale della città.

Gli Esercizi Spirituali saranno così articolati: lunedì 20 aprile predicherà Mons. Pasquale Di Luca, Rettore della Basilica dell’Immacolata al Gesù Vecchio in Napoli, sul tema Diventare pescatori di uomini; martedì 21 aprile sarà la volta di Don Salvatore Giuliano, Cappellano di Merito e Parroco di San Giovanni Maggiore, che svilupperà il tema Cristo scommette su di te; mercoledì 22 aprile concluderà Don Raffaele (Lello) Ponticelli, docente di Psicologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, psicologo-psicoterapeuta e autore del volume Cuore di Cristo, Cuore di Uomo, con la meditazione su Riconciliati nell’amore. Segue penitenziale comunitaria.

Il tema scelto, Compromettersi per Cristo, richiama un impegno concreto e personale: non un semplice slogan, ma un invito a passare da una fede “di abitudine” a una scelta consapevole, assumendo responsabilità nella vita Cristiana e vivendo quotidianamente il Vangelo.

Compromettersi per Cristo

Ma che cosa significa compromettersi? Vuol dire affrontare l’odio, tutto quello che ti viene contro, anche l’umiliazione più atroce. Il Padre si è compromesso, ha amato tanto il mondo da mandare il suo Figlio e sacrificarlo per noi; è andato fino in fondo, si è compromesso per amore nostro. Compromettersi vuol dire: ci sei dentro, sei coinvolto. Il Signore ci chiama a comprometterci per lui e per la sua parola, per essere testimoni dell’autorità e della potenza che scaturisce da essa.

Compromettersi per Cristo
Canto di Giosy Cento, 1982

Lo stupore d’una rete
che si gonfia dentro l’acqua
quegli amici un po’ sconvolti
che ti dicono: “È il Signore…
È il Signore!”

Pietro, nudo sei,
ripensi a quel momento
del tuo tradimento nella notte
di fronte ad una serva non volevi
comprometterti per lui.

[Rit.] “Pietro, mi ami tu?
Pietro, mi ami tu?”.
“Ti amo, o mio Signore,
ti amo e tu lo sai”.

Sui carboni c’era pesce
e il pane quasi fresco
e il Maestro ritornato
dalle strade della morte…
della morte.

Pietro, parla a te
ti butta addosso gli occhi
e forse ha perdonato quella notte.
Ma senti, lui ti chiede se ora puoi
comprometterti per lui.

“Abbi cura dei fratelli
te li affido, io mi fido
e da vecchio forse andrai
dove tu non vuoi andare…

Pietro, lo sai”.
Pietro, ora lo sai
lo seguirai per sempre
fino a morir per lui sopra una croce.
Allora capirai cosa vuol dire
compromettersi per lui.

Il canto Compromettersi per Cristo di Giosy Cento nasce in un contesto pastorale e spirituale molto preciso della vita della Chiesa in Italia. Negli anni Settanta-Ottanta, Giosy Cento era molto attivo nella pastorale giovanile: incontri, campi scuola, celebrazioni animate con chitarra e canto. Questo brano nasce proprio per coinvolgere i giovani in modo diretto e concreto, spingerli a vivere la fede non solo a parole, tradurre il Vangelo in scelte quotidiane. “Compromettersi” qui non ha un senso negativo: vuol dire prendere posizione, mettersi in gioco, scegliere Cristo anche quando costa. Il canto richiama fortemente il Vangelo, soprattutto: la chiamata dei discepoli, l’invito a “lasciare tutto e seguire”, la fede vissuta nella vita reale, non teorica. È un canto nato per dire ai giovani che la fede non è spettatore, è scelta concreta.

Lasciamoci compromettere, lasciamoci coinvolgere dal vangelo, lasciamoci plasmare dall’amore di Cristo per noi.

La Basilica di San Giovanni Maggiore

L’ingresso principale della Basilica di San Giovanni Maggiore si trova in cima alle Rampe San Giovanni Maggiore, alle spalle di via Mezzocannone, dove è visibile la facciata sobria, ricostruita nel Novecento e priva di elementi di particolare rilievo artistico. L’ingresso laterale secondario si apre invece nell’omonimo largo, tra la Cappella Pappacoda e il monumentale Palazzo Giusso, sede dell’Istituto Universitario Orientale.

Luogo di culto di straordinaria importanza storica e artistica, testimonianza dei principali periodi della storia di Napoli, la basilica è rimasta chiusa per decenni a causa di complessi interventi di restauro e indagini archeologiche. Nel gennaio 2012, dopo quattro decenni, è stata riaperta grazie all’impegno della comunità e delle istituzioni. Oltre a essere tornata luogo di culto consacrato, è oggi frequentemente utilizzata per ospitare eventi culturali. Nel 2020, anniversario della sua fondazione, è stata definitivamente restituita alla comunità parrocchiale.

Ad accogliere la sfida dell’impegnativo progetto di rilancio culturale e spirituale della basilica è stato il Parroco, Don Salvatore Giuliano, Cappellano di Merito, alla guida della Parrocchia da oltre dieci anni. Dopo quindici anni di ministero nella periferia cittadina, è stato chiamato a vivere e rinnovare profondamente la propria missione pastorale nel cuore del centro storico di Napoli, trasformando la basilica in un luogo di rinascita, incontro e cultura, a servizio dell’intero territorio.

Don Giuliano ha promosso la creazione di un polo culturale e formativo, con un itinerario museale sostenibile e una particolare attenzione rivolta ai giovani. Tra le iniziative più significative si segnala l’evangelizzazione notturna, con adorazione eucaristica, confessioni e servizio di ascolto psicologico in collaborazione con il Comune. Ispirandosi al concetto di “ospedale da campo” di Papa Francesco, la Basilica è divenuta un luogo di accoglienza nel cuore della movida cittadina. Forte è anche l’impegno socio-caritativo, espresso attraverso la Mensa dei Poveri “Don Bosco”, l’Emporio Solidale e il sostegno abitativo alle famiglie più fragili del centro storico.

In questo luogo, a partire dal IX secolo a.C. circa, realtà storica e leggenda si intrecciano. Per la sua antichità, la basilica ha attraversato numerose stratificazioni artistiche e architettoniche, superando terremoti e distruzioni causate dal tempo.

Secondo alcune ipotesi storiografiche, l’area su cui sorge la basilica coinciderebbe con il primo insediamento dei coloni greci dediti al culto della sirena Partenope. Essi avrebbero edificato un complesso monumentale nell’area oggi compresa tra il transetto della basilica e palazzo Giusso, collocandovi il sepolcro della sirena, che, secondo alcuni studiosi, sorgeva “sopra un colle battuto dai venti”.

Tale colle fu spianato in epoca adrianea per consentire la costruzione di un tempio voluto dall’Imperatore Adriano in onore di Antinoo, il giovane da lui amato, morto in circostanze misteriose. Il dolore per la perdita spinse Adriano a divinizzare Antinoo e a istituire un culto che si diffuse rapidamente in tutto l’Impero.

Dalla Cronica di Giovanni Villani, redatta nel 1320, apprendiamo che il tempio adrianeo fu trasformato in basilica Cristiana, dedicata ai Santi Giovanni Battista e Lucia, per volontà dell’Imperatore Costantino, come ex voto per lo scampato naufragio della figlia Costantina, successivamente venerata come Santa Costanza. Poco dopo l’Editto di Milano del 313, il tempio pagano fu consacrato da Papa Silvestro I il 15 marzo 320, data tradizionalmente considerata quella di fondazione.

Un’importante ricostruzione ebbe luogo nel VI secolo ad opera del Vescovo Vincenzo, quando la chiesa fu annoverata tra le quattro maggiori della città. Ricca di mosaici e cupole, fu successivamente rimaneggiata in epoca normanna e poi angioina; a quest’ultimo periodo risalgono l’ampliamento delle navate laterali e il rifacimento completo del transetto.

Il terremoto del 1870 arrecò gravi danni all’edificio, in particolare alla navata destra, quasi interamente distrutta, provocando il crollo della volta. Per volontà del Municipio, la chiesa rischiò di essere demolita per far spazio a una piazza; tuttavia, nel 1872 furono avviati lavori di ristrutturazione in stile neoclassico, conclusi nel 1888. Il soffitto ottocentesco, realizzato dopo il sisma, presentava tre grandi scene pittoriche: al centro il Battesimo di Gesù, ai lati la nascita e la morte di San Giovanni Battista.

Nel 1970 un ulteriore cedimento della volta distrusse completamente la decorazione ottocentesca, costringendo alla chiusura della chiesa per quarantadue anni. Durante tale periodo furono avviati importanti restauri che portarono alla scoperta, nel 1978, dell’abside paleocristiana al di sotto del coro ligneo seicentesco, successivamente trasferito nell’Oratorio dei LXVI Sacerdoti.

La cripta, accessibile da una scala posta a sinistra dell’ingresso principale, risale al Seicento e occupa quasi interamente l’area dell’aula superiore, articolandosi in tre navate coperte da volte a vela.

L’altare maggiore settecentesco è impreziosito dalla pala raffigurante la Madonna del Rosario con San Rocco e San Giovanni.

Foto di copertina: Carl Bloch, Il Discorso della Montagna, 1877, olio su ottone, 104×92 cm, Museo di Storia Nazionale presso il Castello di Frederiksborg, Hillerød, Danimarca.
Il Discorso della Montagna è un insieme fondamentale di insegnamenti di Gesù, riportato soprattutto nel Vangelo di Matteo. Esso evidenzia principi morali ed etici quali l’amore, l’umiltà e la giustizia, delineando la condotta dei discepoli e le condizioni per entrare nel Regno dei Cieli. La Chiesa lo considera una guida per la pace, collegandolo agli insegnamenti di Mosè e proponendo una moralità più alta. Nel Cristianesimo delle origini, questo discorso sottolinea l’importanza di una vita etica e virtuosa.
Il Discorso si apre con le Beatitudini, una serie di affermazioni che proclamano la felicità e la grazia divina per coloro che possiedono determinate qualità spirituali, come la povertà di spirito, la mitezza, la fame e sete di giustizia, la misericordia, la purezza di cuore e l’impegno a essere operatori di pace. Gesù invita inoltre i suoi discepoli a gioire anche di fronte alla persecuzione.
Un tema centrale è l’amore: non solo verso il prossimo, ma anche verso i nemici. Gesù esorta i suoi seguaci ad amare chi li osteggia, a fare del bene a chi li odia e a pregare per chi li perseguita. Questo amore attivo e non violento è presentato come fondamento autentico della pace e trova espressione concreta nelle azioni.
Il Discorso affronta anche pratiche come la preghiera, il digiuno e l’elemosina, invitando a viverle con sincerità e senza ostentazione. In questo contesto, Gesù insegna la “preghiera del Signore”, il Padre Nostro, offrendo un modello semplice e profondo di relazione con Dio.
Viene inoltre messa in guardia l’ipocrisia e l’apparenza esteriore, sottolineando il valore della purezza del cuore e della sincerità interiore. La metafora dell’albero e dei suoi frutti diventa criterio per riconoscere l’autenticità delle persone e smascherare i falsi maestri.
Gesù invita i discepoli a non preoccuparsi eccessivamente dei beni materiali, ma a cercare anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Li esorta a confidare nella provvidenza divina, evitando di accumulare tesori sulla terra e orientando invece il proprio cuore verso ciò che è eterno.
Il Discorso si conclude con un forte richiamo a mettere in pratica questi insegnamenti. L’immagine delle due case, una costruita sulla roccia e l’altra sulla sabbia, illustra la necessità di un fondamento solido: solo chi ascolta e vive le parole di Gesù sarà simile all’uomo saggio la cui casa resiste alle tempeste.
Il Discorso della Montagna rappresenta una sintesi dell’insegnamento sulla vita Cristiana, proponendo una moralità rinnovata e più esigente. Rimane una fonte inesauribile di ispirazione e guida per i credenti di ogni tempo: un invito alla conversione, alla sequela di Cristo e alla vita secondo i valori del Regno di Dio.

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