








La Liturgia della Parola
Prima lettura: At 15,7-21 – Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.
Salmo Responsoriale: Sal 95 (96) – Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
Vangelo: Gv 15,9-11 – Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.
L’omelia

Nella sua omelia, Don Mauro Viganò ha esortato a mettere Cristo al centro della vita personale e comunitaria. Attraverso riflessioni sul contesto storico, l’esempio del Papa e la memoria di San Vittore, ha sottolineato la necessità di riscoprire un orizzonte spirituale che resista alle seduzioni illusorie del mondo e che sappia testimoniare l’amore del Vangelo nella quotidianità. Ha osservato come la società attuale esalti progetti umani, ambizioni e ideali che distolgono dal vero fine della vita Cristiana.
Al riguardo, ha citato Papa Leone XIV e il suo insegnamento come guida per riportare tutto a Cristo, anche l’umiliazione e il silenzio della preghiera sono vie. La società attuale pone al centro progetti umani, desideri di conquista e promozione di ideali mondani, il Papa esorta a riportare il centro della vita su Cristo, anche quando la realtà sembra un’umiliazione o un insulto ed il Vangelo orienta a cogliere la realtà nella sua essenzialità e a promuovere uno spirito d’amore, incontrare Cristo nelle persone fragili: chi è solo, chi soffre e chi ha bisogno.
Uno sguardo ispirato dal Vangelo illumina le scelte e sostiene i passi lontano dalle logiche mondane. C’è un esempio immediato: la basilica e il ricordo di San Vittore, figura di fermezza e martirio, come memoria che incoraggia la testimonianza, nel suo significato di martirio/testimonianza: non solo dare la vita fisica, ma vivere autenticamente il Vangelo anche quando ciò comporta solitudine o emarginazione. Don Viganò ha invocato la grazia di San Vittore per custodire lo Spirito Santo e rendere presente l’amore di Dio attraverso umiltà, gesti e parole.
Don Viganò ha sottolineato che Cristo si è fatto prossimo e riempie di senso la vita di chi lo accoglie. Non basta credere in astratto, è necessario lasciare che Cristo plasmi le scelte quotidiane. Attraverso la preghiera, l’umiltà e la testimonianza, ispirati dall’esempio di San Vittore e dall’insegnamento della Chiesa, la vita ritrova pienezza e significato. Con la Celebrazione Eucaristica i partecipanti affermano che Cristo si è fatto vicino e riempie di senso l’esistenza di chi lo accoglie.
La Basilica di San Vittore al Corpo


La Basilica di San Vittore al Corpo, Parrocchia prepositurale, ha una storia molto antica, che inizia nel IV secolo quando veniva denominata Porziana, dal nome di Porzio, suo antico fondatore, che la edificò forse ampliando un tempio imperiale già esistente (intitolato a Ercole, divinità protettrice di Massimiano).

Vittore era un soldato appartenente alla guardia del corpo dell’Imperatore Massimiano, il quale piuttosto che abiurare preferì affrontare tutti i supplizi, fino alla decapitazione e alla dispersione delle sue spoglie (qualcuno sostiene a Lodi, qualcun altro a Milano). Le ossa del martire furono restituite ai Cristiani in un secondo momento e sistemate dapprima nell’antica basilica, da cui la dedicazione “San Vittore ad Corpus”, poi spostate in un saccello: San Vittore in Ciel d’Oro, vicino all’attuale Sant’Ambrogio, unitamente al corpo di Satiro e Ambrogio stesso. Infine la reliquia ritornò in San Vittore, per merito dei Benedettini, da allora non fu più spostata se non per trovare sede definitiva nell’altare della ricostruita basilica olivetana nel 1576.
La basilica viene anche denominata vetus per la sua antichità, o ancora extramurana per la sua ubicazione fuori della cinta muraria della città.
La definizione di San Vittore al Corpo, oltre che per la presenza delle spoglie trova ulteriore interpretazione forse anche per la vicinanza con la rotonda che ospitava il mausoleo di San Gregorio.
È solo nel 1507, quando viene ceduta (per il ridotto numero a soli due monaci Benedettini nel 1466) agli Olivetani, che ne entrano definitivamente in possesso nel 1542, che ha inizio la sua grande stagione come importante centro di raccolta per i fedeli e per la storia artistica della città.
Beato Bernardo Tolomei fu il fondatore – tra il 1313 e il 1319 – dell’Ordine degli Olivetani che iniziò dalla casa madre di Monte Oliveto Maggiore (Siena) per propagarsi poi in Lombardia (Santa Maria di Baggio) intorno al 1400.
L’arrivo degli Olivetani a San Vittore segnò un importante rinnovamento della vita spirituale e culturale ruotante intorno alla basilica, in linea con una produzione artistica fortemente debitrice del Rinascimento i monaci vollero adeguare il nuovo monastero al loro gusto e alla grandiosità che l’importanza della Congregazione a quel tempo imponeva.
La chiesa fortemente in rovina necessitava di essere ricostruita. La posa della prima pietra risale al 1560 e il grande monastero risulta compiuto nel 1598. La ricchezza dell’Ordine Olivetano diede rapido compimento e rese il nuovo edificio sacro ammirato scrigno d’arte oltre che di culto, seppur non mancarono i rimpianti per l’antica basilica e il sacrificio della vicina rotonda di San Gregorio che alla fine fu rasa al suolo.

La basilica ha sei cappelle laterali. La prima cappella a destra fu dedicata a San Martino dopo la distruzione della parrocchia omonima (1788) e il trasferimento in basilica della pala ivi contenuta, opera del pittore alessandrino Giuseppe Vermiglio, San Martino riceve il mantello da Cristo in gloria.
Foto di copertina: Willem Vrelant, San Giorgio e il drago, 1460 circa, tempera con foglio d’oro e inchiostro, 25.6×17.3 cm, foglio 47 del Libro delle ore di Arenberg (Brugge), The J. Paul Getty Museum Collection, Los Angeles.
