Conferenza della Delegazione Lombardia su “San Giorgio: tra Cristianesimo e Islam. Realtà e tradizioni”

Le attività culturali di quest’anno della Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio proseguiranno il 4 giugno 2026, giovedì della IX Settimana del Tempo Ordinario, con una conferenza dal titolo San Giorgio: tra Cristianesimo e Islam. Realtà e tradizioni, che si terrà dopo la Santa Messa delle ore 18.45, celebrata da un Cappellano Costantiniano presso la Cappella di San Martino della Basilica di San Vittore al Corpo, in via Torino 17 a Milano. Relatore dell’incontro sarà il Promotore delle Attività Culturali della Delegazione, Prof. Edoardo Teodoro Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito.

L’incontro offrirà l’occasione per approfondire la figura di un “santo complesso”, la cui venerazione ha attraversato i secoli e i confini geografici, diffondendosi non soltanto nel mondo Cristiano, ma trovando significativi punti di contatto anche nella tradizione Islamica. San Giorgio, infatti, è uno dei santi più universalmente venerati, riconosciuto dalle Chiese Cristiane d’Oriente e d’Occidente fin dall’antichità e ricordato come grande martire della persecuzione di Diocleziano. Il suo culto, attestato da innumerevoli chiese, santuari e patronati in ogni parte del mondo, rappresenta un fenomeno religioso e culturale di straordinaria ampiezza.

La conferenza ripercorrerà le fonti storiche relative al santo, per esaminare gli elementi storicamente plausibili della sua vicenda e il contesto delle persecuzioni anticristiane dell’inizio del IV secolo. Sarà inoltre approfondita la celebre tradizione del cavaliere che affronta il drago e divenuta uno dei simboli più eloquenti della vittoria della fede sul male. Particolare attenzione sarà dedicata al significato che la figura di San Giorgio continua ad avere per gli Ordini cavallereschi che ne portano il nome o ne condividono l’ispirazione ideale, tra cui l’Ordine Costantiniano di San Giorgio.
San Giorgio che uccide il drago

Di qui l’esigenza di conoscere più profondamente il santo patrono dell’Ordine Costantiniano, il cui esempio di coraggio, fedeltà a Cristo e testimonianza della Fede conserva ancora oggi una straordinaria attualità.

San Giorgio (Cappadocia, oggi in Turchia, 275-285 circa – Lidda o Nicodemia in Palestina, oggi Lod presso Tel Aviv in Israele, 23 aprile 303), è venerato da tutte le Chiese Cristiane che ammettono il culto dei santi, da Oriente ad Occidente fin dall’antichità, almeno dal IV secolo, megalomartire (dal greco μεγαλομάρτυς, grande martire) nel tempo di Diocleziano. Riposa nel santuario a lui dedicato a Lod e la sua memoria liturgica è celebrata il 23 aprile nei riti romano, ambrosiano, siro e bizantino. Pochi santi possono vantare un culto così diffuso con tanta venerazione popolare. Lo testimoniano anche le innumerevoli chiese a lui dedicate e i tanti Paesi e Regioni del mondo di cui è il patrono.

La storia di uomo d’arme connota profondamente la spiritualità di San Giorgio, rendendolo patrono dei mestieri d’arme e di diversi Ordini Cavallereschi, tra cui il più antico e alto Ordine del Regno Unito (il Nobilissimo Ordine della Giarrettiera), l’Ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria dei Tedeschi in Gerusalemme (l’Ordine Teutonico), l’Ordine Militare di Calatrava d’Aragona e il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Venerato sinanche dall’Islam come profeta col nome di al-Khidr, San Giorgio venne invocato con Riccardo Cuor di Leone come protettore da tutti i combattenti.

Per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti Costantiniani, mai come in questo nostro tempo, in cui troppi Cristiani si vergognano della loro Fede o dimenticano Cristo o Lo tradiscono, è attuale il coraggio e la Fede del loro celeste patrono e protettore.

Le poche notizie pervenute su San Giorgio si trovano nella Passio Georgii, classificato dal Decretum Gelasianum del 496 tra le opere apocrife. Fu tradotta dal greco in latino, copto, armeno, etiopico, arabo, ad uso delle liturgie riservate ai santi. Da essa possono essere desunti i dati storicamente plausibili, essenzialmente la sua appartenenza alla classe militare e la sua condanna a morte per essersi dichiarato Cristiano, quando l’Imperatore Diocleziano (243-313) con l’editto di Nicomedia del 303 prese a perseguitare i Cristiani in tutto l’Impero.

Secondo il racconto della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine († 1293), che tanto ha influenzato l’ispirazione figurativa degli artisti successivi e il culto popolare, la tradizione raffigura San Giorgio come un cavaliere che presso la città di Silene in Libia affronta un drago, emblema della ragione che vince sulla bestialità e della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno.

Un esempio ne è il quadro riprodotto in copertina, San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, olio su tela di 57×73 cm, datato 1460 circa, conservato presso la National Gallery di Londra. L’opera ritrae il Cavaliere San Giorgio mentre dall’alto del suo cavallo con la sua lancia sta trafiggendo lo spaventoso drago a difesa della principessa. Lo sfondo è composto dalla grotta dove il drago ha il suo antro e di un sereno paesaggio con un turbine di nuvole sopra San Giorgio, a simboleggiare il suo vigore guerriero. Dopo aver ferito il drago, San Giorgio invita la principessa a legarlo senza timore con la sua cintura perché la segua in città «come una mansuetissima cagna». Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li rassicurò: «Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago. Abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e San Giorgio uccise il drago.

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