Il percorso culturale e formativo
Nel corso degli ultimi anni, la Delegazione della Lombardia ha sviluppato un’attività culturale e formativa articolata in incontri mensili successivi alla celebrazione della Santa Messa, con la partecipazione di relatori competenti nei diversi ambiti trattati.
L’appuntamento dell’8 ottobre prosegue questo ciclo di conferenze, che comprende approfondimenti di carattere generale e presentazioni dedicate a figure della Delegazione. Tali attività si inseriscono in un percorso che coniuga formazione, conoscenza e testimonianza dei valori Cristiani.
Tra gli incontri dedicati alla figura di San Giorgio e ai fondamenti spirituali dell’Ordine si ricordano San Giorgio: storia, culto e iconografia e La testimonianza Cristiana del Cavaliere oggi, che hanno posto in luce la dimensione religiosa e testimoniale dell’appartenenza costantiniana.
Sono stati inoltre affrontati temi relativi alla formazione e all’identità cavalleresco-religiosa contemporanea, come nella conferenza La tradizione del Cavaliere Costantiniano nel terzo millennio: la prospettiva bifronte, nonché aspetti storico-istituzionali e giuridici, tra cui Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana.
Ulteriori approfondimenti hanno riguardato l’araldica e la simbologia degli Ordini cavallereschi, come nell’incontro Elementi di araldica: storia, linguaggio e significato, e il ruolo della nobiltà nella società contemporanea, affrontato nella conferenza Nobiltà e società contemporanea: identità e ruolo.
A queste iniziative si affiancano percorsi formativi strutturati, destinati ai Postulanti, ai Cavalieri e alle Dame della Delegazione, volti a fornire una preparazione organica sui profili storici, istituzionali e religiosi dell’Ordine Costantiniano.
Il centenario dell’UNUCI
L’UNUCI, Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, celebra nel 2026 il proprio centenario, ricordando un secolo di storia e di impegno nel mantenere vivi i legami tra gli ufficiali in congedo, le Forze Armate e il Paese.
L’Unione trae le proprie origini dall’Unione Lombarda Ufficiali in Congedo, costituita a Milano nel marzo 1920 per iniziativa di quattordici reduci della Prima Guerra Mondiale. L’istituzione dell’organizzazione nazionale avvenne con il Regio Decreto-Legge del 9 dicembre 1926.
Le associazioni tra ufficiali in congedo sorsero inizialmente anche come società di mutuo soccorso, per sostenere gli ufficiali e le loro famiglie, talvolta in difficoltà economiche. Assunsero inoltre un ruolo importante nella custodia delle tradizioni etiche e militari che caratterizzano il servizio dell’ufficiale.
Sono valori che l’UNUCI continua a promuovere attraverso la conservazione della memoria storica, l’aggiornamento professionale dei riservisti e il mantenimento dei rapporti con la cittadinanza e le istituzioni, nello spirito di servizio che accomuna gli ufficiali in servizio e in congedo.
Già ente pubblico non economico, l’UNUCI è stata trasformata, ai sensi del D.P.R. 18 marzo 2013, n. 50, in associazione con personalità giuridica di diritto privato, di rilevanza nazionale e senza fini di lucro.
Attraverso le proprie sezioni, presenti in Italia e all’estero, l’Unione offre collaborazione in diversi ambiti della società civile, dalla cultura allo sport, mantenendo attenzione ai doveri di solidarietà umana. Questo impegno si è espresso anche nelle attività di soccorso svolte in occasione delle gravi calamità naturali che hanno colpito il Paese.
Nel corso del 2026 le celebrazioni del Centenario comprendono raduni regionali e locali, tra cui quello della Sicilia a Siracusa e le iniziative ad Ancona e a Milano. All’anniversario è inoltre dedicato il volume celebrativo Da Cento Anni l’Unione fa le Forze… Il primo secolo di vita dell’U.N.U.C.I. (1926-2026), a cura del Colonnello e storico militare Gerardo Severino.
La Basilica di San Vittore al Corpo

La Basilica di San Vittore al Corpo, sede di una Parrocchia prepositurale e chiesa di riferimento della Delegazione della Lombardia, ha origini risalenti al IV secolo. Nella ricostruzione tradizionale della sua storia viene collegata alla Basilica Porziana, il cui nome deriverebbe da Porzio, ritenuto il fondatore. Secondo questa ricostruzione, l’edificio sarebbe sorto ampliando un precedente tempio imperiale dedicato a Ercole, divinità protettrice dell’Imperatore Massimiano.
La vicenda del martire Vittore si intreccia con quella dell’Imperatore: secondo la tradizione, Vittore era un soldato della guardia imperiale che, anziché abiurare la Fede Cristiana, affrontò il martirio fino alla decapitazione. Le tradizioni relative al luogo dell’esecuzione e alle vicende delle sue spoglie presentano versioni differenti.
Le reliquie del martire, restituite ai Cristiani, furono custodite nell’antica Basilica e successivamente trasferite nel sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, presso l’attuale Basilica di Sant’Ambrogio. Tornarono poi a San Vittore al Corpo per opera dei Benedettini e, nel 1576, trovarono collocazione nell’altare della ricostruita Basilica olivetana.
La basilica è indicata anche con gli appellativi «vetus», in riferimento alla sua antichità, ed «extramurana», per la sua originaria ubicazione fuori dalle mura cittadine. La denominazione «al Corpo» viene tradizionalmente ricondotta alla presenza delle spoglie del martire; un’altra interpretazione la collega alla vicinanza dell’antico mausoleo imperiale, successivamente noto come rotonda di San Gregorio.
Nel 1507 la basilica fu ceduta agli Olivetani, che ne entrarono definitivamente in possesso nel 1542. Questo passaggio seguì un periodo di declino della comunità benedettina, che nel 1466 risultava ridotta a soli due monaci, e segnò l’inizio di una nuova stagione nella vita spirituale e artistica del complesso.
La Congregazione olivetana, fondata da San Bernardo Tolomei tra il 1313 e il 1319, ebbe il proprio centro a Monte Oliveto Maggiore, presso Siena, e si diffuse successivamente anche in Lombardia, dove fu presente a Santa Maria di Baggio intorno al 1400.
L’arrivo degli Olivetani a San Vittore favorì il rinnovamento della vita spirituale e culturale della asilicba. I monaci avviarono la ricostruzione della chiesa, ormai in condizioni di grave degrado, e la realizzazione di un complesso monastico ispirato alle forme e alla cultura artistica del Rinascimento.
La posa della prima pietra della nuova chiesa risale al 1560, mentre il grande monastero risultava compiuto nel 1598. Le risorse della Congregazione permisero di realizzare un edificio di notevole valore artistico, la cui costruzione comportò tuttavia la perdita di parti dell’antico complesso, compresa la vicina rotonda di San Gregorio.

La basilica presenta sei cappelle per ciascun lato. La prima a destra è dedicata a San Martino e custodisce la pala San Martino riceve il mantello da Cristo in gloria, opera del pittore alessandrino Giuseppe Vermiglio. Il dipinto fu trasferito nella Basilica dalla chiesa omonima, demolita nel 1788.
