10.08.2021 – I Cavalieri della Tuscia e Sabina onorano San Lorenzo nella cattedrale di Viterbo

++++ AGGIORNAMENTO ++++ Le foto della celebrazione in fondo.

Su speciale invito della Diocesi di Viterbo, trasmesso al Delegato della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il Nob. Avv. Roberto Saccarello, Cavaliere Gran Croce Jure Sanguinis, dal Vicario Generale Don Luigi Fabbri, una Rappresentanza della Delegazione presenzierà al solenne pontificale che verrà celebrato il 10 agosto 2021 nella Basilica-Cattedrale di Viterbo dal Vescovo diocesano, Mons. Lino Fumagalli, nella ricorrenza di San Lorenzo Martire, Patrono della Città dei Papi.



San Lorenzo è una delle più grandi figure del cristianesimo. A Roma la sua festa veniva, in ordine di importanza, dopo quella dei Santi Pietro e Paolo. Nella Depositio Martirum è testimoniato che il suo culto era già radicato al 10 agosto dal secondo decennio del IV secolo, presso il suo sepolcro sulla via Tiburtina.

Le sue reliquie sono preziosissime. Il capo del martire si trova in Vaticano nella Cappella di San Lorenzo, dove il Papa ascoltava le prediche quaresimali. Secondo la tradizione a San Lorenzo in Lucina sarebbe conservata la leggendaria graticola. E in un'altra chiesa, San Lorenzo in Panisperna, nel medioevo si distribuiva ai poveri un pane, gesto che, secondo una tradizione, si faceva risalire al martire.



Anche a Viterbo, San Lorenzo ha avuto sempre una grande venerazione. Seguendo l'esempio di Roma che dedicò al santo ben 34 chiese, i Viterbesi intestarono a San Lorenzo addirittura la loro cattedrale. Anzi, ricordando che il santo diacono era al servizio di Papa Sisto II, che lo aveva condotto con sé a Roma ordinandolo diacono, gli antenati dei Viterbesi pensarono di dedicare a lui anche una delle più belle e antiche chiese cittadine, quella appunto di San Sisto a Porta Romana.

Perché San Lorenzo nella comunità cristiana di Viterbo ha sempre goduto tanta venerazione? Gli studiosi hanno avanzato un’ipotesi suggestiva, che peraltro viene confermata dalla storia e dalla devozione. Essi dicono che la festa di San Lorenzo, martirizzato il 10 agosto del 258, “assunse subito le funzioni di una festa dell'estate trionfante, perché nello stesso periodo, il 12 agosto, nel mondo romano pagano si svolgeva una festa in onore di Ercole, Invitto o Trionfatore, in ricordo della sua mitica venuta nel Lazio come liberatore. il dio Ercole era una personificazione del sole". È risaputo come la Chiesa primitiva nel suo costume di cristianizzare le feste pagane, era solita erigere delle chiese sulle rovine di templi pagani. Chi meglio di San Lorenzo, morto nel periodo del solleone e martirizzato su carboni ardenti, poteva sostituire il dio pagano Ercole, festeggiato come l'emblema del sole? È storico che sul colle dove oggi sorge la cattedrale dedicata a San Lorenzo, anticamente c'era un tempio dedicato ad Ercole.

Tutti conoscono le ultime parole che il santo rivolse dalla griglia infuocata, al prefetto suo carnefice: "Ecce, miser, assasti tibi partem unam, regira aliam et manduca" (Ecco, da questa parte, sono cotto, rivoltatemi e mangia). E dal suo letto di fuoco, sopra la coltre rosseggiante di carboni accesi, San Lorenzo pronunciò una bellissima preghiera per tutta la Città di Roma. Questi episodi colpirono profondamente la fantasia dei primi cristiani, compresi i viterbesi, che dedicarono al santo una grande devozione, scegliendolo come patrono della Città, insieme a Santa Rosa.



Dobbiamo ricordare ancora, che all'interno del cappellone, in fondo alla cattedrale, troneggia il capolavoro del pittore Francesco Romanelli, che rappresenta appunto San Lorenzo che subisce il martirio della graticola. E sulle pareti del duomo tre tele del pittore Marco Benefial, uniche salvate delle 10 distrutte dal bombardamento, raccontano la carità del santo diacono Lorenzo che distribuisce ai poveri i tesori della Chiesa.






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