Di qui l’esigenza di conoscere più profondamente il santo patrono dell’Ordine Costantiniano, il cui esempio di coraggio, fedeltà a Cristo e testimonianza della Fede conserva ancora oggi una straordinaria attualità.
San Giorgio (Cappadocia, oggi in Turchia, 275-285 circa – Lidda o Nicodemia in Palestina, oggi Lod presso Tel Aviv in Israele, 23 aprile 303), è venerato da tutte le Chiese Cristiane che ammettono il culto dei santi, da Oriente ad Occidente fin dall’antichità, almeno dal IV secolo, megalomartire (dal greco μεγαλομάρτυς, grande martire) nel tempo di Diocleziano. Riposa nel santuario a lui dedicato a Lod e la sua memoria liturgica è celebrata il 23 aprile nei riti romano, ambrosiano, siro e bizantino. Pochi santi possono vantare un culto così diffuso con tanta venerazione popolare. Lo testimoniano anche le innumerevoli chiese a lui dedicate e i tanti Paesi e Regioni del mondo di cui è il patrono.
La storia di uomo d’arme connota profondamente la spiritualità di San Giorgio, rendendolo patrono dei mestieri d’arme e di diversi Ordini Cavallereschi, tra cui il più antico e alto Ordine del Regno Unito (il Nobilissimo Ordine della Giarrettiera), l’Ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria dei Tedeschi in Gerusalemme (l’Ordine Teutonico), l’Ordine Militare di Calatrava d’Aragona e il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Venerato sinanche dall’Islam come profeta col nome di al-Khidr, San Giorgio venne invocato con Riccardo Cuor di Leone come protettore da tutti i combattenti.
Per i Cavalieri, le Dame e i Postulanti Costantiniani, mai come in questo nostro tempo, in cui troppi Cristiani si vergognano della loro Fede o dimenticano Cristo o Lo tradiscono, è attuale il coraggio e la Fede del loro celeste patrono e protettore.
Le poche notizie pervenute su San Giorgio si trovano nella Passio Georgii, classificato dal Decretum Gelasianum del 496 tra le opere apocrife. Fu tradotta dal greco in latino, copto, armeno, etiopico, arabo, ad uso delle liturgie riservate ai santi. Da essa possono essere desunti i dati storicamente plausibili, essenzialmente la sua appartenenza alla classe militare e la sua condanna a morte per essersi dichiarato Cristiano, quando l’Imperatore Diocleziano (243-313) con l’editto di Nicomedia del 303 prese a perseguitare i Cristiani in tutto l’Impero.
Secondo il racconto della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine († 1293), che tanto ha influenzato l’ispirazione figurativa degli artisti successivi e il culto popolare, la tradizione raffigura San Giorgio come un cavaliere che presso la città di Silene in Libia affronta un drago, emblema della ragione che vince sulla bestialità e della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno.
Un esempio ne è il quadro riprodotto in copertina, San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, olio su tela di 57×73 cm, datato 1460 circa, conservato presso la National Gallery di Londra. L’opera ritrae il Cavaliere San Giorgio mentre dall’alto del suo cavallo con la sua lancia sta trafiggendo lo spaventoso drago a difesa della principessa. Lo sfondo è composto dalla grotta dove il drago ha il suo antro e di un sereno paesaggio con un turbine di nuvole sopra San Giorgio, a simboleggiare il suo vigore guerriero. Dopo aver ferito il drago, San Giorgio invita la principessa a legarlo senza timore con la sua cintura perché la segua in città «come una mansuetissima cagna». Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li rassicurò: «Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago. Abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e San Giorgio uccise il drago.
