Conferenza della Delegazione Roma e Città del Vaticano sull’Enciclica “Dilexit nos” di Papa Francesco “sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo” in Roma

Mercoledì 19 febbraio 2025 presso la Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio in Roma è stata celebrata la seconda Santa Messa mensile nell’Anno Santo 2025 della Delegazione di Roma e Città del Vaticano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Successivamente, nella cappella degli Sposi è stata svolta una Conferenza focalizzando le riflessioni su alcuni dei 220 articoli dell’Enciclica Dilexit nos del 24 ottobre 2024 del Santo Padre Francesco, «sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo». Scrive il Papa: «In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, di ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi; lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte. Ma ci muoviamo in società di consumatori seriali che vivono alla giornata e dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede. Nella società di oggi, l’essere umano “rischia di smarrire il centro, il centro di sé stesso” (San Giovanni Paolo II, 2 luglio 2000). (…) Manca il cuore».
Sacro Cuore di Gesù tra gli angeli

La celebrazione della Santa Messa è stata presieduta dal Parroco della Chiesa di San Valentino ai Parioli, Don Maurizio Modugno, Cappellano di Merito, concelebranti il Cappellano Capo di Delegazione, Mons. Carlo Dell’Osso, Cappellano di Giustizia, Don Zlatko Brauchler, Cappellano di Merito, e il Collaboratore Parrocchiale, Padre Francois Eddo M’Bassidjè Kouao, C.S.S. alla presenza del Delegato per Roma e Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Schlitzer, Cavaliere Gran Croce di Merito

Hanno partecipato tra altri, il Consigliere della Real Commissione per l’Italia, Curatore della Basilica Magistrale di Santa Croce al Flaminio, S.E. Dott. Lorenzo de Notaristefani, Cavaliere Gran Croce di Giustizia; il Segretario Generale di Delegazione, Dott. Michele Cantarano, Cavaliere de Jure Sanguinis, Segretario Generale della Cancelleria della Real Commissione per l’Italia; il Tesoriere di Delegazione, Nob. Antonio Fioravanti Cinci Agricola, Cavaliere de Jure Sanguinis; i Cavalieri di Giustizia S.E. il Marchese Dott. Marco Leone di Cusano e Dott. Maurizio Bettoja; Postulanti ed amici della Sacra Milizia.

A conclusione della Santa Messa nell’attigua cappella degli Sposi è stata svolta una Conferenza, in cui Mons. Carlo Dell’Osso ha esposto alcune riflessioni sull’Enciclica Dilexit nos del Santo Padre Papa Francesco del 24 ottobre 2024 «sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo» [QUI]. Mons. Dell’Osso focalizzando le sue riflessioni su alcuni dei 220 articoli di cui è composta il documento papale.

Mons. Dell’Osso ha ricordato che il leitmotiv dell’Enciclica è l’importanza storica e attuale della devozione al Sacro Cuore di Gesù, come antidoto all’assenza di spiritualità del mondo contemporaneo, per cui l’uomo può essere solo un consumatore di beni e non una persona a tutto tondo, poiché importa solo quanto si ha e il ruolo che si ricopre all’interno della società.

Nel culto del Sacro Cuore di Gesù, del resto molto caro ai Gesuiti, l’organo materiale viene assunto come immagine dell’amore insieme divino e umano del Figlio incarnato. Mons. Dell’Osso ha sottolineato che la devozione al Sacro Cuore di Gesù dà una prospettiva di amore e di poesia che nessun algoritmo potrà mai fornire, nemmeno in questa epoca in cui l’intelligenza artificiale fa passi da gigante.

Nel secondo capitolo dell’Enciclica, osserva Mons. Dell’Osso, l’attenzione del Papa si ferma sui gesti e gli sguardi di Nostro Signore Gesù, che riflettono la natura del Suo cuore. Mons. Dell’Osso evidenzia, che – richiamando le sue esperienze personali come docente al Pontificio Istituto di Archeologia – quest’attenzione ai sentimenti degli altri adottata da Gesù, può applicarsi anche nelle nostre vite, facendo in tal modo scaturire il vero e profondo significato, e quindi restituendo “anima”, a ciò che ci circonda.

Infine, Mons. Dell’Osso ha osservato che l’Enciclica Dilexit nos si colloca sulla scia di altri autorevoli scritti sul tema del Sacro Cuore di Gesù, ad opera sia di precedenti pontefici, da Papa Leone XIII fino a Papa Giovanni Paolo II passando per Papa Pio XI (per cui la devozione al Cuore di Cristo era addirittura un compendio della fede Cristiana) e Papa Pio XII, sia di santi, per prima Santa Margherita Maria Alacoque.

Concludendo, Mons. Dell’Osso ha sottolineato che la devozione al Sacro Cuore di Gesù e la meditazione di quanto è stato scritto in merito, possano apportare benefici anche nelle vite e nella spiritualità dei Cavalieri Costantiniani, proprio per evitare di lasciarsi “inardire” dal freddo mondo contemporaneo.

L’incontro si è concluso con un vin d’honneur conviviale.

Per approfondire

«Gli elementi essenziali della devozione al Cuore di Cristo appartengono in modo permanente alla spiritualità della Chiesa, lungo tutta la sua storia. Perché fin dall’inizio, la Chiesa alzò il suo sguardo al Cuore di Cristo trafitto sulla Croce. Sulle rovine accumulate dall’odio e dalla violenza potrà essere costruita la civiltà dell’amore tanto desiderata, il Regno del Cuore di Cristo!» (Papa Giovanni Paolo II – Messaggio ai Gesuiti, 5 ottobre 1986).

Sul cuore misericordioso di Dio vi sono molti accenni nell’Antico Testamento. Di Gesù “mite e umile di cuore” e della sua misericordia si parla molto nel Nuovo Testamento. I Padri della Chiesa e i mistici medievali si soffermano sull’importanza dell’amore divino, di cui il cuore è la maggiore espressione.

I primi impulsi alla devozione del Sacro Cuore di Gesù provengono dalla mistica tedesca del tardo Medio Evo, rappresentata in modo particolare da Matilde di Magdeburgo e Ssnta Gertrude di Hefta, nella seconda metà del XIII secolo.

La devozione al Sacro Cuore di Gesù in senso moderno ha però inizio con San Francesco di Sales (1567-1622).  Il capolavoro del Santo della Savoia è Il trattato dell’amor di Dio – Teotimo, nel quale la storia del mondo appare come “storia d’amore” da scoprire nel cuore di Gesù: “Stabilirò la mia dimora nella fornace di amore, nel cuore trafitto per me. Presso questo focolare ardente sentirò rianimarsi nelle mie viscere la fiamma d’amore finora così languente. Ah! Signore, il vostro cuore è la vera Gerusalemme; permettetemi di sceglierlo per sempre come luogo del mio riposo”.

Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), è detta la “messaggera del Sacro Cuore”. Suora dell’ordine della Visitazione, fondata da San Francesco di Sales e dalla Baronessa Santa Giovanna di Chantal, ha sin dal 1673 una serie di apparizioni del Cuore di Gesù: “Il Divino Cuore mi fu presentato come in un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; esso era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce”.

Nella terza apparizione, Gesù chiede a Margherita di comunicarsi ogni primo venerdì del mese e di prostrarsi faccia a terra per un’ora nella notte tra il giovedì e il venerdì. Da queste parole nascono le due principali manifestazioni della devozione al Sacro Cuore: la Comunione del 1° venerdì del mese e l’Ora Santa di riparazione ai torti subiti dal Cuore di Gesù.

Nella dodicesima delle Promesse raccolte da Margherita Alacoque dalla voce di Gesù (la “Grande Promessa”) è assicurata la grazia ai fedeli che si accostano alla Santa Eucarestia il 1° venerdì del mese, per 9 mesi consecutivi e con cuore sincero: “Io prometto nell’eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell’ora estrema”.

Nella quarta e più importante apparizione, avvenuta l’ottavo giorno dopo la festa del Corpus Domini del 1675 – la stessa data in cui oggi il calendario liturgico celebra la solennità del Sacro Cuore -, Gesù dice a suor Margherita “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla fino al sacrificio supremo senza limiti e senza riserve, per dimostrare il suo amore. La maggior parte di essi però mi ricambia con l’ingratitudine, che manifestano con irriverenze, sacrilegi e con l’apatia e il disprezzo verso di me in questo sacramento d’amore. Ma ciò che maggiormente mi affligge è il vedermi trattato così anche da cuori a me consacrati”. In questa visione, Gesù chiese a Suor Margherita che il 1° venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini fosse consacrato dalla Chiesa a una speciale festa in onore del Suo Cuore.

La festa, celebrata per la prima volta a Paray-le-Monial, la città della Borgogna in cui sorgeva il monastero di Suor Margherita fu estesa a tutta la Chiesa da Pio IX nel 1856.

San Giovanni Bosco fu particolarmente devoto al Sacro Cuore, e non esitò ad accettare, nonostante la stanchezza dell’età e la salute ormai irrimediabilmente compromessa, la richiesta di Papa Leone XIII a edificare a Roma un tempio internazionale dedicato al Sacro Cuore di Gesù.

“Propagate questa devozione, che tutte le racchiude: la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Abbiate sempre dinanzi alla vostra mente il pensiero dell’Amore di Dio nella Santa Eucarestia” [MB.XVI,195].

Papa Leone XIII dispose con l’enciclica Annum Sacrum (1899) che l’Anno Santo del 1900 fosse dedicato al Sacro Cuore. Il 21 luglio 1899 approvò le Litanie e la pratica del 1° venerdì, e il 31 dicembre 1899 consacrò l’umanità e il mondo al Sacro Cuore.

Santa Maria Faustina Kowalska, suora e mistica polacca, ebbe nella sua breve vita numerose visioni nelle quali il Cuore di Gesù le apparve come espressione della misericordia di Dio. Nel febbraio del 1931 scrisse nel suo diario: «La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido […] Gesù mi disse: Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto la scritta: Gesù confido in te! Desidero che quest’immagine venga venerata […] nel mondo intero. Prometto che l’anima che venererà quest’immagine non perirà. […] Voglio che l’immagine […] venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua: questa domenica deve essere la festa della Misericordia».

Dalla visione di Suor Faustina prendono origine la preghiera devozionale nota come Coroncina della Divina Misericordia e l’Ora della misericordia (”ogni volta che senti l’orologio battere le tre ricordati di immergerti tutta nella Mia Misericordia, adorandola e esaltandola”).

Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II diede esecuzione alla richiesta che il Signore aveva fatto a suor Faustina, istituendo la festa della Divina Misericordia nella Prima Domenica dopo Pasqua (Domenica in albis).

Sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù meritano infine di essere ricordate le Encicliche Miserentissimus Redentor di Papa Pio XI (1928), Haurietis aquas di Papa Pio XII (1956), Investigabiles divitias Christi di Papa Paolo VI (1965) e Dives in Misericordia di Papa Giovanni Paolo II (1980).

La solennità del Sacro Cuore di Gesù cade il venerdì dopo la Seconda Domenica dopo Pentecoste.

Foto di copertina: Franz von Rohden, Il Sacro Cuore di Gesù tra angeli, 1887, olio su tela, altare maggiore della basilica del Sacro Cuore di Gesù, Roma.
L’immagine si riferisce alle descrizioni delle celebri apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque, in particolare alla terza del 1675. Per questo quadro Don Bosco diede l’incarico al pittore Franz von Rohden, l’ultimo dei cosiddetti pittori nazareni.
Il nome Nazareni venne dato ad un gruppo di pittori romantici Tedeschi attivi a Roma all’inizio del XIX secolo. Stimolati inizialmente dalle teorie artistiche di Wilhelm August von Schlegel e di Wilhelm Heinrich Wackenroder, si ribellarono al classicismo accademico, aspirando ad un’arte rinnovata su basi religiose e patriottiche, che stilisticamente assunse un carattere arcaicizzante, dato da un forte accento lineare e dall’uso del colore crudo, steso con pennellate uniformi. Lo stile, inoltre, si caratterizzò come una ricomposizione formale, quasi filologica, dello stile degli artisti quattrocenteschi Italiani da Beato Angelico, Filippo Lippi, Luca Signorelli, Perugino e soprattutto il primo Raffaello. Alcuni artisti del gruppo si rifecero anche a Dürer e all’antica pittura tedesca.
Dal 1827 al 1831 Franz von Rohden fu allievo alla Kunstakademie di Kassel e studiò per due anni all’Accademia di San Luca a Roma. All’età di 18 anni entra nello studio di Friedrich Overbeck che lo influenzerà notevolmente. Dipinse affreschi di Sant’Alfonso de’ Liguori nella chiesa di Santa Maria di Perpetuo Soccorso a Roma, e diverse pale d’altare nelle chiese di Sant’Antonio e del Sacro Cuore a Roma.

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