Incontro mensile della Delegazione Lombardia presso San Vittore al Corpo in Milano

Una rappresentanza della Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidata dal Delegato, Dott. Ing. Gilberto Spinardi, Cavaliere Gran Croce di Merito, ha partecipato, alle ore 18.45 del 9 aprile 2026, Giovedì fra l'Ottava di Pasqua, alla celebrazione della Santa Messa mensile presso la Cappella di San Martino della Basilica di San Vittore al Corpo in Milano, presieduta da Don Paolo Maria Giuseppe Lobiati, Cappellano di Merito.

La basilica è uno dei più antichi luoghi di culto milanesi, le cui origini risalgono al IV secolo. Dedicata al martire Vittore, soldato della guardia imperiale di Massimiano, la basilica ha attraversato secoli di trasformazioni, conoscendo un importante rinnovamento nel XVI secolo grazie all’opera degli Olivetani, che ne fecero un significativo centro spirituale e artistico della città.

Nel corso dell’omelia, Don Lobiati ha offerto una profonda riflessione sul significato della vocazione Cristiana, richiamando i brani degli Atti degli Apostoli e del Vangelo di Luca sull’apparizione del Risorto. Ha sottolineato come la fede non sia soltanto un segno esteriore, ma un impegno concreto e quotidiano, vissuto nella comunità ecclesiale e nella realtà ordinaria della vita.

Particolare attenzione è stata posta alla concretezza della Risurrezione: il Cristo che mostra le ferite e mangia con i discepoli diventa modello di una fede incarnata, capace di trasformare lavoro, famiglia e difficoltà quotidiane in cammino di santità. Don Lobiati ha invitati a interrogarsi sulla coerenza della propria vita Cristiana, individuando azioni concrete di carità, servizio e crescita spirituale attraverso preghiera, sacramenti e vita comunitaria.

Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Promotore delle Attività Culturali, Prof. Edoardo Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito, ha guidata la Preghiera del Cavaliere Costantiniano.
San Vittore al Corpo

L’incontro nel tempo pasquale ha rappresentato un ulteriore momento di comunione e formazione spirituale per i membri della Delegazione, rinnovando l’impegno a vivere la propria vocazione Cristiana e cavalleresca nella quotidianità.

L’omelia

Nella sua omelia, Don Paolo Maria Giuseppe Lobiati ha proposto una riflessione sulla vocazione di essere comunità Cristiana vivendo la santità nella quotidianità, partendo dalla Prima Lettura dagli Atti degli Apostoli (At 3,11-26 – Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti) e dal brano del Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48 – Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno), che presenta l’apparizione del Signore Risorto ai discepoli, la prova concreta della sua risurrezione e l’esplicita missione che ne deriva.

Il messaggio teologico è che il Cristo patirà, risorgerà il terzo giorno; nel suo nome si predicheranno conversione e perdono dei peccati, a cominciare da Gerusalemme.

Don Lobiati ha esortato a vivere la vocazione Cristiana quotidianamente, come membri di una comunità e di un Ordine cavalleresco-religioso attraverso la ricerca della santità nella vita ordinaria.

Concetti chiave e definizioni

Gesù mostra le mani e i piedi e mangia per dimostrare la realtà del corpo risorto, non è un fantasma. Le sofferenze, la risurrezione e la missione di conversione erano scritte nella Legge, nei Profeti e nei Salmi.

Essere cristiani non è solo un sigillo sacramentale, ma un impegno quotidiano a vivere come figli in Cristo e la Chiesa come luogo in cui la vocazione personale trova espressione e responsabilità comune.

Esempi e immagini presenti nel brano

Il gesto concreto di toccare le piaghe e il gesto di mangiare il pesce arrostito sono due esempi che attestano la corporeità del Cristo Risorto, nell’immagine del Cristiano chiamato a rendere grande l’ordinario: lavoro, famiglia, fatica quotidiana trasformati dalla presenza di Cristo.

Tre domande e tre risposte

Don Lobiati ha proposto tre domande:

  • In che modo la mia vita quotidiana manifesta la presenza di Cristo?
  • Dove sto trattando la mia Fede come un semplice segno esteriore, invece che come trasformazione interiore?
  • Quali azioni concrete posso intraprendere per vivere la mia vocazione comunitaria nella Chiesa?

Le risposte suggerite da Don Lobiati, sempre se interpretate come processo spirituale, sono queste:

  • Riconoscere la propria identità battesimale come chiamata quotidiana.
  • Scegliere atti concreti di carità e servizio nella famiglia e nel lavoro.
  • Cercare la crescita verso la santità attraverso la preghiera, i sacramenti e la vita comunitaria.

La Liturgia della Parola e la riflessione pasquale invitano a riconoscere il Risorto nella concretezza della vita e a rendere la propria vocazione Cristiana efficace nel quotidiano: trasformare l’ordinario in via di santità, insieme come comunità nella Chiesa.

La Basilica di San Vittore al Corpo

La Basilica di San Vittore al Corpo, Parrocchia prepositurale, ha una storia molto antica, che inizia nel IV secolo quando veniva denominata Porziana, dal nome di Porzio, suo antico fondatore, che la edificò forse ampliando un tempio imperiale già esistente (intitolato a Ercole, divinità protettrice di Massimiano).

Vittore era un soldato appartenente alla guardia del corpo dell’Imperatore Massimiano, il quale piuttosto che abiurare preferì affrontare tutti i supplizi, fino alla decapitazione e alla dispersione delle sue spoglie (qualcuno sostiene a Lodi, qualcun altro a Milano). Le ossa del martire furono restituite ai Cristiani in un secondo momento e sistemate dapprima nell’antica basilica, da cui la dedicazione “San Vittore ad Corpus”, poi spostate in un saccello: San Vittore in Ciel d’Oro, vicino all’attuale Sant’Ambrogio, unitamente al corpo di Satiro e Ambrogio stesso. Infine la reliquia ritornò in San Vittore, per merito dei Benedettini, da allora non fu più spostata se non per trovare sede definitiva nell’altare della ricostruita basilica olivetana nel 1576.

La basilica viene anche denominata vetus per la sua antichità, o ancora extramurana per la sua ubicazione fuori della cinta muraria della città.

La definizione di San Vittore al Corpo, oltre che per la presenza delle spoglie trova ulteriore interpretazione forse anche per la vicinanza con la rotonda che ospitava il mausoleo di San Gregorio.

È solo nel 1507, quando viene ceduta (per il ridotto numero a soli due monaci Benedettini nel 1466) agli Olivetani, che ne entrano definitivamente in possesso nel 1542, che ha inizio la sua grande stagione come importante centro di raccolta per i fedeli e per la storia artistica della città.

Beato Bernardo Tolomei fu il fondatore – tra il 1313 e il 1319 – dell’Ordine degli Olivetani che iniziò dalla casa madre di Monte Oliveto Maggiore (Siena) per propagarsi poi in Lombardia (Santa Maria di Baggio) intorno al 1400.

L’arrivo degli Olivetani a San Vittore segnò un importante rinnovamento della vita spirituale e culturale ruotante intorno alla basilica, in linea con una produzione artistica fortemente debitrice del Rinascimento i monaci vollero adeguare il nuovo monastero al loro gusto e alla grandiosità che l’importanza della Congregazione a quel tempo imponeva.

La chiesa fortemente in rovina necessitava di essere ricostruita. La posa della prima pietra risale al 1560 e il grande monastero risulta compiuto nel 1598. La ricchezza dell’Ordine Olivetano diede rapido compimento e rese il nuovo edificio sacro ammirato scrigno d’arte oltre che di culto, seppur non mancarono i rimpianti per l’antica basilica e il sacrificio della vicina rotonda di San Gregorio che alla fine fu rasa al suolo.

La basilica ha sei cappelle laterali. La prima cappella a destra fu dedicata a San Martino dopo la distruzione della parrocchia omonima (1788) e il trasferimento in basilica della pala ivi contenuta, opera del pittore alessandrino Giuseppe Vermiglio, San Martino riceve il mantello da Cristo in gloria.

Avanzamento lettura