La Santa Messa
Alla celebrazione della Santa Messa mensile della Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, presieduta dal Prof. Don Maurizio Ormas, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, erano presenti Don Mauro Viganò, Cappellano di Merito; il Delegato per la Lombardia, Dott. Ing. Gilberto Spinardi, Cavaliere Gran Croce di Merito; ed il Referente per Pavia, Dott. Gianfranco Cicala, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento.



Prima Lettura: Col 3,12-17 – Rivestitevi della carità. Salmo Responsoriale: Sal 150 – Ogni vivente dia lode al Signore. Vangelo: Lc 6,27-38 – Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Nella sua omelia, Don Ormas ha illustrato l’importanza della Celebrazione Eucaristica, che è un momento di riflessione nella vita della fede.
Il Vangelo parla di gratitudine: il Samaritano ringrazia Gesù, ma i miracoli senza una conversione interiore non sono sufficienti, infatti solo un samaritano riceve da Gesù l’affermazione “la tua fede ti ha salvato”, gli altri sono purificati ma non salvati.
La salute e il benessere sono importanti, ma il vero cammino dell’interiorità richiede lavoro, c’è la necessità di coltivare il nostro interiore. Il Papa ribadisce che Dio ci parla nella nostra interiorità, bisogna ascoltare le esigenze vere al di là di quelle superficiali imposte dalla società. Da qui l’importanza della dottrina e della verità nella fede, anche oggi. Il riconoscimento della verità su Gesù è fondamentale: ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio. Occorre una critica alla mentalità contemporanea che ignora la realtà fisica e spirituale.
La Conferenza
Dopo la celebrazione della Santa Messa, si è svolta la Conferenza dal tema All’Alba dell’europeismo: il Manifesto di Ventotene (1943) e il Codice di Camaldoli (1944), tenuta dal Prof. Don Maurizio Ormas, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, già docente nella Pontificia Università Lateranense, introdotto dal Promotore delle Attività Culturali Prof. Edoardo Teodoro Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito.
Relativamente al tema della Conferenza, il Relatore Prof. Maurizio Ormas ha affermato: «Mi sono parse decisamente forzate, le recenti polemiche sul Manifesto di Ventotene redatto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, sminuito dagli uni come testo che propone l’abolizione della proprietà privata e apre a una concezione quasi collettivista della società europea, e dagli altri come unico programma ideativo dell’unità europea in senso federalista e come fondamento pressoché esclusivo della Costituzione repubblicana. Il federalismo del Manifesto non spunta dal nulla, ma fa parte di una riflessione condivisa da molti intellettuali Italiani ed Europei, all’indomani della Grande Guerra. In Italia, in particolare, un grosso contributo al maturare dell’idea di una Europa finalmente unita e di una Costituzione democratica e sociale per il Paese fu dato da quei Cattolici che furono protagonisti della stesura del cosiddetto Codice di Camaldoli».

Il Promotore delle Attività Culturali della Delegazione. Prof. Edoardo Teodoro Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito, ha introdotto la Conferenza, sottolineando che il federalismo del Manifesto di Ventotene non è spuntato dal nulla, ma faceva parte di una riflessione condivisa da molti intellettuali Italiani ed Europei all’indomani della Grande Guerra. In Italia, in particolare, un grosso contributo al maturare dell’idea di una Europa finalmente unita e di una Costituzione Democratica e Sociale per il Paese, fu dato da quei Cattolici che furono protagonisti della stesura del cosiddetto Codice di Camaldoli.

Il Relatore ha sottolineato che i due documenti storici hanno influenzato il dibattito costituzionale italiano: il Manifesto di Ventotene del 1943 e il Codice di Camaldoli del 1944.
Questi testi rappresentano visioni differenti sul federalismo e il superamento del nazionalismo.
Il Manifesto di Ventotene viene considerato fondamentale, rappresenta l’idea di un’unità europea post Prima Guerra Mondiale e la necessità di superare il nazionalismo.
Il Codice di Camaldoli, redatto da Cattolici, offre un punto di vista differente sulla questione del governo e dell’organizzazione sociale.
Autori del Manifesto di Ventotene sono stati Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, ciascuno con una storia personale di lotta contro il fascismo.
Le divergenze ideologiche tra le diverse forze politiche storiche in Italia hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del pensiero europeo, emerge l’’importanza di creare un’alleanza tra i popoli europei e il concetto di unione federale.
La visione di Einaudi era più federalista rispetto alle idee più dirigiste e stataliste esposte nel Manifesto di Ventotene.
Sebbene importante, Manifesto di Ventotene non è stato determinante nella nascita dell’Europa, rispetto alle figure di De Gasperi, Adenauer e Schuman.
Il Manifesto di Ventotene propugna una forte centralizzazione del potere e una visione statalista, poco in linea con i principi liberali tradizionali.
Occorre indicare anche il mancato rispetto della sussidiarietà e degli altri principi della Dottrina Sociale della Chiesa nel Manifesto di Ventotene. La necessità di un bilanciamento tra gli stati nazionali e le autonomie, ribadisce l’importanza della democrazia rappresentativa e non ultima, quindi, la riflessione su come la tradizione Cattolica democratico-liberale ha avuto un impatto fondamentale nella costruzione della Repubblica e della Costituzione italiana, contrariamente a quanto suggerito dalle posizioni del Manifesto di Ventotene rispetto al Codice di Camaldoli.

Il Manifesto di Ventotene
Il Manifesto di Ventotene – che aveva come titolo originale Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto – è un documento per la promozione dell’unità politica europea scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi (con il contributo di Eugenio Colorni) nel 1941 durante il periodo di confino presso l’isola di Ventotene, nel mar Tirreno, per poi essere diffuso clandestinamente. Nel 1943, poco prima di essere ucciso, Eugenio Colorni ne curò la redazione e ne scrisse personalmente la Prefazione.

Il Codice di Camaldoli
Il Codice di Camaldoli – che aveva come titolo originale – Per la comunità cristiana. Principii dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli – è un documento programmatico che definisce principi per l’ordinamento sociale in Italia. Da domenica 18 a sabato 24 luglio 1943 un gruppo di intellettuali – laici e religiosi – Cattolici si riunì, presso il monastero benedettino di Camaldoli, nel Casentino, sotto la guida di Mons. Adriano Bernareggi, Assistente ecclesiastico dei laureati dell’Azione Cattolica, con l’intento di confrontarsi e riflettere sul magistero sociale della Chiesa, sui problemi della società, sui rapporti tra individuo e stato, tra bene comune e libertà individuale. Fu organizzata come una delle Settimane di teologia per laici o Settimane sociali, per non insospettire il regime
I principali promotori dell’incontro furono Sergio Paronetto e Vittorino Veronese, Segretario Generale dell’Istituto cattolico attività sociali. Esperti di fede Cattolica di tutti i rami delle scienze sociali (economisti, giuristi, sociologi, tecnici e dirigenti vari) si riunirono per riflettere sui principi che reggono l’ordinamento sociale. Parteciparono circa trenta persone. Tra essi vi furono anche alcuni giovani dell’Azione Cattolica Italiana. Decisi a superare la concezione corporativa del regime fascista, i partecipanti elaborarono i principi di una nuova organizzazione dello Stato, alternativa sia al liberalismo sia al socialcomunismo, nella quale i Cattolici potessero svolgere un ruolo attivo.
Lo scopo fu quello di fornire alle forze sociali Cattoliche una base unitaria che ne guidasse l’azione nell’Italia liberata. Il progetto era quello di elaborare un testo di cultura sociale che aggiornasse il Codice di Mechelen, primo tentativo di Dottrina Sociale Cattolica fatto dall’Unione internazionale di studi sociali di Mechelen, in Belgio, a partire dai contributi emersi nella settimana del seminario, al quale partecipò attivamente anche Giorgio La Pira.
Il 25 luglio e i successivi avvenimenti modificarono il piano di lavoro, che prevedeva una ampia partecipazione; la stesura fu affidata a Sergio Paronetto, Pasquale Saraceno, Ezio Vanoni, Giuseppe Capograssi, che la completarono nel 1944. Fu pubblicato nell’aprile 1945 sulla rivista degli studenti universitari di Azione Cattolica con il titolo Per la comunità cristiana. Principii dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli.
Il Codice di Camaldoli non si rifugia in utopie accademiche o in fantasie federaliste, ma afferma una verità inossidabile: la società si fonda sulla centralità della persona, sulla famiglia e sulla comunità nazionale. Una delle caratteristiche essenziali del documento consiste nel porre la giustizia sociale tra i fini primari dello Stato, così come la salvaguardia della libertà. È l’antidoto al pensiero elitista del Manifesto di Ventotene, perché si oppone alla disumanizzazione della politica e all’idea di un’Europa amministrata da burocrati scollegati dal popolo.
È evidente l’influenza significativa che l’elaborazione del Codice di Camaldoli ha avuto sulla stesura della Costituzione italiana e sulle riforme proposte da Alcide De Gasperi, diventando un punto di riferimento per gli intellettuali Cattolici dell’ala “sociale” della Democrazia Cristiana e funse da ispirazione e linea guida per l’azione della Democrazia Cristiana, che nell’Italia repubblicana fu, per diverse legislature, il maggiore partito di governo.
Con il suo richiamo alla giustizia sociale illuminata dai principi Cristiani, offre una risposta chiara anche alle sfide economiche e sociali del nostro tempo: parla di lavoro come dignità, di famiglia come nucleo fondante, di proprietà privata come diritto naturale ma con una funzione sociale. E il Codice di Camaldoli ci ricorda che la politica deve partire dal basso, dalla realtà viva delle persone e dei loro bisogni.
