La Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta onora il Santissimo Crocifisso a Caltignaga

Domenica 28 settembre 2025 la comunità di Caltignaga, antico borgo alle porte di Novara, ha accolto con calore e gratitudine una rappresentanza della Delegazione del Piemonte e Valle d’Aosta del Sacro Militare Ordine Costantiniano, guidata dal Delegato, Nob. Andrea Serlupi dei Marchesi Serlupi Crescenzi, Cavaliere di Giustizia, accogliendo di buon grado, in virtù del profondo ed indissolubile legame che unisce la Sacra Milizia al Santissimo Crocifisso, l’invito di Mons. Giampiero Rampin, Cappellano di Merito, nativo di questi luoghi, a partecipare alla Concelebrazione Eucaristica nella chiesa parrocchiale dedicata a Maria Santissima Assunta al centro dell’abitato in via Marconi 6 e alla Processione in onore del Santissimo Crocifisso per le vie del borgo. In occasione di questo Anno Giubilare della Speranza che non delude, le celebrazioni sono state rese ancora più solenni con la presenza di S.E.R. Mons. Edoardo Aldo Cerrato, C.O., Vescovo emerito di Ivrea. La devozione che gli Caltignaghesi nutrono verso il simulacro raffigurante il Signore Crocifisso è antica e molto radicata, da quando la sacra immagine venne ritrovata proprio in questi luoghi a metà del XVIII secolo.
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Secondo un’accreditata tradizione, i capelli biondi che ancora oggi scendono fluenti dal capo del Crocifisso vennero donati da una giovane sposa del posto, quale testimonianza di Fede e affetto profondo verso il Redentore. Virtù e sentimenti che, tramandati di generazione in generazione, hanno come cuore pulsante la chiesa parrocchiale dedicata a Maria Santissima Assunta al centro dell’abitato di Caltignaga, nella quale la venerata immagine viene custodita.

La Santa Messa

In questo antico tempio, la cui costruzione originaria risale al XII secolo, la Rappresentanza Costantiniana ha partecipato alla solenne celebrazione della Santa Messa presieduta da S.E.R. Mons. Edoardo Aldo Cerrato, C.O., Vescovo emerito di Ivrea, concelebranti Don Lorenzo Marchetti, Parroco di Caltignaga e Sologno, e Mons. Giampiero Rampin, Cappellano di Merito, alla presenza del Delegato per la Lombardia, Dott. Ing. Gilberto Spinardi, Cavaliere Gran Croce di Merito, che ha condiviso la partecipazione a questa celebrazione densa di spiritualità, insieme al Sindaco di Caltignaga, Dott. Pietro Antonio Miglio, e le autorità civili e militari locali.

L’omelia

Nella sua omelia, Mons. Cerrato ha invitato innanzitutto a volgere lo sguardo al Crocifisso, poiché nel guardarlo si contempla una storia d’amore, dell’amore del Signore per l’umanità. “Dio infatti ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Cioè raggiunga lo scopo per cui siamo stati creati: conoscere, amare, servire Dio su questa terra e goderlo eternamente in Paradiso. Qui il Padre ci attende dall’eternità, per vivere in pienezza l’unione con Lui. Il cuore umano è stato creato per quella pienezza ed essa è stata resa raggiungibile proprio attraverso il sacrificio della Croce.

Essa è il “trono” dell’amore di Dio per noi; unico vanto di ogni Cristiano, come ammonisce San Paolo (Cfr. 2Cor), poiché strumento attraverso il quale il Signore ha portato a compimento la salvezza del genere umano iniziata nel momento stesso della creazione e proseguita con l’incarnazione di Gesù, la sua predicazione, fino ad arrivare alla sua Passione, Morte e Risurrezione. San Leone Magno afferma, infatti, che con la Resurrezione Cristo trasforma il legno della punizione in un giardino di gloria.

Per questo motivo l’arte Cristiana, fin dai suoi albori, ha celebrato la Croce gloriosa di Cristo attraverso un linguaggio che, lungo il corso dei secoli e delle diverse sensibilità artistiche, ha offerto alla contemplazione proprio questa verità. Ecco quindi che la preziosità dei materiali e degli ornamenti che spesso caratterizzano il segno della Croce nell’arte, lungi dall’essere espressione di vanità, vogliono invece aiutare a veicolare proprio la realtà della Croce resa gloriosa dalla vittoria di Cristo sulla morte. Un esempio per tutti: i mosaici del catino absidale della basilica di Sant’Apollinare in classe a Ravenna. Qui, in un cielo azzurro e stellato rifulge la Croce, la cui gloria viene simbolicamente raffigurata attraverso la profusione di gemme e perle che la adornano. Ai suoi piedi si legge Salus Mundi, Salvezza del mondo.

Vexilla Regis prodeunt, fulget crucis mysterium, scrisse Venanzio Fortunato in onore della Santa Croce. “Avanza il vessillo del Re, rifulge il Mistero della Croce”. Essa rifulge dentro la nostra vita: ogni volta che tracciamo il segno della Croce su di noi, essa rifulge. Quando viviamo in comunione con Cristo le difficoltà e le sofferenze di ogni giorno, essa rifulge. Quando vinciamo i nostri egoismi e ci apriamo all’amore fraterno, quando abbiamo il coraggio di testimoniare che Cristo è quanto abbiamo di più caro, essa rifulge.

Contemplare la Croce di Cristo, ha concluso Mons. Cerrato, significa rinnovare il nostro impegno a restare fedeli al Battesimo che abbiamo ricevuto, nel quale la Croce di Cristo è stata piantata dentro di noi, così che noi siamo resi partecipi della sua vita, resi figli nel Figlio e quindi partecipi della sua gloria.

Nelle parole di Mons. Cerrato in questa sua omelia, risuonavano le parole del suo Messaggio di congedo alla Diocesi di Ivrea di domenica 29 dicembre 2024, in cui citava due documenti di Papa Francesco: il primo, dell’inizio del suo servizio episcopale ad Ivrea, la Lettera Apostolica Porta fidei con le sue chiare indicazioni; il secondo la Lettera Enciclica Dilexit nos, nella quale il Papa afferma che «non c’è nulla da aggiungere all’unico sacrificio redentore di Cristo, se non prolungarlo, attraverso la Chiesa, nei secoli». Queste parole sono il Centro, inteso come il fondamento della nostra Fede, senza il quale ogni sforzo è vano. Il ritorno a Gesù Cristo, Centro originario e sorgivo della Fede, è l’eredità che Mons. Cerrato ha lasciato alla comunità diocesana, al termine del suo servizio episcopale, che ha avuto come cifra l’annuncio di Cristo Crocifisso in un contesto di avanzata secolarizzazione e senza inginocchiamenti davanti al mondo.

La Processione

Al termine della Divina Liturgia, il venerato simulacro del Santissimo Crocifisso è stato portato in Processione, lungo le vie che attraversano l’abitato di Caltignaga, preceduto dai membri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e dal clero, e scortato, oltre dall’arma dei Carabinieri in alta uniforme, anche da un drappello di Cavalieri Costantiniani, un onore che sembra rievocare quello che segnò, secondo la tradizione, la nascita dell’Ordine: l’onore assunto da quei Cavalieri scelti a cui l’Imperatore Costantino affidò il compito di custodire il vessillo della Croce. Al rientro della Processione in chiesa, i Cavalieri Costantiniani si sono raccolti ai piedi del Santissimo Crocifisso, recitando la preghiera del Cavaliere Costantiniano.

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