La Delegazione Umbria celebra la prima Santa Messa mensile al Santuario di San Francesco d’Assisi in Terni

Il 12 aprile 2026, II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, la Delegazione dell’Umbria del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ha celebrato, per la prima volta, la Santa Messa mensile presso il Santuario di San Francesco d’Assisi in Terni, chiesa di riferimento della Delegazione. La celebrazione, officiata alle ore 11.30, è stata presieduta dal Parroco e Cappellano per la Diocesi di Terni-Narni-Amelia della Delegazione Don Mirko Mochi, Cappellano di Merito con Placca d’Argento.

La Domenica della Divina Misericordia, istituita nel 2000 da Papa Giovanni Paolo II, coincide nell’anno liturgico con la Domenica in Albis, ossia con la domenica successiva alla Pasqua, che conclude l’Ottava di Pasqua.

La rappresentanza della Delegazione dell’Umbria è stata guidata dal Tesoriere, Dott. Cristiano Romiti, Cavaliere di Merito; con il Responsabile della Comunicazione, Emiliano Santinelli, Cavaliere di Ufficio; e il Responsabile dei Rapporti con le Autorità Civili, Dott. Vincenzo Maglione, Cavaliere di Ufficio.

La celebrazione eucaristica con cadenza mensile nasce con l’intento di rafforzare il senso di appartenenza all’Ordine e di promuovere la comunione spirituale tra Confratelli e Consorelle, nonché di valorizzare e rendere sempre più visibile la presenza della Delegazione sul territorio umbro.

La chiesa di riferimento della Delegazione dell’Umbria è il Santuario di San Francesco d’Assisi in Terni, affidato ai Salesiani. Edificato tra il 1265 e il 1288 e consacrato nel 1290, presenta uno stile romanico-gotico e sorge sul luogo legato alla predicazione del Santo. Nei secoli è stato ampliato e arricchito, divenendo centro della devozione locale. Danneggiato nel 1943 e restaurato dopo il sisma del 2009, è stato elevato a santuario nel 2004.
Chiesa di San Francesco

Dopo la morte di Cristo, gli Apostoli rimasero soli e furono presi dalla paura, tanto da rinchiudersi per timore delle persecuzioni. Avevano vissuto tre anni accanto al Maestro, senza tuttavia comprenderlo pienamente, al punto da essere rimproverati dallo stesso Cristo (Lc 24,25). Il loro modo di pensare, ancora troppo terreno, impediva loro di cogliere il senso profondo degli eventi. Vedendo Cristo impotente sulla croce, si lasciarono sopraffare dallo smarrimento, dimenticando le sue parole: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia» (Gv 16,22) e ancora: «Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). I discepoli si rallegrarono nel vedere Cristo risorto e furono rassicurati dalle sue parole: «Pace a voi! Ricevete lo Spirito Santo». Tuttavia, dovettero attendere la Pentecoste affinché lo Spirito Santo purificasse i loro cuori, donando loro il coraggio di annunciare la gloria di Dio e di portare la Buona Novella a tutti i popoli.

Concedendo agli Apostoli il potere di rimettere i peccati, Cristo disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23). Questo potere si trasmette ancora oggi attraverso il ministero sacerdotale: il vescovo, mediante l’imposizione delle mani, conferisce ai sacerdoti la facoltà di dispensare i sacramenti e di amministrare il perdono.

Ogni sacramento non è soltanto memoria di Cristo, ma è Cristo stesso che opera per la salvezza dell’uomo. Attraverso di essi, la Chiesa si pone ai piedi della Croce per offrire ai fedeli la grazia della redenzione. Dio realizza il suo più grande desiderio rendendo l’uomo felice, se questi accoglie il suo amore, rispondendo “sì” al Padre, a Cristo Redentore e allo Spirito Santo che guida il cammino.

Dio non impone il suo amore, ma attende la libera risposta dell’uomo. Egli salva chi si apre a Lui nella fede, nella speranza e nella carità. In Cristo, Dio e l’uomo si incontrano e si riconciliano. Cristo è vero Dio e vero uomo: un ponte tra l’umanità e il Padre. Il suo sacrificio ha redento definitivamente l’umanità: «Egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso» (Eb 7,27). Da allora gli uomini possono accostarsi a Dio con fiducia, certi che «egli resta sempre» (Eb 7,25). Cristo è dunque l’unico Intercessore e Sommo Sacerdote: in Lui gli uomini ritornano al Padre e il Padre rivela il suo amore.

Avvicinarsi a Dio è possibile accogliendo la mano misericordiosa che Egli tende all’uomo, come ricorda il Salmo che narra dell’uomo liberato dal Signore dopo aver invocato il suo aiuto.

L’omelia

Nel corso dell’omelia, commentando il brano evangelico proclamato (Gv 20,19-31 – Otto giorni dopo venne Gesù), Don Mirko Mochi ha richiamato la figura di San Tommaso, ponendo al centro della riflessione il tema della Fede, intesa come realtà viva e presente, che non necessita necessariamente di segni materiali, ma si alimenta nella dimensione spirituale.

Il celebrante ha evidenziato la difficoltà, tipicamente umana, di credere senza vedere, sottolineando come la Chiesa sia chiamata non solo a essere “in uscita”, ma anche capace di accogliere, in un rapporto reciproco tra dono e apertura.

Particolare attenzione è stata dedicata al significato della Risurrezione di Cristo, che si manifesta mantenendo le stimmate, segni della Passione e testimonianza della verità dell’evento. In tale prospettiva è stata richiamata anche la celebre rappresentazione caravaggesca dell’incredulità di San Tommaso, quale potente espressione visiva del rapporto tra Fede e prova tangibile.

La Domenica della Divina Misericordia

Nel 2000, Papa Giovanni Paolo II stabilì che la Domenica in Albis fosse denominata “Domenica della Divina Misericordia”, titolo legato alla mistica polacca Santa Faustina Kowalska. La preparazione alla festa è costituita dalla novena della Coroncina alla Divina Misericordia, che inizia il Venerdì Santo.

Tale decisione risponde al desiderio espresso da Cristo nelle apparizioni a Santa Faustina, riportato nel suo Diario, in cui Egli invita le anime ad accostarsi con fiducia alla sua misericordia, promessa come sorgente inesauribile di grazia e perdono.

Nella tradizione liturgica, il tema della misericordia non è una novità: già nel XIII secolo Guglielmo di Auxerre definiva la quarta domenica di Quaresima come “domenica della misericordia”. Nel tempo pasquale, nella Messa Vetus Ordo, alla III Domenica di Pasqua è assegnato l’introito Misericordia Domini. Tradizionalmente, come per le altre domeniche di questo tempo liturgico, la celebrazione prende il nome dall’incipit introitale ed è conosciuta come la Domenica Misericordia.

Il Santuario di San Francesco d’Assisi

Il Santuario di San Francesco d’Assisi, situato nel centro storico di Terni, è sede dell’omonima parrocchia affidata alla Società Salesiana di San Giovanni Bosco.

Il nucleo originario dell’edificio risale al periodo compreso tra il 1265 e il 1288, con consacrazione nel 1290. Costruito in stile romanico-gotico, sorge nel luogo in cui, secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi edificò un primo rifugio dopo la predicazione del 1218 davanti al Vescovo Rainerio.

Originariamente a navata unica, la chiesa fu ampliata nel Quattrocento con l’aggiunta delle navate laterali. La facciata, articolata in tre corpi, presenta un portale gotico centrale sormontato da rosoni e due corpi laterali con portali minori e bifore.

Nel corso dei secoli l’edificio subì numerosi interventi di ampliamento per rispondere alle esigenze della comunità, fino a divenire un importante centro di culto e di pellegrinaggio.

Nel 1445 fu eretta la torre campanaria, mentre nello stesso periodo furono realizzati importanti cicli pittorici. Nel 1485 l’edificio fu ulteriormente arricchito da opere di pregio, tra cui una pala d’altare commissionata a Piermatteo d’Amelia.

Nel 1943 la parrocchia fu affidata ai Salesiani. Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa subì gravi danni a causa dei bombardamenti.

Nel 2004 la chiesa di San Francesco è stata elevata alla dignità di santuario, vista la dimensione sacrale dell’edificio legato alla presenza fisica del santo di Assisi alla quale si aggiunga la presenza della tomba di due suoi compagni e dal transito di molti santi e beati dell’Ordine dei Frati Minori come San Giacomo della Marca, San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano, San Giuseppe da Copertino e San Giuseppe da Leonessa.

Il 6 aprile 2009, in seguito alla forte scossa di terremoto, la chiesa ha subito lievi lesioni e alcune crepe sulle mura circostanti risarciti da un lungo restauro e consolidamento statico, che ha coinvolto l’intero edificio e la torre campanaria, concluso nel 2015.

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