Il duomo di Terni
L’attuale cattedrale di Santa Maria Assunta, chiesa madre della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, è il risultato di una serie di costruzioni ed interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli.

La prima cattedrale, corrispondente alla cripta, fatta edificare su resti di un tempio pagano romano, sorse probabilmente intorno al X secolo accanto al sepolcro di Sant’Anastasio, che avrebbe ricoperto la carica vescovile nel VI o VII secolo, periodo in cui si distinse per la tenacia profusa per difendere una città ancora profondamente scossa dai danni inferti dalla guerra gotica e dall’invasione dei Longobardi, estinguendo inoltre gli ultimi retaggi dell’eresia ariana. I lavori di consolidamento effettuati tra 1932 e 1937 su progetti di Marcello Piacentini hanno portato alla luce, nella zona della cripta, tre absidi interrate e resti di un rosone con bifore laterali.
Il sepolcro del santo era protetto da un sacello poligonale, di cui oggi rimangono solo alcuni resti nel pavimento del portico accanto ad una fitta serie di tombe, che confermano l’usanza Cristiana di farsi seppellire vicino al corpo di un martire o, come nel nostro caso, di un confessore, al fine di accaparrarsi la sua speciale tutela celeste. In prossimità del sacello di Sant’Anastasio si trova la fenestrella confessionis, un’apertura rettangolare strombata, delimitata da una cornice romboidale modanata con una testa di ariete, antico simbolo Cristiano di forza e fecondità del pastore che consumò dà la sua vita per il gregge.
La prima chiesa di Santa Maria sorse, quindi, sull’area prima occupata dal sacello di Sant’Anastasio e per tale motivo l’ubicazione della cattedrale, contrariamente a quanto accade solitamente altrove, appare oggi insolita per il fatto di occupare un’area topograficamente decentrata rispetto alla piazza principale.
Nel IX secolo, a causa della posizione interrata in cui si venne a trovare la cripta, furono eseguiti lavori di ristrutturazione della cripta e della cattedrale, lavori ripresi ancora nel XII secolo. Della cattedrale romanica oggi restano pochi resti, a causa dei lavori d’ammodernamento, secondo i gusti dell’epoca, messi in opera nel XVI e XVII secolo: innalzamento della navata centrale, rifacimento della tribuna e del campanile, edificazione del fonte battesimale e delle cappelle laterali, e soprattutto la sistemazione definitiva in chiave barocca della cattedrale e della piazza antistante su progetti di Gian Lorenzo Bernini del XVII secolo.
San Valentino vescovo e martire

Dal VI-VII secolo è conosciuto e venerato a Terni un vescovo martire Valentino.
San Valentino, uno dei santi più venerati nel mondo, fu cittadino di Terni in Umbria e subì il martirio per decapitazione con tutta probabilità sulla via Flaminia in prossimità di Terni nel 347 d.C.
Diverse sono le fonti ricordano il santo e tra queste la prima a menzionarlo è il Martirologio Geronimiano, composto tra la prima metà del V secolo e la prima metà del seguente, da cui si desume l’elogio fissato al 14 febbraio.
L’esistenza di una “basilica beati Valentini episcopi et martyris” a Terni è confermata nel Liber Pontificalis (Vita di Zaccaria), come luogo dello storico incontro avvenuto, nel 742, tra Papa Zaccaria e il Re longobardo Liutprando e, nella Vita di Papa Niccolò I (858-867), compresa nello stesso testo, si menziona un “monasterium Sancti Valentini” nei pressi di Terni.
La Passione del santo (BHL 8460) fu composta forse a Terni nel VI secolo. A Roma, un importante intellettuale di origine e cultura greca, Cratone, ha un figlio afflitto da una malattia neurologica, rara e terribile, che lo paralizza completamente. Il ricorso ai medici è inutile (essi non sanno dare nemmeno un nome al tipo di infermità). Da un amico Cratone apprende che, a Terni, il fratello del Tribuno Fonteio, afflitto dalla stessa patologia, è stato guarito dal Vescovo cittadino, Valentino. Manda allora a chiamare il presule ternano e lo prega di intervenire anche a favore di suo figlio, Cerimone. Valentino chiede a Cratone di convertirsi al cristianesimo. Ma Cratone tituba, soprattutto perché non capisce come sia possibile che uno si salvi per mezzo delle preghiere di un altro (nel suo caso: del padre per il figlio) e come sia possibile che della semplice acqua possa mondare i peccati degli uomini. Ma Valentino gli spiega da un lato l’efficacia dell’intercessione altrui, dall’altra il mistero del battesimo (è lo Spirito Santo che agisce nell’acqua). Cratone accetta la conversione e Valentino di occuparsi del ragazzo. Si chiude allora con lui in una stanzetta, per tutta la notte, recitando delle orazioni secondo un rituale ben stabilito. All’alba, Cerimone esce dalla stanza completamente guarito e veramente rinato: Cratone e tutta la sua famiglia si convertono ipso facto al cristianesimo e con loro gli allievi di Cratone, tra cui i giovani Procolo, Efebo e Apollonio; insieme a loro si converte Abbondio, che è nientemeno che il figlio del prefetto di Roma, Furio Placido. Dietro Abbondio, si converte una moltitudine di scholastici, cioè di intellettuali.
Il Senato di Roma a questo punto interviene: il Prefetto fa arrestare di notte e di nascosto Valentino, e lo fa giustiziare. Procolo, Efebo ed Apollonio ne recuperano il corpo e lo seppelliscono a Terni, poco fuori la città. Il Magistrato romano di Terni, Lucenzio, replica contro i tre giovani l’operazione segreta di polizia effettuata dal Prefetto a Roma: fa arrestare e uccidere i tre giovani in totale segreto, fuggendo poi dalla città. Abbondio ne raccoglie i corpi e li seppellisce accanto a quello di Valentino.
Studi assai recenti hanno portato a una completa rivalutazione storica della figura e dell’opera di San Valentino di Terni. Spazzata via la “questione dei due Valentini” (che vedeva il Valentino ternano offuscato dall’ombra di un omonimo – e quello sì tutto leggendario – prete romano), si è finalmente accertata la vera cronologia del personaggio: vissuto non già nel III secolo, come finora acriticamente ripetuto, bensì nel IV: Valentino infatti muore con tutta probabilità nel 347, vittima (occulta: l’esecuzione capitale viene eseguita di nascosto!) degli ultimi colpi di coda dell’aristocrazia senatoria romana, ancora tutta pagana, pur ad oltre trent’anni dall’Editto di Tolleranza di Costantino.
A partire dal V secolo il sepolcro di Valentino diviene gradualmente meta di pellegrinaggi. Ben presto venne costruita una chiesa documentata già nel VI secolo accanto alla quale si trovava un monastero Benedettino – a difesa della stessa – che nel 1218 fu restituito da Papa Onorio III al Vescovo Rainerio, in occasione del solenne ripristino della Diocesi di Terni, che a partire dal 598 era stata abolita, e il territorio inglobato nelle Diocesi di Narni prima e di Spoleto poi. La chiesa fu visitata alla fine del Cinquecento dal Cardinale Paolo Camillo Sfrondato il quale, da grande collezionista di reliquie qual’era, entrò in contatto con il Vescovo locale Giovanni Antonio Onorati e gli procurò la licenza papale per avviare una campagna di scavi alla ricerca delle reliquie di San Valentino e dei suoi fedeli discepoli che difatti furono trovate nei pressi dell’altare. L’evento diede il via alla costruzione di una nuova basilica completata nella metà del Seicento dopo la dichiarazione di san Valentino a patrono unico della città di Terni. Da quella data la festa del santo è gradualmente tornata ad essere solennizzata.

Migliaia di fedeli e pellegrini visitano ogni anno la basilica, a circa due chilometri dal centro storico di Terni, e tra questi si distinguono numerose coppie di fidanzati o di giovani coppie di sposi che chiedono la benedizione di San Valentino. Questa tradizione trae origine dall’Alto Medioevo, periodo in cui il culto valentiniano si diffuse gradualmente in Europa attraverso i Benedettini. In Francia e Inghilterra sorse parallelamente nei confronti del santo uno speciale patronato sui fidanzati per una coincidenza calendariale. La festa cade infatti in un periodo particolare dell’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni del risveglio dal letargo invernale. Verso la metà del mese di febbraio il sole comincia a riscaldare la terra facendo sbocciare alcune gemme, come le violette, o addirittura fiorire mandorli e noccioli in certe zone del Sud Europa: sicché San Valentino si trasformò a poco a poco nel precursore della primavera imminente. Riferimenti letterari, proverbi e tradizioni popolari che si legano al risveglio della primavera e degli amori, supportano l’ipotesi che l’attribuzione di “Santo degli innamorati” sia un’eredità del mondo anglosassone. Un filone critico riconoscerebbe la responsabilità della diffusione di tale patronato a Geoffrey Chaucer, lo scrittore inglese, autore dei celeberrimi Canterbury Tales, che dal 1372 al 1380 soggiornò in Italia. Chaucer è autore del The Parliament of Fowls, poema allegorico composto presumibilmente durante il soggiorno italiano, considerato dagli studiosi una delle prime testimonianze letterarie in cui San Valentino è chiamato a sovrintendere al risveglio del creato. Il suo culto come protettore degli innamorati, è da considerarsi totalmente laico e per certi aspetti pagano, laddove il santo assume il ruolo di personaggio mitologico, fiabesco, allegorico, come icona del culto dell’amore preconiugale che non ha nulla a che fare con la sua vera dimensione sacrale di santo taumaturgo – invocato in talune zone europee contro l’epilessia ed altre malattie neurologiche – e martire Cristiano.

Oggi la festa di San Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di San Valentino devono essere considerati anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.
A San Valentino
Patrono di Terni
O nostro protettore San Valentino, che fosti in vita esempio di virtù, pastore vigilante, padre dei poveri e martire di Gesù Cristo, ora che risiedi glorioso nel cielo soccorrici con la tua celeste protezione.
Proteggi la nostra città, affinché da essa allontanata ogni disgrazia, vi risieda la benedizione di Dio, la pace fraterna e la fede di Gesù Cristo.
Guarda i giovani che da te attendono aiuto e protezione, ottieni loro la grazia del discernimento necessario, dell’impegno e della serietà nel cammino intrapreso e del rispetto reciproco.
Dà alle nostre famiglie l’amore di Gesù Cristo perché sappiano rendere grazie a Dio nella gioia, ritrovarsi nelle difficoltà, perdonarsi nella debolezza, sostenersi nella fatica del cammino che porta alla vita eterna di Dio da cui ognuno è venuto.
Amen.
