Il Delegato per la Sicilia Occidentale, Nob. Prof. Avv. Salvatore Bordonali, Cavaliere Gran Croce di Giustizia, ha commentato: «Ho appreso con gioia della fine del lungo restauro della pavimentazione marmorea e dell’annuncio del ritorno del capolavoro di Anton van Dyck, Madonna con Bambino, presso la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo. Questo evento segna non solo un importante traguardo per la nostra comunità, ma anche un momento di grande significato spirituale e culturale».



Il Responsabile unico del procedimento dei lavori di recupero e restauro della pavimentazione marmorea policroma, Dott. Giulio Verro, Cavaliere di Ufficio, ha dichiarato: «Questo è il risultato di un lungo impegno profuso dal Provveditorato Opere Pubbliche Sicilia e Calabria in considerazione del forte stato di degrado in cui si trovava la pavimentazione marmorea della chiesa (distacchi, de-coesione e mancanze delle tarsie), che ha avviato prima l’iter di finanziamento, amministrativo e tecnico e che oggi consente di restituire l’opera nella sua integrità originaria e preservandola dal degrado. Un intervento complesso e qualificato, (218 mq il sotto coro marmoreo ubicato verticalmente sotto della Cantoria e la Pavimentazione 648mq di tarsie marmoree) particolarmente indirizzato a valutare, allargare il proprio sguardo e “liberare” il giusto equilibrio tra la necessità di rimuovere certe stratificazioni, quando queste possono snaturare l’essenza dell’opera d’arte, e il difficile – quanto indispensabile – bilanciamento tra bellezza, storia e narrazione in modo visibile e quindi, di chiara lettura all’Osservatore comune».
Antoon van Dyck

Antoon van Dyck (Antwerpen, 22 marzo 1599-Londra, 9 dicembre 1641), pittore fiammingo, ritrattista, primo pittore di corte in Inghilterra, allievo e amico di Peter Paul Rubens, che lo esortò a viaggiare in Italia, per completare la sua formazione artistica. Van Dyck sbarcò a Palermo nell’aprile 1624, per ritrarre Emanuele Filiberto di Savoia, Viceré di Sicilia.
Nel capoluogo siciliano ebbe modo di incontrare anche la celebre pittrice Sofonisba Anguissola, ormai novantenne, che sarebbe morta l’anno successivo. Van Dyck le fece un paio di ritratti e uno schizzo preparatorio si trova oggi esposto al British Museum.
A cominciare dal maggio del 1624 cominciò a diffondersi rapidamente a Palermo un morbo letale, una terribile epidemia di peste che avrebbe ucciso lo stesso Vicerè. Malgrado l’infuriare della pestilenza, van Dyck rimase in città fino al settembre 1625 e gli furono commissionate diverse opere, tra le quali una Crocifissione, oggi esposta a Palazzo Alliata di Villafranca e la pala d’altare Madonna del Rosario dell’oratorio del Rosario di San Domenico, considerata il maggior capolavoro eseguito dall’artista in Italia, commissionato dai Confrati dell’Oratorio del Rosario di San Domenico.
Nell’Ottocento e fino ai primi del Novecento la Madonna del Rosario di Antoon van Dyck veniva infatti citato come opera d’eccellenza della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria da numerosi testi divulgativi da vari autori e persino l’Enciclopedia Britannica (1911). La storia del quadro è per molti versi simile a quella di tanti altri beni, di proprietà di enti ecclesiastici, confiscati dopo l’Unità d’Italia, a seguito delle leggi eversive del 7 luglio 1866 e poi esposti nei musei o nelle pinacoteche.
Nel periodo che va dalla fine di dicembre 1866 alla fine di luglio 1867 venne eseguito da un ufficiale del Demanio di Palermo, rappresentante l’Amministrazione del fondo di Culto, un inventario dettagliato di tutti i beni del monastero di Santa Caterina d’Alessandria, compresi gli oggetti d’arte. Si legge, nell’inventario del 14 gennaio 1867, che nella cappella di Santa Caterina d’Alessandria si trovava il “quadro della Madonna del SS.mo Rosario a mezza figura con putto in braccio di Van Dek” che veniva stimato ben “lire cinquecento”.
L’11 settembre 1911 Clementina D’Angelo, Superiora del monastero di Santa Caterina d’Alessandria fu costretta a consegnare al Museo Archeologico di Palermo un piccolo bassorilievo in marmo raffigurante l’Eterno Padre. Si legge nei documenti, conservati nell’archivio del monastero, che “l’ispettore Sig. Matranga riceveva – allo scopo di depositarlo provvisoriamente nel Museo Nazionale di Palermo – un bassorilievo in marmo bianco raffigurante l’Eterno Padre benedicente opera del secolo XV”. Oggi il manufatto si trova esposto al Museo Abatellis, nel primo cortile.
Il 4 dicembre 1914 la direzione del Museo Nazionale di Palermo richiedeva anche la consegna di un quadro, olio su tela, “raffigurante il martirio di un Santo, che si trovava nel parlatorio del monastero, su Piazza Municipio”.

Madonna con Bambino
In un nuovo inventario eseguito nel 1918, tra i quadri notati da Gabrici del Museo di Palermo spicca al punto 5: “Nella chiesa nella cappella di S. Caterina sopra il confessionale, quadretto su tela Madonna col Bambino del Van Dyck”. Nel 1922 venne chiesto alle monache di consegnare anche questo quadro. Quando le religiose ne vennero informate protestarono formalmente con una missiva indirizzata all’Intendenza di Finanza: “Sig. Intendente di Finanza, l’ispettore del Fondo culto Cav. Spanò ci ha informati per la consegna del quadro della Madonna Van Dyck nella cappella di S. Caterina, da portarsi al Museo. Intanto non si capisce tale fraintendimento, il quadro ha uno speciale culto e trovasi bene custodito ed i forestieri lo vengono ad ammirare nella nostra chiesa. Pregasi di volere disporre di nuovo da tale provvedimento”. Solo qualche giorno dopo, il 24 novembre 1922, la Direzione Generale Fondo per il Culto intimava alla Priora la consegna del quadro per il giorno seguente, alle ore 10.
La Madre Superiora differiva tale consegna, a causa dei festeggiamenti della Santa Patrona della chiesa e rispondeva: “25 novembre 1922: in risposta alla sua pregiata lettera del 24 c.m. circa la consegna del quadro dipinto ad olio rappresentante la Vergine col Bambino esistente nella nostra Chiesa al Museo Nazionale, le fo sapere che detta consegna per domani non può avvenire avendo noi la festa di S. Caterina in Chiesa: sarà mio pensiero farle conoscere il giorno della consegna del quadro al Museo Nazionale. Con tanti ossequi”.
Nel medesimo giorno arrivava anche la comunicazione formale di Ettore Gabrici, Direttore del Museo Nazionale, che chiedeva la consegna del quadro: “Alla Reverendissima Superiora del Convento di S. Caterina – Palermo: “Mi pregio avvertirla che martedì 28 novembre alle ore 10 mi recherò costà insieme al R. ispettore del Fondo per il culto per ritirare e depositare temporaneamente nel Museo Nazionale di Palermo il dipinto rappresentante la Madonna ed Bambin Gesù attribuito ad Antonio Van Dyck dipinto esistente nella chiesa di pertinenza di cotesto Monastero di S. Caterina. Il Soprintendente E. Gabrici”. Il quadro, “stimato lire 100.000 in buono stato di conservazione”, venne ritirato effettivamente il 28 novembre 1822, alla presenza della Madre Ciuro e di Ettore Gabrici, Direttore del Museo Archeologico di Palermo e insegnante di Archeologia all’Università. Venne annotato: “La signora madre Ciuro protesta contro la disposizione di consegnare il dipinto essendo tutt’ora la chiesa aperta al culto e si riserva ogni diritto per affermare la restituzione”.
