Visita della Delegazione Lombardia alle Collezioni Speciali della Biblioteca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Sabato 8 novembre 2025 alle ore 10.00, una rappresentanza della Delegazione della Lombardia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ha svolto una Visita guidata alle Collezioni Speciali della Biblioteca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, organizzata dal Promotore delle Attività Culturali della Delegazione, Prof. Edoardo Brioschi, Cavaliere Gran Croce di Merito, con l’accompagnamento del Direttore della Biblioteca, Dott. Paolo Sirito e della Dott.ssa Alessia Chiesa, che nella Sala Cinquecentine ha svolto una Relazione sui manufatti visionati presso la Sala di consultazione Giuseppe Billanovich, al primo piano nell’edificio Gregorianum: una tavoletta lignea del VI secolo di grande valore culturale e religioso, perché è l’unico esemplare noto del testo completo del Simbolo niceno-costantinopolitano inciso sul legno, che continua a interrogare gli studiosi; un frammento di un papiro recante un passo dell’Odissea; e delle tavolette originali in scrittura cuneiforme. risalenti alla fine del III millennio A.C. Quel piccolo pezzo di legno, con le sue lettere nere appena distinguibili sullo strato di cera annerito dall’ossidazione del Credo, è un ponte diretto con la Chiesa delle origini, alle prese con la costruzione delle fondamenta della fede Cristiana. Questa tavoletta ha un valore culturale e religioso enorme: ci mette in comunicazione, attraverso i secoli, con una comunità che intorno a quel manufatto ha professato la propria Fede, che è poi ancora oggi la nostra.
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La Biblioteca
dell’Università del Sacro Cuore
di Milano

La Biblioteca della sede di Milano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è stata costituita al momento della fondazione dell’Ateneo, nel 1921, con la finalità di servire alle necessità delle Facoltà allora esistenti (Filosofia e Scienze sociali). Fin dalle origini comprendeva una ricca dotazione fornita da Padre Agostino Gemelli, che versò alla neonata biblioteca i materiali che aveva raccolto in vent’anni di lavoro presso la redazione della Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, e da altri intellettuali, che contribuirono a ispirare e a fondare l’Università Cattolica, tra i quali Giuseppe Toniolo, che dopo la sua scomparsa lasciò un cospicuo fondo di Scienze Sociali.

Fin dai primi anni della storia dell’Ateneo sono stati custoditi presso la Biblioteca diversi volumi antichi, costituendo una raccolta che si è accresciuta e definita con il trascorrere dei decenni grazie ad acquisti, cambi, lasciti e donazioni. Molti esemplari significativi appartengono alla collezione di incunaboli e cinquecentine: di questi, un cospicuo numero giunsero grazie alle donazioni della biblioteca del Conte Negri da Oleggio (60), di Emilio Nasalli Rocca (61), dei Padri Oblati di Rho (110) e della famiglia Pedroli (117 edizioni).

A questi materiali librari, si sono aggiunti nel tempo le collezioni di tavolette sumeriche e di papiri, oltre a numerosi fondi librari e archivi culturali (tra cui quelli del poeta Franco Loi, del drammaturgo Arturo Codignola, degli artisti Gianni Bertini e Piero Dorazio e del critico e docente Enzo Noè Girardi). Tutti questi materiali antichi e le carte d’archivio costituiscono le Collezioni speciali della Biblioteca della sede di Milano.

I volumi posseduti dalla Biblioteca, e quindi anche le opere appartenenti ai diversi Fondi conservati, sono ricercabili attraverso il Catalogo d’Ateneo (OPAC), mentre i materiali archivistici insieme alle altre collezioni di materiali speciali sono descritti nel Catalogo degli archivi istituzionali e culturali dell’Università Cattolica: quest’ultimo consente di svolgere ricerche puntuali sui materiali relativi a documenti:

  • degli archivi culturali della Biblioteca della sede di Milano;
  • degli archivi culturali della Biblioteca della sede di Brescia;
  • documenti dell’Archivio generale per la storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Le risorse documentali della Biblioteca sono utilizzabili autonomamente, per ricercare:

  • in tutto il patrimonio del Sistema bibliotecario e documentale d’Ateneo utilizzando il Catalogo d’Ateneo (OPAC);
  • in più cataloghi simultaneamente (Catalogo d’Ateneo, tesi di dottorato e risorse elettroniche) utilizzando il discovery tool Summon;
  • le risorse elettroniche (banche dati, e-journals, e-books) utilizzandoe la sezione del Catalogo d’Ateneo Risorse Elettroniche;
  • i materiali multimediali (dvd e cd-rom) utilizzando la sezione del Catalogo d’Ateneo Materiali Multimediali;
  • le tesi di laurea e di dottorato utilizzando i cataloghi delle tesi;
  • nei cataloghi di altre biblioteche del mondo o con altre risorse web utilizzando Risorse on-line esterne all’Ateneo.

La tavoletta lignea
del VI secolo
con il Credo

«Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, /fattore del cielo e della terra,/ di tutte le cose visibili e invisibili» («pisteomen eis ena theon patera pantokratora / {panton} poieten ouranon kai ge / oraton te kai panton ton aoraton»). E poi, più avanti, il punto teologico che per secoli ha suscitato maggiori controversie: la natura divina di Gesù Cristo. «Generato dal Padre prima di tutti i secoli / luce da luce / Dio vero da Dio vero / generato, non creato / della stessa sostanza del Padre / per mezzo del quale tutte le cose furono» («ton ek tou patros genethenta pro panton ton aionon / phos ek photos / theon alethinon ek theou alethinou / genethenta ou poiethenta / omoousion to patri / di’ou ta panta egeneto»).

Le parole che si leggono – con qualche difficoltà e approssimazione – su un rettangolo di legno risalente al VI secolo non più grande di un moderno tablet, sono le stesse che ancora oggi i fedeli recitano durante la Messa. Questa tavoletta ha un valore culturale e religioso enorme: ci mette in comunicazione, attraverso i secoli, con una comunità che intorno a quel manufatto ha professato la propria fede che è poi ancora oggi la nostra.

Ma forse si può andare oltre. In quelle lettere in corsivo maiuscolo, in una lingua greca già contaminata, impresse su un semplice pezzo di legno, si intravede qualcosa di più: la forza della fede cristiana, capace di attraversare culture, civiltà ed epoche storiche per arrivare fino a noi.

Più ancora della maestosità delle grandi cattedrali, è proprio l’umiltà di questo oggetto – un piccolo frammento di legno rimasto intatto nei secoli – a restituire tutta la potenza di quel messaggio, e il senso profondo della parola “tradizione”.

La tavoletta esposta in Cattolica è un ponte diretto tra noi e la Chiesa delle origini, alle prese con la costruzione delle fondamenta della fede Cristiana.

Quel piccolo pezzo di legno, con le sue lettere nere appena distinguibili sullo strato di cera annerito dall’ossidazione, assume oggi tutti questi significati. Quell’oggetto però custodisce anche un mistero. È infatti l’unico esemplare noto del Credo inciso su legno (tutte le altre versioni giunte fino a noi sono su papiro), e continua a interrogare gli studiosi. A chi era destinato? Quale uso se ne faceva?

Due fori nella parte superiore farebbero pensare a un’affissione tramite chiodi. Tuttavia, essendo la tavoletta scritta su entrambi i lati, è difficile che fosse appesa a una parete. Più probabilmente, era sospesa tramite catene, per consentire la lettura di entrambe le facce.

Non è nemmeno certo che la tavoletta venisse effettivamente letta. Il greco in cui è scritta, infatti, non era la lingua d’uso nel luogo e nell’epoca a cui risale: nel nord dell’Egitto, nel VI secolo, si parlava il copto. È più plausibile che avesse una funzione apotropaica: fosse venerata come un’icona senza immagini, da parte dei catecumeni che si preparavano al battesimo. Un’ipotesi suggestiva, che meriterebbe ulteriori approfondimenti.

Fonte: Francesco Chiavarini – Cattolica News, 22 maggio 2025. Per approfondire: Convegno maggio 2025, A 1700 anni dal Concilio di Nicea.

La collezione di papiri

La collezione di papiri dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Papyri Mediolanenses: sigla P.Med.) fu iniziata da Aristide Calderini nei primi anni Venti del Novecento con l’acquisizione di dodici papiri greci procurati e donati da due italiani del Cairo, Riccardo Vita e Diego Jacovelli (Fondo Jacovelli-Vita), pubblicati nel 1928 in un volumetto intitolato Papiri milanesi (P.Med.) I. nn. 1-12, Vita e Pensiero, Milano (seconda edizione a cura di S. Daris, Milano 1967). Altri papiri (più di trecento) furono acquistati e donati dalla famiglia Castelli, in memoria del figlio Guglielmo, giurista collaboratore di Calderini, prematuramente scomparso (fondo Castelli). Settantacinque papiri di questo fondo, sia letterari sia documentari, furono raccolti e pubblicati nel 1966: Papiri milanesi (P.Med.) I. nn. 13-87, a cura di S. Daris, Vita e Pensiero, Milano.

Per opera di Orsolina Montevecchi si aggiunsero alla collezione più di seicento papiri, procurati a varie riprese dal 1968 al 1990. I papiri entrati nella collezione nel 1979, nel 1983 e nel 1990 provengono da cartoni di mummia. Inoltre i papiri acquistati nel 1979 sono stati denominati Papyri Mediolanenses Barelli (sigla: P.Med. Bar.), in ricordo di Armida Barelli, co-fondatrice dell’Università Cattolica.

La collezione ora conta in totale un migliaio di pezzi fra papiri completi e piccoli frammenti, per la maggior parte in lingua greca, due bilingui greco-latini, alcuni in lingua egiziana (ieratici e copti). Tra i papiri greci una quarantina sono biblici, liturgici, letterari, scolastici e magici; tutti gli altri sono documentari, databili dal III sec. a. C. al VII d. C.

Oltre ai testi editi nei due fascicoli del volume citato sopra, molti altri papiri della collezione sono stati pubblicati in varie annate di “Aegyptus” o in sedi diverse quali Atti di Congressi o Studi in onore. I papiri documentari così pubblicati sono stati poi via via raccolti nei vari volumi del Sammelbuch Griechischer Urkunden aus Aegypten.

Le tavolette di argilla sumeriche

Sempre nella Sala Cinquecentine sono conservate 67 tavolette di argilla originali in scrittura cuneiforme, risalenti alla fine del III millennio a.C. e provenienti da importanti centri amministrativi nei pressi dell’antica capitale Ur, nell’attuale Iraq meridionale.

I testi che tramandano sono di natura economica e riguardano in generale distribuzione di orzo e derrate alimentari come salario, liste di personale, pagamenti di imposte in natura, comunicazioni di natura commerciale.

Questa collezione fu donata all’Ateneo da Giustino Boson (Valgrisenche 1883-Aosta 1954), che Padre Agostino Gemelli aveva chiamato a ricoprire l’incarico di Filologia semitica dal 1925 al 1935, e successivamente quelli di Ebraico e lingue semitiche e Assirologia e archeologia orientale dal 1935 al 1949, quando lasciò l’insegnamento.

Boson fu sacerdote e canonico della Collegiata di Sant’Orso ad Aosta: dopo aver seguito corsi alla Pontificia Università Gregoriana e alle Università di Torino, di Monaco e di Parigi, divenne professore di Sacra Scrittura al Seminario Maggiore di Aosta e nel 1929 fu il primo direttore del Museo Regionale di Archeologia della Valle d’Aosta.

Fu anche studioso delle popolazioni del Vicino Oriente antico (oltre che di storia della Valle d’Aosta e della Chiesa cattolica) e collaborò a numerose testate scientifiche, fra le quali Augusta Prætoria, Annales Valaisannes, Ævum, Ægyptus, La scuola cattolica, Revue d’histoire ecclésiastique, Revue de l’Orient chrétien, Reallexikon des Assyriologie.

Nel 1921 promosse l’acquisto – su ordine del Ministero della Pubblica Istruzione – di tavolette immesse sul mercato di Parigi da un medico di Baghdad, che confluirono nella collezione del Museo di Torino, e per motivi di studio ne acquistò per sé alcune altre decine, che poi donò all’Università Cattolica di Milano. La “collezione Boson” costituisce ancora oggi un lascito di enorme valore per la testimonianza della vita e delle consuetudini dei popoli del Vicino Oriente antico, che la Biblioteca conserva e valorizza a supporto delle attività accademiche di studio e di ricerca.

Fonte: sito del sistema bibliotecario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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