La solenne Celebrazione Eucaristica è stata presieduta alle ore 18.30 dal Vescovo emerito di Viterbo, Mons. Lino Fumagalli, Cappellano Gran Croce di Merito dell’Ordine Costantiniano, concelebranti, il Priore Padre Vito Logoteto, O.S.A., e il Parroco Padre Giuseppe Cacciotti, O.S.A.



Nella sua omelia, Mons. Fumagalli ha sottolineato come «la prima e fondamentale dimensione del pontificato di San Giovanni Paolo II è stata quella religiosa. Il movente dell’intero suo pontificato, il centro ispiratore dei suoi pensieri e di tutte le sue iniziative è stato di natura religiosa: tutti i suoi sforzi miravano ad avvicinare gli uomini a Dio e a fare rientrare Dio da protagonista in questo mondo. Voleva che in questo nostro mondo vi fosse ancora posto per Dio.
Il vibrante appello pronunciato nella sua prima Celebrazione Eucaristica in Piazza San Pietro: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”, esprimeva bene la linea ispiratrice e il programma di tutto il suo pontificato. Quelle parole manifestavano l’ansia apostolica, che lo avrebbe spinto sulle strade del mondo, incontro a popoli di ogni cultura e di ogni etnia, per annunciare a tutti che solo in Dio, che in Cristo si è fatto a noi vicino, l’umanità può trovare la vera salvezza.
La grandezza del suo lungo pontificato sta soprattutto nell’avere risvegliato nel mondo il senso religioso. Nella società secolarizzata del suo tempo, egli ha aiutato i Cristiani a non avere timore a dirsi Cristiani. Instancabile fu il suo richiamo a ritornare a Dio, rivolto ad una società che in Occidente lo stava dimenticando e che oltre “la cortina di ferro” lo combatteva.
Ha avuto fiducia nella forza delle istanze spirituali e morali ed è stato un testimone di eccezionale statura, anche per la sua limpida coerenza: in lui non esisteva frattura fra ciò che pensava e ciò che diceva; fra ciò che era e ciò che manifestava. In lui vi era piena unità di fede e di vita.
Oltre che uomo di Dio, Giovanni Paolo II è stato un appassionato difensore dell’uomo, della dignità, dei diritti e della libertà di ogni persona umana. Fu anche questo un tema caratterizzante il suo insegnamento, che ha aiutato molte persone a scoprire il senso della vita. Alla radice di questo impegno per l’uomo si staglia una chiara visione della dignità di ogni persona umana, “unica e irrepetibile”, come soleva dire. Ogni attentato contro la dignità di qualsiasi essere umano è un’offesa a Dio, nostro Creatore. I diritti umani erano da lui proclamati e difesi come diritti che Dio ha posto nella natura umana.
Di Giovanni Paolo II molte erano le cose che colpivano, ma ciò che mi ha sempre stupito di più è stata la profonda intensità della sua preghiera. Non si può comprendere Papa Giovanni Paolo II se si prescinde dal suo rapporto con Dio. È stato un grande uomo di preghiera, animato da una forte spiritualità cristocentrica e mariana. Aveva in sé una tensione spirituale e mistica inconfondibile ed è dalla preghiera che fluivano la sua sicurezza, l’assoluta padronanza di sé e la sua serenità in ogni circostanza. Colpiva come si abbandonava alla preghiera: si notava in lui un totale coinvolgimento, che lo assorbiva come se non avesse avuto problemi e impegni urgenti che lo chiamavano alla vita attiva. Il suo atteggiamento era raccolto e insieme spontaneamente naturale.
Commuoveva la facilità e la prontezza con le quali passava dal contatto umano con la gente al raccoglimento del colloquio intimo con Dio. Quando pregava manifestava una grande capacità di concentrazione. Mentre era raccolto in preghiera, quello che accadeva attorno a lui sembrava non toccarlo e non riguardarlo, tanto si immergeva nell’incontro con Dio.
Maturava ogni scelta importante nella preghiera. Prima di ogni decisione significativa, Giovanni Paolo II vi pregava sopra a lungo, a volte per più giorni. Sembrava che trattasse con Dio i vari problemi da affrontare e da risolvere.
Nella prima parte del pontificato, Giovanni Paolo II colpì per la sua energia, il suo dinamismo, le innumerevoli iniziative ed i grandiosi viaggi su tutte le strade del mondo. Nell’ultimo periodo impressionò la forza e la serenità con cui continuò a compiere la sua missione, nonostante i notevoli problemi di salute; era però sempre in piena lucidità mentale.
Con l’esempio degli ultimi mesi, Papa Giovanni Paolo II ha insegnato che i disagi dell’età avanzata e gli acciacchi vanno accolti con serenità. È giusto e doveroso ricorrere agli aiuti che il progresso della scienza medica offre, ma poi bisogna affidarsi a Dio.
Col suo esempio, San Giovanni Paolo II ci ha insegnato come si percorre il cammino verso il mistero che ci attende quando per ciascuno di noi si apriranno le porte dell’eternità. È stato, questo, il suo ultimo insegnamento; un insegnamento senza parole, ma un insegnamento da Papa.
Concludendo, possiamo dire che Papa Giovanni Paolo II è stato grande come uomo, grande come Papa e grande come santo».

Visita pastorale
del Santo Padre Giovanni Paolo II
a Viterbo
Discorso agli infermi
Chiostro degli Agostiniani
Domenica 27 maggio 1984
«1. Vi saluto con grande affetto, carissimi ammalati, che siete venuti così numerosi ad incontrare il Papa in questo chiostro, accanto al quale sorge il magnifico santuario, dedicato a Maria Santissima Liberatrice.
Durante le settimane del tempo di Pasqua che sta per concludersi, abbiamo approfondito, nella liturgia, i vari aspetti del mistero della redenzione, che è annuncio di vita, di speranza, di liberazione. Abbiamo riflettuto sull’amore misericordioso di Dio, che offre a tutti la possibilità di essere liberati dal male, e dalla sua radice che è il peccato.
Dobbiamo quindi avere fiducia nell’amore misericordioso di Dio e in pari tempo riconoscere con sincerità la nostra condizione di poveri e di peccatori. È il primo passo per poter ottenere la liberazione da ogni male. Quella liberazione che si ottiene solo nell’incontro con il Cristo crocifisso e risorto.
2. In questo cammino di liberazione dal male e dal peccato, nell’incontro con Cristo, abbiamo una guida straordinaria e un aiuto potente in colei che, in modo unico, è stata associata all’opera della redenzione: Maria santissima, madre del Redentore e madre nostra. La beata Vergine Maria è invocata dalla Chiesa con vari titoli, tra i quali è particolarmente significativo quello di liberatrice, con cui i fedeli da secoli si rivolgono a lei nel santuario che abbiamo qui accanto.
A lei ricorrono con questa speranza tutti coloro che sono afflitti dal male. A lei domandano aiuto, conforto, speranza. Per mezzo suo offrono a Dio i dolori, le sofferenze, le croci, che non mancano mai nella vita di ogni persona. A lei, liberatrice, chiedono di intercedere presso colui che solo può togliere il male e il peccato.
3. Sì, carissimi ammalati che qui siete convenuti sotto il peso della croce, a voi fedeli tutti, che li accompagnate portando il vostro cuore oppresso dal peso dell’afflizione: sappiate che Maria Santissima, Madre del Redentore e madre nostra vuole condurvi all’incontro con Cristo Liberatore. Guidati dalla sua mano materna, giorno dopo giorno, siete chiamati a sempre rinnovati incontri con il Cristo che libera dal male. Come dice la Lettera agli Ebrei (Eb 12,12): “Rialzate le vostre mani stanche, fortificate le vostra ginocchia indebolite, camminate su strade diritte, così che il piede zoppicante non diventi storpio, ma guarisca”.
Carissimi ammalati, a Maria Santissima Liberatrice chiedete la grazia di comprendere e di aiutare chi vi sta vicino a capire che ogni liberazione è effimera e illusoria, se non ci si libera dalla radice del male e della morte che è il peccato.
Mentre implorate la salute del corpo e dell’anima, sappiate offrire, mediante Maria santissima, le vostre sofferenze al Cristo della Pasqua, affinché anche voi possiate diventare, assieme a lui, strumenti di liberazione da ogni forma di male che opprime l’uomo e il mondo.
La Vergine Santissima sia sempre la vostra luce, la vostra speranza e indirizzi i vostri pensieri verso quella patria, in cui non esiste più né male né morte.
In pegno di tali voti, di cuore imparto a voi, carissimi ammalati, e ai fedeli tutti qui riuniti, la mia benedizione».

Valeva davvero la pena
per un Papa venire a Viterbo
San Giovanni Paolo II, un gigante della fede, è stato il Papa dei giovani e della famiglia, il primo a viaggiare in tutto il mondo, a lanciare un anatema contro la criminalità organizzata, a dire a tutti: “Non abbiate paura”. È stato pure il primo Pontefice non Italiano dopo 455 anni, il primo successore di Pietro “globale” della storia. La sua personalità ha segnato profondamente il Novecento e continua a incidere nel nuovo millennio.
Nato a Wadowice, Polonia, nel 1920, lavora in una cava, dopo la chiusura dell’università in cui studiava, a causa della Seconda Guerra Mondiale. Poi è al seminario di Cracovia. Ordinato sacerdote nel 1946, a Roma consegue il dottorato in teologia. Nel 1948 torna in Polonia e dieci anni dopo, Papa Pio XII lo nomina Vescovo ausiliare di Cracovia. È Arcivescovo di Cracovia nel 1964. Partecipa al Concilio Vaticano II. Cardinale nel 1967 e Papa il 16 ottobre 1978, quando inaugura il suo pontificato con queste parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”.
Del Papa che amava la montagna e che urlò contro la mafia durante il suo Pontificato, si contano 146 Visite Pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, visita 317 delle attuali 332 parrocchie romane. I Viaggi Apostolici nel mondo sono stati 104.
Lo abbiamo visto sciare sui monti innevati del Terminillo, della Marmolada e dell’Adamello e sopravvivere a un grave attentato il 13 maggio del 1981 in Piazza San Pietro e poi perdonare Ali Agca. Lo abbiamo ascoltato mentre parlava ai ragazzi nelle Giornate Mondiali della Gioventù, da lui istituite, e mentre gridava il 9 maggio 1993 il suo anatema contro la mafia: “Convertitevi. Un giorno verrà il giudizio di Dio”.
Ha scritto 5 libri e celebrato 147 riti di beatificazione nei quali ha proclamato 1338 beati e 51 canonizzazioni.
Muore il 2 aprile 2005 alle ore 21.37, alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia ed è sepolto l’8 aprile nelle Grotte Vaticane, subito dopo i solenni funerali celebrati in Piazza San Pietro. Per dargli l’ultimo saluto, a Roma arrivano oltre 4 milioni di persone che lo vogliono “Santo subito”. E la Santa Sede brucia i tempi, accogliendo l’appello. A nove anni dalla morte, il 27 aprile 2014, Papa Francesco proclama santi Papa Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. “I due papi”, dice, “sono stati uomini coraggiosi”, non hanno avuto “paura” di chinarsi sulla “sofferenza” e sulle “piaghe” dell’uomo, e in questo modo “hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia”. Wojtyła e Roncalli “sono stati sacerdoti, Vescovi e Papi del XX secolo. Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia”.
Il Papa Santo era molto legato a Viterbo e alla Tuscia, che ha visitato più volte. La visita che viene ricordata per l’intensità dei contenuti espressi e la grande partecipazione di popolo è quella del 27 maggio 1984, anche per il trasporto straordinario della Macchina di Santa Rosa in suo onore. Trasporto che lo colpì a tal punto da fargli esclamare le parole che sono rimaste nella storia e nell’immaginario collettivo della Città dei Papi: “Valeva davvero la pena per un papa venire a Viterbo”.
