Memoria di San Barnaba. “Figlio dell’esortazione”

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il podcast con la meditazione per la memoria di San Barnaba apostolo, a cura del Referente per la Formazione della Delegazione di Roma e Città del Vaticano, il Prof. Enzo Cantarano, Cavaliere di Merito con Placca d'Argento, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Il Signore Gesù rivela il suo cuore in ogni pagina del Vangelo. In quella di oggi, che è un discorso di missione, vediamo la magnanimità del suo cuore. La povertà del Vangelo non è da pensare come "strettezza", ma come apertura nella fiducia e nella generosità: così testimoniano le parole di Gesù e così l'ha vissuta San Barnaba. Gesù vuole che siamo poveri perché ci vuole liberi e in grado di donare largamente a tutti, per il regno di Dio. "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Nella storia di San Barnaba vediamo realizzata questa pagina. Ma Barnaba non si ferma all'incoraggiamento degli altri. E veramente tutto a disposizione di Cristo, per questo lo Spirito Santo può riservarlo a sé per una missione più universale: l'evangelizzazione di tutte le nazioni.
San Barnaba

Podcast 2-83 – 11 giugno 2025 – Memoria di San Barnaba. “Figlio dell’esortazione”

Prima Lettura: At 11,21-26;13,1-3 – Era uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede. Salmo responsoriale: Sal 97 – Annunzierò ai fratelli la salvezza del Signore. Vangelo: Mt 10,7-13 – Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Beato questo santo, uomo virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede: meritò di essere annoverato tra gli apostoli (Cfr. At 11,24).
Fiducia e generosità fondate nella vera povertà del cuore: ecco che cosa vediamo splendere nella vita di San Barnaba. Domandiamo al Signore di aiutarci a camminare con gioia sulla stessa via, ad essere cioè persone di benevolenza, di disponibilità, di incoraggiamento per quelli che avviciniamo.
O Dio, che hai voluto riservare San Barnaba, pieno di fede e di Spirito Santo, per la conversione dei popoli pagani, fa’ che sia annunciato fedelmente con la parola e con le opere il Vangelo di Cristo che egli predicò con indomito coraggio.

Giuseppe detto Barnaba, soprannominato poi dai Dodici “figlio dell’esortazione“ (At 4,36), era originario di Cipro. Levita e proprietario di un campo, quando si convertì, non esitò a venderlo per donare il ricavato agli Apostoli (Atti 4,37). Uomo semplice, ma virtuoso, pieno di fede e risoluto, che esortava tutti a perseverare nel Signore, portò Paolo agli Apostoli, facendosene garante, quando tutti lo temevano a causa della sua precedente persecuzione e, addirittura, tentavano di eliminarlo.

Nella prima Lettera ai Corinzi, Paolo ricorda che anche Barnaba, come lui, si manteneva col suo lavoro: non poteva essere altrimenti per il “figlio dell’esortazione”, che per farsi Cristiano si fece innanzitutto povero.

Con Paolo, Barnaba aprì l’apostolato a tutti i popoli e non solo agli Ebrei, dopo il primo concilio, a Gerusalemme, quando la Chiesa delle origini dovette affrontare la delicata questione della circoncisione dei pagani convertiti, che porterà alla decisione di non imporre loro altri pesi, oltre ai semplici precetti già profondamente radicati nell’animo degli Ebreo-Cristiani. Essi furono in primo luogo, ad Antiochia, dove «quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore» (Atti 11,23 – 24). Il suo zelo apostolico fu esemplare, mettendo in pratica il mandato del Maestro che leggiamo nel Vangelo di oggi: «E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7). Il loro mandato non fu per volere di uomo, ma per espressa richiesta dello Spirito Santo: «Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». (Atti 13,2). Furono a Cipro e in Asia Minore, e soffrirono molto per il Signore. Ebbero anche le loro differenze e si separarono a causa di Marco, parente di Barnaba, che li abbandonò a metà viaggio, e Paolo non lo accettò più nel successivo; ma Barnaba seppe fidarsi di lui e lo riaccolse con sé. E Marco fu, in seguito a questa riconciliazione, grande ed intimo collaboratore di Pietro ed estensore del suo Vangelo, il primo cronologicamente, ed anche di Paolo.

Impariamo da Barnaba a non classificare e soprattutto giudicare le persone, senza dare una seconda possibilità o un appello perché «le anime, come il vino buono, migliorano col tempo». Quando vediamo qualcuno che vacilla o retrocede, siamo perseveranti come Barnaba, soprannome che significa “colui che si sforza di animare ed entusiasmare”. Sono delle caratteristiche di cui oggi abbiamo tanto bisogno. Così andiamo al Signore con le parole della Colletta: «Fa’ che sia sempre annunziato fedelmente, con la parola e con le opere, il Vangelo di Cristo, che egli [Barnaba] testimoniò con coraggio apostolico», quando vengono sostenute con fiducia e sono amate, dal momento che «nessuno può essere conosciuto tranne quando viene amato», ci assicura Sant’Agostino.

La Chiesa celebra oggi la memoria di San Barnaba come uomo semplice, che fu scelto da Dio ed associato al gruppo dei primi apostoli di Gesù per compiere la missione di predicare il Vangelo. La sua testimonianza è assai preziosa per noi, Cristiani di questo tempo, a nostra volta chiamati dal Signore a continuare la missione di annunciare il Vangelo ai nostri simili, con lo stesso spirito di fede e lo stesso entusiasmo che animò questo grande apostolo.

Oggi, il testo del Vangelo ci invita ad evangelizzare; ci dice: «Predicate» (Cfr. Mt 10,7). L’annuncio è la buona notizia di Gesù, che cerca di parlarci del Regno di Dio, che Egli è il nostro Salvatore, inviato dal Padre al mondo e, per questa ragione, l’unico che ci può rinnovare dal di dentro e cambiare la società in cui viviamo. Gesù annunciava che «il Regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7). Egli era Colui che annunciava che il Regno di Dio si faceva presente tra gli uomini e le donne, secondo che avanzava il bene e retrocedeva il male. Gesù vuole la salvezza dell’uomo completo, nel suo corpo e nel suo spirito; anzi, di fronte all’enigma che preoccupa l’umanità, rappresentato dalla morte, Gesù propone la Risurrezione. Colui che vive, morto per il peccato, riacquistando la grazia, vive una nuova vita. Questo è un grande mistero che cominciamo a provare fin dal nostro battesimo: come Cristiani siamo chiamati alla Risurrezione. Ed anche per questo, Gesù ci dice di essere sempre portatori di pace. Noi abbiamo una grande responsabilità tra gli uomini, ed è che non possiamo lasciare di annunciare il Vangelo dopo d’aver creduto, perché viviamo di esso e vogliamo che così lo vivano anche gli altri.

La Liturgia odierna suggerisce una domanda interessante: cosa è che fa di una persona normale un apostolo entusiasta di Gesù? La risposta non si trova nelle varie qualità umane che questi possiede, e neppure nella fama o nei titoli accademici che può aver conseguito. Soltanto scegliere liberamente e gratuitamente Dio, che affida una missione precisa da compiere, può far sì che un battezzato si trasformi in un “inviato” nel mondo per diffondere il Vangelo. Sappiamo che, durante la sua vita terrena, Gesù ha scelto personalmente e ha chiamato per nome i suoi primi discepoli, inviandoli poi a predicare l’arrivo del suo Regno. Li manda nel mondo quasi del tutto sprovvisti di risorse umane, ma arricchiti nello spirito e liberi da ogni attaccamento e compromesso terreno che risulti incompatibile con la loro missione.  L’apostolo riceve da Gesù stesso la forza di predicare e il sostegno spirituale, nei momenti duri o lieti della sua missione. In effetti, tutto questo vale allo stesso modo oggi per tutti coloro, in qualunque stato si trovino, che il Signore invia a testimoniare che il suo regno è presente, e che si identifica in una Persona, Figlio del Padre e Figlio dell’Uomo viva e presente.

Gesù è l’unico che può risuscitare i morti, scacciare i demoni e guarire le ferite più profonde dell’anima: i suoi messaggeri ne danno testimonianza anche oggi. Predichiamo dunque che il Regno di Dio è vicino. Gli Apostoli, e oggi è la volta di Barnaba, fedele collaboratore di Paolo, adempiono la loro missione, guidati e sorretti dallo Spirito Santo. Il loro compito è dare al mondo un annuncio di salvezza, che essi stessi hanno ricevuto e che può produrre effetti prodigiosi nella vita degli uomini: gli infermi e i malati sono guariti, i ciechi vedono, i sordi odono, i morti risuscitano, i demòni vengono allontanati. Sono, in sintesi, enunciati gli effetti della grazia divina, che fa di ogni uomo una creatura nuova.

È necessario che tale annuncio sia dato nell’assoluta gratuità, sia perché è dono di Dio e non degli uomini, sia perché rifulga come qualcosa che sgorga dall’amore e non può essere in alcun modo barattato con il denaro.

Il fedele di Cristo è, proprio in quanto tale, operaio del Vangelo e deve andare sgombro da ogni umana sicurezza, perché deve riporre la sua fiducia solo ed esclusivamente in Colui che lo ha inviato. Non può fare affidamento neanche sulla certezza che quanto egli predica venga effettivamente accolto. Anzi, l’apostolo sa bene che andrà incontro all’odio e alle persecuzioni.

La storia della Chiesa è ricca di esempi: annunciatori eroici e martiri formano una catena ininterrotta fino ai nostri giorni. Ogni Cristiano, per vocazione, deve diventare un fedele testimone di Cristo, anche quando il mondo ci ostacola e ci contraddice. Cerchiamo oggi, “strada facendo”, di dare testimonianza della nostra bella vita Cristiana.

Indice dei podcast trasmessi [QUI]

Foto di copertina: Anonimo lombardo, San Barnaba evangelizzatore di Milano, XVIII secolo, Quadreria Arcivescovile, Milano.
Secondo quanto attestano alcuni cataloghi bizantini sui discepoli del Signore (VII-VIII sec.), Barnaba si recò prima a Roma, in­sieme a Pietro, poi si spostò velocemente verso il nord d’Italia, per fondare la Chiesa a Milano. Una leggenda devozionale milanese lo vede arrivare a Milano il 13 marzo 51: al suo passaggio la neve intorno a lui sarebbe scomparsa e sarebbero sbocciati i primi fiori. Nei pressi di Sant’Eustorgio convertì e battezzò, e Milano diventò diocesi: il vescovo fu Anatalone, suo compagno di viaggio.

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