Riflessioni sulle letture festive – Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”

È stato pubblicato sul canale Spreaker dell’Ufficio Stampa della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio il podcast con la meditazione per la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, a cura del Prof. Don Pietro Pisciotta, letta dalla Dott.ssa Valentina Villano, Dama di Ufficio, di cui riportiamo di seguito l’audio e il testo. Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci per nutrire la folla che lo seguiva: il cibo fisico agisce in me anche quando non ci penso, anche quando dormo si trasforma in carne, sangue, energie vitali. Il cibo spirituale è diverso: è efficace se io collaboro con Cristo, che vuole trasformare la mia vita nella sua. L’Eucaristia stimola e rafforza la fede. Se guardo a me stesso, mi trovo sempre piccolo, imperfetto, peccatore, pieno di limiti. Eppure Dio mi ama, come ama tutti gli uomini, fino a farsi nostro cibo e bevanda per comunicarci la sua vita divina, farci vivere la sua vita di amore. L’Eucaristia non è credibile se rimane un rito, il ricordo di un fatto successo duemila anni fa. È invece una proposta di amore che coinvolge tutta la mia vita: deve rendermi disponibile ad amare il prossimo, fino a dare la mia vita per gli altri. Secondo l’esempio che Gesù ci ha lasciato.
Corpus Domini

Podcast 2-86 – 22 giugno 2025 – Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”

Prima Lettura: Gen 14,18-20 – Offrì pane e vino. Salmo responsoriale: Sal 109 – Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore. Seconda Lettura: 1Cor 11,23-26 – Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore. Vangelo: Lc 9,11-17 – Tutti mangiarono a sazietà.

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51).

Signore del cielo e della terra, che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio, fa’ che nella partecipazione all’unico pane e all’unico calice impariamo a condividere con i fratelli i beni della terra e quelli del cielo.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

La solennità del Corpus Domini corona tutte le feste dell’anno liturgico. È un giorno particolare perché il popolo santo di Dio ringrazia Gesù che mantiene la promessa: “Non vi lascerò orfani, prendete e mangiate, questo è il mio corpo, prendete e bevete: questo è il mio sangue; fate questo in memoria di me”. Resta con noi, Gesù, facci dono di te e dacci quel pane che ci nutre per la vita eterna; libera il mondo dal veleno del male, della violenza, dell’odio, della guerra.

La processione, che segue la celebrazione della Messa, non è la solita processione nella quale si porta in giro una immagine di un Santo o della Croce. Oggi, nella processione è Gesù, vivo e vero, che attraversa le strade per benedire il suo popolo: piccoli e grandi, ricchi e poveri, deboli e fragili.

Questa festa è stata istituita nell’anno 1264 da Papa Urbano IV come festa della Chiesa. Fu celebrata per la prima volta ad Orvieto, dove si conserva ancora il corporale intriso di sangue con le tracce del miracolo di Bolsena.

La festa di oggi ci pone di fronte Cristo Gesù, unico ed eterno sacerdote sacrificato sull’altare, come cibo e nutrimento dell’anima: “Prendete e mangiate. questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue”. Queste parole risuonano con potenza oggi, solennità del Corpus Domini. Esse ci conducono idealmente nel Cenacolo e ci fanno rivivere il clima di quella notte, quando Gesù istituendo l’Eucaristia anticipò quasi il sacrificio della croce, che si sarebbe svolto tra poche ore.

Con l’espressione “Sangue della Nuova Alleanza” rende manifesto il piano divino: Gesù costituisce un’alleanza con l’uomo basata sulla fedeltà e sull’amore infinito di Cristo, che si è fatto uomo per salvare l’umanità. Muore in croce per sancire l’alleanza con il prezzo del suo sangue: una morte accettata per amore.

L’antica Alleanza, sancita sul monte Sinai con il rito sacrificale di animali, era stata subito violata dal popolo di Dio con la costruzione di un vitello d’oro. Quel popolo non si dimostrò mai fedele al patto sancito tra Dio e il suo popolo. Oggi noi, riuniti attorno all’altare, vogliamo ribadire la nostra fedeltà all’amore di Cristo Gesù, morto in croce e risorto. L‘Eucaristia è il sacramento dell’umano pellegrinaggio. La nostra vita è infatti un cammino verso la grande meta: il cielo. Gesù stesso ci invita oggi a prendere parte con fede e amore a questo convito, consapevoli che siamo deboli, e fragili: “Siete stanchi, affaticati, oppressi, venite a me ed io vi ristorerò”. Questo è l’invito del Signore.

Il nostro camminare insieme a Gesù ha uno scopo ben preciso: raggiungere la propria pienezza. Gesù, tu sei la via che ci conduce al Padre; tu ci guidi nel quotidiano pellegrinaggio. L’Eucaristia è la fonte e il culmine della nostra vita perché Cristo Gesù si è fatto nutrimento del suo popolo. Quanti ci nutriamo del corpo e sangue di Gesù siamo riuniti dallo Spirito Santo in un solo corpo per formare il popolo santo di Dio. Diceva Sant’Agostino: come diversi chicchi di grano formano il pane, e diversi acini di uva formano lo stesso vino, così popoli diversi per cultura, nazionalità, carismi e talenti costituiscono, grazie a Gesù, il popolo santo di Dio.

Il Vangelo oggi ci presenta l’episodio della moltiplicazione dei pani. L’Eucaristia è il pane per coloro che sono al buio, che hanno bisogno per nutrirsi: Gesù ebbe compassione del popolo affamato e quando uno offrì cinque pani, sfamò una moltitudine di ben cinque mila persone. Consapevoli di essere fragili, deboli, pentiti dai peccati, nutriti di questo pane vivo disceso dal cielo, dimostriamo il nostro amore a Cristo Gesù testimoniando nella città, nel campo del lavoro, nei rapporti sociali l’amore di Dio con una carità vera, autentica, facendo della nostra vita “pane spezzato per tutti”.

La Madonna ci aiuti ad essere solidali e solleciti verso tutti. Questa è la carità di cui ci parla Gesù. Questo ci insegna la festa di oggi.

Indice dei podcast trasmessi [QUI]

Il Miracolo Eucaristico di Bolsena

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ricorda il miracolo eucaristico di Bolsena – piccolo comune del viterbese adagiato sulla sponda nord-orientale dell’omonimo lago – avvenuto in un giorno impreciso del 1263. Le più antiche cronache ci parlano di un sacerdote Boemo cui la tradizione dà il nome di Pietro da Praga, il quale in quel tempo di controversie teologiche sul mistero eucaristico fu assalito da dubbi sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrato. Per trovare finalmente pace, risolse nel suo animo di intraprendere un lungo pellegrinaggio di penitenza e meditazione alla volta di Roma per pregare sulla tomba di San Pietro. Dopo aver pregato sulla tomba del principe degli apostoli, rinfrancato nello spirito riprese il viaggio di ritorno verso la sua terra. Lungo la via Cassia si fermò a dormire a Bolsena nei pressi della basilica di Santa Cristina e per ringraziare Iddio, il mattino seguente, chiese di celebrare la Santa Messa.

Il Miracolo Eucaristico

Durante la celebrazione, dopo la consacrazione alla frazione dell’ostia, apparve ai suoi occhi un prodigio al quale da principio non voleva credere. Quell’ostia che teneva tra le mani era diventata carne da cui stillava miracolosamente abbondante sangue. Impaurito e allo stesso tempo pieno di gioia cercò di nascondere ai rari presenti quello che stava avvenendo: concluse la celebrazione, avvolse tutto nel candido corporale di lino usato per la purificazione del calice che si macchiò immediatamente di sangue e fuggì verso la sagrestia. Ma durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul pavimento tradendo la segretezza del prodigio.

Il Sacro Lino e la Sacra Pietra

Il Corporale o Sacro Lino macchiato del Sangue Eucaristico conservato nel Duomo di Orvieto, una delle reliquie più importanti relativi al Sangue di Cristo, e la Sacra Pietra.

Altare della Cappella Nuova

La cappella nuova del Miracolo, a cui si accede dalla basilica dei Santi Giorgio e Cristina-Santuario del Miracolo Eucaristico, attraverso il portale medievale noto come portale della contessa Matilde. Il suo nome deriva dal fatto che conserva le Sacre Pietre, i marmi macchiati dal sangue scaturito dall’ostia nel 1263.

A seguito del miracolo eucaristico del 1263, con la Bolla Transiturus de hoc mundo Papa Urbano IV decretò nel 1264 che la solennità del Corpo e Sangue del Signore fosse celebrata ogni anno in tutta la Chiesa universale e venne edificato il bellissimo e imponente duomo di Orvieto, cittadina umbra poco distante da Bolsena, dove è conservato al suo interno il reliquiario che contiene l’Ostia.

Il Miracolo Eucaristico

L’istituzione della processione del Corpus Domini trae le sue origini dalla cerimonia con la quale le reliquie del miracolo, traslate da Bolsena ad Orvieto, furono riposte in Santa Maria Prisca, alla presenza di Papa Urbano IV. Nel 1337 il governo di Orvieto stabilì di portare annualmente l’ostia consacrata e il Corporale in solenne processione per le vie della città. Per questa occasione, ogni anno, Orvieto abbellì vie, strade, piazze e palazzi di verdure, fiori, dipinti, arazzi e stoffe preziose.

Il Corpus Domini a Bolsena

Bolsena cominciò a celebrare solennemente la festa del Corpus Domini solo alcuni secoli più tardi dopo che i marmi macchiati di sangue (le “Sacre Pietre”), trasportati su un carro trionfale costruito per l’occasione, furono trasferiti dalla cappella del Corpo di Cristo per essere custoditi nella nuova Cappella del Miracolo. La prima solenne processione con le reliquie del miracolo risale soltanto al 1881.

Alla grandiosa processione, che si svolge con devota partecipazione e compostezza del popolo, prendono parte i religiosi locali e del Duomo di Orvieto, il vescovo diocesano, un cardinale, autorità cittadine, provinciali e militari. Il percorso della processione è lungo circa 3 km (sembra sia il più lungo del mondo) ed è completamente ricoperto da un’artistica infiorata, su disegno di base, con petali di fiori, foglie e semi. A livello individuale o in gruppi, gli abitanti delle vie interessate dal percorso della processione provvedono nei giorni precedenti l’evento alla raccolta dei fiori e alla preparazione dell’occorrente per i contorni dei disegni (fondi di caffè, segatura colorata) mentre il mattino stesso della festa alla raccolta dei fiori più delicati. Il grande impegno ha termine poco prima della solenne processione.

Nel suo messaggio per la chiusura dei lavori del 41° Congresso Eucaristico Internazionale, l’8 agosto 1976 a Bolsena Papa Paolo VI scrisse: «Bolsena non dimentica, ed oggi ripresenta a noi e al mondo il miracolo compiuto nel santuario della sua Santa Cristina, il quale miracolo ha ravvivato nella Chiesa d’allora e ravviva tuttora la coscienza interiore e ha perpetuato il culto esteriore, pubblico e solenne, dell’Eucarestia, del quale Orvieto e Bolsena conservano ed alimentano nel mondo l’inestinguibile fiamma».

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