Re Ferdinando di Borbone, che assumeva nella sua persona le corone delle Due Sicilie, la corona napoletana (di qua del faro) come Ferdinando IV e quella siciliana (di là del Faro) come Ferdinando III, riunì in un’unica entità statuale i due reami, assunse il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie e proclamò Napoli capitale del Regno, attraverso la Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell’8 dicembre 1816, a quasi quattrocento anni dalla prima proclamazione del Regno utriusque Siciliae da parte di Alfonso V d’Aragona. La scelta della data di nascita del Regno delle Due Sicilie non era casuale, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
Dal 1816 fino al 1861, anno dell’unificazione dell’Italia, la solennità dell’Immacolata Concezione, patrona del Regno delle Due Sicilie, fu celebrato come Festa Nazionale. L’8 dicembre di ogni anno, si svolgevano lunghe processioni verso le vie della capitale delle Due Sicilie e veniva compiuto il doveroso omaggio alla Madonna Immacolata a piazza del Gesù, ai piedi dell’obelisco a lei dedicato, fatto erigere da Carlo di Borbone nel Settecento.

In questo dipinto, la Beata Vergine Immacolata, circondata dalla Corte Celeste, protegge S.M. Carlo III, Re di Spagna dal 10 agosto 1759 fino alla morte il 14 dicembre 1788, inginocchiato, mentre appare trionfante sopra bandiere, navi da guerra e suo stemma. Secondo la tradizione, l’Immacolata Concezione sottomette il Maligno, rappresentato qui da una testa di moro mozzata, simbolo dell’espulsione musulmana dai territori ispanici. La Vergine domina il centro della composizione. La spada del Re sfiora il suo scudo dinastico, circondato dal collare dell’Ordine del Toson d’Oro e da stendardi, tra cui spicca quello dedicato all’Immacolata Concezione. Il Monarca offre alla Vergine la corona dei suoi Regni di Spagna e delle Indie. Una coppia di cherubini poggia sui globi di due mondi, uniti da un cartiglio con la scritta: “Utrumque virtute protego” (Proteggo entrambi con valore).
L’intera composizione poggia su un piedistallo circondato da quattro animali che simboleggiano i continenti: il cavallo rappresenta l’Europa, il leone l’Africa, l’elefante l’Asia e il coccodrillo l’America. Ai lati della scena si trovano le Colonne d’Ercole, con capitelli corinzi che sorreggono corone dorate; sui loro fusti è incisa l’iscrizione: “Patrona Universale dei Regni di Spagna”. I plinti presentano dei rilievi: uno dedicato ad Ercole, esempio di forza e virtù, e l’altro a Europa, che evoca il mito fondativo del suo rapimento da parte di Zeus.

Nel dipinto qui sopra, la rappresentazione dei due poteri (Altare e Trono) con la presenza di Carlo III e Papa Clemente XIV, affiancati rispettivamente da Antonio María de Bucareli y Ursúa, Viceré della Nuova Spagna, e da Alonso Núñez de Haro y Peralta, Arcivescovo metropolita di Messico, già Viceré della Nuova Spagna.
Esistono dipinti molto simili e altre rappresentazioni di questo periodo, che corrispondono all’inizio del patrocinio dell’Immacolata Concezione sui regni spagnoli. All’inizio del suo regno, nel 1760, Re Carlo III avviò il processo per proclamare l’Immacolata Concezione patrona di Spagna. In una lettera del 28 agosto, indirizzata a Papa Clemente XIII tramite il suo Ambasciatore, richiese tale riconoscimento. La risposta papale non si fece attendere: l’8 novembre 1760, il pontefice emanò il Breve “Quantum ornamenti”, concedendo il patrocinio richiesto. Bolle successive definirono indulgenze, rituali e modifiche al Messale relative a questa proclamazione.

Nel contesto del patronato dell’Immacolata, vale la pena ricordare la fondazione dell’Ordine Reale e Militare di Carlo III, istituito dal Re il 19 settembre 1771. Quest’ordine era composto da cinquanta Cavalieri di Gran Croce e duecento Cavalieri Pensionati, che dovevano superare prove simili a quelle degli ordini antichi, come la dimostrazione di purezza di sangue e nobiltà ereditata dai bisnonni. Questa istituzione assegnava premi a membri illustri della burocrazia statale, dell’esercito, della marina e della Chiesa, costituendo un’élite rappresentativa della società del XVIII secolo. Attualmente è la più alta onorificenza conferita dal Governo del Regno di Spagna.
Il Re nominò l’Immacolata Concezione la patrona dell’Ordine. I membri indossano come emblema una croce che, sul dritto, raffigura l’immagine dell’Immacolata Concezione, e sul rovescio una corona reale, il nome del sovrano e la frase “Virtuti et merito” (Per virtù e merito). La fascia che sorregge l’insegna è azzurra e bianca, allusione alla Vergine Maria. All’ingresso, i Cavalieri giuravano: “Giuro di vivere e morire nella nostra sacra religione e di difendere il mistero dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria”.

Foto di copertina: Giambattista Tiepolo, L’Immacolata Concezione, 1767-69, olio su tela, 281×155 cm, Museo del Prado, Madrid.
Il dipinto, terminato da Tiepolo nell’estate del 1769, è uno delle sette pale d’altare commissionate nel marzo 1767 da Carlo III, Re di Spagna, per gli altari laterali della chiesa di San Pasquale Baylón ad Aranjuez, allora in costruzione. La struttura era in origine un monastero francescano assegnato successivamente alle suore Concezioniste. Entrambi gli ordini promuovevano il culto dell’Immacolata Concezione. La tela di Tiepolo fu sostituita presto da una tela di Anton Raphael Mengs, gradita al Re e al suo confessore. L’opera è ora conservata al Museo del Prado a Madrid.
L’opera di Tiepolo rappresenta la Vergine, circondata da angeli, mentre viene incoronata con una corona di stelle e calpesta un serpente: rappresenta dunque la sua vittoria sul diavolo. I gigli e le rose sono riferimenti all’hortus conclusus, e simboleggiano l’amore di Maria, assieme alla sua verginità e purezza.
«La figura dell’Immacolata di Tiepolo è contraddistinta da dettagli che sono il risultato della sintesi dell’affermazione nel libro della Genesi: “Allora Dio disse al serpente… la sua discendenza ti schiaccerà la testa” e del testo apocalittico: “Una donna che sembrava vestita di sole, con una corona di dodici stelle in capo e la luna sotto i suoi piedi”. La veste argentata della Vergine intrisa di luce, emerge dall’ombra del manto, illustrando l’affermazione della donna vestita di sole. Lo spicchio di luna è soverchiato dalla sfera del mondo sopra la quale è simbolicamente ingaggiata una battaglia decisiva tra la Donna e il serpente, mentre le dodici stelle che formano una corona ruotante attorno al capo della Vergine sono il riconoscimento della vittoria, che di certo non può mancare. Il rimando delle allusioni fa sì che lo stesso serpente con il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male tra le fauci, accenni al “drago enorme” dell’Apocalisse» (Natale Maffioli).
Altri simboli tipici delle rappresentazioni mariane sono la colomba, le stelle intorno al capo, la luna crescente, il serpente calpestato, le mani giunte in preghiera e l’obelisco alla sua destra, i Cherubini, i gigli e una rosa, fiori spesso associati a Maria. La colomba in volo sopra la sua testa simboleggia lo Spirito Santo, mentre i gigli e la rosa sono i suoi simboli tipici: i primi rappresentano la sua purezza, la seconda è il simbolo di Maria, Regina del Cielo e della terra. La sua cintura rappresenterebbe la corda di San Francesco. Il globo simboleggia il mondo intero, mentre la luna crescente e la corona di stelle sono simboli tradizionali della “donna vestita di sole” (Virgo in Sole) descritta in Apocalisse 12,1-2. La luna è inoltre un antico simbolo di castità, derivato dalla dea romana Diana. Così come la luna riceve luce dal sole, la grazia di Maria deriva da Cristo, suo figlio. L’obelisco alla sua destra brilla di luce solare e allude ai simboli tradizionali legati all’Immacolata Concezione associati alla Torre di Davide e alla Torre d’avorio, evocando inespugnabilità e purezza. Il serpente calpestato da Maria ha una mela in bocca, e rappresenta il serpente del Giardino dell’Eden e il peccato originale. Un ramo di palma e uno specchio appaiono sotto i suoi piedi. La palma rappresenta la vittoria di Maria, mentre lo specchio è un ulteriore rimando alla sua purezza.
Questa rappresentazione dell’Immacolata Concezione si originò in Spagna a opera di Francisco Pacheco, divenendo poi popolare in tutta Europa.
