





Proseguendo il saluto iniziale, Don Carlo Giuliano ha affermato: «La nostra comunità, come ogni anno, è sempre attenta alla vostra parola e alla vostra testimonianza. Siamo qui insieme al nostro Santo, come abbiamo ricordato anche nelle celebrazioni precedenti, per vivere pienamente la domenica, perché la domenica è il giorno dell’incontro con il Signore: il giorno in cui ci formiamo come comunità e in cui Lui ci insegna a essere suoi figli. Figli che ogni giorno si impegnano a compiere la sua volontà, a diventare ciò che Lui desidera per noi, rimanendo noi stessi, perché il Signore ci ama così come siamo. Per questo vi diamo il benvenuto e desideriamo che la parola che condividerete con noi ci aiuti a crescere nella fede e a riconoscerci sempre più come figli di quel Padre che non ha mai smesso di amarci».




La Prima Lettura (Is 35,1-6a.8a.10 – Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi) è stata recitata da Antonietta Miele. Il Salmo Responsoriale (Sal 145 [146] – Vieni, Signore, a salvarci) è stato recitato da Elvira De Lucia. La Seconda Lettura (Gc 5,7-10 – Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina) è stata recitata da Aniello Miele. Il Vangelo (Mt 11,2-11 – Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?) è stato proclamato dal diacono LgT. GF Dott. Giovanni Prevete, Cavaliere di Ufficio, che ha letto anche la Preghiera dei fedeli.

Iniziando la sua omelia, Mons. Francesco Marino ha fatto un piccolo panegirico del Santo napoletano, ricordando i miracoli avvenuto per la sua intercessione e le opere che ha compiute.
Quindi, ha commentato le Letture, osservando che la Parola di Dio è fonte di speranza e gioia. Nell’Avvento, in particolare nella III Domenica, la Parola di Dio invita a una gioia profonda e fiduciosa, radicata nella speranza in Dio. Gesù Cristo è il compimento delle promesse di Dio. In Lui si realizzano le profezie: la speranza di Dio entra nella storia e continua a illuminare il nostro presente. La pace è un dono di Dio, non un’utopia. Di fronte alla paura e alla minaccia della guerra, la fede cristiana afferma che la pace è possibile perché nasce dall’azione di Dio. I segni del Regno chiamano alla responsabilità. Le guarigioni e i segni compiuti da Gesù indicano una realtà nuova, affidata anche all’impegno concreto dei credenti. Ogni credente è chiamato a essere segno e profezia. Nutriti dai sacramenti, siamo chiamati a testimoniare la presenza di Dio e a costruire la pace attraverso la carità quotidiana.
Omelia di Mons. Francesco Marino


Per comprendere meglio la Parola di Dio che abbiamo ascoltato, può esserci utile partire anche dagli eventi significativi della nostra vita spirituale. La Parola di Dio, infatti, è sempre sorgente di vita, di fiducia e di speranza per il nostro cammino.
La Parola che la liturgia ci offre in questa terza domenica di Avvento è un invito alla gioia: una gioia sobria e profonda, fondata sulla speranza in Dio.
Questa speranza nasce dalle promesse che il Signore ha rivolto al suo popolo lungo tutta la storia della salvezza: promesse annunciate nell’Antico Testamento e pienamente realizzate in Gesù Cristo, nel quale la speranza di Dio si è resa concreta nella realtà umana. Ma sono promesse che continuano anche oggi, nel tempo che viviamo, un tempo che ha particolare bisogno della luce di Dio e di una speranza autentica.
Viviamo infatti in un’epoca segnata dalla paura e da minacce sempre più gravi. Si parla con insistenza di guerra, persino di una distruzione totale dell’umanità. A questa prospettiva non possiamo rassegnarci: la guerra non è un destino inevitabile della storia umana.
La promessa di Dio, che celebriamo in modo particolare nel Natale ormai vicino, è una promessa di pace: pace universale, pace per tutti i popoli, unità nella fede in Gesù Cristo e nell’amore fraterno. Non si tratta di una pace fondata soltanto sulle capacità dell’uomo, ma di un dono che nasce dall’azione di Dio nella storia.
Il Signore è venuto per essere la nostra pace e per donarla a tutti, affidando però anche a noi una responsabilità: costruire la pace a partire dalla speranza e dalla fiducia nell’amore di Dio, reso visibile nell’incarnazione del suo Figlio.
L’incarnazione del Figlio di Dio ci ricorda che siamo tutti fratelli in Cristo. Le differenze tra noi, nella comune dignità, non sono un ostacolo ma una ricchezza, da vivere come dono reciproco nel cammino della fede. L’Avvento è proprio l’annuncio di questo Signore che viene.
Per questo i profeti annunciano l’Avvento come un tempo di gioia, indicando i segni della presenza di Dio che trasforma e rinnova la realtà umana. Il profeta Isaia arriva a dire che anche il deserto fiorirà: là dove sembra esserci solo aridità, la venuta del Signore porta vita.
Isaia descrive segni concreti di questo rinnovamento: gli occhi dei ciechi si apriranno, gli orecchi dei sordi si schiuderanno, lo zoppo salterà, il muto canterà di gioia, e comparirà una strada chiamata “Via Santa” (Is 35,5).
Gesù, nel Vangelo, richiama proprio questa profezia quando risponde agli inviati di Giovanni Battista, che dal carcere chiede se Egli sia davvero il Messia. Gesù non risponde con parole astratte, ma con i segni: la profezia si sta compiendo.
Questi segni non sono solo eventi straordinari, ma indicano una realtà più profonda: il Regno di Dio è presente. Come il fumo indica un fuoco che arde, così i segni rimandano a una trasformazione che coinvolge anche la nostra responsabilità.
Essi annunciano che una pace nuova è possibile, che una realtà rinnovata è possibile in Gesù Cristo. Sono segni dell’amicizia tra Dio e l’uomo.
Lo comprendiamo anche attraverso i sacramenti, i segni efficaci che il Signore ci ha lasciato per rinnovare il nostro cuore, donarci grazia, libertà e gioia, e renderci capaci di una relazione nuova con il mondo.
Gesù sceglie segni semplici e concreti: la cura, la solidarietà, l’amore vissuto, la carità quotidiana. In questo tempo di Avvento portiamo nel cuore la certezza che il Signore ha già iniziato la sua opera e la speranza che continui a rinnovare ciascuno di noi, rendendoci segni per gli altri.
Oggi celebriamo Sant’Agnello e, in questa luce, riconosciamo che ogni credente, nutrito dal Corpo di Cristo, è chiamato a una dimensione profetica: come Sant’Agnello, uomo di preghiera e di azione, capace di testimoniare la fede anche nelle difficoltà.
La Bibbia ci ricorda che la profezia riguarda uomini e donne: Maria stessa è profetessa quando, nello Spirito Santo, canta la grandezza di Dio. Essere profeti significa riconoscere Dio presente e operante, e indicarlo con la vita, con il cuore e con le scelte quotidiane.
Il Signore è vicino. Non ci abbandona. Continua a costruire la pace e lo fa passando anche attraverso i nostri cuori.
E così sia. Amen.

La rappresentanza della Delegazione di Napoli e Campania era guidata dal Responsabile della Comunicazione ad interim della Delegazione, Prof. Antonio De Stefano, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, accompagnato da Avv. Gesualdo Marotta, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; Cle. Mgg. Andrea Albertini, Mar. Nicola Carifi, Ing. Antonio Iannucci, Prof. Valerio Stefano Sacco, Sgt.. Magg. Antonio Sommese e Magg. CC Ing. Luigi Tullio, Cavalieri di Ufficio; e dall’App. CC Raffaele Napolitano, Postulante, che hanno assistito il Parroco nell’organizzazione del Pontificale.
Terminato il Sacro Rito, i Cavalieri Costantiniano hanno rivolto un saluto al Vescovo di Nola, anche a nome del Delegato per Napoli e Campania, il Conte Don Gianluigi dell’Aquila d’Aragona dei Duchi di Laurenzana, Cavaliere di Giustizia, impossibilitato a partecipare per altri impegni.
Mons. Francesco Marino ha elogiato i lodevoli progetti intrapresi dalla Delegazione di Napoli e Campania in favore dei meno fortunati, invitando i Cavalieri Costantiniani a proseguire nei loro carismi e nelle loro opere religiose e socio-caritative.
Il servizio fotografico è a cura del Magg. CC Ing. Luigi Tullio, Cavaliere di Ufficio e dell’App. CC Raffaele Napolitano, Postulante.
Preghiera a Sant’Agnello Abate
O Santo Patrono, nostro Padre e Avvocato, l’amore che ci dimostrasti ti portò a lasciare la solitudine e chiamato dai nostri padri, venisti a spendere la vita per noi; deh per quella carità, continua a guardarci, ad amarci e a proteggerci.
Salvaci da ogni pericolo, benedici le nostre famiglie e queste terre santificate dalle tue fatiche.
Facci essere veri amici di Gesù e di Maria; onde immuni dal peccata, dopo una buona vita ed una santa morte, veniamo con te a goder Dio eternamente nel Cielo.
Amen.
Preghiera a Sant’Agnello Abate
per il dono della maternità
O Sant’Agnello Abate, quando eri sulla terra hai fatto sempre la volontà di Dio uniformandoti ad esso fino all’eroismo.
E Dio ti ha glorificato compiendo opere meravigliose per mezzo della tua persona.
Anch’io voglio ricercare sempre la sua volontà e ad essa voglio adeguarmi con tutte le mie forze.
Tuttavia intercedi per me presso Dio.
Lui che è il Signore della mia vita, mi conceda il dono della maternità; faccia di me uno strumento della sua creazione; dia anche a me la gioia di stringere tra le braccia una mia creatura per cantare insieme la sua gloria.
O Sant’Agnello Abate, non mi abbandonare, esaudisci la mia preghiera, rendi fecondo il mio amore che Dio stesso ha benedetto il giorno del mio matrimonio.
Se tu intercedi per me, sono sicura che anche nella mia casa ci sarà al più presto un gioioso vagito che testimonierà l’amore di Dio per l’umanità.
Tanto spero e tanto desidero, se questa è la volontà del nostro caro Dio.
Amen.
