Sezione di Enna
Il Santuario di San Giuseppe di Enna domenica 22 febbraio 2026 alle ore 10.30 ha ospitato la solenne Celebrazione Eucaristica della I Domenica di Quaresima, presieduta dal Parroco Don Giacomo Zangara, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, animata con canti accompagnati dalla chitarra da Giuseppe Giuliana, Cavaliere di Ufficio, che ha cantato anche il Salmo responsoriale (Sal 50 – Perdonaci, Signore: abbiamo peccato).

I Cavalieri, le Dame e i Postulanti della Sezione della Provincia di Enna sono stati guidati dai Referenti, la Prof.ssa Lucia Giunta, Dama di Merito con Placca d’Argento, e Dott. Filippo Cuda, Cavaliere di Merito, che al termine della Santa Messa ha recitato la Preghiera del Cavaliere Costantiniano (foto che segue).

Nella Liturgia della Parola, Gesù viene presentato come il nuovo Adamo che, contrariamente al primo, resiste alla tentazione. Ma egli è anche il rappresentante del nuovo Israele che, contrariamente al popolo di Dio durante la traversata del deserto che durò quarant’anni, rimette radicalmente la sua vita nelle mani di Dio – mentre il popolo regolarmente rifiutava di essere condotto da Dio. In ognuno dei tre tentativi di seduzione, si tratta della fiducia in Dio. Si dice, nel Deuteronomio (Dt 6,4): “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Significa esigere che Dio sia il solo ad essere amato da Israele, il solo di cui fidarsi. Ciò significa anche rinunciare alla propria potenza, a “diventare come Dio” (Gen 3,5). A tre riprese, Satana tenta Gesù a servirsi del suo potere: della sua facoltà di fare miracoli, della potenza della sua fede che pretenderebbe obbligare Dio, della dominazione del mondo sottomettendosi a Satana e al suo governo di violenza. Gesù resiste perché Dio è nel cuore della sua esistenza, perché egli vive grazie alla sua parola, perché egli ha talmente fiducia in lui che non vuole attentare alla sua sovranità né alla sua libertà, perché egli sa di essere impegnato esclusivamente a servirlo.

La Prima Lettura (Gen 2,7-9;3,1-7 – La creazione dei progenitori e il loro peccato) è stata recitata da Paolo Vicari, Cavaliere di Ufficio (foto sopra).
Seconda Lettura (Rm 5,12-19 – Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia) è stata recitata da un parrocchiano.

Dopo la proclamazione del Vangelo (Mt 4,1-11 – Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato), Don Giacomo Zangara ha tenuto l’omelia, soffermandosi sul concetto di tentazione, descrivendola come quell’impulso interiore a compiere azioni sbagliate che promettono felicità ma portano solo tristezza, attraverso l’episodio evangelico di Gesù nel deserto, ha sottolineato come nostro Signore, restando fedele alla Parola di Dio, sia uscito a superare gli inganni del diavolo.

La Preghiera dei fedeli è stata recitata dall’Avv. Carmelo Mirisciotti, Cavaliere di Merito (foto sopra).
Il santuario di San Giuseppe

La costruzione della chiesa e del monastero avvenne intorno al 1390, ma l’aspetto attuale del Santuario di San Giuseppe di Enna è da ricondurre ad una ristrutturazione effettuata nel Seicento. La facciata è in stile barocco.
La chiesa, a navata unica, custodisce opere di notevole fattura, tra cui il settecentesco paliotto argenteo dell’altare maggiore, i dipinti di Santa Scolastica e di San Benedetto, il grande quadro della Madonna del Rosario, la statua della Madonna del Carmelo, un Crocifisso del XV secolo, la Deposizione di Cristo e la statua della Sacra Famiglia, che è portata in processione il 19 marzo. Nella sacrestia è custodita una grande tela riproducente l’Ultima Cena. Le opere presenti nella chiesa e nella sacrestia provengono dal monastero delle Benedettine, di cui la chiesa faceva parte.
Dal 1934 la chiesa è sede della Confraternita di San Giuseppe, mentre il monastero dal 1955 è affidato ai Padri Carmelitani Scalzi. Nel 1965, con l’approvazione di Mons. Antonino Catarella, Vescovo di Piazza Armerina, la Chiesa fu elevata a Santuario.
Sezione di Messina
La Sezione della Provincia di Messina, per il secondo incontro mensile dell’anno, si è riunita sabato 28 febbraio 2026 tra le mura della chiesa di San Giuseppe al Palazzo.



La solenne celebrazione della Santa Messa vespertina della II Domenica di Quaresima è stata presieduta alle ore 17.30 dal Rettore, Mons. Santi Musicò, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, concelebrante il Parroco di Santa Maria Annunziata di Merì, Padre Damiano La Rosa, Cappellano di Merito.

I Cavalieri, le Dame e i Postulanti della Sezione della Provincia di Messina sono stati guidati dal Segretario Generale di Delegazione, Dott. Michele Lauro, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, con il Tesoriere, Matteo Santoro, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento; il Responsabile della Comunicazione, Antonino Lauro, Cavaliere di Merito; il Responsabile delle Attività Culturali, Dott. Attilio Borda Bossana, Cavaliere di Merito con Placca d’Argento, che ha recitato il Salmo Responsoriale (prima foto sotto); e la Responsabile delle Attività Caritatevoli, Dott.ssa Francesca Rizzuti, Dama di Merito, che ha recitato la Seconda Lettura (seconda foto sotto).


La Liturgia della Parola guida dal cammino di Abramo (Prima Lettura) alla Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor (Vangelo). Nelle Scritture, la montagna è sempre il luogo della rivelazione. Sono gli uomini come Mosè (Es 19) e Elia (1Re 19) che Dio incontra. Si racconta anche che il volto di Mosè venne trasfigurato da quell’incontro: “Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore” (Es 34,29). La magnificenza della rivelazione divina si comunica anche a coloro che la ricevono e diventano i mediatori della parola di Dio.
Gesù si mette a brillare come il sole sotto gli occhi di tre discepoli: questo lo individua come colui che è l’ultimo a rivelare Dio, come colui che oltrepassa tutti i suoi predecessori. Ciò è sottolineato ancor più dal fatto che Mosè ed Elia appaiono e si intrattengono con lui.
Essi rappresentano la legge e i profeti, cioè la rivelazione divina prima di Gesù. Gesù è l’ultima manifestazione di Dio. È quello che dimostra la nube luminosa – luogo della presenza divina (come in Es 19) – da dove una voce designa Gesù come il servitore regale di Dio (combinazione del Salmo 2,7 e di Isaia 42,1). A ciò si aggiunge, in riferimento a Deuteronomio 18,15, l’esortazione ad ascoltare Gesù, ad ascoltare soprattutto il suo insegnamento morale.

La Prima Lettura (Gen 12,1-4 – Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio), recitata dal Prof. Salvatore Italiano, Cavaliere de Jure Sanguinis (foto sopra), narra il momento in cui Dio parla ad Abramo e gli ordina di lasciare la sua terra, la sua parentela e la casa di suo padre per andare in una terra che Dio gli indicherà. È l’inizio del cammino della fede, che richiede di lasciare le proprie sicurezze umane per fidarsi totalmente della promessa divina, Dio promette ad Abramo tre cose: farà di lui una grande nazione, lo benedirà e renderà grande il suo nome. Il brano si conclude con la risposta di Abramo: “Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore”. È un esempio di fede attiva e pronta. Questa Lettura ci invita, nel contesto quaresimale, a lasciare le nostre “comodità” spirituali per seguire il Signore verso una terra nuova, fidandoci della sua promessa.
Il Salmo Responsoriale (Sal 32 – Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo) coinvolge l’assemblea che risponde professando la propria speranza: “In te speriamo”. È l’atteggiamento di chi, dopo aver visto la luce di Dio, decide di affidargli la propria vita.
Nella Seconda Lettura (2Tm 1,8-10 – Dio ci chiama e ci illumina), l’apostolo Paolo esorta Timoteo a non vergognarsi della testimonianza del Signore. Il passo sottolinea che la nostra salvezza e la chiamata alla santità, non dipendono dalle nostre opere, ma dal progetto gratuito di Dio stabilito fin dall’eternità in Cristo Gesù. Paolo ricorda che Dio ci ha scelti non per meriti personali, ma per pura grazia. Viene annunciata cosi, la manifestazione di Cristo che ha “vinto la morte e fatto risplendere la vita” attraverso il Vangelo. Questa Lettura prepara al Vangelo della Trasfigurazione: la “luce” che risplende in Cristo (2Tm 1,10) è la stessa gloria che i discepoli vedono sul monte Tabor. La luce che ci rialza.

Dopo la proclamazione del Vangelo (Mt 17,1-9 – Il suo volto brillò come il sole), Mons. Santi Musicò nella sua omelia spiega la scena: Gesù prende tre discepoli i e li porta su un monte alto. Salire su un monte non è facile: si fa fatica, si suda, manca il fiato. Ma Gesù li porta lassù perché vuole mostrare loro qualcosa di molto importante. A un certo punto accade qualcosa di straordinario: «Il suo Volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». I discepoli capiscono che davanti a loro non c’è solo un maestro buono, ma il Figlio di Dio. Gesù fa vedere questa luce perché sa che presto i suoi amici lo vedranno soffrire sulla croce. Vedranno il suo volto ferito, coperto di sangue. Se non avessero visto prima la sua luce, forse si sarebbero scoraggiati del tutto. Invece quella luce resterà nel loro cuore come un ricordo forte: Gesù è davvero il Signore, anche quando soffre. Quando Pietro vede quella luce dice: «Signore, è bello per noi essere qui!». È come dire: “Restiamo qui per sempre!”. Mentre sono ancora lì, una nube li avvolge e si sente la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Dio Padre dice una cosa sola: ascoltate Gesù. Ascoltare Gesù significa fidarsi di Lui. I discepoli, però, hanno paura e cadono a terra. Allora Gesù si avvicina, li tocca e dice: «Alzatevi e non temete». Questo è il cuore del Vangelo. Gesù non rimane lontano quando abbiamo paura, si avvicina, ci tocca, ci rialza. Poi scendono dal monte, Gesù chiede di non raccontare subito quello che hanno visto, «prima che il Figlio dell’uomo non fosse risuscitato dai morti». Prima viene la croce, poi la resurrezione. Prima la fatica, poi la gioia piena.
La Quaresima è proprio questo: salire con Gesù, lasciarsi illuminare da Lui, ascoltarlo, e poi tornare nella vita di tutti i giorni con più fiducia. Perché anche quando sembra buio, la sua luce non si spegne. E se cadiamo, Lui è sempre pronto a dirci: “Alzati e non temere”. Amen!

La preghiera dei fedeli, orientata alla trasformazione interiore e alla fiducia nella chiamata di Dio, è stata recitata dal Dott. Giuseppe Cacciola, Cavaliere di Merito (foto sopra).

Al termine della Santa Messa, la Preghiera del Cavaliere Costantiniano è stata recitata dal Prof. Riccardo Millemaggi Palatini, Cavaliere de Jure Sanguinis (foto sopra).
La chiesa di San Giuseppe al Palazzo


La chiesa di San Giuseppe al Palazzo è sede della Confraternita di San Giuseppe al Palazzo, tra le più antiche della Città di Messina. Essa si costituiva nell’anno 1485 e sorse in origine come “Fratria dei legnaiuoli” nella quale si raggruppavano i “maestri d’ascia di poteca”, i “maestri d’ascia di noce” ed i “maestri d’ascia dell’opera della Marina”.
L’antica chiesa di San Giuseppe al Palazzo – che in origine era chiamata “al Palazzo Reale” poiché sorgeva in prossimità del Palazzo Reale – era stata edificata dopo la rivolta antispagnola del 1674-78, “circa un anno dopo la rioccupazione di Messina” quando “il governo borbonico determinò di fare del largo di terranova una vera piazza d’armi” (C.D. Gallo, Annali della Città di Messina). Il Senato di Messina, con decreto del 19 marzo 1775, proclamava San Giuseppe Patrono della Città. Nell’isolato dove si trovava l’antico tempio ancora oggi esiste una via San Giuseppe.
L’antica chiesa di San Giuseppe al Palazzo e le opere in esso racchiuse seguirono le stesse sorti dell’intero patrimonio storico – artistico – architettonico messinese devastato dal terremoto di Messina del 29 gennaio 1908. Rimase indenne il prezioso simulacro del Santo, intorno al quale si ricompose l’antica Confraternita dei Falegnami, il cui proposito fu da quel giorno quello di ridare a San Giuseppe una nuova e degna sede. I confrati il 9 febbraio 1935 acquistarono una porzione di un altro isolato dove venne edificata l’odierno tempio, in via Cesare Battisti a Messina.
La nuova chiesa di San Giuseppe al Palazzo fu consacrata il 29 gennaio 1938 dall’Arcivescovo ed Archimandrita Angelo Paino. Tra il 1956 ed il 1960 furono realizzati i lavori di rinnovo nelle sue linee architettoniche e di artistiche decorazioni a stucco ed oro dell’interno. La statua lignea di San Giuseppe – che in quell’occasione trovò la sistemazione definitiva nella nicchia presso l’Altare Maggiore – nel 1903 è stata rivestita di una lamina d’argento cesellato. Terminati i lavori, il 9 marzo 1960 il tempio fu riaperta al culto.
La chiesa di San Giuseppe al Palazzo si presenta a navata unica, con una nicchia sulla sinistra dove è custodito l’antico fercolo su cui veniva posta la statua di San Giuseppe per la processione che si svolgeva un tempo. Sulla parete destra: prima arcata con l’altare di San Michele Arcangelo; seconda arcata con l’altare del Crocifisso e della Madonna Addolorata; terza arcata con l’altare della Madonna del Rosario.
Sezione di Catania
La Sezione della Provincia di Catania, per il secondo incontro mensile dell’anno, si è riunita sabato 28 febbraio 2026 presso la chiesa di San Giuseppe al Transito di Catania. In un clima di profondo raccoglimento, alle ore 18.30 è stata celebrata la solenne Santa Messa vigiliare vespertina nel rito Vetus Ordo, officiata dal Cerimoniere religioso di Delegazione, Mons. Carmelo Asero, Cappellano di Merito con Placca d’Argento, Vicario Giudiziale dell’Arcidiocesi di Catania. La celebrazione, secondo l’usus antiquior, la forma tradizionale della liturgia romana, ha espresso con particolare intensità il senso del mistero, la sacralità del Sacrificio eucaristico e la continuità della Tradizione della Chiesa, favorendo un clima di profonda adorazione, silenzio e contemplazione.

I Cavalieri, le Dame e i Postulanti della Sezione della Provincia di Catania sono stati guidati dal Referente per la Provincia di Catania e per le Provincie di Ragusa e di Siracusa ad interim, Dott. Luigi Lauriola, Cavaliere di Merito.
La chiesa di San Giuseppe al Transito


La chiesa di San Giuseppe al Transito di Catania è la cappellania per il rito romano antico dell’Arcidiocesi di Catana, dove le Sante Messe vengono celebrate regolarmente con il Missale Romanum del 1962, con il permesso dell’Arcivescovo di Catania e l’autorizzazione dalla Santa Sede. Mercoledì 18 marzo 2026, l’Arcivescovo di Catania, S.E.R. Mons. Luigi Renna, verrà in visita pastorale alla chiesa di San Giuseppe al Transito, a conclusione delle Sacre Quarantore e nei Primi Vespri della solennità di San Giuseppe.
La settecentesca chiesa di San Giuseppe al Transito, piccolo gioiello pieno di interessanti curiosità poco conosciute, sorge a pochi passi dal castello Ursino, a piazza Maravigna e accostata alla via Naumachia, dove un tempo c’era uno di torrioni dello stadio romano, poi trasformato nel Medioevo in porta d’accesso alla città, la celebre porta della Decima, di cui restano tracce sulla fiancata settentrionale dell’edificio.
Le porte di Catania erano moltissime, ma quella della Decima è una delle più importanti nella storia della Città. Conosciuta nel Medioevo come porta Ariana, la porta della Decima o porta Siracusa era considerata il principale ingresso alla città dalle campagne. Per accedere da questa porta bisognava pagare la tassa del coltivato, cioè la Decima, ossia un decimo del totale del raccolto che doveva essere versato come tributo al sovrano. Da qui è originario il nome della porta, che sorgeva all’interno di un torrione a pianta quadrangolare.
Le mura della Naumachia, facenti parte di un antico edificio di ignoto uso, prima di essere totalmente sepolte dall’eruzione del 1669, erano addossate alla porta della Decima. Fino al 1883 la porta della Decima era ben visibile. In seguito ai lavori di lastricazione di piazza Maravigna avvenuti nel 1871, venne demolita. Ruderi della suddetta porta sono ancora visibili in via Naumachia, appoggiati alla fiancata della chiesa di San Giuseppe al Transito.
A seguito del terremoto del 1693 sarà posta un’edicola votiva rinascimentale. Qui sarà poi eretta una piccola chiesa dedicata a San Giuseppe. La costruzione della chiesa impose la demolizione di parte delle mura in quella che oggi è via Naumachia, sostituendole con un’elegante facciata curvilinea con armoniose curve, che sarà completata solo nel 1934 dall’Architetto Carmelo Aloisi, e l’insolito portale a timpano rovesciato. L’intera architettura della chiesa è fine ed elegante. La classica semplicità dell’interno svela un sottile disegno architettonico ispirato a misura e armonia.
Il muro perimetrale dell’antica porta della Decima è in parte visibile non solo all’esterno della chiesa in zona via Naumachia, ma anche al suo interno. Scendendo una ripida scala posta al centro della chiesa si scende nella cripta. Qui sono visibili le diverse stratificazioni dell’antica porta, che ci permettono di conoscere la particolare storia della porta, più volte ricostruita in diverse epoche e da diversi popoli ma sempre nello stesso luogo.
La storia della chiesa è legata alla Confraternita di Santa Maria della Raccomandata, che lì si trasferì dopo il terremoto del 1693.
Per approfondire
Il tempo salutare della Quaresima:
un forte richiamo all’impegno per l’Ordine Costantiniano
sotto il profilo spirituale e caritativo
