La Delegazione Tuscia e Sabina partecipa a Viterbo alla festa del Transito di Santa Rosa

Venerdì 6 marzo 2026, Dies Natalis di Santa Rosa, la Chiesa fa memoria del Transito, il passaggio dalla terra al cielo, della Patrona di Viterbo, avvenuto il 6 marzo 1251, giorno della morte.

Su invito della Diocesi di Viterbo, una rappresentanza della Delegazione della Tuscia e Sabina del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio guidata dal Vice Delegato, Dott. Sandro Calista, Cavaliere de Jure Sanguinis con Placca d’Oro, ha partecipato alle ore 16.30 alla Processione con la reliquia del cuore incorrotto di Santa Rosa dal santuario omonimo alla chiesa di San Francesco alla Rocca a Viterbo.

Successivamente, i Confratelli Costantiniani hanno partecipato qui alla solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Viterbo, S.E.R. Mons. Orazio Francesco Piazza, alla presenza delle autorità civili e militari del territorio, che ha suggellato questa intensa giornata di Fede e memoria condivisa.

La Processione, articolata e molto partecipata, è stata preceduta dai sbandieratori e musici del Pilastro, seguiti da una rappresentanza di boccioli, suorine e mini facchini delle tre mini macchine, dei quartieri Santa Barbara, Pilastro e Centro Storico, con la partecipazione del clero della diocesi, i frati minori francescani, i facchini della Macchina di Santa Rosa, rappresentanze delle associazioni religiose e degli altri ordini cavallereschi, l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e il Sovrano Militare Ordine di Malta, le autorità civili e militari. In via del tutto straordinaria, anche le Clarisse, custodi del santuario e del corpo di Santa Rosa, sono uscite dalla clausura per accompagnare per le vie di Viterbo la reliquia del cuore di Santa Rosa, portata dal Vicario Generale Don Luigi Fabbri.
La reliquie del Cuore di Santa Rosa esposta

Dopo aver percorso via Santa Rosa, piazza Verdi, via Matteotti, la Processione ha raggiunto piazza della Rocca per poi entrare nella basilica di San Francesco, dove Mons. Orazio Francesco Piazza ha presieduto la Santa Messa in ricordo dell’evento che coinvolge tutta la popolazione viterbese.

Mons. Piazza ha rivolto un abbraccio affettuoso a tutta la comunità e alle autorità civili, militari e associative; un ringraziamento particolare alle Clarisse, custodi di Santa Rosa, che coltivano con gioia questa memoria generativa: «In particolare, questa festa si celebra negli 800 anni dalla morte di San Francesco, motivo di profonda gioia vedervi così numerosi pregare insieme davanti a due figure: Rosa e Francesco. innamorati di Cristo in quella condivisione di pacificazione sociale. Entrambi hanno affrontato con fermezza, tutte le difficoltà della loro vita, una grande lezione d’amore».

Con l’occasione, il Vescovo di Viterbo ha rivolto un augurio a tutte le donne della comunità per la prossima ricorrenza della Festa della Donna: «La memoria di Rosa è generativa, capisce le difficoltà, si adopera per superarle e genera serenità».

Al termine della Santa Messa, Mons. Piazza la impartito la benedizione con la reliquia: «Per intercessione di questa meravigliosa donna, che nella semplicità del cuore ha saputo capire ciò che vale nella vita».

Santa Rosa da Viterbo

Santa Rosa da Viterbo (Viterbo, 9 luglio 1233 – Viterbo, 6 marzo 1251) è stata una terziaria francescana. Venerata dalla Chiesa Cattolica come santa e celebrata dai fedeli della Città di Viterbo il 4 settembre, con il trasporto della Macchina di Santa Rosa che avviene alla vigilia di tale data, la sera del 3 settembre.

Una vita ammirevole, anche se breve, può lasciare il segno. È il caso di Rosa da Viterbo: nasce da una famiglia povera, con una malformazione che non le lascia scampo, fino a impedirle di entrare nel vicino monastero delle Clarisse.

Tra guelfi e ghibellini: l’esilio

Chi nasce senza lo sterno è condannato a morire nel giro di tre anni perché il suo scheletro non riesce a essere sostenuto. Rosa ne vivrà 18 sempre con il sorriso. Non potendo vestire l’abito religioso, entra nel Terz’Ordine francescano e inizia a percorrere la sua città in lungo e in largo con una croce al collo, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri e gli ammalati.

Era anche una donna battagliera. Il contesto storico in cui si muove è quello dell’aspra lotta tra guelfi e ghibellini, cioè rispettivamente i sostenitori di Papa Innocenzo IV e dell’Imperatore Federico II. Sono anni di contrasti tra l’Impero e la Santa Sede e la Città di Viterbo vi è proprio al centro: a causa del suo impegno a sostegno del Papa, Rosa e la sua famiglia vengono mandati in esilio a Soriano nel Cimino, finché, nel 1250, l’Imperatore muore e la Città torna sotto il dominio del Papa.

Anche Rosa torna alla sua città con la fama, ancora in vita, della sua santità. La leggenda narra che a Vitorchiano rimanesse incolume tra le fiamme. A Soriano nel Cimino mentre si recava a portare cibo ai poveri fu fermata dai gendarmi che le chiesero cosa portasse in grembo. La santa aprì la veste e mostrò delle bellissime rose bianche dall’intenso profumo. Si era in pieno inverno; nel piccolo paesino a circa 500 mt di altitudine alle falde dei monti Cimini, era già caduta la neve: sembra che sul luogo del miracolo ogni anno, in pieno inverno, fiorisca un cespuglio di rose bianche, simbolo della sua castità, come bianchi sono tutti i fiori della Madre di Gesù.

Il sogno di Papa Alessandro IV

Poi, provata dalla sua condizione fisica, Rosa muore, probabilmente il 6 marzo 1251. Viene sepolta nella nuda terra presso la chiesa di Santa Maria in Poggio. Già nel 1252 Papa Innocenzo IV pensa di farla Santa e ordina un processo canonico, che però non comincia mai. Il suo successore, Papa Alessandro IV che, non sentendosi più sicuro a Roma si è intanto trasferito a Viterbo, riceve in sogno più volte la visita della giovane e così ordina la traslazione delle spoglie nella chiesa delle Clarisse, religiose alle quali ne viene affidata la custodia e il culto, e dove ancora oggi è possibile venerarne il corpo, completamente incorrotto e uscito indenne anche da un incendio nel 1357.

Santa

Nei due secoli successivi cresce la venerazione intorno alla giovane; così nel 1457 Papa Callisto III ordina un nuovo processo di canonizzazione, ma nel frattempo muore e non se ne fa più nulla. Tuttavia, nel 1583 il nome di Rosa, in qualità di santa, è già inserito nel Martirologio Romano e a lei si dedicano chiese in tutto il mondo. Dal 4 settembre 1258, giorno della traslazione dei suoi resti, Viterbo celebra la sua santa con tre giorni di festeggiamenti, preferendo questa data a quella della morte, avvenuta il 6 marzo. Si comincia con una solenne Processione e un Corteo Storico per le vie della Città; si prosegue con il trasporto, all’interno di un percorso stabilito nel centro storico, che ripercorre quello della traslazione, della Macchina di Santa Rosa: una struttura di legno e stoffa ogni anno più spettacolare, recentemente inserita dall’UNESCO nel patrimonio dell’umanità.

Biografia

Rosa nacque a Viterbo nel 1233 da Giovanni e Caterina; desiderava entrare nelle Clarisse, che la respinsero a causa della sua salute precaria. Dopo una guarigione miracolosa entrò nel Terz’ordine Francescano; secondo la spiritualità di San Francesco d’Assisi visse la misericordia nell’opera di riconciliazione tra persone e famiglie. Predicò accanitamente contro i Catari, aizzati da Federico II contro il Papa, e prese una forte posizione in difesa del pontefice nella lotta fra Guelfi e Ghibellini. Fu mandata in esilio con la sua famiglia per ordine del podestà di Viterbo e si rifugiò prima a Soriano nel Cimino, poi a Vitorchiano. In un’occasione rimase miracolosamente incolume tra le fiamme. Predisse la morte dell’Imperatore Federico II e quando questa avvenne, tornò a Viterbo. L’anno successivo, nel 1251, Rosa da Viterbo morì all’età di soli 17 anni. In seguito alla venuta di Papa Alessandro IV, il corpo fu riesumato dal cimitero della chiesa di Santa Maria in Poggio e fu trovato miracolosamente incorrotto. Venne trasportato nella chiesa di San Damiano, oggi santuario di Santa Rosa e da allora questa traslazione viene ricordata con il trasporto della Macchina della santa.

Il culto a Viterbo

«Quale grande risposta d’amore troviamo in quella meravigliosa giovinetta che fu la vostra Santa Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancor oggi come modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a fondo, nella loro vita, l’assoluto di Dio in una piena donazione d’amore al di là di ogni rispetto umano!» (Papa Giovanni Paolo II, Omelia durante la Visita Pastorale a Viterbo, 27 maggio 1984).

Corpo di Santa Rosa

Santa Rosa fu canonizzata nel 1467 da Papa Paolo II, il veneziano Barbo, e la sua festa fissata al 4 settembre, giorno in cui ricorre l’anniversario della traslazione del corpo della santa da Santa Maria del Poggio al Santuario a lei dedicato dove è tuttora, avvenuta nel 1258 a Viterbo. Alla vigilia della festa, la sera del 3 settembre di ogni anno, viene trasportata in processione sulle spalle di cento robusti portatori, denominati Facchini, la Macchina di Santa Rosa, un campanile artistico illuminato, rinnovato ogni 5 anni, con un’altezza di 28 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa.

A Viterbo e nei dintorni si trovano numerose raffigurazioni di Santa Rosa, per lo più in abiti dell’ordine francescano e con una corona di rose sul capo.

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